Gian Piero Brunetta
Il viaggio dell'icononauta
dalla camera oscura di Leonardo alla luce dei Lumière

"L'avventura europea dell'immaginazione popolare"

Un saggio che racchiude in sé diverse letture della storia, per certi versi "minori", che tuttavia costituiscono un vero e proprio affresco socio-culturale di un'epoca, quella che precorre l'invenzione del cinema. Una storia che ha radici antiche, ma che assume carattere popolare intorno al Cinquecento, quando si diffonde in tutta Europa, grazie agli spettacoli ottici circolanti, una estetica e una cultura dell'immagine che potremmo dire universale. Si tratta dei prodromi di quel gusto e di quella comune preferenza che il cinema contribuirà in modo fondamentale a creare. Questi viaggiatori che portano in giro per l'Europa macchine ottiche, cartelloni e vari apparati per spettacoli più o meno "in movimento", con storie ad essi adeguate portano anche, come spiega lo stesso Brunetta in un'intervista ad Alberto Folin per "l'Unità" (4 gennaio 1998), "nella testa della gente, sparsa ovunque nei paesi più sperduti, le immagini del lontano e di altri mondi, dilatando così in maniera enorme l'immaginazione collettiva. Pensiamo all'emozione che può dare l'apparizione di una figura demoniaca o angelica, il senso di familiarità con mondi che fino al medioevo erano terrorizzanti e punitivi, la possibilità per un contadino di 'prendere a calci' il diavolo, o di intuire in modo meno tragico e meno inquisitorio il sabba delle streghe, un'apparizione di folletti, di elfi. Questi mondi fantastici già erano diffusi, ma vengono ora convogliati e gestiti dai 'portatori di luce', che possono essere veramente considerati come moderni discendenti di Ulisse."


Il viaggio dell'icononauta. Dalla camera oscura di Leonardo alla luce dei Lumière di Gian Piero Brunetta
517 pag., ill., Lit. 64.000 – Edizioni Marsilio, (Saggi Marsilio)
ISBN 88-317-6699-6

Le prime righe

GLI OCCHI COME REMI

L'uomo cantami, dea, l'eroe del lungo viaggio
OMERO, Odissea


Venient annis
quibus Oceanus vincula rerum laxet
et ingens pateat tellus
tiphysque novos detegat orbes
nec sit terris ultima Thule.
SENECA, Medea

A CAVALLO DI UN RAGGIO DI LUCE

Non conosceva di sicuro le ricerche in atto dei fratelli Lumière il sedicenne Albert Einstein quando, nei primi mesi del 1895, vagabondando per gli Appennini, dalle parti di Genova, così annotava sul suo diario:

Se volassi a cavallo di un raggio di luce, alla sua stessa velocità, come mi apparirebbe il mondo e la luce stessi?

E non sapeva che, di lì a pochi mesi, il Cinématographe Lumière avrebbe consentito a una nuova specie umana di viaggiare, a cavallo di un nastro di luce, alla conquista dello spazio e del tempo, del vicino e del lontano, di mondi reali e fantastici. Nel corso di quell'annus mirabilis che è il 1895 – paragonabile, sotto molti punti di vista, al 1543, anno di pubblicazione del De revolutionibus orbium celestium di Copernico e del De humani corporis fabrica di Andrea Vesalio – si realizza, grazie a Louis e Auguste Lumière, la folle utopia profetizzata da Théodore de Banville solo qualche anno prima: uno spettacolo in cui un nuovo tipo di spettatore avrebbe potuto avere a disposizione

tutti i palazzi, tutte le ville, tutte le foreste, tutti i paesaggi e... cambiare di luogo alla velocità del pensiero, senza imporre alla nostra attenzione l'abominevole raffreddamento degli intervalli.


© 1997, Marsilio Editori s.p.a.

L'autore
Gian Piero Brunetta insegna storia e critica del cinema all'Università di Padova. Tra le sue opere: Forma e parole nel cinema, Nascita del racconto cinematografico, Storia del cinema italiano, Buio in sala, Il cinema di Hitchcock. Come curatore ha seguito Spari nel buio.



Robin Hall
Il Manuale del Cartoonist


Un vero e proprio manuale che insegna in modo semplice ed estremamente chiaro le tecniche per creare fumetti. Tecniche grafiche, più semplici e più complesse, alcune simbologie caratteristiche del linguaggio dei fumetti, un uso del colore che sottolinei il messaggio o i vari stili per il lettering delle "nuvolette". Un altro capitolo è dedicato ai testi e alle battute: certo le idee non si insegnano, ma se esistono scuole di scrittura creativa, forse è anche possibile guidare un neofita nella stesura dei testi. Soprattutto si possono dare indicazioni sulle "situazioni" e sulle loro possibili correlazioni.
Se poi ci si vuole cimentare in una strip che segua tutti i canoni del fumetto per eccellenza, è possibile avere un aiuto notevole dalle regole precise che l'autore del libro è in grado di dare.
È anche molto utile conoscere quale è il mercato che si apre davanti al cartoonist esordiente, quali le difficoltà e quali invece le prospettive. Certamente, i disegni presentati in una elegante cartelletta sono accolti con più favore: viene quindi spiegato come è possibile confezionare da soli un bel portfolio. Infine è pericoloso ignorare alcune elementari norme giuridiche relative al copyright, e così ne viene data una rapida informazione. Tra le ultime, ma non certo meno importanti raccomandazioni, ci sono quelle per gli autori che vedono i propri lavori troppe volte rifiutati: mai deprimersi!
Un ampio elenco di indirizzi, libri, informazioni utili chiude il divertente volume.


Il Manuale del Cartoonist di Robin Hall
Pag. 113, Lit. 20.000 - Edizioni Calderini
ISBN 88-8219-016-1

Le prime righe

PREFAZIONE

Disegnare fumetti mi è sempre piaciuto perché pensavo che i disegnatori non dovessero alzarsi presto al mattino. Beh, in realtà non era solo questo: ero anche affascinato dal modo in cui i fumetti erano in grado di racchiudere tutti gli aspetti della vita umana (da quelli più seri a quelli più divertenti, da quelli più sconvolgenti a quelli più banali) in un'unica immagine.

Però io non ero una di quelle persone fortunate nate con il dono dell'abilità creativa. Infatti ero negato per disegnare: persino le mie figure stilizzate apparivano senza forma! Se volevo diventare fumettista avrei dovuto iniziare a lavorare sul serio. Così cominciai a studiare ogni fumetto sul quale riuscivo a mettere le mani – erano centinaia – e mi esercitavo, mi esercitavo... e mi esercitavo.

Non appena i miei lavori migliorarono iniziai a capire che se seguivo determinate linee-guida e "scorciatoie" quando creavo un fumetto, i risultati erano quasi del tutto garantiti. Pian piano sviluppai queste linee-guida e scorciatoie fino a creare un vero e proprio metodo che mi aprì le porte del mondo dei fumetti.

Questo libro rappresenta il mio tentativo di condividere queste possibilità con tutti quelli che, come me, sono pieni di entusiasmo ma non hanno molto talento naturale. Sia per i principianti che per i professionisti ho aggiunto una gran quantità di materiale di riferimento che spero mantenga il proprio valore nel tempo. Auguro a tutti voi fumettisti in erba buona fortuna perché, se riuscirete a farcela, scoprirete che è vero: NON sarete costretti ad alzarvi così presto al mattino!

Robin Hall



© 1997, Edizioni Calderini

L'autore
Robin Hall è un cartoonist professionista, i cui lavori compaiono su diversi periodici inglesi. Organizza regolarmente seminari e stage, dove analizza a fondo le difficoltà affrontate sia dai fumettisti esperti che da quelli in erba.



Selma Lagerlöf
Jerusalem


Con grande ritardo rispetto agli anni di pubblicazione abbiamo conosciuto in Italia l'opera di Selma Lagerlöf, la prima donna a ottenere il premio Nobel per la Letteratura (nel 1909). Grazie alla casa editrice Iperborea, che si è specializzata nella pubblicazione di titoli di autori nordici (saghe, romanzi, racconti danesi, olandesi, svedesi, finlandesi, e così via) possiamo da qualche anno avvicinarci alla splendida scrittura di questa autrice. Ora è la volta di un romanzo intenso, complesso, basato su una vicenda reale di emigrazione di massa verso Gerusalemme di una piccola comunità svedese.
"L'opera si sviluppa sul conflitto tra attaccamento alla terra e sradicamento provocato dall'emigrazione messianica. E Selma non salva una cosa per condannare l'altra. Certo, il piatto della bilancia pende a favore di chi resta, tuttavia lo spirito cristiano della scrittrice fu anche attratto dal fervore di quei singolari emigranti, che cercarono la città, sì, ma quella celeste di cui parla l'Apocalisse – unici forse in tutta la storia dell'urbanizzazione moderna."(dall'introduzione di Massimo Ciaravolo)


Jerusalem di Selma Lagerlöf
Titolo originale: Jerusalem
Traduzione di Maria Ettlinger Fano
Pag. 413, Lit. 34.000 – Edizioni Iperborea
ISBN 88-7091-070-9


Le prime righe

Prologo
GLI INGMARSSON


1

Era un mattino d'estate, e un giovane coltivatore era uscito con l'aratro in campagna. Il sole splendeva, l'erba era umida di rugiada, e l'aria deliziosamente limpida e fresca; i cavalli ne sembravano inebriati, e tiravano l'aratro come un giocattolo. Non era il calmo trotterello solito, e il giovane doveva quasi correre per rimanere al loro fianco.
Dove passava il vomere la terra si apriva nera, umida e grassa, e il giovane pensava lieto alla prossima semina della segale. E diceva fra sé:
"Perché sono a volte così preoccupato, e la vita mi sembra tanto difficile? Non basta un po' di bel tempo e di sole per essere felici come in paradiso?"
Era una valle lunga e abbastanza ampia, divisa in tante strisce verdi e gialle di terra seminata; c'erano prati di trifoglio già falciato, campi di patate in fiore, e piccoli riparti di canapa, i cui fiorellini azzurri scomparivano sotto miriadi di farfalline bianche. E, quasi a completare il quadro, sorgeva in fondo alla valle una vecchia fattoria grandissima, con ampi fabbricati grigi e rustici, e una bella casa d'abitazione dipinta in rosso. Dietro a questa si vedevano due vecchi peri nodosi, e vicino alla porta alcune betulle molto più giovani; nella corte c'erano grandi cataste di legna da ardere, e dietro al pagliaio alcuni enormi mucchi di fieno. E quella fattoria, che si ergeva isolata nella valle, era altrettanto bella da vedere quanto un grande vascello con i suoi alberi e le sue vele spiegate sul vasto mare.


© 1997, IPERBOREA S.r.l.

L'autrice
Selma Lagerlöf (1858-1940), nata a Mårbaka nel Värmland, premio Nobel nel 1909, prima donna fra gli accademici di Svezia, è la più nota scrittrice svedese. Dalla Saga di Gösta Berling al Meraviglioso viaggio di Nils Holgersson, le sue opere sono state tradotte ovunque. Da Jerusalem è tratto l'omonimo film di Bille August.



Federico Squarcini, Clelia Bartoli
Il Monoteismo Hindu
La storia, i testi, le scuole

Per conoscere una religione misconosciuta in Occidente, per comprendere meglio un misticismo complesso e una spiritualità alla quale ci si avvicina con molti pregiudizi.

"Spesso l'induismo è stato presentato ed interpretato nell'occidente come mitologia, animismo, politeismo, panteismo o monismo. È vero che l'induismo si presta a tutte queste accezioni, proprio perché non è una religione, bensì 'un mosaico di religioni'; una lunga esperienza umana nella quale si possono individuare le superstizioni più elementari, le mitologie più fantastiche, il culto delle pietre, dei fiumi, degli animali e degli alberi, dei progenitori defunti, dei pianeti e degli spiriti. L'induismo però è allo stesso tempo un campo fertile per forme molto elevate di misticismo, in quanto cerca di raggiungere non solo l'unione del sé con un Dio personale, ma anche di oltrepassare questo atteggiamento dualisitico e di 'realizzare' la sua identità con lo Spirito Assoluto, (atman è Brahman)." (da: Sul Fronte del Dialogo di Scaria Thuruthiyil).
La complessità innegabile di questa religione (insieme di più religioni distinte, di più credenze e di innumerevoli riti) viene descritta nel modo più semplice possibile, perché, come scrive Mauro Laeng, "La cultura religiosa e filosofica indiana offre ai ricercatori di tutti i paesi del mondo uno sfondo sul quale si stagliano quasi tutte le proposte 'classiche' di risposta ai problemi perenni dello spirito."


Il Monoteismo Hindu. La storia, i testi, le scuole di Federico Squarcini e Clelia Bartoli
191 pag., Lit. 29.000 – Pacini Editore
ISBN 88-77-81-193

Le prime righe

1. Oriente e Occidente. Lontananza e Mediazione

Esiste un vincolo culturale inscindibile, almeno per noi uomini d'occidente, tra l'esperienza religiosa indiana e i tentativi di comprenderla dal di fuori che si sono succeduti nei secoli. Tra le opere volte alla comprensione di questo fenomeno, quella condotta dall'indologia ha creato uno stretto rapporto con il soggetto del suo studio. Questo rapporto è stato, e continua ad essere, per l'uomo occidentale il canale d'accesso convenzionale ad un universo altrimenti troppo difficilmente avvicinabile. I misteri indiani, ben custoditi dalla terminologia enigmatica e polisemica, dai simbolismi inaccessibili e dalle usanze intraducibili, sono stati interpretati e traslati, anche se attraverso artifici metaforici, in figure a noi più familiari. Oggi, intraprendendo un utilizzo arbitrario di questi codici creati dall'indologia, abbiamo inserito nei nostri immaginari culturali molti concetti orientali, facendo di essi un uso non sempre esatto e tanto meno rappresentativo. Possiamo certamente chiederci il perché di tutto questo, ma di fatto, indipendentemente dalle ragioni, quella a cui assistiamo oggi è una traduzione dell'India; una riproduzione in materale non natio, alla quale l'India stessa ha cercato di adeguarsi, modulando i suoi contenuti in un formato tale da risultare corrispondente alle immagini prestabilite da questa convenzione.
Non intendiamo dire con questo che l'indologia sia stata la via per eccellenza verso l'India; essa ha tuttavia notevolmente favorito lo svolgersi di questo processo conoscitivo, fornendo, con la sua opera di mediazione, tutta una serie di scorciatoie cognitive, per altro necessarie ai fini di un più veloce adattamento. È perciò importante per noi abitanti dell'occidente, avere coscienza di questa mediazione e prendere atto dei momenti che più l'hanno caratterizzata.


© 1997, Pacini Editore

Gli autori
Federico Squarcini si occupa come ricercatore privato di scuole monoteiste in India. È autore di saggi riguardanti i vari aspetti della tradizione vishnuita pubblicati su riviste accademiche italiane e inglesi. Tra i suoi lavori si ricorda l'edizione di Il crocevia dell'identità.
Clelia Bartoli ha condotto ricerche sui temi della comparazione tra i linguaggi e la letteratura delle aree filosofiche orientali ed occidentali. Si interessa di multiculturalità e multireligiosità, occupando ruoli attivi in tali contesti.



Benjamin Tammuz
Requiem per Naaman
Cronaca di discorsi famigliari (1895-1974)

"Si dice che nella mia famiglia ci sono state anche altre persone, che non ho conosciuto e che mi assomigliavano. Chi sono? Sono già tutti morti, oppure non sono ancora nati? Vorrei dire loro: prendetemi con voi. Ricordatevi di me. Sono uno dei vostri".

Il romanzo di Benjamin Tammuz è una saga famigliare che ripercorre, attraverso le vicende dei singoli componenti la dinastia, quasi un secolo di storia. I membri della famiglia, che ha in Efraim Abramson il suo capostipite, rispecchiano le caratteristiche peculiari del popolo ebraico: da una parte un pragmatismo capace di superare ogni ostacolo e di raggiungere grandi obiettivi, dall'altra un animo sognante e poetico troppo estraneo alle brutture del mondo per saperle affrontare. Lo Stato d'Israele si sviluppa anch'esso con due diverse anime: una collettiva e egualitaria, l'altra fortemente dominata dalla volontà di supremazia sulla popolazione araba e conservatrice. Due dimensioni si contrappongono, la poesia e le armi: tale è la ricchezza di questo popolo, le sue contraddizioni e la sua sofferenza; un popolo che, afferma Tammuz, è stato dato in dono a tutti i popoli, fin dall'antichità, come giocattolo, perché lo potessero usare a loro piacimento. Ma Hitler esagerò e le Nazioni furono costrette a condannarlo: non tanto perché volesse sterminare gli ebrei, ma per qualche altra sua idea insopportabile in democrazia. Da questo presupposto l'autore non può che guardare con infinito amore e pietà tutti i suoi personaggi, anche i più apparentemente aridi e avidi. Certo al lettore restano maggiormente nel cuore la bellezza celeste dei personaggi che fuggono, uccidendosi, dalla banalità del quotidiano, e il fascino dell'utopia di chi impiega tutta la vita per affermare un ideale, unica vera ragione del nascere dello Stato di Israele.


Requiem per Naaman. Cronaca di discorsi famigliari (1895-1974) di Benjamin Tammuz
Titolo originale: Rekvi em le-Naaman

Traduzione di Margherita Rapin Pesciallo
Pag. 187, Lit. 25.000 - Edizioni e/o (Dal mondo)
ISBN 88-7641-331-6

Le prime righe

1

I suicidi fortunati hanno il privilegio di avere fra le mani carta e penna al momento della decisione. Ci scrivono per spiegare, e anche se non ci daremo mai pace né ci rassegneremo, in un modo o nell'altro il cerchio si richiude, e si può dire che non si è trattato di un abbandono o di un fallimento. Ma i suicidi sfortunati hanno perso la loro lucidità a un punto tale che, invece di scrivere, parlano tra sé e hanno l'impressione che le cose arrivino fino a noi, perché siamo i loro cari. Non lo fanno di proposito, ma il risultato è che viene a mancare l'anello di congiunzione tra i vivi e i morti, e in mancanza di questo anello - per quanto debole possa essere - su quale terreno cresceranno le generazioni a venire?

2

Nell'ultimo decennio del secolo scorso, nel nostro villaggio viveva una donna. Bella-Yafa era il suo nome, e il marito si chiamava Froike-Efraim. Avevano un figlio e una figlia, Naaman e Sara, settanta dunam di terreni coltivati e venticinque dunam a mandorli e vigne, con casa, scuderia e stalla. Nel cortile c'erano piccioni e galli, e dietro alla stalla c'era un orto.
Di notte la luna diffondeva la sua luce verdastra sul cortile, e i rottami di ferro e legname sparpagliati qua e là descrivevano cerchi che si muovevano come fossero stati creature viventi. Bella-Yafa si appoggiò al parapetto della terrazza, e tacque; suo marito trafficava in cucina e anche lui, istruito dall'esperienza, taceva. Più tardi la raggiunse e le posò una mano sulla spalla, poi la guidò verso la camera da letto. Allora la moglie disse: "Guarda, Froike, che sortilegio tutt'attorno, che tristezza terribile". E il marito disse: "Bella, che ne sarà dei bambini, eh? Che ne sarà?".


© 1997, Edizioni e/o

L'autore
Benjamin Tammuz è nato in Russia nel 1919, e all'età di cinque anni ha raggiunto la Terra d'Israele. Per molti anni è stato capo-redattore della sezione letteraria dell'autorevole quotidiano israeliano "Haaretz", portando avanti parallelamente la sua attività di scrittore. È morto nel 1989.



9 gennaio 1998