Quim Aranda
Piacere, Pepe Carvalho
Biografia autorizzata dell'investigatore più famoso di Spagna

"Pepe Carvalho racchiude in sé molte delle contraddizioni degli uomini e delle donne del ventesimo secolo. Il detective ha attraversato la storia sottobraccio a se stesso in un viaggio parallelo che lo ha esposto ai molti scossoni del mondo contemporaneo..."

Una vera biografia per un personaggio di fantasia. I venticinque anni che si festeggiano quest'anno, sono relativi all'invenzione di un personaggio entrato ormai nell'immaginario collettivo in modo tale da aver conquistato una propria realtà storica. Infatti è stato possibile a Quim Aranda, storico e giornalista, ricostruire con assoluta precisione infanzia, adolescenza, giovinezza e maturità di Pepe. L'interesse del libro supera l'elemento curioso di "vera" biografia di un personaggio "falso", in quanto la Spagna che ci viene tratteggiata, con grande sensibilità sociologica e politica, è autentica, così come autentiche sono le tensioni internazionali degli anni Sessanta che vedono la vita di Pepe cambiare completamente rotta e campo d'azione: da militante comunista ad agente della Cia.
L'infanzia a Barcellona nel Barrio Chino è stata sicuramente simile a quella di tanti bambini condizionati dalla povertà e dalle vicende storiche, la guerra civile e il Franchismo. Il Barrio Chino aveva anche goduto di una certa notorietà internazionale e aveva visto la presenza di intellettuali e di "signorini dei quartieri alti della città vogliosi di safari intellettuali". Ma sia chi era stato politicamente attivo nell'opposizione e ne aveva pagato le conseguenze, come Evaristo Carvalho padre di Pepe, sia chi aveva invece guardato come semplice spettatore ai drammatici avvenimenti di quegli anni, e non era un potente, aveva sofferto fame e privazioni.
Successivamente l'adolescenza e gli studi, l'iscrizione all'Università come forma di vera emancipazione sociale in una realtà in lenta trasformazione. Quim Aranda offre un quadro sociologico del Barrio in quegli anni, ad esempio la prostituzione era così diffusa da non poter essere nemmeno considerata un'attività riprovevole.
Nella seconda parte, "Viaggio di andata e ritorno", si parla dell'esperienza americana di Pepe e del suo ritorno a Barcellona. Viene anche presentata una Spagna in rapida evoluzione e modernizzazione che però non suscita certo l'entusiasmo di un Pepe ormai deluso e senza più entusiasmi per le novità.
Una biografia-romanzo-saggio che si chiude con un curioso test: 101 domande per saggiare la preparazione del lettore sul suo antieroico "eroe".


Piacere, Pepe Carvalho. Biografia autorizzata dell'investigatore più famoso di Spagna di Quim Aranda
Traduzione di Silvia Meucci Pag. 142, Lit. 14.000 - Edizioni Feltrinelli (Universale Economica Feltrinelli)

Le prime righe
A guisa di introduzione

José Carvalho Tourón esiste. Non è unicamente un fortunato personaggio letterario creato da Manuel Vázquez Montalbán. Le notizie biografiche che il lettore ha tra le mani attestano l'esistenza di una realtà carvalhiana tangibile e indiscutibile, che è stata resa possibile grazie, soprattutto, ai contributi dei numerosi testimoni interpellati per redigere questo lavoro. Tutti testimoni che hanno diviso con Carvalho qualche momento della loro vita e ne parlano liberamente.
Quando ho cominciato la ricerca sulla vita di Pepe Carvalho, un personaggio che fino a due anni fa conoscevo a malapena, il mio obiettivo era formulare una domanda a cui tutti i miei amici, alcuni di loro più esperti di me sulle peripezie di Carvalho, mi esortavano a trovare una risposta, senza tener conto degli espliciti interessi sottesi al lavoro editoriale che mi accingevo ad assumere. Come e perché un giovane militante comunista rompe dalla sera alla mattina con la militanza politica e il passato, entra nella Cia, per poi rinnegare entrambi e tornare a Barcellona trasformato in un cinico scettico e nostalgico?
Il quesito era complesso e di difficile soluzione. Quindi, al lavoro! Il primo materiale che ho dovuto consultare sono state le cronache che lo stesso Manuel Vázquez Montalbán ha scritto su Carvalho.
Il personaggio è certamente sfuggevole. Montalbán lo sa meglio di chiunque altro perché non sempre gli ha fornito i dati precisi per ricostruire quel passato che tanto pesa sulla biografia del detective. La mia prima sfida, dunque, era quella di risolvere le contraddizioni insite nelle varie cronache e dare coerenza ai vuoti storici esistenti. Spero di esservi riuscito.


© 1997, Giangiacomo Feltrinelli Editore

L'autore
Quim Aranda (Barcellona 1963), laureato in Storia contemporanea, è giornalista. Divorato dalla passione per Pepe Carvalho, gli si è dedicato anima e corpo. Dopo il libro-intervista dal titolo Que pensa Manuel Vázquez Montalbán (1995), è diventato il coordinatore dell'Anno Carvalho, ha organizzato convegni e tavole rotonde e ha scritto una serie di epiloghi alle riedizioni commemorative dei gialli, pubblicate in Spagna per l'anniversario di Pepe.



Emmanuel Bove
Un padre e una figlia

"Nulla rischiarava un futuro gravido di nubi. Ovunque, intorno, percepiva un senso di ostilità totale che non si sentiva in grado di sconfiggere"

Il lungo racconto descrive il cammino verso la disperazione. Fin da giovane Antoine era stato caratterizzato dalla diffidenza di chi gli era vicino, come se tutti lo pensassero capace di azioni malvagie, tutti lo disprezzassero senza che lui ne avesse alcuna responsabilità. Perdente per una specie di vocazione, quando conquista qualcosa di positivo, sembra comportarsi in modo tale da perderlo. Così avviene con il lavoro, così con la moglie, così infine con la figlia...
La moglie era troppo amata, il disprezzo per se stesso così acuto, che Antoine sente quasi ineluttabile essere da lei pian piano respinto. Quando l'evidenza del tradimento non può più essere ignorata c'è un moto d'orgoglio, per un attimo appare una traccia di dignità, ma è tutto inutile, anzi l'estemporaneità della reazione dopo tanto silenzio dà alla donna la spinta decisiva ad andarsene.
Lo stesso avviene in seguito con la figlia. È troppo amata, troppo adorata dal padre, che davanti a lei ha vergogna di se stesso, perché lei non arrivi a disprezzarlo. La ragazza si allontanerà da quel padre così sgradevole fino ad andarsene da casa. Il sussulto dell'autorità paterna davanti alla scoperta della relazione della figlia con un uomo appare del tutto inconsulto, Antoine non sa gestire i suoi sentimenti, anzi cerca di allontanare da sé sempre e comunque chi ama, restando nella sua desolata solitudine, unica dimensione che sa affrontare.
L'angosciosa conclusione del racconto, questo squallore che pervade e incrina anche l'espressione di un grande amore paterno, mostra la desolante condizione umana di un uomo destinato alla solitudine e alla sconfitta.


Un padre e una figlia di Emmanuel Bove
Titolo originale: Un père et sa fille

Traduzione di Carlo Alberto Bonadies
Pag. 123, Lit. 12.000 - Edizioni Il melangolo (Nugae 92)

Le prime righe

Jean-Antoine About era considerato un tipo strano nel quartiere di place Vintimille. Difficile dirne l'età. "Per me ne ha sessanta suonati", sostenevano alcuni. Altri lo trovavano un uomo maturo invecchiato anzitempo. Anche se si era trasferito in quel quartiere ai primi del secolo, tutti lo conoscevano di vista solo da cinque o sei anni. L'aspetto trasandato, poco pulito, l'aria stralunata avevano dato nell'occhio. Ma ciò che incuriosiva in particolare i bottegai delle vicinanze era il fatto che About abitasse in un palazzo borghese, con tanto di balcone lungo la facciata del secondo e del quinto piano.
Quella casa, di cui Jean-Antoine About occupava uno dei due appartamenti del quarto piano, si trovava proprio accanto al giardino di place Vintimille, per cui, affacciandosi, About riusciva a scorgere parte della ringhiera e le prime aiuole. Spesso s'appoggiava all'ultima finestra dell'appartamento, quella di una stanza resa scomoda dal muro di sbieco che sfiorava il caseggiato accanto. Così il locale, trasformato in sala da bagno, fungeva da ripostiglio.
Jean-Antoine About s'era creato in quel luogo un suo angolino, quello di cui la moglie, all'epoca in cui la coppia viveva insieme, si beffava in questi termini: "Se non hai sempre i tuoi angolini!...", oppure: "Possibile che non possa vivere senza uno sgabuzzino?".
Da quel locale, About scorgeva solo un terzo del giardino, cosa che non mancava di mandarlo in bestia quando capitava un incidente, o la gente cominciava a litigare, dato che, in circostanze simili, egli riusciva a vedere solo uno degli interlocutori o il davanti di un'automobile. Allora, se vestito, About usciva, mischiandosi al capannello di curiosi e facendo segno alle finestre che "valeva la pena di scendere in strada". Ma venendo da lui, nessuno degli inquilini affacciati accoglieva l'invito.


© 1997, il nuovo melangolo s.r.l.

L'autore
Emmanuel Bobovnikoff (Bove) nasce a Parigi il 20 aprile 1898 da padre ebreo russo apolide e madre lussemburghese, affetta da gravi disturbi psichici. Svolge molti mestieri saltuari, autista di tram, barista, operaio. Dal 1922 inizia a pubblicare e nel '24 il suo romanzo Mes amis riscuoterà un immediato successo di pubblico e di critica. Nel 1934 entra a far parte del Comitato di vigilanza degli scrittori antifascisti. Con l'armistizio, essendo di origini ebraiche e militante comunista, entra in clandestinità, si rifugia ad Algeri ed entra a far parte del Comitato nazionale degli scrittori. In Africa contrae la malattia di cui morirà, tornato a Parigi, nel luglio del 1945, a quarantasette anni.



Sergio Lambiase
CGDCT
Come giustamente diceva il compagno Togliatti

Un amarcord politico, e non solo, per un militante onesto in una Italia in trasformazione. Dal Pci alla passione per l'arte contemporanea attraverso alcune tappe che lo accomunano a molti altri uomini e donne del nostro paese.

Tantissimi giovani in Italia hanno vissuto le medesime esperienze del protagonista, diventando adulti attraverso la militanza politica nel Pci prima e poi col Manifesto o altri movimenti, l'impegno nel sociale con gli amici e i compagni, l'amore...
Discussioni all'interno del partito, decisioni da prendere, settori di cui occuparsi, magari stabiliti "dall'alto" e non graditi...
Nella prima parte conosciamo Canio e il suo vivere in prima persona la difficile situazione di un militante di sinistra negli anni Sessanta, con la rottura traumatica dopo i fatti di Praga e l'abbandono dell'Associazione Italia-Urss e del Pci. Dopo, naturalmente, aver fatto un viaggio in Unione Sovietica in cui incontra l'amore sotto forma di una compagna di nome Carmen da cui avrà un figlio: Karl.
Nella seconda, intitolata Sacro cuore di Lin Piao, lo vediamo alla ricerca di una nuova identità politica tra "riunioni intergruppi", la questione dell'egemonia operaia, Radio Tirana, l'impegno sociale nel quartiere Traiano, gli spettacoli di Dario Fo e Franca Rame: "questo non è teatro per borghesi", dice il suo amico Procolo, "ma per sane masse proletarie che attraverso il gioco della comicità saranno portate a riflettere sul loro antagonismo sociale"...
E poi la terza parte, Andy Warhol e gli altri: per Canio l'impegno sociale si trasforma piano piano in ricerca culturale, sotto la guida del nuovo "guru" Emilio, animatore della scena artistica napoletana al punto da portare in città Andy Warhol. Canio stesso lo accompagna per le vie di Napoli alla scoperta di una metropoli difficile e di un complesso rapporto con se stesso. Un continuo tentativo di combattere la generalizzata tendenza anni Ottanta di rifluire nel privato, abbandonando il sociale e qualunque forma di resposabilità pubblica.
Infine la quarta parte, Onda su onda, in cui lo troviamo impegnato in trasmissioni radiofoniche come free-lance, alla ricerca di nuove certezze politiche che passano attraverso vari movimenti e arrivano a un finale veramente "a sorpresa".


CGDCT. Come giustamente diceva il compagno Togliatti di Sergio Lambiase
183 pag., Lit. 24.000 - Edizioni e/o, (Dal mondo)

Le prime righe
Parte Prima
Il mio nome è Canio
Il mio nome è Canio, ma per le zie ero Canino o Nino. Mio fratello per scherzo invece mi chiamava Caino. Non lo sopportavo. Una volta gli faccio: "Se lo dici ancora, t'ammazzo!". "Come volevasi dimostrare!" mi risponde. Lo centro con un pugno. Lui reagisce con un calcio nello stinco. Zoppico per una settimana. Forse me la sono meritata. Il mio album è pieno di avvenimenti. C'è Togliatti nel letto d'ospedale dopo che lo studente Pallante gli ha sparato, ci sono i Rosenberg dietro le sbarre, la contessa Bellentani, Edmund Hillary in cima all'Everest, Coppi e la Dama Bianca mano nella mano. La morte di Stalin l'apprendo dalla radio. Mio padre commenta: "Era ora!". Quanto a me resto a lungo pensieroso, perché tra i libri di mio padre c'è questa biografia di Stalin scritta da Essad Bey che chissà quante volte ho letto e riletto, con le incredibili avventure del "compagno Koba" in mezzo a treni assaltati, bombe lanciate contro i cosacchi, fughe impossibili dalle prigioni zariste e via cantando. Armato di forbici da giardino ritaglio una foto dall'"Europeo". Mostra Stalin tutto smaltato e circondato di fiori, la bandiera rossa sui piedi e Malenkov e Beria che gli fanno da guardia. Beria ha occhiali senza stanghetta e una smorfia curiosa sul labbro. Mio padre è convinto che sia stato Malenkov ad ammazzare Stalin. "A me pare tutto commosso!" dico. "I comunisti hanno sempre una doppia faccia!" è la risposta.
Quando mio fratello vede la foto di Stalin nell'album dice che si capisce subito che è stato imbalsamato uno schifo. È troppo gonfio e poi le dita sono già dei salsicciotti. "Sono sicuro che fra poco scoppierà!" conclude. Mio fratello non sopporta i comunisti e compra ogni settimana "Candido" con le vignette dei trinariciuti che hanno la terza narice per respirare l'aria del partito.


© 1997, Edizioni e/o

L'autore

Sergio Lambiase vive e lavora a Napoli, dove si occupa di programmi per la radio. Ha pubblicato nel 1992 il romanzo Memorie di una guida turistica; ha anche scritto Napoli 1940-1945 (Longanesi 1978), Marinetti e i futuristi (Garzanti 1979), Capri 1905-1940. Frammenti postumi (Feltrinelli 1983).



Robert I. Simon
I buoni lo sognano i cattivi lo fanno
Psicopatici, stupratori, serial killer

Il cuore ha le sue ragioni
che la ragione non comprende.
Blaise Pascal, Pensieri

Nella vera notte buia dell'anima, sono sempre
le tre del mattino
F. Scott Fitzgerald, L'età del jazz

Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa,
è incurabile! Chi lo può conoscere?
Geremia, 17,9


In tutti noi si nasconde un "lato oscuro" della personalità, ma mentre la maggior parte degli esseri umani riesce a contenere questo suo aspetto deviante, una minoranza non può farlo. Il "lato oscuro" prende il sopravvento e le psicopatie si manifestano. L'autore fa di questa terribile e infelice fascia dell'umanità l'oggetto del suo studio, uno studio approfondito e scientifico nato dalla sua lunga esperienza come psichiatra e psichiatra forense.
Il campo di studio di questo saggio sono gli Stati Uniti, ma le deduzioni tratte dai vari casi presi in esame sono applicabili a qualsiasi nazione del globo. Simon prospetta esempi per tutte le sezioni del volume, suddivisi secondo il tipo di problemi: dai persecutori ai violentatori, dai suicidi ai freddi assassini, da coloro che attuano un abuso sessuale sfruttando le professioni assistenziali agli adepti di sette assassine, dai pedofili agli episodi di violenza sui luoghi di lavoro, per finire con i casi più drammatici di serial killer sessuali. Un libro estremamente coinvolgente, scritto in modo chiaro e che presenta non solo i singoli episodi, ma offre una visione d'insieme che intende chiarire i perché di alcuni gesti inspiegabili, andando alla ricerca di traumi infantili, di frustrazioni in ambito lavorativo o familiare, di incidenti improvvisi e gravi che in qualche modo possono avere influito sulla personalità deviata di questi "cattivi". Cattivi che si distinguono dai "buoni" solo perché, come ci fa capire l'autore, realizzano in pratica ciò che gli altri semplicemente immaginano.
E come può una famiglia reprimere eventuali istinti devianti nei figli, si chiede ancora Simon? "Si capisce bene che per allevare donne e uomini buoni ci vogliono un duro lavoro, un impegno continuo e cure affettuose... In molti casi, buone cure parentali possono vincere o inibire tendenze antisociali ereditarie. In altri, anche la migliore situazione familiare possibile può non essere sufficiente per controllare comportamenti distruttivi innati... Perciò, anche in condizioni ottimali, quello dei genitori è un compito impossibile. Non esistono genitori perfetti, e nemmeno figli perfetti." Una conclusione che non apre grandi spiragli di speranza verso un futuro migliore.


I buoni lo sognano i cattivi lo fanno. Psicopatici, stupratori, serial killer di Robert I. Simon
Titolo originale dell'opera: Bad Men Do What Good Men Dream

Traduzione di Erica Joy Mannucci
424 pag., Lit. 36.000 - Edizioni Raffaello Cortina, (Le conchiglie)

Le prime righe

FARE LUCE SUL LATO OSCURO
DEL COMPORTAMENTO UMANO

Il genere umano ha un lato oscuro: la sua esistenza non dovrebbe sorprendere coloro che pensano di essere brave persone. Per la maggior parte delle religioni l'umanità è cattiva, malvagia, e ha un estremo bisogno di redenzione. La storia di Adamo ed Eva racconta la caduta dell'uomo, con la perdita della grazia e la discesa in una condizione disperata. Da quel giorno, la storia del mondo è stata intrisa di violenza.
Oggi, i giornali e le emittenti televisive smerciano la loro dose di tragedie umane. Negli ultimi vent'anni, quasi 37 milioni di americani sono stati aggrediti da criminali; ogni 22 secondi, un americano viene picchiato, accoltellato, ferito con un'arma da fuoco, stuprato o ucciso. In un'America dove possono spararti da un'auto in corsa, dove la violenza colpisce a caso, nessuno si sente al sicuro. Dall'altra parte dell'oceano, l'orrenda "pulizia etnica" - un altro modo di dire genocidio - continua senza sosta nelle ex repubbliche della Jugoslavia. In Somalia, decine di migliaia di persone sono morte di fame mentre i signori della guerra feudali si davano battaglia, per poi scatenarsi contro chi veniva a salvare i somali dalla morte per fame.
Alcuni dei grandi autori - come Dostoevskij, Poe, Stevenson e Shakespeare - che hanno scritto classici sugli impulsi più oscuri degli esseri umani ci fanno intravedere i demoni che si affacciano dai recessi bui della nostra mente. La Rochefoucauld diceva che "spesso ci vergogneremmo delle nostre azioni migliori se il mondo ne conoscesse le motivazioni". In Cuore di tenebra Joseph Conrad ha scritto: "anche le azioni più scoperte di un uomo hanno un lato segreto". Nella vita reale gli esempi abbondano: il più noto è quello del bambino sadico che diventa un famoso chirurgo.


© 1997, Raffaello Cortina Editore

L'autore
Robert Simon è professore di psichiatria alla Georgetown University School of Medicine di Washington. Esercita inoltre da molti anni la professione di psichiatra e psichiatra forense.



Giuliana Ukmar
Se mi vuoi bene, dimmi di no
Regole e potere positivo per aiutare i figli a crescere

"Sembrava quindi che l'onnipotenza fosse alla base di una grossa fetta delle patologie infantili, dal gravissimo autismo fino ai banali comportamenti nevrotici, che spesso vengono utilizzati anche da bambini perfettamente normali."

Il libro si inserisce nella attuale corrente di "revisione" pedagogica e di ritrovato rigore educativo. La difficoltà dei giovani ad inserirsi nel mondo degli adulti e a raggiungere una vera autonomia viene addebitata a un eccesso di "permissivismo" e al delirio di onnipotenza che si sviluppa nei bambini che vedono i genitori sempre disponibili al dialogo, alla comprensione, all'aiuto.
Nel volume della Ukmar sono descritti alcuni "casi", trattati dall'autrice in terapia, o individuale o familiare. Alcuni casi appaiono miracolosamente risolti non appena il problema è stato identificato dai preoccupati genitori, altri invece hanno visto l'abbandono della terapia da parte di quelle madri e di quei padri che non hanno retto lo stress delle reazioni filiali ad un mutato atteggiamento educativo.
I genitori devono apparire al figlio autorevoli, anzi "potenti", capaci di stabilire regole di vita e di comportamento che non sono modificabili dai capricci o dalle intemperanze dei figli.
Necessità di certezze, di punti di riferimento sicuri che diventano anche sicurezze affettive. "Se sanno dirmi di no, mi amano davvero; se sanno negarmi qualcosa nonostante le mie scenate, vuol dire che tengono sul serio a me e al mio bene": questo è quello che pensano i bambini in realtà.
L'autrice, neuropsichiatra e psicoterapeuta della famiglia e della coppia, mostra come spesso i comportamenti genitoriali siano specchio di crisi di coppia irrisolte e i figli diventino un terreno di battaglia tra adulti; altre volte invece c'è assoluta buona fede e sincero affetto che però non si sanno tradurre in comportamenti educativi corretti.
Un piccolo manuale utile ai genitori, anche se tutto va valutato nelle specifiche situazioni e verificato "sul campo".


Se mi vuoi bene, dimmi di no di Giuliana Ukmar
Pag.166, Lit. 28.000 - Edizioni Franco Angeli (Le Comete n.62)

Le prime righe
Matteo
Quando arrivò da me, Matteo era già pesantemente etichettato da un punto di vista psichiatrico. Si parlava di schizofrenia e, stando ai sacri testi, non posso nemmeno dire che fosse una diagnosi arbitraria.
Matteo aveva 22 anni ed era reduce da due trattamenti analitici interrotti per "cattiva condotta". Il ragazzo infatti, dopo le prime sedute cui si presentava puntuale, aumentava sempre più i suoi ritardi fino a scomparire del tutto: restava a casa a dormire. Questa infatti era stata negli ultimi tempi la sua fondamentale occupazione diurna.
Dormisse o no, se ne stava comunque chiuso nella sua camera, rifiutando qualsiasi contatto con i familiari e qualsiasi rumore gliene ricordasse la presenza. La madre lamentava di non poter più usare alcun elettrodomestico o ascoltare la radio o ricevere telefonate senza che Matteo cominciasse a urlare, a lanciare oggetti e a volte anche ad alzare le mani sul primo che capitava.
Ovviamente il ragazzo non consumava i pasti con i genitori, ma, al mattino prestissimo o alla sera molto tardi, pretendeva che la madre gli preparasse un pasto caldo, che a volte poi nemmeno mangiava.
Al calar della notte però, quando tutti se ne andavano a dormire, un'ombra cominciava a vagare per la casa. Ombra per modo di dire, certo, visto che tutte le luci venivano accese, lo sciacquone del bagno usato per tempi incredibili e la televisione tenuta ad un volume da far vibrare le pareti.
La cosa più assurda era che tutti questi fatti passavano nella più assoluta impunità. Nessuno, non le sorelle né i genitori né i vicini, che osasse minimamente reagire a provocazioni così massicce.

© 1997, Franco Angeli s.r.l.

L'autrice
Giuliana Ukmar è medico neuropsichiatra, psicoterapeuta della famiglia e della coppia. Nata a Trieste, vive e lavora a Milano, ha due figli. Tiene gruppi per genitori sia di problem-solving che di formazione al rapporto. È coordinatore sanitario di un'istituzione pubblica per la gestione dell'handicap infantile.



24 ottobre 1997