Seamus Deane
Le parole della notte

Nell'Irlanda degli anni Cinquanta un ragazzino cresce e diventa uomo, confrontandosi con una realtà drammatica e magica al tempo stesso.

Un'ala di magia copre questo romanzo. Un soffio di vento che porta con sé sensazioni, immagini, odori misteriosi e antichi. Quasi in forma di diario, un ragazzino di dieci anni, terzo di sette fratelli, racconta le sue avventure, le scoperte del mondo, in un arco di tempo che va dal febbraio 1945 al giugno 1961, con un balzo finale nel luglio 1971. Non si tratta di un vero e proprio diario quotidiano, bensì di appunti datati, con grandi salti temporali al loro interno. Nelle pagine si parla della società irlandese ma anche del paesaggio di questa splendida isola: le acque, "le colline ricoperte di erica, le strade bianche serpeggianti tra le alte siepi". Attraverso queste lande si svolgono le piccole storie narrate, storie di vita, di allegria, e storie di morte, una morte che si presenta spesso nella sua forma più tragica, prematura, come nel caso della sorellina Una, morta di meningite e ricomparsa per un attimo in forma di spirito... Spiriti, sì, compaiono e scompaiono come impressioni, sensazioni, brevi immagini. E non potrebbe essere altrimenti dato che il protagonista vive in un mondo "intriso di leggende".
La vicenda del ragazzino ha poi una serie di intersecazioni con quella dell'Irlanda stessa, con i suoi drammi e gli episodi di violenza politica, le storie narrate e quelle vissute dalla sua famiglia e dagli altri, nella città di Derry, nell'Irlanda del Nord. Come afferma Seamus Heaney "Le parole della notte è la rapida e magistrale trasformazione di una tragedia familiare e della violenza politica in qualcosa che è al tempo stesso rapsodico e straziante".


Le parole della notte di Seamus Deane
Titolo originale dell'opera: Reading in the dark

Traduzione dall'inglese di Vincenzo Mantovani
219 pag., Lit. 28.000 – Edizioni Feltrinelli, (I Narratori / Feltrinelli)

Le prime righe
SCALE

Febbraio 1945
Sulle scale c'era un silenzio di tomba.
Era una scala breve, quattordici gradini in tutto, coperta di un linoleum da cui il motivo ornamentale originario era stato raschiato via a tal punto da avere ormai l'aspetto di un pallido ricordo. Undici gradini ti portavano fino all'angolo delle scale, dove nella cornice del telaio della finestra erano sempre sospesi la cattedrale e il cielo. Con altri tre gradini eri sul pianerottolo, lungo un paio di metri.
"Non muoverti," disse mia madre da lì. "Non passare davanti alla finestra."
Io ero sul decimo gradino, lei sul pianerottolo. Avrei potuto toccarla.

"C'è qualcosa lì, tra noi. Un'ombra. Non muoverti."
Non ne avevo la minima intenzione. Ero incantato dalle sue parole. Ma non vedevo ombre.
"C'è qualcuno, lì. Un infelice. Torna indietro, figliolo, scendi."
Arretrai di un gradino. "E tu come farai a scendere?"
"Aspetterò un po' e l'ombra se ne andrà."
"Come fai a saperlo?"
"Lo sentirò."
"E se non se ne va?"
"Se ne va, sempre. Non ci vorrà molto."
Rimasi là a guardarla. Come l'amavo, allora. Era piccola e ansiosa, ma senza paura.
"Sono certo che in due salti potrei venire su."
"No, no. Mio Dio. È già abbastanza brutto che lo senta io; non voglio che lo senta anche tu."
"Non mi dispiace mica di sentirlo. È un po' come l'odore dei panni bagnati, no?"
Lei rise. "No, per niente. Non convincerti che ci credi, adesso. Scendi."
Scesi, eccitato, e mi sedetti davanti alla cucina economica con il suo cuore rosso fiammeggiante e la sua plumbea polvere nera. Eravamo infestati dagli spiriti! Avevamo uno spettro, addirittura a metà del pomeriggio. La sentii muoversi, al piano di sopra. La casa era tutto un fremito di ragnatele. Ovunque mettessi piede, cedeva davanti a me e si ricompattava alle mie spalle. Lei scese dopo un po', pallidissima.


© 1997, Giangiacomo Feltrinelli Editore

L'autore
Seamus Deane è nato a Derry nel 1940. Ha pubblicato numerose raccolte di poesia e saggi sulla letteratura irlandese; insegna all'Università di Notre Dame nell'Indiana, Usa. Questo è il suo primo romanzo, selezionato per il Booker Prize e vincitore del Guardian Fiction Prize.



Renate Siebert intervista
Assia Djebar
Andare ancora al cuore delle ferite

"Scrivere non uccide la voce, la risveglia, soprattutto per risuscitare tante sorelle scomparse."

In forma di intervista, serrata, diretta e attenta, si presenta un libro che è contemporaneamente il ritratto di una donna scrittrice, Assia Djebar, e di un paese difficile e tormentato come l'Algeria. Nell'ambito di una nuova "civiltà mondiale", di una globalizzazione culturale che pervade ormai quasi ogni angolo del globo, è particolarmente interessante sentire le singole voci, le testimonianze dirette di chi cerca di coniugare proprio questa massificazione intellettuale con le radici nazionali, originali, portatrici di esperienze, tradizioni, felicità e drammi del tutto particolari, tasselli di crescita per la conoscenza di tutti. Il volume è strutturato in brevi capitoli, al cui interno sono raggruppate le domande in base all'argomento preso in esame. Nella prima parte Renate Siebert ha voluto approfondire una visione d'insieme sugli anni della formazione culturale della Djebar: le sue scelte scolastiche, le sue letture (a tredici anni Rimbaud e Claudel, poi Cechov e Pavese, tra gli altri), le frequentazioni con amiche francesi, il ritorno nel paese d'origine della madre per le vacanze estive... Poi la scrittura, il primo romanzo, La soif, la scelta dello pesudonimo (il vero nome di Assia Djebart è Fatima-Zohra Imalhayène), l'ammissione, nel '55, all'École Normale Supérieure a Sèvres, in Francia, la militanza attiva nella guerra di liberazione algerina, il lavoro oltre la scrittura, come autrice di film anche importanti (La nouba des femmes du Mont Chenous ha vinto il premio della Critica Internazionale alla Biennale di Venezia nel '79). Nelle altre parti della lunga intervista si approfondiscono i legami con l'Algeria, difficili e a "fasi alterne", con l'Islam, con il femminismo, inframmezzandoli a riferimenti ai romanzi, come Vaste est la prison, e alle raccolte come Poèmes pour l'Algérie heureuse...
Donna impegnata, anche se lo nega, la scrittrice algerina, che attualmente vive tra la Francia e gli Stati Uniti, fa anche parte di un Parlamento internazionale degli scrittori, creato dopo i fatti di Algeria insieme a Bourdieu, Dérrida e altri intellettuali francesi. Notizia interessante è che: "da un anno il Parlamento degli scrittori ha definito una lista di una ventina di città-rifugio in Europa, soprattutto in Spagna, Olanda, Svezia, Francia e Germania. Queste città danno ospitalità e protezione a uno scrittore perseguitato e alla sua famiglia e lo prendono in carico per un anno. Durante quell'anno egli/ella può scrivere e qualche volta si cerca di metterne in regola i documenti. Ci sono già cinque o sei scrittori algerini che sono stati presi in carico. Quanto meno è un risultato concreto."


Andare ancora al cuore delle ferite. Renate Siebert intervista Assia Djebar
238 pag., Lit. 24.000 – Edizioni La Tartaruga, (A viva voce, collana diretta da Maria Nadotti)

Le prime righe
Bambina araba che va a scuola,
la mano nella mano del padre


La prima cosa che colpisce nei tuoi romanzi è l'originalità con cui la storia autobiografica e Storia si mescolano...

Ho cominciato a parlare davvero di me e ad avere una scrittura autobiografica soltanto dopo i quarant'anni. Per me scrivere, essere scrittrice, non era certamente mettersi in primo piano a parlare di sé. Si può dire che la scrittura autobiografica mi è venuta con la maturità e la vado sperimentando sempre di più come un esercizio di pericolo di sé, di rischio costante di perdere l'equilibrio rispetto a sé o rispetto agli altri.

Esercizio del "pericolo di sé"? Ha a che fare col tuo essere algerina?

Nel mio paese, l'Algeria, la maggior parte dei miei compatrioti lo capirebbe, così come anche le donne del mondo arabo, perché fa parte della nostra educazione sin dall'infanzia, dell'educazione – mi viene da dire – arabo-islamica femminile. In L'amour, la fantasia lo dico una o due volte. Persino nella vita di tutti i giorni, la parola femminile evita l'"io" della prima persona. L'educazione, la morale, non ci spinge a parlare di noi. Si tratta, al contrario, di una cultura dove, nella conversazione tra donne, si cerca innanzi tutto il luogo comune. Da bambina, e poi da ragazza, mi piaceva moltissimo sedermi accanto alle donne tradizionali, soprattutto quando già vivevo in Europa e tornavo nel mio paese solo di tanto in tanto. Negli anni Sessanta, durante i primi dieci anni dell'indipendenza, per me era un immenso piacere passare i fine settimana dalla mia prima suocera, nella conservatrice città di Blida. Il piacere consisteva non soltanto nell'ascoltare le cronache della città raccontate dal suo punto di vista, ma anche nell'immergermi nei raduni di famiglia.

© La Tartaruga edizioni

L'autrice
Romanziera, storica, cineasta, Assia Djebar è nata a Cherchell, in Algeria, nel 1936. Nel '55 è la prima donna algerina ammessa all'École Normale Supérieure a Sèvres, in Francia. Sono stati editi in Italia i suoi romanzi: L'amore e la guerra, Donne d'Algeri nei loro appartamenti e Lontano da Medina. In esilio volontario dall'Algeria, l'autrice vive oggi tra la Francia e gli Stati Uniti.

La curatrice
Renate Siebert è nata a Kassel nel 1942. Vive in Calabria e insegna Sociologia del mutamento all'Università della Calabria. Ha pubblicato, tra l'altro, È femmina però è bella, Tre generazioni di donne al sud, Le donne e la mafia, Mafia e quotidianità.



Anna Oliverio Ferraris
Grammatica televisiva
Pro e contro la TV

Un libro "sfaccettato", che vede la televisione sotto molti punti di vista, rapidi excursus in un mezzo di comunicazione complesso che in questi anni è stato messo in discussione più che mai.

Dalla televisione-servizio a quella di puro intrattenimento, dalla televisione educativa a quella diseducativa, dal pubblico critico e attivo a quello totalmente acritico e passivo. Una panoramica generale sui molteplici aspetti di un media sempre più presente nella vita degli italiani, ma sulla cui validità oggi si discute moltissimo. In un susseguirsi di battute, interventi, citazioni, estrapolazioni da testi o interviste di personaggi che fanno televisione o la studiano, il saggio dipana una sorta di filo rosso che intende creare una traccia, un percorso, in mezzo a un mondo di trasmissioni e personaggi televisivi di tipo assolutamente differente, con valori e scopi totalmente diversi.
Dai talk-show ai telegiornali, dalle trasmissioni satiriche a quelle politiche ed elettorali, una panoramica vastissima di esempi introduce al dibattito su temi, quali la censura, la spettacolarizzazione dei fatti e delle notizie, le leggi del mercato...
Da sottolineare un suggerimento che l'autrice dà parlando della trasmissione Amici di sera, in cui ragazzi e adulti si confrontano indirizzati dalla conduttrice: "Nell'era dei multimedia, a scuola bisognerebbe insegnare a smontare i programmi televisivi, in particolare quelli in cui è maggiore la discrepanza tra obiettivo dichiarato e obiettivo reale: un esercizio per diventare più consapevoli e meno propensi a identificarsi acriticamente nei personaggi e nelle situazioni proposte dalla tv commerciale". E come darle torto?
In ultima analisi, tuttavia, è forse la considerazione di un personaggio che di televisione ne ha "fatta tanta" come Gigi Proietti quella più corretta per affrontare una questione così complessa: "La televisione – dice l'attore - non va, per quel che mi riguarda, né aggredita, né colpevolizzata, né difesa, la televisione è!"


Grammatica televisiva. Pro e contro la TV di Anna Oliverio Ferraris
VI, 188 pag., Lit. 18.000 – Edizioni Raffaello Cortina Editore, (Minima)

Le prime righe
L'altro mondo
Alla domanda di un giornalista: "Siamo un popolo teledipendente?", Omar Calabrese, studioso dei media ed esperto in comunicazione di massa, ha risposto: "Questo enorme schiacciamento sulla tv rappresenta la tragedia italiana, in nessun paese al mondo le viene data tanta importanza. Negli USA c'è il televisore acceso in tutte le case ma fa da rumore di fondo. Da noi no. Il problema è che da noi la tv ha assorbito tutto il restante universo dei media. I giornali le dedicano due pagine al giorno, il cinema viene prodotto in funzione della tv (Rai, Mediaset, Cecchi Gori), un concerto si fa se lo manda la tv, le mostre in funzione di un passaggio al Tg1 o al Tg5. La politica si fa in televisione. Così per forza la gente è incanalata. Lì dentro c'è tutta la vita sociale italiana. Se non riusciremo a produrre un po' di ecologia della mente diventeremo il paese con l'analfabetismo di ritorno più alto del mondo" (la Repubblica, 8 dicembre 1996).
È un'analisi che possiamo condividere? Secondo le valutazioni dell'Auditel – strumento peraltro non privo di difetti -, il pubblico fedele alla televisione, che la guarda con frequenza e regolarità, comprenderebbe un numero di teleutenti oscillante tra i 22 e i 25 milioni, ossia meno della metà degli italiani. Moltissimi nostri connazionali – assai più della metà – si limiterebbero a guardare di tanto in tanto qualche film o telegiornale, oppure una partita di calcio o manifestazione sportiva, ma non sarebbero affatto affezionati alla scatola luminosa, non consumerebbero i loro pasti di fronte al televisore come avviene in molte famiglie, non guarderebbero nessuno degli show o dei programmi di prime-time, al punto da ignorarne del tutto l'esistenza e non conoscere neppure i nomi dei personaggi televisivi della stagione. Costoro esistono e li si può trovare in tutti gli ambienti.


© 1997, Raffaello Cortina Editore

L'autrice
Anna Oliverio Ferraris insegna Psicologia dell'età evolutiva all'università "La Sapienza" di Roma ed è autrice di numerosi saggi, tra i quali: Crescere. Genitori e figli di fronte al cambiamento, Insegnare la tv, Zone d'ombra. Storia di normale psicopatologia, Il terzo genitore.



Rita Guidi e Francesco Zanichelli
L'abc di Internet

Un veloce manuale per i neofiti di Internet, ma anche per coloro che, pur già navigando, vogliono saperne di più sul significato di alcuni termini utilizzati e sulla struttura della rete.

Un libricino semplice ed estremamente economico per chi vuole avere un primo approccio a Internet, non approfondito ma utile a orientarsi nelle prime ore di navigazione.
Il piccolo saggio è parte della collana Il sapere che intende fornire una sorta di enciclopedia scomponibile suddivisa in sette sezioni di colore differente, a seconda della disciplina o del gruppo di discipline trattate.
Proprio per questo suo carattere "enciclopedico" il testo è strutturato in brevi capitoli che seguono al loro interno un ordine alfabetico.
Si passa da A come Accesso a Internet, dove vengono spiegate le nozioni fondamentali per il collegamento in rete (software, modem, provider...), a B come Browser, da C come Cyberspazio, che analizza quale sia l'ambiente in cui ci si "muove", a E come E-mail, per capire il funzionamento della posta elettronica, fino a V come Virtuale e Z come Zen, capitolo finale in cui non si legge cosa sia lo zen... ma si può vedere una brevissima panoramica delle opinioni su Internet espresse da alcuni noti personaggi come Furio Colombo, Nicholas Negroponte, Bill Gates, Gianni Riotta.
Al termine un glossario e una cronologia chiariscono i dubbi e soddisfano alcune curiosità sulla genesi complessa del vasto mondo di Internet.


L'abc di Internet di Rita Guidi e Francesco Zanichelli
95 pag, Lit. 1500 – Edizioni Tascabili Economici Newton, (Il sapere. Enciclopedia tascabile diretta da Roberto Bonchio n.148)

Le prime righe
Introduzione

Non esiste il disordine, è solo un
ordine che non conosciamo.

Parlare di Internet è insieme semplice e difficilissimo. La Rete delle reti, in fondo, non è altro che un ideale filo sempre pronto ad annodare i computer di tutto il mondo.
Eppure non è, come potrebbe sembrare, la semplice estensione di qualcosa di molto simile al telefono. Annodare computer, anziché una semplice cornetta, consente e implica una serie di servizi e possibilità subito evidenti a chi abbia, se non utilizzato, almeno una vaga idea delle possibilità offerte dalla tecnologia informatica. Parolona, questa, e che quindi non useremo spesso. Nel provare a offrire le chiavi d'accesso a questo semplice caos, nel raccontarne storia e prospettive, strade e curiosità, preferiremo la quotidianità (autentica o d'occasione) di esempi e di termini. (Insomma non vi spiegheremo che cosa c'è dentro la "cornetta", ma come usarla...). E non per un ingiustificato rifiuto del "computerese", ma proprio perché tutto lascia credere che da lunedì prossimo... noi "saremo" il nostro numero di telefono, la nostra targa e l'indirizzo di casa. Ma anche quello di Internet.
Quindi, attenzione: perché i lettori ai quali ci rivolgiamo sono proprio tutti. Quelli che a un computer e a Internet non si sono mai avvicinati, ma hanno intenzione di farlo (e ne troveranno alcune istruzioni per l'uso, semplici e di base) o quelli che "navigano" già da un po' e dunque sanno che qualche dritta in più fa sempre bene. Ma non basta: vorremmo che questa fosse una piacevole lettura anche per i solamente curiosi che nel cyberspazio non si addentreranno mai (siamo o non siamo comunque all'ingresso della società dell'informazione?) e infine, perché no?, anche per loro, gli "addetti ai lavori", informatici doc & C.


© 1997, Newton & Compton editori s.r.l.

Gli autori
Rita Guidi è nata e vive a Parma. Giornalista pubblicista, docente di lettere, si occupa di editoria elettronica e dirige una rivista ipertestuale e multimediale di attualità culturali, diffusa esclusivamente su Internet.

Francesco Zanichelli è ricercatore presso la Facoltà di ingegneria dell'Università di Parma. Ingegnere elettronico, ha conseguito il dottorato di ricerca in Tecnologie dell'informazione. Svolge attività di ricerca nei settori della robotica e dei sistemi distributivi.



Gianni Riotta
Principe delle nuvole

"Batti il nemico se batti te stesso, se ti superi, rivelandoti paziente, saggio e tenace. Soffrendo come mai avresti pensato di riuscire a soffrire."

Il colonnello Terzo, studioso di arte della guerra, concepisce la strategia militare come un'arte che non ha nulla a che vedere con la brutalità e la morte, ma con l'intelligenza e la cultura. La vita e le prove difficili e dolorose che ci costringe ad affrontare, possono essere sostenute solo se applichiamo ad esse la medesima filosofia. La malattia della bellissima e aristocratica moglie è una battaglia impari che non può fronteggiare, può solo attenuare la sofferenza della donna con il suo timido e premuroso amore. Due giovani fanno parte del mondo di Terzo, ormai ritiratosi in una Palermo in fermento, al centro delle tensioni politiche del dopoguerra e delle rivendicazioni contadine. La presenza dei due ragazzi in casa, è una nota di giovinezza e di amore che aiuta la principessa Emma a sopportare la sua mortale malattia e dà vitalità e qualche momento di serenità all'ormai deluso colonnello. I ragazzi si amano, e le lezioni private che Terzo vuole impartire loro per aiutarli negli studi, in realtà sono ben presto un pretesto per stare insieme e vedersi. Fiore e Salvatore, questi i loro nomi, si dichiarano comunisti, ideali e amore li uniscono e il loro giuramento di reciproca eterna fedeltà sarà affidato al volo di un aquilone. La vita poi deciderà diversamente. La nobile madre di Fiore, vuole per la figlia un prestigioso matrimonio e quindi la allontana bruscamente, quando scopre che la ragazza è incinta. Salvatore muore durante gli scontri tra banditi, contadini e forze dell'ordine. Emma infine soccombe alla malattia. "L'importanza di avere una riserva, in guerra e nella vita", questo insegnamento di Terzo, impresso nella mente di Fiore, le permetterà di sopravvivere: la bambina che le nascerà verrà riconosciuta dal fratello di Salvatore e quindi potrà portare il cognome del padre, il nobile e squattrinato marito che la madre le aveva imposto, accetterà un ricco divorzio e lei deciderà di andarsene in America per rompere con il passato. L'arte della strategia di cui il colonnello Terzo è cultore troverà la sua più strana applicazione negli scontri che vedono contrapposti banditi e contadini, e infine forze dell'ordine. Terzo si troverà con i contadini e vedrà, in modo del tutto imprevedibile, l'applicazione delle sue teorie.
Il libro di Riotta è inconsueto: parlando di guerra, riesce invece a dare lezioni di vita. I protagonisti sono aristocratici, ma sono le rivendicazioni contadine che vengono poste in primo piano. Insomma sembra un libro dagli antichi sapori, in realtà tratta problemi politici, storici ed esistenziali di estrema attualità.


Principe delle nuvole di Gianni Riotta
Pag. 272, Lit.28.000 - Edizioni Rizzoli (La Scala)

Le prime righe

PROLOGO

«"Una sola grazia chiedo a Dio: aver comandato a Waterloo la mia ultima battaglia. Dover sempre combattere è un destino terribile. In guerra, gridando gli ordini, mi dimentico dei sentimenti. Cessato il fuoco, comincia l'angoscia. L'anima e la ragione la usurano, impossibile pensare alla gloria. Nel momento della vittoria, mi smarrisco. Mi creda, dolce amica, con l'eccezione di una battaglia perduta, la più grande disgrazia che possa capitare agli uomini è una battaglia vinta. Io spero di non dover combattere. Mai più". Così confidava Arthur Wellesley, il primo duca di Wellington, a Lady Shelley, trenta giorni dopo la battaglia decisiva vinta contro l'imperatore Napoleone Bonaparte a Waterloo, il 18 giugno 1815».
Il colonnello Carlo Terzo sospese la lettura e alzò lo sguardo al sole, aspettando una risposta. Ma il tenente Amedeo Campari, piedi ben piantati sulla sabbia della spiaggia maremmana, guardava in silenzio l'orizzonte del mare e tirava di fioretto contro l'infinito. Nel balenare di luce della lama, il libeccio piegava la cima dei pini, rovesciando sulla riva bianche ondate di spuma. Mancava un quarto a mezzogiorno del 27 maggio 1940.


© 1997, RCS Libri S.p.A.

L'autore
Ha pubblicato Cambio di stagione, Premio Bergamo e Superpremio Grinzane Cavour, Ultima Dea e Ombra. Editorialista del Corriere della Sera, vive a New York.



21 novembre 1997