Daniele Benati
Silenzio in Emilia

La descrizione di uno spaccato di Emilia in undici racconti ispirati dalla vita quotidiana, vista con ironia, disincanto e senza drammi.

Dal macellaio di Castellazzo al meccanico di Massenzatico, da Vittorio Cirano di Roncadella (che amava tanto il suo nome...!) all'ingegner Tadolini di Rubiera, tutti personaggi comuni, quelli di Benati. Tutti normali abitanti di normali paesini della più che normale Emilia, tutti protagonisti non eccezionali, anche se a ben vedere un po' eccezionali si possono definire, specie quando si raffrontano con realtà diverse dal quotidiano, con paesi sconosciuti, con mentalità differenti. "Perché qua sulla terra ognuno di noi ha il suo nome e crede di esserci solo lui, si crede tutta una cosa compatta col suo bel nome. Mentre invece ci sono tanti pezzi di noi che vogliono andare da tutte le parti, scappare via chissà dove, uno dietro le femmine, uno dietro le riparazioni, uno a giocare a carte, uno a bere. E c'è sempre anche un pezzo che vuol tornare indietro, invece di star là a rettificare il mondo."
E molta è la saggezza popolare che emerge da questi ritratti, distribuita qua e là tra le righe, con brevi frasi, piccoli motti, impressioni che forse vogliono farci un po' riflettere.
Una raccolta di racconti scritti in italiano, ma dallo stampo "vernacolare" nei contenuti e nelle descrizioni. Anche il linguaggio, vivo, allegro è di ispirazione dialettale, specie nei momenti in cui il personaggio si presenta, si rivela e connota le sue relazioni con gli altri, con il mondo esterno, con il paese in cui vive e i suoi abitanti e con l'aspirazione, che tutti hanno, a una esistenza migliore.


Silenzio in Emilia di Daniele Benati
165 pag., Lit. 24.000 - Edizioni Feltrinelli (I Narratori / Feltrinelli)

Le prime righe
SILENZIO IN EMILIA
Ci sono molte credenze legate ai morti, che però in tempi moderni non valgono più. La gente non ci crede o non ci pensa, ecco il perché. Ma dice un tale dalle mie parti che i morti tornano spesso dove hanno vissuto, delle volte passandoci in treno di notte, oppure delle altre compiendo un'azione tipica della loro vita. Come quel muratore di Marmirolo che un giorno è tornato al suo paese dopo tanti anni che era morto, ha costruito una casa, poi è tornato via.
Naturalmente si può anche non credere a queste storie, tante volte presentano dei particolari che non convincono. Come nel caso del muratore in questione, che la casa da lui costruita non l'ha mai vista nessuno. Inoltre, non tutte le persone scomparse desiderano tornare nei luoghi dove hanno vissuto, e il più delle volte rimangono dove sono, perché è ormai risaputo che il ritorno a questa vita provoca solo una gran delusione.
Ma la storia che forse viene più da raccontare è quella di Orlando Squadroni, il bidello della scuola elementare di Rubiera, che si era così stancato di vedere che nei suoi dintorni costruivano dappertutto villette a schiera, che gli è venuto l'impulso di andare ad abitare via. Solo che non sapeva dove andare e per un po' è rimasto lì a covare la rabbia nei confronti dei costruttori e geometri. Finché poi un giorno ne ha parlato col maestro che insegnava nella sua scuola e questi gli ha dato un suggerimento che a Squadroni è piaciuto non poco. Una bella casa da contadino, là in mezzo alla campagna, e vedrai come starai bene, gli ha detto Tiberani. E così Squadroni ha comprato un vecchio cascinale vicino a Rubiera e ha incominciato a fare opera di ristrutturazione, rimettendo e posto prima di tutto il fienile perché doveva diventare sede d'importanti lavori.


© 1997, Giangiacomo Feltrinelli Editore

L'autore
Daniele Benati è nato a Reggio Emilia e insegna alla University of Massachusetts di Boston. Ha tradotto e curato opere di James Joyce, Flann O'Brien e Tony Cafferky. Un suo racconto è apparso nella raccolta Narratori delle riserve, a cura di Gianni Celati.



Raymond Carver
Il mestiere di scrivere
Esercizi, lezioni, saggi di scrittura creativa
a cura di William L. Stull e Riccardo Duranti

"Nonostante avesse insegnato scrittura creativa per parecchi anni, ogni tanto anche Raymond Carver dubitava che si potesse insegnare a scrivere... Se Carver nutriva dubbi sulla possibilità di insegnare a scrivere, non ha però mai dubitato che si potesse imparare a scrivere. Dopotutto, aveva imparato anche lui..."

Se qualcuno si aspetta da questo libro un manuale di scrittura, non è quello che troverà. Non si tratta infatti di un manuale tecnico, strutturato in capitoli, indici e voci di riferimento, sebbene al termine del volume siano inseriti 50 esercizi (spunti e esempi di risoluzione tratti dai suoi libri). È piuttosto un omaggio alla scrittura, alla capacità di narrare, di creare un testo originale, è la storia di una passione, forte, intensa, dell'autore che egli cerca di trasmettere altrettanto intensamente al lettore, narrando soprattutto la genesi della sua ispirazione creativa. Racconta infatti le sue esperienze, il suo iter di "scrittore in cerca di editore", inframmezzandolo con le letture, le conoscenze, le amicizie, la famiglia, il lavoro... tutto ciò che dall'esterno ha influito sulla sua evoluzione di narratore.
Una parte del volume è dedicata alla trascrizione di una lezione tenuta da Carver il 14 marzo 1983 presso l'Iowa Writers' Workshop, il prestigioso corso di scrittura creativa dell'Università dell'Iowa, da cui si deduce abbastanza bene il metodo di insegnamento dello scrittore, molto aperto al dialogo e generosissimo nei suggerimenti
E alla fine non sarà "solo" un manuale quello che ritroviamo in queste pagine, ma un insegnamento sul modo in cui uno scrittore vede la realtà, la memoria, la vita: scrittori si nasce.


Il mestiere di scrivere. Esercizi, lezioni, saggi di scrittura crativa di Raymond Carver, a cura di William L. Stull e Riccardo Duranti
XVI-172 pag., Lit. 13.000 - Edizioni Einaudi, (Einaudi Tascabili. Stile libero n.454)

Le prime righe
Sulla scrittura creativa
Il mestiere di scrivere
Verso la metà degli anni Sessanta, mi sono reso conto che avevo qualche difficoltà a concentrare l'attenzione su opere narrative di una certa lunghezza. Per un po' di tempo ho avuto difficoltà a leggerle, oltre che a cercare di scriverne. La mia capacità di attenzione si era come esaurita; non avevo più la pazienza necessaria a tentare di scrivere dei romanzi. È una storia complicata a troppo noiosa per raccontarla ora. Però so che ha molto a che fare con la ragione per cui scrivo poesie e racconti brevi. Presto dentro, presto fuori. Niente indugi. Avanti. Può darsi che sia successo perché a quell'epoca, mentre mi avviavo verso la trentina, avevo perso qualsiasi ambizione di grandezza. Se questo è vero, be', tutto sommato credo sia stato meglio che mi sia andata così. L'ambizione e un po' di fortuna sono cose che possono essere di molto aiuto per uno scrittore, se ce l'ha. Troppa ambizione e poca fortuna, se non proprio scalogna, possono rovinarlo. Ma soprattutto bisogna avere talento.
Ci sono scrittori che di talento ne hanno tanto; non conosco scrittori che non ne abbiano. Ma un modo di vedere le cose originale e preciso e l'abilità di trovare il contesto giusto per esprimerlo, sono un'altra cosa. Il mondo secondo Garp è, naturalmente, il meraviglioso mondo di John Irving. E c'è un altro mondo di Flannery O'Connor, e altri mondi di William Faulkner, di Ernest Hemingway. E altri ancora di Cheever, Updike, Singer, Stanley, Elkin, Ann Beattie, Cynthia Ozick, Donald Barthelme, Mary Robinson, William Kittredge, Barry Hannah, Ursula K. LeGuin. Ogni grande scrittore e anche semplicemente ogni bravo scrittore ricrea il mondo secondo le proprie specificazioni.


© 1997, Giulio Einaudi editore s.p.a.

L'autore
Raymond Carver, figlio di un operario di segheria e di una cameriera, è nato a Clatskanie, nell'Oregon, il 25 maggio 1938 ed è morto nel 1988. Assieme a John Cheever insegnò scrittura creativa presso l'Iowa Writer's Workshop. È autore di raccolte di poesie e di racconti, tra cui ricordiamo Cattedrale, Di cosa parliamo quando parliamo d'amore, Vuoi star zitta per favore?, Chi ha usato questo letto?.



Sandro Ciotti
Quarant'anni di parole

"Ho sempre pensato che alcuni grandi campioni del calcio ricordano per le loro caratteristiche altri fuoriclasse, che si sono affermati nel campo del teatro, della musica, della canzone. È come se il calcio consentisse, come le arti, l'espressione di alcune fondamentali qualità creative."

Sandro Ciotti è notissimo non solo ai tifosi di calcio, ma anche al grande pubblico televisivo oggi, e ben prima a quello radiofonico. La voce inconfondibile, la capacità di sintetizzare in poche, efficacissime frasi, un'intera partita o le caratteristiche di un giocatore, hanno sempre dimostrato le sue doti di vero giornalista "di razza". Questo libro, che raccoglie le sue riflessioni su una quarantennale carriera di professionista della comunicazione, rivela aspetti della sua vita e delle sue esperienze giornalistiche meno noti al grande pubblico. Il giornalismo sportivo è l'ultimo, casuale approdo di una carriera che gli aveva permesso di incontrare, conoscere, avere stretti rapporti di amicizia con personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura, di cui sono tracciati brevi ritratti. Sono quarant'anni di vita italiana in realtà quelli che emergono da questo libro autobiografico. La tormentata vita e la misteriosa morte di Luigi Tenco, il sodalizio d'amicizia e la serietà giocosa di Enzo Jannaci, le grandi dive come Sophia Loren o la Lollobrigida o le antidive come Claudia Cardinale, splendida nella sua spontaneità. Quindi brevi descrizioni di città di un'Italia forse lontana, città legate a ricordi personali e a personaggi che le hanno rese famose. Tra queste la città di Napoli è quella a cui Ciotti è forse più legato affettivamente, per il calore degli abitanti, per quella straordinaria vena musicale che la caratterizza e per essere città natale di Giuseppe Marotta.
I "Grandi Eventi" è il titolo di un capitolo che tratteggia i momenti essenziali delle grandi manifestazioni sportive: le Olimpiadi e i Campionati del mondo. Sono i protagonisti di questi eventi, i calciatori e gli allenatori ad essere caratterizzati con brevi, efficaci descrizioni.
A conclusione di questa biografia, Ciotti racconta il suo rapporto con la radiocronaca, nuova arte giornalistica, e quindi con la cronaca televisiva, meno amata della prima, ma che ha dato un volto a chi sembrava per tanti italiani essere solo una voce roca e vibrante nello stesso tempo.


Quarant'anni di parole di Sandro Ciotti
Pag. 187, Lit.25.000 - Edizioni Rizzoli

Le prime righe
IN PRINCIPIO
Dopo quarant'anni passati a raccontare fatti e persone, a descrivere in diretta gli avvenimenti nel loro svolgersi (molti avvenimenti, se è vero che ormai ho superato le quattromila dirette), insomma a parlare degli altri, provo un certo imbarazzo a parlare di me, della mia vita, delle mie passioni. È difficile, quando ci si racconta, rifugiarsi dietro il comodo schermo del distacco professionale: non sono al di fuori degli eventi, ma fin troppo addentro. E l'imbarazzo che mi assale è quello classico che - mi auguro - deve provare qualunque persona di buon senso che si accinga a raccontare la propria vita, cercando di non sembrare né immodesto né ipocrita: perché se uno si fa bello dei propri successi fa la figura del megalomane, e se invece ostenta un'umiltà francescana verrà accusato di falsa modestia.
Perché allora, dopo tanti anni, ho ceduto alle lusinghe dell'autobiografia, nonostante gli imbarazzi e le ritrosie? Intanto perché, dopo essere andato ufficialmente in pensione, mi sento fuori dalla mischia: non sono più braccato dagli infiniti eventi che dovevo seguire come radiocronista. Ma soprattutto perché talvolta ho l'impressione che questi quarant'anni di parole non siano nulla di più di quarant'anni di chiacchiere.


© 1997, RCS Libri S.p.A.

Sandro Ciotti è nato nel 1928 a Roma. Nella vita ha fatto il calciatore, il cantante, il violinista, il paroliere, il giornalista. Soprattutto, è una delle voci più popolari della radio, per la quale ha raccontato 14 Olimpiadi, 15 Giri d'Italia, 9 Tour de France, 40 Festival di Sanremo e oltre 2400 partite di calcio.



Gillo Dorfles
Conformisti

"È triste dover constatare - ma è necessario farlo - come colui che la vox populi definisce benpensante è di solito un individuo noioso, gretto, tradizionalista come lo è appunto il "perbenista". Il che ci conferma nella convinzione che ognuno debba, oggi, crearsi la propria categoria di un 'bene' e di un 'buono' non solo estetico, ma etico."

Il breve saggio di Dorfles sul conformismo, nelle sue più diverse espressioni, è esemplare della possibilità che un intellettuale possiede di comunicare concetti, anche complessi e inconsueti, in modo chiaro, semplice, accessibile anche a lettori non specialisti. Probabilmente le esemplificazioni di consuetudini diffuse, nel parlare, come nel vestire o nell'atteggiarsi, porta a sentirci un po' tutti conformisti, almeno in alcuni momenti, in quanto appare molto difficile riuscire a mantenere una vera libertà intellettuale quando si è circondati da modelli di vita propinati sia da tutti i mezzi di comunicazione di massa, sia dai moderni maître à penser. Così come non è sempre facile saper distinguere (e con tanta acutezza Dorfles lo fa) tra anticonformisti e provocatori, cioè tra chi veramente denuncia il conformismo imperante e chi invece, fingendo originalità, inizia una vera guerra contro i primi segnali di innovazione e di progresso che cercano di aprirsi un varco in questa società.
Tanti sono gli ambiti in cui il conformismo si manifesta: la cultura, la politica, la musica, il costume. Nessuna età ne è immune: l'adulto col suo "perbenismo" e in giovane con il suo gergo, i suoi costumi sessuali, il suo abbigliamento.
L'europeo è forse un po' meno schiavo del "senso comune" di quanto lo sia l'americano, così subordinato, nell'autostima, al giudizio che viene dato del suo stipendio e del suo tenore di vita. Sicuramente all'europeo viene per lo meno risparmiata la cerimonia aberrante delle "funeral homes", dove il morto viene imbellettato e "rimesso a nuovo", così da costringere ogni individuo a portare oltre la morte, "la maschera conformista che, a partire dall'infanzia, l'ha imbavagliato".


Conformisti di Gillo Dorfles
Pag. 95, Lit.15.000 - Edizioni Donzelli

Le prime righe
I. Il conformista si aggira attorno a noi
Si aggira attorno a noi; lo sfioriamo per la strada; ci sediamo vicino a lui nell'autobus; sta davanti a noi nella coda del tabaccaio; siede accanto a noi al concerto di musica classica (e agita la mano come fosse lui a dirigere l'orchestra). Ora è in macchina nella corsia parallela alla mia e fa un gesto stizzito perché vuol passare prima di me. Mentre l'aereo atterra vedo che si fa il segno della croce; poi applaude con forza quando arriviamo puntuali all'aeroporto. Ora siamo davanti all'Altare della Patria; c'è una cerimonia militare, vedo che appoggia con convinzione la mano aperta a livello del cuore. Ma, ecco, stiamo passando accanto a due belle ragazze; sento che mormora: "Che f..." mentre si volta indietro ad adocchiare gli spacchi delle minigonne. Il bar è affollatissimo: "un calice" dice, e intanto si passa lo stecchino tra i denti per togliersi i residui delle noccioline che ha trangugiato, afferrandole a piene mani dal banco. "Tenga il resto", dice al taxista che l'ha condotto alla stazione e intanto si dà una bella soffiata tenendo con tutte e due le mani il fazzolettone di tela che poi ripiega (colmo di muco) nel taschino della giacca. "E ora, finalmente, un po' di buona musica", estrae il walkman dalla tasca, se lo applica alle orecchie (si tratta dell'ultimo rock); ma ecco che il "cellulare" (non quello della polizia, il telefonino tascabile) sta ronzando.

© 1997, Donzelli editore

L'autore
Gillo Dorfles è nato a Trieste; già ordinario di Estetica nelle Università di Milano, Cagliari, Trieste, e Visiting Professor in alcune Università straniere, è autore di numerosi volumi dedicati all'estetica, alla critica d'arte e al costume, molti dei quali tradotti nelle principali lingue straniere. Tra gli ultimi pubblicati si ricordano: L'intervallo perduto (1982), L'elogio della disarmonia (1987), Il feticcio quotidiano (1988), Preferenze critiche (1993).



Hella Haasse
La fonte nascosta

Una descrizione introspettiva, una storia tormentata e sospesa nel tempo che riemerge a poco a poco, un io narrante coinvolto da scelte personali sono i principali elementi del racconto della maggior scrittrice olandese contemporanea.

Una vecchia casa, molto trascurata, ereditata dalla moglie del protagonista è il luogo dove si snoda gran parte della vicenda. Non tanto perché i fatti accadano realmente qui, quanto perché Jurjen (l'io narrante) ha deciso di trascorrere nel lontano paese dove questa casa sorge un periodo di vacanza solitaria. Contemporaneamente si snodano due vicende parallele: la storia della madre di Rina (la moglie di Jurjen), Elin, e del suo tormentato matrimonio, ricostruita giorno dopo giorno con il ritrovamento di antiche carte, lettere, fotografie e documenti, e la storia dello stesso Jurjen e del suo rapporto con Rina. Giorno dopo giorno la personalità di Elin si scopre nella sua complessità e nel suo mistero. Come è stata la sua vita? Si sarà veramente suicidata? Questi ed altri interrogativi si insinuano nella mente di Jurjen, che scopre di identificarsi sempre più nel desiderio di evasione, nella voglia di libertà che Elin dimostra di aver avuto. Un altro tassello importante della storia è la figura di un medico, un tempo innamorato di Elin, che ricerca le proprie lettere nei documenti ritrovati nella casa, non trovandole. Tra i due si instaura comunque un rapporto di confidenza che porta il medico a raccontare particolari sconosciuti della vita della donna, che Jurjen non ha il coraggio di raccontare interamente alla moglie. Rina, infatti, dimostra di non voler conoscere la verità sulla madre, di volerla dimenticare, del resto, come si scoprirà alla fine del romanzo, non senza una ragione.
La ricostruzione della vita e del matrimonio di Elin aiuterà Jurjen a superare le proprie crisi e i ripensamenti sul suo matrimonio, anche se quel tormento interno, quell'insoddisfazione presente nel profondo non finirà, perché lui è uno di quelli che non cessano mai "di sentire il mormorio di una fonte nascosta".


La fonte nascosta di Hella Haasse
Titolo originale De verborgen bron

Traduzione dal nederlandese di Laura Pignatti 125 pag., Lit. 16.000 - Edizioni Iperborea

Le prime righe

L'uomo è un corso d'acqua, la cui fonte è nascosta
Emerson

(Da una lettera di Jurjen Siebeling a sua moglie Rina nell'estate del 1937)
... La casa è nascosta nella penombra dei boschi come una conchiglia sul fondo del mare. Tra i muri aleggia un mormorio di vento che fruscia nelle fronde, di gocce di pioggia sulla sabbia, dell'invisibile fuga di animali tra i folti cespugli. La casa su tre lati è divisa dal bosco da un profondo fossato coperto di lenticchie d'acqua; un ponte conduce al cortile interno, un selciato di lisce pietre grigie tra le quali spuntano alti ciuffi d'erba. Le finestre catturano il riflesso degli alberi e risplendono del loro stesso verde. L'edera si arrampica sul muro e sul tetto, e sulla balaustra del terrazzo cresce una selva di rose. Dietro la casa c'è una conca di prati in leggero pendio, una piccola valle piena di betulle - credo che in autunno vi fioriscano ancora le viole - per il resto soltanto bosco, nient'altro che bosco ombroso e verde. Ero in mezzo ai tronchi, le felci e la sterpaglia mi arrivavano alle ginocchia, e avevo la sensazione di trovarmi sul fondo del mare. È curioso, ma ci sono pochi uccelli. Sono rimasto in attento ascolto, senza udire altro che lo stormire delle fronde e il battito del mio cuore. C'erano istanti in cui mi pareva di sognare, uno di quei sogni pregni d'un lontano, quasi dimenticato rapimento, che mi danno l'impressione di avere già una volta vissuto tutto. L'ho provata anche qui, quando mi sono girato sulla terrazza e ho visto il giardino e il bosco immersi davanti a me nel profondo splendore del mezzogiorno estivo: il vento dormiva, tutti i colori sembravano saturi di luce e più intensi che altrove, e le rose e l'erba mi stordivano con il loro dolce profumo.

© 1997, IPERBOREA S.r.l.

L'autrice
Hella Haasse è nata a Giacarta nel 1918, è considerata la maggior scrittrice olandese contemporanea. Affermatasi già con il suo primo romanzo, Il lago degli spiriti, è con i grandi affreschi storici, come Vagando per una selva oscura, che ha raggiunto fama internazionale. La fonte nascosta appartiene alla sua vena introspettiva attuale e resta una delle sue opere più amate dal pubblico.



18 luglio 1997