Andrea De Carlo
Di noi tre

"Uno il senso dovrebbe darlo o toglierlo dentro di sé invece di aspettarsi che qualcosa gli succeda per osmosi da un'immersione in una situazione estrema"

Il bel romanzo di De Carlo è la storia di una adolescenza, che in un certo senso non finisce mai. La storia di una generazione che cerca l'assoluto, la coerenza, la verità, attraverso l'incoerenza, gli smarrimenti, i tentativi di omologazione, i tentativi di entrare nel mondo "adulto" delle convenienze e del benessere.
Un'amicizia lega i tre personaggi del romanzo, Marco, Misia e Livio, il narratore. Più forte dell'amore, più forte delle passioni, del denaro e del successo. Un'amicizia, nonostante tutto... Nonostante le apparenti distanze, i silenzi, i tradimenti. Un primo incontro, Livio prende le difese di Misia, la salva dalle avances eccessive di un giovane "bruto". Un gesto impulsivo che segnerà la vita di tutti e due. Le lunghe, inconcludenti conversazioni adolescenziali con Marco, l'unico vero amico di Livio, il sogno di un film, unico progetto "concreto" che i due riescono a elaborare, una laurea in storia che verrà velocemente dimenticata come del tutto ininfluente nell'economia della vita del protagonista: questo è il quadro in cui iniziano a comporsi i tasselli del racconto.
Il film, grande progetto di Marco, sarà l'evento che unirà i tre, in un indissolubile vincolo. Infatti i due matrimoni di Misia, quello di Livio, le ragazze che si alternano nel letto di Marco, non avranno mai il carattere di un legame definitivo, l'amicizia tra i tre sì.
Misia è forse quella che negli anni attraversa il numero maggiore di esperienze, dolorose o apparentemente serene. Quando però la gabbia le si stringe intorno, sia questa una gabbia dorata o di morte, come quella della droga, è sempre capace di improvvise impennate, fughe o voli che però le ridanno ossigeno, la rendono di nuovo capace di straordinaria diversità. E proprio così la definisce Livio, diversa, senza saperle dire perché e in che cosa, quando ricca e borghese, la ritrova dopo anni di separazione. Il romanzo si caratterizza proprio da questi momenti di incontro, a distanza di anni, dei tre. Nasce un figlio, Misia lo ha da Marco, lui non lo sa neppure, perché la sua nascita avviene in uno degli innumerevoli momenti di latitanza della ragazza. Ma i figli che intanto nascono, due a Livio e un altro ancora a Misia, non cambiano l'irrequietezza, la voglia di coerenza di questi ragazzi che non vogliono davvero vendere la loro anima.
Il successo professionale (come regista Marco, come pittore Livio) è solo prova dell'autenticità di una vocazione, come correttamente aveva intuito Misia, ma vero successo, in questa società, vuol dire anche corrompersi, accettare compromessi: i due a volte ne sono tentati, ma la loro natura più profonda si ribella e allora c'è la rottura, lo strappo, la fuga.
Il libro si conclude, in modo quasi circolare, con un ricongiungimento finale: hanno tutti e tre lasciato alle spalle l'ipotesi di una vita "normale", tutti e tre forse possono ricominciare insieme un altro tratto di strada, tutti e tre sono ormai definitivamente legati da questa straordinaria amicizia.


Di noi tre di Andrea De Carlo
Pag. 513, Lit. 28.000 - Edizioni Mondadori (Scrittori italiani)

le prime pagine
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Uno
Misia Mistrani l'ho conosciuta il 12 febbraio del 1978. Al mattino mi ero laureato in storia antica, con una tesi sulla Quarta Crociata che aveva provocato una quasi-rissa con la commissione per come mi era venuta polemica e coinvolta, dopo di che ero stato liquidato con 110 senza lode, anche se avevo lavorato un anno e scritto duecentocinquanta pagine abbastanza appassionate e documentate. Il presidente mi aveva detto nella sua voce monocroma "La Storia è prospettiva. Non si può parlare di eventi di sette secoli fa come se fossero successi l'altro ieri e lei ci fosse stato in mezzo. Le mancano totalmente il distacco e l'equilibrio, la capacità di una valutazione a mente fredda". Non aveva torto, su questo: mi sembrava che non mi bastassero le scorte di indignazione e di rabbia e di paura e di parzialità per tornare indietro nel tempo, altro che distacco.
Anche il mio migliore amico Marco Traversi solo poche settimane prima aveva avuto una discussione furiosa per la sua tesi su Cristoforo Colombo e la distruzione delle Americhe, ma invece di retrocedere sotto l'onda di stizza della commissione aveva finito per mandare al diavolo tutti, rinunciare a laurearsi. Mi intristiva essere stato molto meno fermo di lui al momento buono, avere preferito portarmi a casa il diploma come un bravo ragazzo un po' ingenuo e impulsivo, fare contente mia madre e mia nonna invece di difendere a oltranza quello che pensavo. Così la sera della laurea non avevo telefonato a Marco come avrei voluto, e per non restare a casa a deprimermi ero andato da solo in un posto che adesso è diventato un finto pub inglese ma allora era una finta cantina sudamericana piena di fumo e musica e calore e umidità corporea che si condensava sui soffitti bassi e gocciolava sopra le teste delle persone che parlavano e bevevano e ballavano sul pavimento di cemento grezzo. Ero vicino a un gruppetto di tipi secchi e freddi che conoscevo appena, bevevo birra con le spalle al muro nel ritmo ripetitivo della musica salsa che quasi sfondava gli altoparlanti di cattiva qualità, e avevo visto arrivare questa incredibile ragazza bionda con un gruppo di amici che andavano a sedersi a un tavolo ancora mezzo libero, in una sovrapposizione di gesti e sguardi.
Non c'erano molte possibilità di non notarla, anche nella densità estrema dell'aria e nel rumore grattato e martellato ai timpani: aveva quest'aria luminosa, questa naturalezza leggera, questo profilo teso e intelligente quando si girava verso qualcuno dei suoi amici per ascoltare o dire qualcosa o sorridere in un modo così non-affatturato da farmi quasi male al cuore. La sua luce speciale sembrava trasmettersi come un fenomeno elettrico alle persone che le stavano intorno, attraversava lo spazio pieno di gente fino a me che la guardavo a occhiate intermittenti dalla parete opposta; e c'erano altri sguardi nella ressa confusa, non facevano che accentuare il mio senso di mancanza e bisogno, consapevolezza


© 1997 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.

biografia dell'autore
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Andrea De Carlo è nato a Milano, vive a Roma. Poco più che quarantenne, ha esperienze di cinema e la passione per i viaggi. Ha lavorato come aiuto regista per Federico Fellini e Michelangelo Antonioni. I suoi romanzi sono tradotti in 18 lingue.

bibliografia
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I titoli sono tratti da
Alice CD,
il catalogo su CD-ROM
dei libri italiani
pubblicato da
Informazioni Editoriali.


De Carlo Andrea, Arcodamore, 1997, 302 p., Lit. 6500, "Superpocket" n. 13, RL Libri (ISBN: 88-462-0012-8)

De Carlo Andrea, Arcodamore, 1993, Lit. 28000, "Letteraria", Bompiani (ISBN: 88-452-2091-5)

De Carlo Andrea, Arcodamore, 1995, 300 p., Lit. 14000, "I grandi tascabili" n. 442, Bompiani (ISBN: 88-452-2594-1)

De Carlo Andrea, Due di due, 1995, Lit. 5900, "I miti", Mondadori (ISBN: 88-04-41421-9)

De Carlo Andrea, Due di due, 1991, 396 p., Lit. 14000, "Oscar bestsellers" n. 185, Mondadori (ISBN: 88-04-34283-8)

De Carlo Andrea, Macno, 1987, 240 p., Lit. 12000, "I grandi tascabili" n. 62, Bompiani (ISBN: 88-452-0201-1)

De Carlo Andrea, Tecniche di seduzione, 1993, Lit. 13000, "I grandi tascabili" n. 280, Bompiani (ISBN: 88-452-2051-6)

De Carlo Andrea, Tecniche di seduzione, Lit. 29000, "Letteraria", Bompiani (ISBN: 88-452-1813-9)

De Carlo Andrea, Di noi tre, 1997, Lit. 26000, "Scrittori italiani" n. 602, Mondadori (ISBN: 88-04-43004-4)

De Carlo Andrea, Treno di panna, 1981, 214 p., Lit. 24000, "Nuovi Coralli" n. 301, Einaudi (ISBN: 88-06-51896-8)

De Carlo Andrea, Treno di panna, 1996, 210 p., Lit. 13000, "Einaudi tascabili" n. 404, Einaudi (ISBN: 88-06-14117-1)

De Carlo Andrea, Uccelli da gabbia e da voliera, 1982, 226 p., Lit. 26000, "Nuovi Coralli" n. 330, Einaudi (ISBN: 88-06-53827-6)

De Carlo Andrea, Uccelli da gabbia e da voliera, 240 p., Lit. 16000, "Einaudi tascabili", Einaudi (ISBN: 88-06-14344-1) (data di pubblicazione prevista: Agosto 1997)

De Carlo Andrea, Uto, 1997, 336 p., Lit. 14500, "I grandi tascabili", Bompiani (ISBN: 88-452-3063-5)

De Carlo Andrea, Uto, 1995, 334 p., Lit. 26000, "Letteraria", Bompiani (ISBN: 88-452-2634-4)

De Carlo Andrea, Yucatan, 1988, 194 p., Lit. 12000, "I grandi tascabili" n. 81, Bompiani (ISBN: 88-452-0348-4)

De Carlo Andrea, Yucatan, 1996, IX-183 p., Lit. 12000, "Einaudi tascabili" n. 375, Einaudi (ISBN: 88-06-14174-0)



14 novembre 1997