Vedi Cuba e poi muori
Fine secolo all'Avana

"C'è sicuramente di meglio e di peggio al mondo che vivere a Cuba. Ma niente che gli somigli. Niente che valga questo desiderio e questa disperazione. Niente che dia tanto struggimento a chi non c'è mai venuto e niente che lasci tanta nostalgia in chi non se n'è mai andato."

Dai lunghi racconti di questo volume emerge la realtà cubana successiva alla caduta del Muro di Berlino. Il "periodo especial", cioè fame, paura, solitudine, una vita al limite della sopportabilità, e nello stesso tempo una capacità di trasformare nella propria testa quella dura, tragica realtà, in una specie di fantasia, in un mondo "diverso", popolato da nani e pazzi, ma anche da passioni e desideri vibranti e incontenibili.
"In questo paese nessuno è pulito", almeno da quando esiste una nuova divinità: il dollaro. Chi possiede dollari può tutto, gli altri sono gli esclusi, e per potersi aprire le porte del paradiso, si accetta di diventare "nani", prostitute, corrotti. Non è avidità, è la legge della sopravvivenza, che rende furbi i più ingenui, spregiudicate le donne più timide, insensibili i più teneri di cuore. Eppure in questo malessere emerge una città che usa la ricchezza, non ne è preda, che conserva vitalità, passioni e qualcosa di molto simile alla coscienza. La sessualità è presentata come un potere assoluto e incantatore, straniante e risolutore, quello che ti fa morire o vivere, ma che è pulsione, azione: Elisabeth muore, uccisa dalla passione di Leander, uccisa dalla propria passione, dalla sessualità che è nella mente di ognuno, dai pensieri inconfessati degli uomini?
L'ultimo racconto della raccolta, scritto a quattro mani da Danilo Manera, il curatore dell'opera, e da Yoss, cioè José Miguel Sánchez Gómez, si chiama "L'incanto di fine secolo". Per chi conosce e ha una qualche frequentazione con la realtà di Cuba oggi, questo racconto è una vera emozione. Scandito in vari momenti, in "Interludios" e "Desencuetros" che accompagnano il passare degli ultimi dieci anni cruciali per quest'isola e per il mondo, la voce del narratore-protagonista è testimonianza, nell'evoluzione di alcuni personaggi, dell'ultimo periodo "sovietico", della violenta perdita di sicurezze successiva alla caduta del muro, del "periodo especial", e infine di questo oggi tragico e nello stesso tempo, pur nell'apparente immutabilità, vera scommessa con il futuro. Il tutto accompagnato da una sensualità che è voglia di vivere, dai corpi e dalle anime di un popolo che nella lotta per la sopravvivenza quotidiana non sa dimenticare attimi di grande generosità, un orgoglio inespresso e quasi ironico delle proprie radici, una spregiudicatezza ingenua e pura che va oltre la corruzione del sistema, la prostituzione come soluzione "professionale" e il mito del ricco occidente. Le ultime frasi del racconto hanno una forte carica simbolica: "Ora so che l'unica cosa che ci salva dall'essere cancellati è il coraggio di amare ancora, sognare ancora. Ora so che esisterò finché un poco di luce si rifletterà nei tuoi occhi. Non chiuderli. Non spegnerli. Guardami. Non te ne andare dall'Avana. Disegnaci ancora sopra il tuo sorriso, macchiala ancora. Tienici vivi. Non chiudere gli occhi. Non spegnere quest'ultima, minuscola luce. Perché qui è già troppo buio, sempre più buio".


Vedi Cuba e poi muori. Fine secolo all'Avana, a cura di Danilo Manera
Traduzione di Danilo Manera e per il racconto "Clemenza sotto il sole" di Silvia Meucci
Pag. 173, Lit. 23.000 - Edizioni Feltrinelli

le prime pagine
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IL FUTURO DEL SOTTOSUOLO
Miguel Mejides


C'è chi va contro tutto, e io, certamente, non vado contro niente. Forse ciò deriva dal grande limite che ha segnato la mia vita: sono guercio. Da quando ho l'uso della ragione, dalla prima volta che mi sono guardato allo specchio e ho visto i miei occhi storti, so di essere fatto per il silenzio, per la meditazione, per il sorriso obbligato e per le lunghe camminate nella città scelta come tana per la mia solitudine.
Mia madre, grazie al cielo, ha sempre capito l'aura da uccello muto che mi circondava, e ha saputo accettare la mia decisione di andarmene dal nostro paesino per imparare un mestiere all'Avana. Non ho mai dimenticato la scena di lei che mi saluta alla stazione ferroviaria, con il fazzoletto di lino nella mano alzata che dice addio, in mezzo al fumo del treno, e quel sorriso di beatitudine che non ha smarrito nemmeno con la morte.
Qualcosa di simile mi succede con L'Avana. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti, eppure solo da poco mi sono tolto il vizio di contemplare L'Avana con lo stesso sguardo di quel gennaio 1990. La città aveva ancora il suo alone di luci e misteri. Ricordo che la corriera è entrata dalla Carretera Central, abbiamo oltrepassato la Virgen del Camino e attraversato Luyanó, per poi vedere il Martí della Plaza de la Revolución e la rutilante stella del Luna Park che c'è di fronte al terminal degli autobus interprovinciali. Non riesco a cancellare dalla mente il taxi che mi ha portato al numero 234 di calle Infanta: una De Soto color mandarino, con lo stemma di un'antica provincia spagnola e un'insegna con il numero 13. Il conducente era un vecchietto basso, dall'accento andaluso, con un cappello variopinto, più adatto a un negro fanatico di rumbe.
"Questo è l'indirizzo," ricordo che mi ha detto.
Quando l'ho pagato mi ha guardato fisso, come sperando che i miei occhi ritrovassero la quiete.
"Si compri un paio di occhiali scuri, compare," mi ha consigliato perentorio.
Mia zia Buza, sorella di mia madre, mi ha accolto a metà fra il sollecito e il sorpreso. Mi ha guardato fisso negli occhi come il taxista e ha accennato a certi scongiuri per alleviare i difetti della vista. Suo marito mi ha salutato poco amichevolmente e per prima cosa ha chiesto se sapevo guidare. Quando gli ho risposto di no, si è messo a parlare della modernità, sottolineando che un uomo di questa fine secolo deve saper portare una macchina. Poi è sceso nei particolari del colloquio di lavoro a cui sarei stato sottoposto il mattino dopo.
"Mettiti i vestiti migliori che hai, parla solo lo stretto necessario, non soffiarti il naso, di' sempre: 'sì, compagno'. E menti: di' che sai guidare.'
Non riesco ancora a spiegarmi che cosa c'entrasse il fatto di saper guidare con il lavoro a cui aspiravo. Mi hanno sistemato in una stanzetta angusta con un piccolissimo bagno su un lato, ma dotata dell'incanto di una finestra affacciata sull'Avana. Era tutto così diverso dal paesino dov'ero nato! La metropoli mi impressionava per il traffico, per quel mare che indovinavo all'orizzonte, nella notte, e per l'edificio di Radio Progreso proprio di fronte a me. Da quella costruzione nascevano le storie d'amore degli sceneggiati radiofonici che facevano sospirare tanto mia madre. Ero all'Avana, mi dicevo, e non me ne sarei più andato da quelle fiamme che potevano anche essere infernali, ma erano pur sempre diverse, era come scoprire un dolore al quale un giorno sarebbe seguito il piacere.

© 1997 Giangiacomo Feltrinelli Editore

biografia degli autori
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Arturo Arango Arias, nato a Manzanillo nel 1955, critico letterario, ha anche pubblicato raccolte di racconti e una sceneggiatura.
Alexis Díaz Pimienta, nato a L'Avana nel 1966, è "repetista", cioè improvvisatore di strofe popolari cantate, lavora al Centro Provinciale della Musica dell'Avana. Ha pubblicato raccolte di versi e di racconti.
Michel Encinosa Fú, nato a L'Avana nel 1974, è disegnatore industriale e grafico. Ha già pubblicato raccolte di racconti.
Adelaida Fernández de Juan, nata a L'Avana nel 1961, laureata in medicina, ha lavorato in Zambia per due anni dal 1988 al 1990, oggi esercita in un ospedale de L'Avana. Ha pubblicato dei racconti.
Danilo Manera, nato ad Alba nel 1957, insegna letteratura italiana presso l'Università Statale di Milano. Ha collaborato ai "millelire" di Stampa Alternativa e ai quotidiani "il manifesto" e "L'Unità". Fa parte del gruppo redazionale di "Linea d'ombra". Ha curato varie edizioni di autori spagnoli e baschi. Ha curato edizioni di autori cubani, e ha collaborato alle guide di Cuba del Gabbiano e della Clup. Ha inoltre ideato l'antologia Cuentos italianos de hoy che ha presentato ai lettori cubani la più recente narrativa breve italiana.
Miguel Mejides, nato a Nuevitas nel 1950, ha pubblicato un romanzo e alcune raccolte di racconti.
David Mitrani Arenal, nato a L'Avana nel 1966, è ingegnere informatico e improvvisatore di versi cantati. Ha pubblicato raccolte di racconti.
José Miguel Sánchez Gómez, nato a L'Avana nel 1969, biologo, firma i suoi scritti col nome di Yoss. Ha pubblicato raccolte di racconti.



10 ottobre 1997