Falko Blask
Q come caos
Un'etica dell'incoscienza per le nuove generazione

Forse ti restano ancora cinque minuti da vivere,
ma sono cinque minuti alle tue condizioni.

Il trend segreto verso l'arbitrio creativo

Negli anni Novanta non usa più tirare bilanci morali, ci si dedica piuttosto a perfezionare il piacere egocentrico dell'avventura. Passata l'era dell'edonismo, è arrivata quella dei sentimenti simulati...
Il fattore Q è la linfa vitale dell'egoismo assoluto. Ma questa egomania non è una banale e meccanica ingordigia di corte vedute. Anzi, si è già spinta oltre l'orlo dell'abisso e anela costantemente a trascinarvi gli altri. Il sociopatico intelligente non si limita a mettere in scena il proprio show, ma coinvolge nelle sue imprese chiunque gli capiti a tiro. Elvis Costello centra in pieno questo slancio generoso quando dice: "Essenzialmente concepisco la mia missione nella vita pensandomi come una sorta di sostanza eccitante, niente di veramente distruttivo, ma una persona capace di scuotere e disorientare. Di scardinare a tal punto il tran tran quotidiano da insinuare nella sua vittima il sospetto che forse ci può essere davvero qualcosa di più della semplice noia dell'esistenza".
Per tutti può valere la pena di partecipare allo spettacolo sociopatico perché in fin dei conti l'ultima parola sui sociopatici l'ha detta, nel XIX secolo, lo scrittore Joris-Karl Huysmans, per rendere omaggio agli spostati del suo tempo: "Non c'è niente di più interessante che conoscere i santi, i ladri e i pazzi; infatti sono gli unici capaci di una conversazione sensata".

dalla Prefazione


Q come Caos di Falko Blask
Titolo originale: Ich will Spass

Traduzione di Franco Forte e Rita Racalcati
Pag. 228, Lit. 22.000 - Marco Tropea Editore (I Tigli)

Le prime righe
INDIZI DEL FATTORE Q NELLA SOCIETÁ DEL CAOS

Datevi all'esplorazione delle sconosciute possibilità dell'esistenza!
Q

Il principio di arbitrio necessita di un padre. Lo si potrebbe rintracciare senza problemi nella mitologia o nella poesia classica, ma in questo modo non si renderebbe giustizia alla sua attualità. Più indicata sarebbe una figura fittizia della cultura popolare d'oggi, come il personaggio di "Q" della serie televisiva Star Trek - The Next Generation. Q è un personaggio quasi onnipotente; arriva da un mondo che si trova al di là di tutti i mondi pensabili e che, nella serie, viene chiamato Continuum. Appartiene a una specie "che considera l'umanità troppo barbara per poter esplorare l'universo". Le possibilità di Q sono davvero sconfinate: può assumere l'aspetto che più gli piace o non assumerne alcuno, è signore dello spazio e del tempo e forse è anche immortale. Anche se viene presentato agli spettatori come una figura ambigua e minacciosa, che gioca i più perfidi scherzi immaginabili agli uomini, per mettere alla prova il diritto alla sopravvivenza e all'esistenza dell'umanità, Q è comunque un modello di onnipotenza dai tratti sorprendenti. Perché anche quando, inchiodando allo schermo dei fan di Star Trek, tormenta ostinatamente l'equipaggio dell'Enterprise con paradossi temporali e altri fenomeni paranormali, con trucchi sensazionali e insistenti dimostrazioni della fugacità della vita, continua a dimostrare una dose di istrionismo, humour e sarcasmo che difficilmente troviamo in altri semidei.


© 1997, Marco Tropea Editore s.r.l.

L'autore
Falko Blask è nato nel 1966, ha studiato medicina, scienza delle comunicazioni, sociologia, scienze politiche e filosofia. Ha già pubblicato tre libri inchiesta, tra cui Techno (scritto in collaborazione con Michael Fuchs-Gambock), è stato conduttore radiofonico e, attualmente, collabora a varie testate giornalistiche, tra le altre Playboy e Focus



Vladimir Bogomolov
L'infanzia di Ivan

Un ragazzo "di carattere", un'infanzia distrutta dalla guerra e un giovane ufficiale che per tutta la vita ricorderà questa figurina emaciata e coraggiosa.

Il breve romanzo d'esordio di Bogomolov, noto per la famosa riduzione cinematografica di Tarkovskij, è ambientato in Bielorussia, durante la Seconda guerra mondiale, lungo le rive del fiume Dnepr. Protagonista è un bambino che ha già subito tutte le violenze che la guerra può provocare e che ha maturato un odio profondo e irriducibile per il nemico. Le azioni che lui compie sono pericolosissime, s'infiltra infatti tra le fila nemiche e, protetto dal suo essere bambino, cerca di ottenere il maggior numero di informazioni possibile da riferire poi allo stato maggiore. Non ha nessuna paura di morire, proprio perché non gli interessa vivere, la prudenza gli è dettata solo dal desiderio di raccogliere informazioni utili a sconfiggere questo nemico da lui così tanto odiato. Ma non ha perso però la voglia di tenerezza e di calore umano propria della sua età, anche se cerca di nasconderla dietro ad un atteggiamento orgoglioso e scostante. L'incontro con questo ragazzo così straordinario, ma anche emblematico dei disastri che la guerra può compiere sugli esseri umani, rimarrà nella memoria dell'ufficiale, che nel romanzo ha la funzione del narratore, come un evento indimenticabile, capace di segnarne la vita.


L'infanzia di Ivan di Vladimir Bogomolov
Titolo originale: Ivan
Traduzione di Roberta Bovaia
Pag. 127, Lit. 14.000 - Edizioni Il Saggiatore (Biblioteca delle Silerchie 165)

Le prime righe

Avevo intenzione di ispezionare le postazioni della prima linea nelle ore che precedevano l'alba, e perciò quella notte me ne andai a dormire alle nove, dopo aver ordinato che mi svegliassero alle quattro in punto della mattina.
Mi chiamarono prima del previsto: sul quadrante luminoso dell'orologio le lancette segnavano l'una meno cinque.
"Compagno primo tenente!... Compagno primo tenente! Devo parlare con lei!" Qualcuno mi scuoteva energicamente per una spalla. Alla debole luce di una lanterna che faceva splendere sul tavolo la sua fiammella tremolante, fui in grado di riconoscere il capo della ronda Vasilev, della squadra che montava la guardia nelle postazioni avanzate. "Ne abbiamo preso uno... Il sergente maggiore ci ha ordinato di portarlo qui da lei."
"Accenda la luce!" ordinai, maledicendolo tra me e me. Avrebbe potuto chiarire la faccenda senza bisogno di venire a disturbarmi.
Vasilev l'accese, si voltò verso di me e mi informò:
"Stava strisciando nell'acqua, vicino alla riva. Non ha voluto dire perché si trovava lì e pretende di essere portato davanti allo stato maggiore. Non risponde alle domande. Ripete: "Parlerò solo con il comandante". Sembra molto debilitato, ma è anche possibile che stia fingendo. Il sergente maggiore mi ha ordinato...".
Tirai fuori i piedi da sotto la coperta, mi fregai gli occhi e rimasi seduto sulla cuccetta. Vasilev, un tipo corpulento e dai capelli rossi, stava di fronte a me, e dal suo mantello scuro, completamente fradicio, grondavano grosse gocce d'acqua.
La lampada illuminava l'ampio alloggio. Vidi sulla porta un bambinetto esile, di circa undici anni, che tremava intirizzito; aveva i pantaloni e la camicia appiccicati al corpo tanto erano zuppi; e i suoi piccoli piedi scalzi erano coperti di fango fino alla caviglia. Rabbrividii di fronte al triste spettacolo del suo aspetto.


© 1997, Il Saggiatore

L'autore
Vladimir Bogomolov (Mosca 1926) ha combattuto nella Seconda guerra mondiale guadagnandosi i gradi di ufficiale e ha trascorso nell'esercito il resto della sua vita. Questo è il suo romanzo d'esordio (1958), oggi per la prima volta in edizione italiana. Di Bogomolov ricordiamo anche un altro romanzo: Nell'agosto del 1944.



Ferran Torrent
Un negro con un sax

"La boxe è come la vita; la vita è un grande schifo. Con affetto, Copes Barrera".

Barrera è un ex campione di boxe e fa il cronista presso un giornale di Valencia. Al sua attivo ha un'amante ricca e insaziabile, moglie di un giudice famoso, un caso complicato e molto rischioso da risolvere per potersi liberare da una querela fatta contro di lui da uno sfruttatore di prostitute e un gran coraggio che non si ferma nemmeno davanti ai personaggi più pericolosi.
Passando attraverso i locali più corrotti e nei vari punti della città dove la prostituzione trionfa, Barrera scopre quanto sia difficile mettere il naso in certi affari riuscendo a salvare la pelle, un'impresa quasi disperata! Altri personaggi di questa del tutto personale guerra del disincantato cronista sono una serie di figure dai coloriti soprannomi, che popolano il mondo della piccola malavita di Valencia: un attore porno dalle straordinarie capacita amatorie, ma molto abile nell'amministrazione delle proprie "doti", una veterana delle prostitute valenciane, Durban's, così chiamata per via della "panorama pressoché desertico" del suo sorriso, un fotografo fin troppo sensibile al fascino femminile e molti altri piccoli delinquenti. La conclusione della vicenda è amara, resta solo il dolce e nostalgico suono di un sax per dare senso alle proprie giornate, il male che ci circonda e che colpisce soprattutto i più deboli non può essere sconfitto. Barrera in fondo non voleva essere un eroe, voleva solo salvare la pelle anche se non è facile nemmeno per lui, così cinico e duro, dimenticare certe facce di bambine usate come merce pregiata.



Un negro con un sax di Ferran Torrent
Traduzione di Gina Maneri
Pag. 155, Lit. 22.000 - Edizioni Marcos y Marcos (Gli Alianti 44)

Le prime righe

L'hamburger mi aveva lasciato un retrogusto così pastoso in bocca che neppure il sapore acre della celta riusciva a scalfire. Mischiai l'ultimo tiro di sigaretta, consumata fino al filtro, con l'avanzo di lattuga del panino, nel tentativo di rendere più digeribili i primi alimenti della giornata.
La birra era tiepida, e il caffè conteneva una percentuale eccessiva d'acqua perché, secondo il cameriere del Fugò-bar, io ero il primo cliente della mattinata e la macchina non aveva ancora raggiunto la temperatura giusta. Il cameriere fece un mezzo sorriso che interpretai come una scusa professionale. Era il minimo che si potesse pretendere, ancorché un'inutile compensazione.
Lentamente, mi diressi verso l'incrocio. Respiravo a intervalli, tentando di sbarazzarmi del bolo di carne parcheggiato nell'esofago. Contrassi lo stomaco ed emisi un rutto liberatorio. È buffo doversi affidare a un rutto: mi sentii liberato da un grave peso. La birra, però, mi galoppava ancora su e giù. Mi sarebbe tanto piaciuto fare una lunga pisciata, bella calda, ma la gente che andava e veniva a quell'ora per la strada e i miei pregiudizi me lo impedivano. Non lontano da me, un setter orinava contro la ruota di una bicicletta. Mi duole dirlo, ma mi sentii discriminato. Il cane si allontanò con una tracotanza davvero irritante, seguendo una ragazza piuttosto forte di fianchi. In fondo alla strada, sul marciapiede opposto, notai l'insegna di una casa di riposo per anziani, dalla cui porta entravano e uscivano gracili vecchietti. Considerai la possibilità di raggiungere il posto e, cortesemente, chiedere della toilette. L'idea, pur non essendo brillante, risultava pratica. Ma proprio quando il bisogno di pisciare stava diventando insostenibile, le ruote di una BMW mi si fermarono davanti stridendo sull'asfalto.
"Sali, Hèctor".
Marta non chiedeva mai: esigeva. Aprì la portiera con quell'aria di innata potestà che le era propria e mi rivolse uno sguardo impaziente. Prima di salire in macchina osservai come il setter della ragazza irrigava l'angolo della strada. Per un attimo odiai quel cane, ma fu solo un istante, giusto il tempo necessario perché io mi sedessi, l'auto partisse e, inevitabilmente, la voce della conducente si facesse sentire.


© 1997, Marcos y Marcos

L'autore

Ferran Torrent è uno degli scrittori emergenti della cultura catalana. Nato a Sedavì nel 1951, collabora come giornalista a El Temps, al Diario di Valencia e a Catalunya Radio. Dopo aver esordito nel 1984 con No emprenyeu el comissari, ha scritto diversi romanzi, sceneggiature televisive e una pièce teatrale. Un negro con un sax - dal quale è stata tratta una versione cinematografica - ha vinto nel 1987 il premio dei lettori di El Temps ed è la prima opera di Torrent tradotta in italiano.



Stephen Wright
Partenze notturne

"Una versione anni novanta e senza compromessi di On the Road, un quadro allarmante di un paese in bilico su un abisso emotivo e sociale, un paese che ci è già familiare dai titoli dei settimanali e dai talk show, un paese nel quale troppa gente possiede delle armi e troppa gente muore di morte violenta."

Michiko Kakutani, The New York Times



Wylie Jones aveva tutto. Una moglie perfetta. Due bambini. Una casa confortevole nei sobborghi. Il suo sogno americano.
Poi una notte di tarda estate, nel bel mezzo di un barbecue con degli amici, esce da casa per entrare in un'altra vita. Rubata la macchina di un vicino, una Ford Galaxie 500, Wylie s'imbarca in un viaggio terrificante nel cuore dell'America dominato dai media.
Tra l'inizio e la fine di questa avventura Wylie, muovendosi in ogni capitolo in modo periferico, quasi come un'ombra, ci accompagna attraverso una galleria di fuorilegge e di outsider: consumatori di crack, autostoppisti omicidi, cultori del porno più spinto, lesbiche alle prese con problemi educativi.
Fine del viaggio. Wylie Jones (ammesso che questo sia mai stato il suo vero nome) ha trovato una nuova identità (Will Johnson), una nuova moglie e una nuova casa, ma certamente non la pace. Diventa subito evidente che il finale di questa storia potrebbe ben presto venire annunciata dei telegiornali della sera con l'usuale coro di commenti di amici e parenti: "Era un uomo così tranquillo... l'uomo più dolce che si potesse immaginare... Chi l'avrebbe mai potuto sospettare?"


Partenze notturne di Stephen Wright
Titolo originale dell'opera: Going native

Traduzione dall'inglese di Vincenzo Mantovani
323 pag., Lit. 33.000 - Edizioni Feltrinelli, (I Narratori / Feltrinelli)

Le prime righe
Cinquecento zanzare l'ora
Rho è davanti all'acquaio, e sta raschiando furiosamente una carota quando fa scorrere il primo sangue della giornata; e, naturalmente non è sangue metaforico, ma il suo. Uno spandersi improvviso di colore nel grigio ordito di un pomeriggio qualunque. Così Rho è rimasta a guardare il proprio indice tremulo e gocciolante come se avesse fretta di andare all'altro mondo, un rosso e cavernoso ticchettio nella conca di acciaio inossidabile dell'acquaio. Per un attimo Rho è solo un paio di occhi grandi e ipnotizzati, smarrita nella realtà del momento e, stranamente, non più presente a se stessa. Ma l'incanto si spezza, il taglio viene messo sotto il getto gassato del rubinetto Puraflo, il dito avvolto in un tovagliolo di carta blu a fiorami. Lo spettacolo è finito.
È un tardo venerdì di tarda estate a Wakefield Estates, dove le ombre sono lunghe e la luce perfetta e il cielo l'idea di un fotografo di un blu così blu che può esistere solo su una pellicola, di un blu troppo blu per coprire, con la sua volta grandiosa e inumana, questa organizzata comunità di case color pastello e alberi grandi e benigni.
Dentro la cucina immacolata la tenue luce nordica si diffonde uniformemente, democraticamente, tra i rubinetti e i mobili, gli elettrodomestici e le mele, e ogni oggetto fornisce discretamente il proprio tranquillo riflesso di accogliente solidità, deliziosa serenità, raffinata ospitalità. È bello stare qui. Il raschietto ha ripreso a lampeggiare, la sua lama metallica è una macchia confusa tra le mani di un intagliatore, e le striscioline di sostanza vegetale si sono appiccicate alla finestra sopra l'acquaio, incrociate alla rinfusa come un'intera scatola di cerotti applicati alla disperata.


© 1997, Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano

L'autore
Stephen Wright è cresciuto a Cleveland e ha pubblicato nel 1983 il primo romanzo, Meditations in Green, tratto dalla sua esperienza in Vietnam. Da allora alterna l'insegnamento alla scrittura, è infatti professore alla Princeton University e vive a New York. Questo è il suo terzo romanzo.



Abraham B. Yehoshua
Ritorno dall'India

Da un casuale viaggio in India, non programmato e quasi non voluto, nascono un rapporto d'amore, una passione struggente e una serie di eventi che faranno deviare la vita del protagonista verso una direzione totalmente differente da quella prevista.

Un romanzo che, nella sua versione italiana, ha suscitato qualche polemica per la presenza di due traduttori che si sono divisi i diversi capitoli dell'opera. Ma al di là di questo, una storia di passioni e sentimenti viscerali e la descrizione iniziale a volo d'uccello di un'India rapidamente vista dal protagonista, una veloce finestra su un immenso universo spirituale.
A un giovane medico israeliano, Benji Rubin
, specializzando presso un ospedale di Tel Aviv, deluso per la decisione del primario di non fargli proseguire l'attività nel reparto di chirurgia bensì di spostarlo in quello di medicina interna, si prospetta un'occasione insperata per entrare nelle grazie dell'amministratore dell'ospedale. Quest'ultimo ha una figlia in India, Inat, malata gravemente, che deve essere rimpatriata e per farlo è necessario anche un medico in grado di affrontare eventuali imprevisti. Benji decide di partire, anche se malvolentieri, ma, contrariamente al previsto, a lui e al padre si unisce anche la madre della ragazza che li accompagnerà per tutto il viaggio, perché, come gli confida il marito, è una donna che non riesce a stare da sola. Questo particolare colpisce Benji al punto che con il passare dei giorni lentamente si innamora di questa donna, Dori, non giovane e non bella. Al ritorno dall'India, il protagonista cerca in tutti i modi di mantenere un rapporto con lei, di continuare a vederla sino al momento in cui avrà il coraggio di dichiarare il suo amore. Una serie di vicende anche espressamente volute dal protagonista per facilitare la relazione con Dori, divenuta ormai quasi un'amante, lo portano a sposare una ragazza anticonformista innamorata dell'India e a diventare padre di una bella bambina di nome Shiva. E alla fine sarà proprio la bambina, il suo affetto per lei ad aiutarlo a capire i complicati meccanismi dei suoi sentimenti e ad aprire il suo cuore verso una nuova vita.


Ritorno dall'India di Abraham B. Yehoshua
Titolo originale HA-SHIVA ME-HODU

Traduzione dall'ebraico di Alessandro Guetta ed Elena Loewenthal
473 pag., Lit.32.000 - Edizioni Einaudi

Le prime righe
Parte prima
Innamoramento


Ora la ferita era pronta per la sutura. L'anestesista si tolse impaziente la mascherina, e come se non gli bastasse più il grande respiratore con le sue cifre lampeggianti in continua mutazione, si alzò, prese con delicatezza la mano inerte per sentire il polso e poi sorrise con simpatia verso la donna nuda e dormiente, e mi strizzò l'occhio. Io feci finta di nulla: stavo fissando il professor Hishin per cercare di capire se aveva intenzione di ricucire da solo o avrebbe lasciato finire uno di noi. Tremai pensando che mi mettessero da parte ancora una volta per affidare il lavoro al mio rivale, l'altro medico che si stava specializzando. Seguii col batticuore i movimenti delle mani della slavata infermiera, che asciugava ripetutamente le gocce di sangue intorno al taglio lungo e diritto ancora aperto sul ventre della donna. Potrei proprio fare bella figura, pensai con amarezza, concludere l'intervento con una cucitura elegante. Ma Hishin non dava l'impressione di voler affidare ad altri il lavoro. Nonostante le tre ore filate trascorse in sala operatoria, con la stessa suprema concentrazione con cui aveva iniziato l'intervento si era messo a frugare tra gli aghi. Trovò quello che cercava, e lo porse con irritazione all'infermiera per un'ulteriore sterilizzazione. Come mai si sentiva in dovere di ricucire personalmente questa donna? Aveva ricevuto qualche bustarella? Mi allontanai lentamente dal tavolo operatorio, consolandomi all'idea che almeno questa volta mi sarebbe stata risparmiata un'umiliazione, anche se l'altro specializzando, pur avendo colto anche lui le intenzioni del chirurgo, restava vicinissimo a quel ventre aperto e continuava a seguire con estrema attenzione.

© 1997, Giulio Einaudi editore s.p.a.

L'autore
Abraham B. Yehoshua è nato a Gerusalemme nel 1936. Vive a Haifa dove insegna nella locale università. I suoi romanzi pubblicati in Italia: L'amante (1990), Cinque stagioni ( 1993), Il signor Mani (1994) e Un divorzio tardivo (1996).



5 settembre 1997