Giorgio Bettinelli
In Vespa
Da Roma a Saigon

"Per un caso, una Vespa in regalo. Per un sogno, 24.000 chilometri in Oriente."

Dagli anni Sessanta ad oggi migliaia di ragazzi italiani (ed europei) hanno deciso, più o meno consapevoli di ciò a cui andavano incontro, di "imbarcarsi" in un viaggio verso l'oriente, per i motivi più svariati, ma quasi sempre alla ricerca del senso della vita, se non altro della propria, e di emozioni assolutamente inedite. Automobili, treni, aerei, navi, autobus, moto, biciclette e... piedi hanno trasportato questa massa di giovani in viaggio attraverso i paesi dell'est, la Turchia, l'Iran, l'Afghanistan (quando era possibile varcare i suoi confini senza pericolo), il Pakistan, l'India (destinazione ultima per molti ragazzi) e ancora i paesi indonesiani sino al Vietnam (riscoperto dopo un lungo periodo di "astinenza" forzata).
Seguendo questa scia parte anche l'autore di questo diario di viaggio che, a differenza di migliaia di predecessori, ha deciso di raccontare la propria esperienza e di trasmettere le proprie emozioni. In sella a una Vespa 125 attraversa decine di nazioni, incontrando centinaia di interlocutori spesso curiosi e interessanti, talvolta arroganti e pericolosi, e vivendo momenti di euforia (come lungo la strada che conduce ad Hanoi, "non ero mai stato così felice; così vicino a intuire un senso e una risposta") e momenti di sconforto (tra cui, proprio all'inizio, l'istante in cui a Roma, in un distributore sulla Salaria, un apprendista benzinaio versa alcuni litri di carburante nella presa dell'aria) l'autore percorre migliaia di chilometri, seguendo strade di ogni tipo. Tra guerre in corso, appena terminate o vicine all'inizio, in paesi sereni con popolazioni in pace o in nazioni tormentate dalle lotte di fazioni rivali, Bettinelli viaggia e ci racconta, per far vivere anche a noi un po' della sua meravigliosa avventura.


In vespa. Da Roma a Saigon di Giorgio Bettinelli
295 pag., Lit. 25.000 - Edizioni Feltrinelli, (Traveller / Feltrinelli)

Le prime righe
Suzy Wong
Il primo marzo del 1993, dopo sette mesi esatti da quando ero partito dall'Italia e 24.000 chilometri percorsi, mettevo la Vespa sul cavalletto nella piazza centrale di Ho Chi Minh City, davanti a un chiosco di bibite dove una radiolina gracchiava a volume esasperato le note di una canzone vietnamita, e mi concedevo la prima sigaretta dopo tutto quel tempo, annaffiandone per giunta le boccate con sorsi di birra ghiacciata, quasi per stordirmi dal piacere. Una combinazione di sapori di cui avevo perso la memoria, e che mi sembrò tanto buona da farmi socchiudere gli occhi e tremare impercettibilmente in tutto il corpo.
Era stato forse più duro mantenere quella promessa, fatta a me stesso alla vigilia della partenza in un afflato di masochismo davvero encomiabile: "Neanche una sigaretta fino a Saigon!"; era stato forse più difficile sottoporsi senza ribellioni, a testa bassa, a quell'autarchico e sgradevole ricatto morale, a quel superstizioso "fioretto" in prospettiva, di quanto fosse stato difficile arrivare sul serio a Saigon; la qual cosa, a onor del vero, in sella a uno scooter non era stata facile per niente.
Con i baffi impiastricciati di schiuma mi trovai a lanciare un lunghissimo ululato, dapprima quasi con circospezione; poi senza più ritegno, tra la perplessità divertita di alcuni vietnamiti che avevano preso ad attorniarmi e scuotevano la testa increduli, a metà strada tra un vago rispetto abbastanza immotivato e la consapevolezza motivatissima della follia altrui, e mi facevano domande in un inglese impavido, cantilenando con le curiose inflessioni delle lingue tonali, dopo aver visto la targa "Roma" e una strana scritta sulla fiancata della Vespa: "From Italy to Vietnam".


© 1997, Feltrinelli Traveller S.r.l.

L'autore
Giorgio Bettinelli è scrittore e giornalista. Dopo il viaggi descritto in questo libro, sempre in Vespa, nel 1994-95 copre 36.000 chilometri che separano l'Alaska dalla Terra del Fuoco. Nel 1995-96 percorre 52.000 chilometri, dall'Australia fino a Città del Capo. Per il suo prossimo viaggio ha progettato di partire dal Cile e raggiungere la Tasmania, attraverso le Americhe, la Siberia, l'Europa, l'Africa, l'Asia e l'Oceania: 150.000 chilometri in tre anni.



Antonello Catalano
L'oro del lago grande

Un giallo all'italiana: una bellissima rossa e un prete dal passato tormentato al centro di una vicenda che affonda le sue radici nelle ultime fasi della seconda guerra mondiale.

Nel Lago Maggiore è nascosto un tesoro? Chi detiene la chiave per ritrovarlo? È proprio questo il tema che fa da conduttore della trama di questo romanzo attraverso vicende complesse e personaggi tra loro molto diversi. C'è una splendida ragazza dai capelli rossi, seduttiva e perfida, ma capace di apparire anche ingenua e smarrita. Un prete dominato da un passato terribile che non sa liberarsi dall'incubo di essere stato responsabile della morte della madre. Una serie di piccoli e grandi malviventi, ex fascisti, giocatori incalliti e avventurieri da strapazzo. Infine le personalità appena tratteggiate di un giovane seminarista e del vecchio prete amico di don Ivo.
Questi gli attori del "giallo all'italiana" di un esordiente, Antonello Catalano, un giovane milanese esperto in Pubbliche Relazioni. Gli ingredienti classici del genere sono tutti presenti, ma alla classica suspense si aggiunge una certa attenzione alla più recente storia del nostro Paese e alle tragedie personali in quegli anni di tanti uomini e donne.


L'oro del lago grande di Antonello Catalano
Pag. 143, Lit. 19.000 - Edizioni Lettera 32

Le prime righe
Marisa sceglieva i suoi capi nelle migliori sartorie francesi e li indossava come poche donne sanno fare. La roulette era la sua passione, un amore inculcatole dal padre, abile giocatore, che lei non disdegnava seguire in avventure anche pericolose.
Era rimasta con lui allontanandosi dalla madre in tenera età e, seguendone le orme, era diventata la donna più avida di danaro e bella vita tra coloro che, abitualmente, frequentavano il casinò di Sanremo.
Quella era una sera simile a tante altre, palline che roteavano nelle roulette, tintinnii delle campanelle nelle slot machine, vociare attorno ai tavoli di black jack e il brusio leggero accanto i tavoli di baccara e poker; tuttavia i saloni erano ancora vuoti, il grosso della gente sarebbe arrivato dopo. Fece un piccolo giro, senza fermarsi. Era una giocatrice, conosceva benissimo i suoi limiti e abilmente li sapeva imporre, soprattutto agli avversari.
Degna figlia di suo padre: egli si era prodigato sin dalla fanciullezza di lei a erudirla sul vizio, o meglio, l'arte del gioco. Nelle poche ore che trascorrevano insieme, le impartiva vere e proprie lezioni di bluff, calcolo delle probabilità, ogni sorta di trucco per poter uscire da una partita, se non vincente, almeno in parità o con poca perdita: e sempre, comunque, a testa alta.
Quando erano assieme, una volta che la ragazza ebbe raggiunto la maggiore età per poter accedere alle sale da gioco, formavano una coppia invincibile, a danno di qualche sprovveduto giocatore, utilizzando i metodi più disparati. Ma, come accade anche nelle coppie più affiatate, a volte capita che qualcosa si spezzi per un motivo anche futile. Si erano separati dagli "affari" in comune già da un anno e mezzo: per un diverbio su un intrigo, ognuno seguì la propria strada come se nulla li legasse più. Lui continuò a vagabondare tra le sale da gioco e i casinò, mentre lei si prese una lunga vacanza intorno al mondo con il ricco spasimante del momento.


© 1997, ANANKE srl

L'autore
Antonello Catalano, milanese, vive e lavora ad Azzano d'Asti, dove ha uno studio di Relazioni Pubbliche. Scrive per alcune riviste. Questo è il suo primo romanzo.



Clive Cussler
Vortice

Dirk Pitt, direttore dei Progetti Speciali della Numa, trova casualmente il messaggio del comandante di un mezzo sottomarino della marina statunitense che contiene accenni a fatti straordinari e terrificanti...

"Anche se non ha molta importanza, questa è la prima avventura di Dirk Pitt.
Quando acquisii la competenza necessaria per scrivere una serie di racconti d'azione, cominciai a cercare un protagonista un po' diverso dal solito, che non fosse un agente segreto, un investigatore privato o un ispettore di polizia. Cercavo un tipo un po' brusco ma con un certo stile, che si sentisse a suo agio con una bella donna in un ristorante raffinato o a tracannare una birra con i frequentatori di un locale di provincia: un tipo cordiale con un certo alone di mistero.
Anziché un casinò o le strade di New York, il suo territorio divenne il mare, e l'ignoto divenne la sua sfida.
Dirk Pitt si è materializzato così dalla fantasia.
Poiché questa è la sua prima avventura e non presenta le trame complesse di quelle successive, esitavo a presentarla per la pubblicazione. Ma in seguito alle insistenze di amici e familiari, ammiratori e lettori, la prima impresa di Pitt è ora nelle vostre mani.
Mi auguro che possiate considerarla come un piacevole passatempo e magari anche come una specie di antefatto storico."

Clive Cussler

La prima avventura di Dirk Pitt si snoda così tra navi e sottomarini scomparsi nell'Oceano Pacifico, esseri che sembrano arrivare da un altro pianeta, uomini misteriosi, il gigante Delphi e il suo regno, nebbie fitte e tenebre misteriose.



Vortice di Clive Cussler Titolo originale dell'opera: Pacific Vortex
Traduzione di Roberta Rambelli 279 pag., Lit. 32.000 - Edizioni Longanesi & C., (La Gaja Scienza n. 531)

Le prime righe
Prologo
Ogni oceano esige il suo bottino di uomini e di navi, ma nessuno li divora con l'appetito insaziabile del Pacifico. Fu nel Pacifico che avvenne l'ammutinamento del Bounty, e i ribelli lo bruciarono dopo l'arrivo all'isola di Pitcairn. L'Essex, l'unica nave di cui si sa che fu affondata da una balena (e l'episodio ispirò Moby Dick di Melville), giace sul fondo del Pacifico, e così pure l'Hai Maru, che venne fatta a pezzi quando sotto il suo scafo eruttò un vulcano sottomarino.
Nonostante tutto questo, il più grande oceano del mondo tende a essere tranquillo come indica per l'appunto il suo nome.
Forse proprio per questo il presentimento di un disastro era lontanissimo dalla mente del capitano di fregata Felix Dupree quando salì sulla torretta del sottomarino nucleare Starbuck poco prima che calasse la notte. Salutò con un cenno l'ufficiale di guardia e si sporse dal parapetto per osservare la facilità con cui la prua fendeva le onde lunghe del mare.
Di solito gli uomini hanno rispetto per il mare e provano un senso di soggezione di fronte alla sua serenità. Ma Dupree era diverso: non si lasciava mai sopraffare dall'incantesimo. Dopo vent'anni in mare, di cui quattordici passati a bordo di unità subacquee, aspirava a un riconoscimento. Era comandante del sottomarino più nuovo e rivoluzionario del mondo, ma non gli bastava. Voleva qualcosa di più.
Lo Starbuck era stato costruito a San Francisco a partire dalla chiglia, come non era mai accaduto a nessun altro battello simile: ogni elemento, ogni sistema dello scafo pressurizzato, era stato progettato dal computer.


© 1997, Longanesi & C.

L'autore

Clive Cussler si è impegnato sin da giovanissimo in rischiose imprese, fondatore della Numa ( che si occupa del recupero di navi e aerei scomparsi in circostanze misteriose), Cussler ha trasposto nei suoi romanzi la sua esperienza di cacciatore di emozioni, dando vita al personaggio di Dirk Pitt, suo ironico alter ego.



Albert Clayton Gaulden
Riti di purificazione per il nuovo millennio

Da l'Introduzione di James Redfield, autore di La profezia di Celestino e La decima illuminazione

"...Albert è un tipo brillante, leggermente sarcastico, e ha un modo esilarante di raccontare. Oltre ad essere estremamente serio per quanto riguarda i rapporti con i suoi clienti...
L'enfasi posta da Albert sulle dipendenze e sulle abitudini inconsce mi ha riportato alla mente la saggezza di pensatori come Norman O. Brown ed Ernest Becker, i quali anni fa hanno spiegato che noi esseri umani non possiamo proseguire nell'evoluzione finché non impariamo ad affrontare le compulsioni quotidiane, intese come gli aspetti del nostro stile di vita che evitiamo di analizzare perché la loro ripetizione suscita in noi una sensazione di apparente benessere...
In questo libro Albert ha cercato di comunicare la finalità di un complesso processo di purificazione e di apertura. Con il suo modo di esprimersi divertente e anticonformista ha descritto con grande chiarezza la sfida che ognuno di noi deve affrontare. Si può parlare dell'arrivo di una nuova rinascita spirituale, che potrà verificarsi solo quando un numero sufficiente di esseri umani si sarà reso conto che la crescita spirituale possiede una 'componente legata all'equilibrio'. Ognuno di noi deve fare un passo indietro ed esaminare con attenzione le parti della propria personalità che impediscono l'evoluzione: solo allora potremo diventare chi siamo in realtà, e avanzare davvero verso una consapevolezza e un impegno in grado di cambiare il mondo".


Riti di purificazione per il nuovo millennio di Albert Clayton Gaulden
253 pag., Lit. 25.000 - Edizioni RCS Libri S.p.A.

Le prime righe
1
TORNARE
IN CONNESSIONE

Dove la Luce è più luminosa, le Tenebre sono più oscure.
Johann Wolfgang von Goethe

"Voglio conoscere Dio!"
Swami Swahananda, mio guru e maestro da otto anni, oltre che capo spirituale della Vedanta Society of Southern California, era seduto davanti a me e annuiva con sereno distacco. Avevo prenotato una seduta nelle sue stanze spartane al Vedanta Center di Hollywood. Era il 18 febbraio 1988, mio compleanno della sobrietà: da otto anni mi tenevo infatti lontano dall'alcool.
La prima volta che avevo incontrato Swami gli avevo confidato che non credevo nei guru, e che non avrei mai fatto parte di un culto specifico. Lui mi aveva risposto che avrei fatto meglio a credere in me stesso. Divenne così mio maestro, e mi diede un nome sanscrito al fine di celebrare la mia rinascita spirituale, e non per nascondere il mio vero nominativo dietro uno pseudonimo. Soltanto lui, le suore del Sarada Convent e altri devoti mi chiamano in questo modo.
"Conoscere Dio significa conoscere se stessi", asserì Swami, pacato.
Rimase poi ad ascoltare mentre gli raccontavo in tono rabbioso per quale motivo odiavo la mia professione di astrologo. I clienti mi chiedevano di continuo: "Avrò più soldi a disposizione?", "Perché mi succedono sempre e solo cose brutte?" Da quando ero sobrio, era la prima volta che avevo l'impressione di non poter più continuare a svolgere quell'attività. Rimasto senza risposte, avevo bisogno di aiuto.


© 1997, RCS Libri S.p.A.

L'autore
Albert Clayton Gaulden, astrologo, sensitivo e terapeuta, conta in tutto il mondo migliaia di clienti cui presta la propria guida e consulenza. I corsi che tiene a Sedona, nel centro da lui creato, sono frequentatissimi da gente comune e da chi, come James Redfield, ha ormai raggiunto fama mondiale.



Helga Schneider
Porta di Brandeburgo
Storie berlinesi 1945-1947

"Non sarebbe stato saggio se prima della presa del potere avessimo spiattellato agli ebrei in modo preciso che cosa intendevamo fare di loro"
Da un discorso pronunciato da Goebbels ai quadri nazionalsocialisti il 4 giugno 1944

Le storie di questa raccolta presentano figure di donne, uomini, bambini, la cui psicologia è del tutto dominata dalla drammatica situazione che la guerra ha creato. I sentimenti sono stravolti, non c'è odio o amore o pietà che non scaturiscano da situazioni estreme. Il senso della morte domina anche laddove sembra che si debba festeggiare una sopravvivenza, o una vittoria.
"L'infanzia rubata e la negazione dei più elementari diritti umani": questo era stata quella guerra, e Berlino era il vero emblema di questa tragedia. È per questo che la ragazzina, protagonista dell'ultimo racconto della raccolta, L'orsacchiotto può volare, non vuole andarsene, e quando cinquant'anni dopo tornerà in quella città così cambiata, ancor prima di arrivarvi ha "un tuffo al cuore".
La guerra invece avrà il sapore del rimorso per un'altra ragazzina, Hanni, che senza rendersene conto, condanna a morte sicura un vecchio amico, Herr Bollmann. Dopo tante conversazioni, dopo la nascita di un rapporto di amicizia tra l'uomo e la bambina, improvvisamente interrotto da lui, cosciente che confidarsi con lei poteva rappresentare un pericolo, Hanni vuole vendicarsi, non sa rinunciare a quell'unico amico che aveva sostituito in parte l'antipatica figura paterna, e così rivela al padre (ottenendone in cambio una bicicletta) l'antinazismo di Herr Bollmann e la sua origine ebrea. Solo la visione della Gestapo che trascina con violenza via da casa il vecchio amico e le sue parole, "Apri gli occhi ragazzina, prima che sia troppo tardi", turbano in modo profondo Hanni e resteranno fisse nella sua mente quando, molto tempo dopo, verrà a sapere che Herr Bollmann dopo il carcere, era stato deportato in un campo di concentramento.
Il racconto che dà il nome alla raccolta è uno dei più drammatici e rivelatori dello scempio che la guerra ha compiuto nel cuore degli uomini. Un povero ragazzo, russo, Pavel, ignorante e sfruttato da un padre ubriacone, si ritrova, quasi senza capire il perché, ad odiare un nemico, a entrare a Berlino come un conquistatore, a violentare una donna tedesca. Ma il suo triste sorriso gli resterà impresso, non potrà più liberarsene e così cercherà di rivederla, le offrirà del cibo, quasi a ricompensa della violenza che le aveva imposto. Ci sarà un ultimo definitivo incontro con la donna: un soldato russo sta per violentarla, dopo averla legata al letto e Pavel non riesce a tollerare quella scena, estrae la pistola, spara e lo uccide. Uccide un commilitone, uno che, come lui, era stato addestrato ad odiare tutti i tedeschi, a considerarli delle bestie e così questi sentimenti così laceranti lo travolgono e Pavel rivolge anche contro se stesso la pistola.
Non ci sono vincitori in questa guerra, è stata troppo crudele, una guerra maledetta che ha rotto le più elementari regole della civiltà, ha ridotto e considerato gli esseri umani come animali o da sterminare o da ammaestrare, che deve però restare nella memoria della civiltà perché mai più si ripetano simili orrori.


Porta di Brandeburgo. Storie berlinesi 1945-1947 di Helga Schneider
Pag. 168, Lit. 24.000 - Edizioni Rizzoli

Le prime righe
Vojnà kaputt
1


Quando il ragazzo vide il topo rosicchiare il collo di sua madre, l'orrore lo paralizzò.
Nella sua immonda grassezza l'animale stava rannicchiato sulla fragile clavicola della donna e le strappava piccoli brandelli di pelle come se fosse la cosa più lecita del mondo, accompagnando lo sforzo con ritmici colpi della coda nuda e miserabile.
Panico. Affanno. Il cuore, per un attimo, si fermò.
Non poteva respirare. Nel petto un pugno gelato, la testa un vortice. Infine, un atroce sospetto si fece largo nella sua mente: se quell'animale poteva infierire indisturbato su sua madre, voleva dire una sola cosa. Ma il rifiuto dell'evidenza ebbe il sopravvento: non poteva essere. Non doveva essere.
Erich tremava, la schiena un bagno di freddo sudore.
Gli sembrò di avere al posto della testa un imbuto rovesciato da cui i pensieri fuggissero come il fumo da una ciminiera. L'ultimo si trattenne in bilico tra senno e negazione dell'evidenza: se mi hai fatto questo, voglio morire anch'io, non posso cavarmela, ho solo tredici anni, Dio!
Ma fu deciso altrimenti.
Forze inattese attraversarono il suo corpo giovane e provato liberando remote energie. Il cuore si contrasse, sussultò, riprese ritmo e vigore.
E d'un tratto, uno spaventoso gorgoglio gli uscì dalla bocca. Respirava. Riempiva i polmoni d'aria, respirava e piangeva. Piangeva, Erich, perché lui viveva mentre sua madre era morta nel sonno.

© 1997, R.C.S. Libri & Grandi Opere S.p.A.

L'autrice
Helga Schneider è nata in Polonia, cresciuta a Berlino, rimpatriata in Austria, diventata per matrimonio cittadina italiana. Vive in Italia dal 1963, collaborando ad alcuni giornali. Nel 1995 ha pubblicato per Adelphi Il rogo di Berlino.



12 settembre 1997