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Bruno Vespa
La sfida
dal patto alla crisi e oltre
Un quadro ironico di un'Italia che sta lentamente diventando un "paese normale"
Il volume di Bruno Vespa è di strettissima attualità. Presenta, "dall'interno", con i dettagli che conosce e può conoscere solo chi è ben addentro alle segrete cose della politica, gli eventi che hanno tenuto in sospeso gli italiani nell'ultimo mesi. Crisi sì, crisi no, fino al lieto fine dell'accordo tra Rifondazione e l'Ulivo: Vespa ci narra i retroscena, i particolari, le tensioni fino a pochissimi giorni fa. Miracolo dell'efficienza degli editori nello stampare in così poco tempo un volume!
Se il primo capitolo de "La sfida" propone la più immediata attualità, nei successivi vengono analizzate le varie tappe che hanno condotto a un Pds sempre più "centrista" (così come venne definito dal Manifesto il giorno successivo al discorso di D'Alema al Congresso), a un Bertinotti sempre più demonizzato da D'Alema, ma non certo da Prodi o dall'opinione pubblica ("Gli perdonate tutto solo perché ha l'erre moscia..." dice il militare segretario del Pds), il cammino di questi 500 giorni di Ulivo al Governo, l'ottimismo irriducibile di Prodi. Infine l'opposizione e la Bicamerale. Fini che non si fida di D'Alema, ma forse ancor meno dell'alleato Berlusconi, Bossi che gioca con le "sorti dell'Italia", e la durissima battaglia tra il pool di Milano e Forza Italia, o meglio il suo leader. Le pagine più intense e meno ironiche del libro sono quelle che trattano il tema delle carceri, o meglio dei carcerati di Tangentopoli: Gamberale e Cusani ad esempio. La sofferenza della famiglia Gamberale è tratteggiata con molto pudore, ma anche molta efficacia, così come la dignità rivelata da Cusani nel suo soggiorno a San Vittore.
Legata anche a un coinvolgimento personale, Vespa e Giorgio Pietrostefani erano stati compagni di classe dalle elementari al ginnasio, è la lunga intervista fatta nel carcere di Pisa. La storia di un ragazzo, di un uomo, della sua militanza, ma anche la storia di quegli anni bui, pieni di odio e di ferocia ideologica. Il lungo capitolo intitolato "Ciao, Giorgio", prosegue con un incontro con Marino il grande accusatore dei tre leader di Lotta Continua.
Il volume si chiude con il colloquio con Gemma Calabresi, la vedova del commissario assassinato: una ragazza di poco più di vent'anni con due figli e incinta di un terzo si trova al centro di una tragedia, ma ha il coraggio di educare i suoi tre figli alla democrazia, a non odiare, a crescere senza spirito di vendetta.
La sfida. Dal patto alla crisi e oltre di Bruno Vespa
Pag. 490, Lit. 29.000 - Edizioni RAI Eri/Mondadori
Le prime righe
I
La crisi più pazza. O no?
Mai più al "Costanzo Show"
"Fausto, se esci dalla maggioranza, ti isoli, non conti più niente. Non t'inviteranno nemmeno al "Maurizio Costanzo Show". Ama i paradossi, Massimo D'Alema, e per convincere Fausto Bertinotti a non aprire "la crisi più pazza del mondo", come la definirà un incredulo presidente del Consiglio, accanto ad argomenti ideologici e politici, usa anche mezzi spicci. Come chi per spegnere un incendio getta sul fuoco acqua, coperte e ogni altra cosa gli capiti sotto mano.
Venerdì 3 ottobre a Roma è ancora una giornata di piena estate. I meteorologi sono indecisi nello stabilire se non faccia così caldo da cento o duecento anni. Ma insomma fa caldo: otto gradi più della media. Fa caldo anche alle otto e mezzo del mattino, quando D'Alema e Bertinotti s'infilano separatamente nel palazzetto dei gruppi parlamentari, in via deli Uffici del Vicario. L'incontro deve restare segreto. Vengono valutate diverse sedi e alla fine viene rispettata la classica regola dell'intelligence: il luogo più anonimo è quello pubblico. E il luogo più pubblico per due deputati è appunto la Camera.
I due leader usano una sola accortezza: per incontrarsi usano uno dei vecchi passaggi segreti che mettono in contatto alcuni piani con altri all'interno del labirinto a ostacoli di via della Missione. Ai tempo del ribaltone, fu preziosissimo quello che nella Prima Repubblica metteva in comunicazione gli uffici del Pci con quelli della Dc. Ora la Dc è scomparsa, i Popolari ne hanno ereditato un sesto dei voti e un quarto dei seggi e nella loro vecchia sede abita la Lega. La sala "Aldo Moro" è diventata la sala "Bruno Salvadori": ma insomma il passaggio è rimasto e fu di gran comodo a Bossi, D'Alema e Buttiglione che fecero qui la festa a Berlusconi, salvo ratificarla mangiando pane e sardine nella cucina proletaria del pied-à-terre romano del Senatùr.
Quando i due leader attraversano piazza Colonna, nell'edicola vicina i giornali gridano a tutta pagina titoli di guerra. "Corriere della Sera": "Prodi-Bertinotti, guerra di nervi". La "Repubblica": "Assedio a Bertinotti". "La Stampa": "Cresce il rischio di elezioni anticipate". Il "Giornale": "Bertinotti vuole tutto. Prodi gli dà di più".
© Rai, Radiotelevisione italiana, Roma/Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.
L'autore
Bruno Vespa (L'Aquila 1944) ha cominciato a sedici anni il mestiere di giornalista nella redazione aquilana del "Tempo" e a diciotto ha iniziato a collaborare con la RAI. Dopo la laurea in legge a Roma (tesi sul diritto di cronaca), nel 1968 si è classificato primo in un concorso nazionale per radiotelecronisti bandito dalla RAI, ed è stato assegnato al telegiornale. È stato dal 1990 al 1993 direttore del TG1, dove è rimasto come inviato per i grandi avvenimenti. Da tre anni la sua trasmissione "Porta a porta" è il programma politico di maggior successo. Tra i suoi libri: E anche Leone votò Pertini, Intervista sul socialismo in Europa, Telecamera con vista, Il cambio, Il duello, La svolta. |