Giuseppe Conte
Il ragazzo che parla col Sole

Un romanzo di formazione, fra l'India degli hyppies e l'Italia e, ancora, la Cornovaglia, di un giovane alla ricerca delle proprie radici culturali.

Strutturato nella forma di romanzo tradizionale, ma assolutamente atipico nel panorama letterario italiano, Il ragazzo che parla col Sole è suddiviso in un Antefatto e diversi libri (Libro primo, Surya; Libro secondo, Giasone; Libro terzo, Perceval; Libro quarto, Sigfrido) per chiudersi con un Epilogo. Il narratore, di cui si seguono le vicende in un arco di tempo relativamente lungo, è Surya, sole in indiano. Nel primo libro Surya è un ragazzo felice che vive con i genitori, hyppies, nel paese di Chapora, su una spiaggia indiana. I genitori, che hanno tagliato tutti i ponti col passato, a cominciare dai nomi, hanno battezzato la propria casa Terra Fiorita e lì vivono alla ricerca di un'armonia interiore. Ma non durerà a lungo. Dopo la scomparsa del padre e la morte per annegamento della madre, Surya, ormai solo, parte alla ricerca delle sue radici, della famiglia d'origine in Italia e dell'unico parente di cui conosce l'esistenza: il nonno paterno, il Grande Padre. Come in una ruota del destino, da genitori fuggiti dalla propria terra d'origine nasce un figlio destinato a ritornarvi, beffando ogni progetto e previsione. Però per un ragazzo vissuto da sempre in una "realtà separata", come si potrebbe dire parafrasando il titolo di un romanzo di Castaneda, non è semplice capire la cultura occidentale, i suoi modi e i suoi tempi, se non attraverso una tormentata evoluzione interiore. Improvvisamente il romanzo si trasforma in un giallo e si evolve una storia di sparizioni e attentati ambientata in Gran Bretagna alla ricerca di un amico scomparso... Ma qui è necessario fermarsi, perché la vicenda va scoperta a poco a poco leggendola.


Il ragazzo che parla col Sole di Giuseppe Conte
411 pag., Lit. 32.000 - Edizioni Longanesi & C., (La Gaja Scienza n.542)

Le prime righe
ANTEFATTI

Entroterra di Sanremo, Italia, 1977

"Guarda quella moto..." dice tenendo un braccio verso la strada un giovane alto, nudo dalla vita in su e con un paio di pantaloni bianchi larghi allacciati con un spago; si rivolge a una ragazza magra dai capelli castani luminosissimi.
"La vedo", risponde lei, distratta.
"Sembra diretta qui."
La strada sale dal fondovalle con tanti tornanti, tra le vigne e poi tra pini e castagni fino a quel paese di quattro case; se ne distinguono dei tratti di lassù; quell'azzurro più scuro è il mare, nell'imbuto che formano sull'orizzonte le cime di due colline.
"Che cosa piantiamo, allora, hai deciso?" riprende lei.
"Abbiamo detto che pianteremo pomodori, di quelli a cuore di bue, intanto."
Lui si chiama Angelo, lei Gioia, e sono sposati da poco. Abitano in una vecchia casa di pietra a due piani, che hanno appena rimesso in ordine, in quel paesino tra un dirupo roccioso e un castagneto che copre tutto il fianco di una collina. Vicino vivono alcuni ragazzi che si sono sistemati nelle case abbandonate; Angelo e Gioia stanno cominciando a occuparsi del terreno lì davanti, delimitato da due pini altissimi: vogliono ricavarci un orto.
"Elio, Elio! Vieni!" grida Angelo. Elio li raggiunge; è il loro più grande amico, e lo hanno invitato ad abitare per un po' lì con loro. Anche lui si mette a guardare verso la strada, portando la mano alla fronte come una visiera.
La moto sale con un rumore sempre più forte. Ora si distingue chi la guida, la sua maglietta bianca, i suoi capelli biondissimi. È diretto proprio verso di loro, ci sta arrivando lasciandosi dietro una nuvola di fumo e polvere. Gioia rientra in casa, non aspetta neppure che scenda da quella sua moto gigantesca.


© 1997, Longanesi & C.

L'autore
Giuseppe Conte nato a Imperia nel 1945. È stato insegnante, redattore del Verri e collaboratore di molte altre riviste letterarie. Nel 1972 ha esordito con un volume di critica, La metafora barocca, cui hanno fatto seguito libri di poesie e vari saggi. Suoi libri sono stati tradotti in Francia, Russia e Stati Uniti. Ha tenuto conferenze e letture in moltissimi paesi europei ed extraeuropei. Recentemente ha scritto e interpretato settimanalmente clip di poesia e miti per la trasmissione culturale di Raidue L'altra edicola. Abitualmente vive a Nizza.



Roberto Cotroneo
Otranto

"Ci sono dei momenti in cui la ragione è solo un approdo senza cibo, senza ombra, senza acqua da bere: un miraggio di salvezza e niente più. Avevo deciso che i due mosaici si dovevano leggere assieme. Solo così trovava un senso quel destino che mi aveva portato fino a questa città affacciata sull'Oriente."

Un romanzo che vuole avere un ampio respiro e racchiudere temi universali, come la morte, la memoria, i misteri della storia e della vita.
Una giovane olandese va a Otranto a restaurare il grande mosaico che occupa l'intero pavimento della cattedrale. Un clima di mistero e di angoscia, voci, volti, luce accecante penetrano nella protagonista e stanno per travolgerla. Un giovane medico si prende cura di lei, ma è anche lui parte di questo luogo dove magia e realtà, passato e presente si intersecano e si confondono. Solo alla fine il romanzo mostra che in realtà c'era un filo conduttore, un sottile filo che aveva portato la ragazza fino a quella città lontana e carica di una storia di eccidi e di morti violente. Solo allora potrà iniziare a scrivere al padre, lunghe lettere che forse non verranno mai lette, ma nelle quali finalmente lei potrà parlargli di Otranto e del suo mare, scrivergli in lingue diverse perché ogni parola sappia ben descrivere le immagini che lei ha nei suoi occhi per sempre. Il colore, i suoi significati, la luce e la sua forza inebriante, così come l'oscurità e l'ombra e i suoi riflessi sull'anima, sono tema ricorrente nel romanzo.
Tra i capitoli che narrano il dipanarsi della vicenda vengono inserite brevi pagine, scritte da un'altra entità, una specie di "altra voce" che osserva e che, come dice Cotroneo stesso "sono come un controcanto, segnano il ritmo: e contengono le parole di chi osserva la storia da fuori".


Otranto di Roberto Cotroneo
Pag., 268, Lit. 27.000 - Edizioni Mondadori (Scrittori italiani)

Le prime righe

Avrei detto che ormai conoscevo quell'ora meridiana in cui i dèmoni scelgono di rivelarsi. Quando i raggi del sole piombano dallo zenit, quasi fosse una pioggia di sfolgorî, e tutt'intorno questo cielo saturo di blu, come soltanto a Otranto riesci a vedere, ché da altre parti sembra sbiadito. E in questo cielo blu, in questo sole che annerisce le ombre, avrei detto che si poteva camminare per queste strade tortuose, a gradini e salite, e mura spesse, e porte inespugnabili. Città costruita sulla paura che i turchi potessero tornare, e tagliare le teste. È come se quel rosone della facciata, sedici raggi a trafori gotici per una Cattedrale che più volte mi è parsa inafferrabile, a quest'ora faccia scendere un sipario d'ombra, fino a renderlo un cerchio, una macchia scura in contrasto a queste pietre bianche che abbagliano i visitatori. Avrei detto che talvolta quel cielo saturo di blu, nonostante la luce di questo sole, donava all'orizzonte una consistenza limacciosa e densa. E quel mare, che sta intorno a questa città di mura, si presenta tra queste vie, in questa piazzetta, con un sommesso eco di onde che si infrangono sui bastioni. E non immagini che le onde possano infrangersi anche in un momento come questo: senza un alito di vento. Omero racconta che Ulisse navigava con un vento propizio ma poi come d'incanto il vento cessò, sembrava che un dio assopisse le onde, e fu allora che trovò le Sirene.


© 1997, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.

L'autore
Roberto Cotroneo è nato ad Alessandria nel 1961. Ha pubblicato Se una mattina d'estate un bambino (Frassinelli 1994) e Presto con fuoco (Mondadori 1995, Premio Selezione Campiello). Vive a Roma.



Jean Giono
Lettera ai contadini sulla povertà e la pace

"Lettera ai contadini. Rammentare ai contadini i meriti e le grazie della povertà. È da lì che vinceremo, se dobbiamo vincere."

Jean Giono Diario, 6 luglio 1935


Seppur legata a filo doppio all'epoca nella quale l'autore la scrisse (l'estate del 1938), questa "Lettera ai contadini sulla povertà e la pace" è una testimonianza ancora interessante su un mondo spesso dimenticato, sottovalutato, relegato ai margini di una società in evoluzione. L'autore, divenuto popolare dopo la recente trasposizione cinematografica del suo romanzo del 1951 L'ussaro sul tetto, era un uomo burbero e solitario, che trascorreva le sue giornate a Manosque, in Provenza, e conosceva dunque bene quella realtà contadina a cui si rivolge. Convinto che sia nell'aria una rivoluzione rurale di grande portata, Giono analizza anche il difficile rapporto che da decenni si è instaurato tra contadini e operai, visti questi ultimi come traditori di una causa comune, essenzialmente pacifista e contraria a ogni forma di dittatura. L'autore non ha posizioni politiche decise e, come riporta Maria Grazia Gini nella sua utile postfazione, si autodefinisce in questo modo nel novembre del '36: "i Contadini [...] ecco i veri antifascisti. E io so adesso cosa sono: degli anarchici come me, degli individualisti dei quali non si può fare un fascio, qualunque esso sia".
Elemento importante della lettera è il rapporto con il denaro, visto come una creazione inutile per i contadini, in ciò superiori al resto dell'umanità, non soggetti a questo "valore finto", corruttore. "Non siete obbligati, voialtri, a passare attraverso il denaro" - scrive nel capitolo La lotta contadina contro i tempi moderni - "Ci passate soltanto perché vi hanno sviliti [...] Che bisogno avete di trasformare il vostro frumento in denaro, se in fin dei conti la vostra necessità di vivere vi costringerà sempre a ritrasformare quel denaro in frumento? Fate passare il frumento direttamente alla vostra vita. Voi siete fuori dal sociale. Voi potete, dall'oggi al domani, senza fatica, essere liberi e autonomi". La condizione contadina viene dunque vista come fonte di assoluta autonomia e libertà e la rivoluzione contadina non-violenta come estrema evoluzione verso una nuova società e una nuova cultura senza denaro, non povera ma estremamente ricca, "naturalmente" ricca.
La rivolta contro lo Stato, che vede in loro solo carne da macello, utile in guerra per difendere la classe operaia (che in fabbrica costruisce armi) e i capitalisti, passa attraverso il sabotaggio e lo sciopero, nonché il rifiuto della militarizzazione di massa, per arrivare a un utopico mondo nuovo. Come asserisce Ferdinando Camon in un articolo per Tuttolibri (La campagna è la vera ricchezza, 25 settembre 1997) "il sogno di Jean Giono ha qualcosa di seducente per la sua bellezza e di disperato per la sua impossibilità". E non deve essere dimenticato.


Lettera ai contadini sulla povertà e la pace di Jean Giono
A cura di Maria Grazia Gini
Titolo originale dell'opera: Lettre aux paysans sur la pauvreté e la paix

123 pag., Lit. 18.000 - Edizioni Ponte alle Grazie, (Saggi)

Le prime righe

6 luglio 1938

Oh, vi sento! Riceverete questa lettera, osserverete la grafia e, dopo averla riconosciuta, direte: "Cosa gli salta in mente di scriverci? Sa dove trovarci. All'epoca della mietitura possiamo essere soltanto in due posti: o nei campi, o nell'aia. Gli bastava venire qui. A meno che sia malato - aprila, su - a meno che sia in collera? Non sarà che gli avremo fatto qualcosa?"

LA QUESTIONE CONTADINA È UNIVERSALE


Cosa pensate di avermi fatto? Sapete che non possiamo litigare, noi. No; se vi scrivo, è perché è ragionevole. Ho da dirvi cose molto importanti, dunque preferisco farlo per iscritto, no? Vedete che mi ricordo delle vostre lezioni!
No, a dire la verità, se c'è un po' di questo, c'è anche molto d'altro: spesso ci siamo detti, dopo alcune delle nostre chiacchierate: "Certo, certo, ma queste cose bisognerebbe dirle agli altri". Non c'è dubbio. Siamo davanti a una fattoria, nel dipartimento delle Basse Alpi, siamo in una ventina e quel che abbiamo detto, tra tutti, non ci è parso tanto stupido. Forse non abbiamo fatto uso di un'intelligenza particolarmente erudita, ma, precisamente, senza imbarazzo d'alcun tipo, abbiamo semplicemente parlato con buon senso. Ogni volta, dite se non è vero, nel quarto d'ora dopo, è stato molto piacevole fumare la pipa. Ma subito dopo abbiamo pensato agli altri - domani sera forse sarò da quelli di Pigette o della Commanderie, ma il problema non sta qui; non si parlerà esattamente delle stesse cose e intanto voi, lì, avrete già fatto altre riflessioni - e quando si pensa agli altri, dicevo, va tutto fuori posto. Questa lettera che vi scrivo ve la spedirò, ma, dal momento che è scritta, potrò contemporaneamente spedirla agli altri.


© 1997, Ponte alle Grazie spa

L'autore

Jean Giono è nato a Manosque, in Provenza, nel 1895, in una famiglia di origine italiana. È vissuto quasi sempre nella sua terra d'origine, dove è morto nel 1970. Di Giono sono stati pubblicati in Italia L'ussaro sul tetto, Una pazza felicità, L'uomo che piantava gli alberi e, proprio in questi giorni, Un re senza distrazioni.



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Antonella Montano
...E la notte non rimasero divise
L'omosessualità femminile in Italia

L'esperienza di una psicoterapeuta per conoscere meglio una realtà spesso nascosta, considerata ancora una grave colpa.

Non si tratta certamente di un argomento facile da affrontare, ancora adesso che l'omosessualità maschile è stata "sdoganata" da una serie di iniziative a carattere nazionale e internazionale e da una sempre maggiore attenzione da parte di organizzazioni sociali, culturali, dai mass media... Le donne lesbiche sono abituate da sempre ad essere isolate, discriminate, devono nascondere i propri sentimenti, crearsi una barriera difensiva. Come afferma Carmen Covito nella prefazione al volume "oggi, finalmente, le donne che amano altre donne stanno uscendo allo scoperto molto più numerose che in passato, molto meno impaurite o intimidite, e soprattutto molto meno disposte a tacere la propria verità ...Fino a non molti anni fa, solo le donne straordinarie osavano condurre una vita apertamente coerente con le loro preferenze sessuali. Oggi questo è un diritto per ogni donna comune". Tuttavia la nostra conoscenza dell'universo omosessuale femminile è ancora limitata. L'autrice ci conduce, grazie alla sua esperienza di psicoterapeuta, in questo universo (che essa stessa asserisce essere il 10% della popolazione italiana femminile) e nell'introduzione ci spiega: "Frequentando le lesbiche, constatando quante di queste donne sono discriminate, percependo attraverso le loro storie la sofferenza, e apprezzando le loro sorprendenti potenzialità è nata l'idea di questo libro. La conoscenza è già di per sé uno strumento contro la discriminazione. Se il libro riuscisse a fornire parte di questa speciale conoscenza, e a stimolare in chi legge una riflessione, l'obiettivo verrebbe centrato".


...E la notte non rimasero divise. L'omosessualità femminile in Italia di Antonella Montano
Prefazione di Carmen Covito
X-179 pag., Lit. 24.000 - Edizioni Mursia, (Luci e ombre)

Le prime righe

LE RADICI STORICHE
E ANTROPOLOGICHE
DEL LESBISMO


Come mi sono avvicinata a questo mondo
Ho iniziato ad interessarmi alle donne che amano altre donne anni fa, quando ho cominciato ad avere delle pazienti omosessuali. L'attenzione per i loro problemi è cresciuta in me, oltre che per un motivo di carattere umano, anche dal punto di vista professionale.
Una donna di 52 anni era venuta in cura per una depressione insorta dopo che aveva deciso di lasciare la sua compagna, ormai insoddisfatta della loro unione. Avevano convissuto per vent'anni senza mai frequentare altre lesbiche e vedendo comunque pochissime persone. Da un giorno all'altro era precipitata in un profondo isolamento. Chiedeva: "Come posso fare per conoscere altre lesbiche?".
Aveva toccato da subito uno dei problemi più scottanti: la quasi completa invisibilità di questo mondo. Stimolata dall'impegno particolare richiesto dalla terapia, e dietro i consigli di una psicoterapeuta americana, decisi di approfondire le mie conoscenze cercando di penetrare nel "territorio" in cui le donne omosessuali vivono, si innamorano, intraprendono e rompono relazioni sentimentali.

Ho incontrato donne lesbiche tramite amici, in club o nei bar da loro frequentati, a Roma, Milano, in giro per l'Italia e all'estero. Ho partecipato a raduni e convegni nazionali. Per alcuni anni le mie uscite serali sono state orientate quasi esclusivamente verso i loro ambienti. Alcune volte lasciavo mio marito e gli amici nel bel mezzo di una cena per correre a qualche appuntamento.


© 1997, Gruppo Ugo Mursia Editore S.p.A.

L'autrice
Antonella Montano, antropologa e psicoterapeuta, è nata ad Ancona e vive a Roma con suo marito. Esercita la professione di psicoterapeuta, è docente presso l'Istituto Skinner e tiene corsi di training autogeno. È autrice di numerose pubblicazioni nel campo dell'educazione alla salute.



Roberto Piumini
Le virtù corporali

Due racconti di magia e violenza, di sentimenti e incomunicabilità, di amore e morte.

Nella prima storia il protagonista è un personaggio che sembra uscito da un racconto mitico, da una favola antica: Marundano.
Il mago Marundano ha poteri straordinari, può rendersi invisibile, fluttuare nell'aria come un soffio trasparente "un pupazzo di luce e d'ombra, di vetro liquefatto" e da lui, la cui fama si diffonde in tutta la regione e anche in quelle vicine, arrivano due sorelle, Vemia e Dora, che cercano il suo aiuto. Dora non riesce più a parlare, a comunicare con gli altri da quando ha assistito alla morte di sua madre, colpita da un fulmine proprio accanto a lei. Potrà Marundano ridarle il dono della parola? Potrà far sì, con i suoi favolosi poteri, che la ragazza esca dall'isolamento assoluto? Il mago non risponde subito alle due donne: dovranno attendere molto tempo. E per lui saranno mesi difficili, in lotta con se stesso e con i suoi poteri (che sta perdendo) ma anche alla ricerca di nuovi limiti... fino alla scoperta dell'amore con Vemia e della procreazione.
Dora non è pazza, ha un motivo per guardare sempre attentamente le sue mani, per non desiderare più un rapporto con l'esterno, per chiudersi in un altro mondo, quello tutto suo e tutto interiore. Solo grazie a un grande, generoso atto d'amore potrà uscire dal suo isolamento.
La seconda storia invece ha un'ambientazione più "quotidiana": un'autostrada come ce ne sono tante, una macchina in viaggio, un guidatore, un'autostoppista silenziosa ma decisa. Anche tra loro nasce un amore, immediato, imprevedibile. Ma non c'è stupore in questo, solo passione e desiderio. L'autostoppista scompare e ricompare, da un autogrill a un camion adibito al trasporto di maiali... finché l'amore non si compie e proprio qui arriva il mistero.
Due storie contro la volgarità, la grettezza e la pesantezza della vita. Due donne chiuse in se stesse, incapaci di dialogare col mondo, ma ricche di sentimenti inespressi, che attendono solo un pretesto per potersi finalmente liberare.


Le virtù corporali di Roberto Piumini
117 pag., Lit. 18.000 - Edizioni Einaudi, (I coralli n.73)

Le prime righe

Storia del mago

Tolse i sandali di corteccia e li mise accanto al tronco del faggio, appaiati. Sentì sotto il fresco dell'erba il fervore tiepido del terreno. Un'aquila, nella luce dell'alto, mandò un richiamo solitario.
Camminò nel sentiero completamente ombroso, in leggera discesa. Dopo cento passi si fermò. Sollevò la faccia verso lo scoiattolo che, da un ramo di castagno, spiava il suo passaggio. Alzò lentamente la mano e divaricò indice e medio, bisbigliando una piccola frase. La bestiola, dopo un sobbalzo frenato, rimase immobile: solo nella coda un tremore leggero. Gli occhietti lustri, nerissimi, si chiusero a metà: per un istante la coda fu ferma, sospesa nuvoletta dorata in un raggio di sole. Poi, preso da un vortice, il piccolo corpo divenne arzillo, percorse due volte il ramo, risentito, e finì per arrampicarsi sul tronco grinzoso, ondeggiando. Scomparve nella verde luce frusciante delle foglie.
Marundano chiuse le dita a pugno, lentamente. Corrugò la fronte e guardò la compatta copertura del bosco, le rare strisce luminose che filtravano. Più avanti il sentiero incupiva tra pacati grovigli di radici muschiate: centinaia di dorsi di piccoli draghi addormentati, onde e onde di legno.
Il fresco della terra era più forte, bagnato.
Riprese a camminare. Il sentiero, più avanti, saliva bruscamente, aggirando un macigno completamente ricoperto di licheni dalle sfumature violacee. Sulla cima un giovanissimo faggio, radicato in zolle intruse nelle crepe del masso.

© 1997, Giulio Einaudi editore s.p.a.

L'autore
Roberto Piumini è nato a Edolo nel 1947. Vive a Milano. Ha pubblicato quattro volumi di racconti, Tre d'amore, Il ciclista illuminato, Lo stralisco, La sposa nel faro, un romanzo, La rosa di Brod e una raccolta di poesie, L'amore in forma chiusa. La sua fama è legata in particolare agli innumerevoli libri per bambini e ragazzi.



10 ottobre 1997