Michele Serra
Il ragazzo mucca

"Il vuoto, l'assenza totale di impegni e di ingombri, il tempo fermo della solitudine, la cessazione della vita sociale così come la intendiamo, il rigetto delle deformi maschere professionali, questa è la sola condizione che davvero può svelarci a noi stessi e rifarci padroni del nostro corpo. Per poi restituirci interi tra le braccia degli altri."

Il romanzo descrive la crisi di un intellettuale, una crisi che diventa vera e propria malattia, che penetra nel corpo e lo tormenta, gli impedisce di digerire il cibo, così come per il protagonista/narratore è impossibile ormai "digerire" le consuetudini di vita da intellettuale di sinistra, la notorietà che lo rende personaggio pubblico, le apparizioni televisive, una professionalità di cui ha smarrito il senso e mille altre maschere che ormai sente necessario "vomitare", così come ogni mattina avviene per il cibo mangiato la sera precedente.
Antonio Lanteri, giovane direttore, anzi fondatore, del più importante quotidiano della sinistra, decide di lasciare, per un periodo indeterminato, la realtà metropolitana per rifugiarsi nella casa parentale in Valmasca e lì compiere un cammino tra emozioni, pensieri, abbandoni, confessioni così da arrivare a recuperare quell'autenticità che sola può consentire di instaurare un onesto rapporto col mondo. Un ruminante, un ragazzo mucca quindi, che rimacina in sé tutti i sentimenti e le emozioni che l'infanzia e la giovinezza avevano impresso nel profondo, ma che le parole vuote di una certa consuetudine oratoria o il ruolo professionale di chi, scrivendo, interpreta i turbamenti o le disillusioni o le ineludibili speranze di una sinistra in crisi, avevano coperto di una patina che rende tutto prevedibile e artificioso. Bisogno di autenticità che esplode come "malattia" e cammino verso la guarigione e la vita che si realizza attraverso un cammino reale tra monti, pascoli, magici boschi e rocce "divine", e un cammino interiore guidato da fotografie dell'infanzia, vecchi amici ritrovati, ricordi improvvisamente ritornati vivi e vibranti. Tra tutti si staglia la figura dello zio Siro, della sua foto "coi comunisti", di una vita e di una morte gioiosa, coerente, dettata dall'utopia eppure così più seria di tante razionali vite che circondano come in una morsa Antonio.
Il bellissimo episodio dell'intervista con la "giornalista d'assalto" è forse il momento che segna il vero passaggio verso la guarigione, quando Antonio si presenta alla temuta intervistatrice senza la maschera, nudo, come il suo piede infortunato, le parla di funghi, di suo padre, del suo piede valgo e la disorienta, la sgomenta, in un certo senso la purifica.
La moglie e la figlia, in tanta finzione, sono il vero aggancio alla realtà, un rapporto che si basa sul rispetto e l'amore, senza aspettative, senza richieste, senza soprattutto ruoli e funzioni definite da codici fittizi.
Un romanzo, questo di Serra, in cui la bella scrittura si accompagna alla costruzione di una trama che si snoda con naturalezza e vigore, che potrà, per una certa generazione di lettori, diventare un vero e proprio libro-culto.

Il ragazzo mucca di Michele Serra
Pag. 217, Lit. 25.000 - Edizioni Feltrinelli

le prime pagine
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"Bentornato Antonio", disse il Grande Otorongo.
Stavo seduto nell'erba secca, con le spalle appoggiate al nume di pietra e lo sguardo rivolto al vallone. Nonostante fosse la fine di marzo faceva ancora molto freddo, e l'aria turbinante del crinale si infilava ovunque. Tirai fino al collo lo zip della giacca a vento. Adagiai la nuca tra le mani intrecciate e presi a seguire con gli occhi le nuvole filanti. Due poiane in caccia remigavano controvento, sospese nel celeste in attesa di tuffarsi sopra qualche sorcio incauto.
"Sei molto pallido", riprese Otorongo.
"Sono stato male. Parecchio male."
"E sei tornato per guarire?"
"Sì. Almeno in teoria. Ho bisogno di restarmene tranquillo per qualche giorno. E mi stavo proprio chiedendo, mentre salivo da te, se ne sono ancora capace."
Ficcai una mano in tasca e spensi il cellulare. Un piccolo gentile bip salutò, per parte mia, il mondo intero. Durante l'ultima vacanza che avevo trascorso a Valmasca ero salito spesso dalle parte del Grande Otorongo per fare qualche telefonata di lavoro: il segnale, giù a valle nella casa dei miei genitori, non arriva. Per captarlo bisogna salire più in alto, verso il cielo bene irradiato di voci, che collega gli uomini agli uomini. Quel poco di esposizione pubblica che poteva raggiungermi fin lassù in cima, adesso era esclusa.
Quel giorno pensavo, del resto, che la mia sola salvezza fosse rendermi irraggiungibile. Neppure sospettavo le molte cose, e le non poche persone, che avrebbero approfittato di quella brusca interruzione, di quello scarto ostinato e renitente della mia vita, per riuscire finalmente a raggiungermi. Sdraiandomi al freddo sole di montagna e abbandonandomi alla malattia ero pronto a godere dei vantaggi della resa, come quando una fatica soverchiante approda allo sfibramento, e puoi darti per perso, adagiarti nel perfetto grembo a forma di zero che hai infine saputo conquistare. Ero certo della destrezza della mia ingloriosa ritirata. Ma all'oscuro del suo imprevedibile esito.

Il cane Nullo, ultimate le procedure di vidimazione del territorio con una fitta gragnuola di pisciatine, venne a sdraiarsi al mio fianco con un rauco sospiro di piacere e chiuse li occhi. Ultimo dei tanti cani di mio padre, questo doveva ancora impratichirsi di me, e io di lui. Mi aveva conosciuto solo da cucciolo, più di due anni prima, l'ultima volta che ero salito in montagna a trovare i miei genitori. In quel lungo frattempo erano stati sempre loro a scendere in città, nel grande appartamento dove abito con mia moglie Dorotea e mia figlia Maria.
Mentre ripassavo con lo sguardo il profilo dei monti, le grandi e vaghe macchie dei boschi, le sagome delle poche case visibili da lassù, pensavo a quanto sono lunghi due anni. Mi chiedevo quali urgenze, quali impegni erano riusciti a tenermi lontano per tutto quel tempo da Valmasca, poco più di tre ore di macchina dalla città dove vivo e lavoro. Respiravo con sollievo l'aria gelida e conosciuta. Sentivo dietro il capo l'ottusa mole di Otorongo segnare lo spazio, ferma nel vento, cotta da migliaia di estati e congelata da migliaia di inverni, testimone delle gite e delle conversazioni di ormai tre generazioni di Lanteri.
Nella stessa posizione e guardando lo stesso paesaggio ero stato bambino e poi ragazzo. L'enorme e il minuto, là intorno, erano comunque miei punti di riferimento, che lo sguardo poteva mettere a fuoco dal primo all'ultimo giocando su pochi e lenti spostamenti del capo. Tra la fissità della mia stazione e la vastità del visibile correvano come cavi di funivia le decine di occhiate che riuscivo a lanciare, in una sola leggera campata, verso ogni luogo noto. Tutto si ridisponeva lungo l'antico ordine imparato da piccolo.

© 1997 Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano

biografia dell'autore
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Michele Serra Errante è nato a Roma, è cresciuto a Milano e vive a Bologna. Ha diretto il giornale satirico "Cuore", e scrive su "l'Unità" e "la Repubblica".

bibliografia
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I titoli sono tratti da
Alice CD,
il catalogo su CD-ROM
dei libri italiani
pubblicato da
Informazioni Editoriali.


Farina Renato - Liguori Paolo - Serra Michele, Penna montata. L'epopea del giornalismo italiano raccontata dallo strillone del Sabato, 1992, 192 p., Lit. 25000, Guaraldi-Gu. Fo (ISBN: 88-86025-13-0)

Serra Michele, Il nuovo che avanza, 3 ed., 1990, 152 p., Lit. 18000, "I narratori" n. 396, Feltrinelli (ISBN: 88-07-01396-7)

Serra Michele, Il nuovo che avanza, 2 ed., 1991, 152 p., Lit. 11000, "Universale economica" n. 1173, Feltrinelli (ISBN: 88-07-81173-1)

Serra Michele, Poetastro. Poesia per incartare l'insalata, 1993, 136 p., Lit. 14000, "I canguri" n. 44, Feltrinelli (ISBN: 88-07-70044-1)

Serra Michele, Poetastro. Poesie per incartare l'insalata, 1995, 140 p., Lit. 10000, "Universale economica" n. 337, Feltrinelli (ISBN: 88-07-81337-8)

Serra Michele, Quarantaquattro falsi, 2 ed., 1991, 116 p., Lit. 10000, "Universale economica" n. 1187, Feltrinelli (ISBN: 88-07-81187-1)

Serra Michele, Il ragazzo mucca, 224 p., Lit. 25000, "I narratori", Feltrinelli (data di pubblicazione prevista: Settembre 1997)

Serra Michele, Ridateci la Potemkin, 1988, 178 p., Lit. 24000, Mondadori (ISBN: 88-04-31321-8)

Serra Michele, Tutti al mare, 2 ed., 1991, 120 p., ill., Lit. 10000, "Universale economica" n. 1132, Feltrinelli (ISBN: 88-07-81132-4)

Serra Michele, Visti da lontano, 1987, 156 p., ill., Lit. 20000, "Biblioteca umoristica Mondadori", Mondadori (ISBN: 88-04-30033-7)



19 settembre 1997