Ismail Kadaré
La piramide

Una voce contro la dittatura, in qualsiasi forma e in qualsiasi epoca si presenti al mondo: non è una via di uscita nemmeno per chi comanda.

La storia si snoda principalmente attorno alla costruzione di una piramide, quella del faraone Cheope.
Un piramide importante, la più grande che uomo abbia mai immaginato e visto, simbolo di un potere altrettanto grande e assolutamente invincibile. Cheope segue la tradizione dei suoi avi, e a sua volta verrà imitato dai discendenti: non è possibile infrangere questa regola, la piramide deve essere costruita. Ma sin dalle prime fasi di tutto il lavoro si comprende come la sua edificazione comporterà (come ha sempre comportato in passato e farà in futuro) sofferenze enormi da parte dei sudditi, nessuno escluso. Sull'"altare" della piramide, al solo scopo della sua creazione, saranno sacrificati ingegneri e capomastri, umili trasportatori, scavatori e ministri, tutti umiliati e distrutti, sia fisicamente che moralmente, per innalzare la forza e la potenza del faraone. E se Cheope avrà alcuni momenti di dubbio, di riflessione morale non sarà mai finalizzata a comprendere il sacrificio dei sudditi, dei collaboratori, ma sarà una riflessione sul significato della piramide come monumento funebre, un suo autocompatimento come futuro cadavere in una pur così grandiosa tomba.
L'immagine della piramide (che si riproduce come un simbolo eterno in altri paesi, in altre culture, a distanza di migliaia di anni) è palesemente una metafora del potere, quel potere dittatoriale, totalitario che non conduce da nessuna parte se non verso l'inevitabile decadenza dei popoli.
Ma il ricordo delle innumerevoli vite sacrificate, il loro spirito antico, aleggerà sempre sopra la piramide. E più sarà forte il loro ricordo, il ricordo del loro sangue sparso, più il crollo della piramide sarà vicino, il suo seppur lento disfacimento sarà inesorabilmente iniziato.

La piramide di Ismail Kadaré
Titolo originale dell'opera: La Pyramide

Traduzione dal francese di Francesco Bruno
167 pag., Lit. 24.000 - Edizioni Longanesi & C., (La Gaja Scienza n.534)

le prime pagine
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Genesi. Una vecchia idea ripresa a fatica
Quando una mattina di fine autunno il nuovo faraone Cheope, asceso al trono da pochi mesi soltanto, lasciò intendere che forse avrebbe rinunciato a farsi costruire una piramide, coloro che l'ascoltavano, l'astrologo di palazzo, alcuni fra i ministri più affezionati, il vecchio consigliere Userkaf e il gran sacerdote Hemiunu, che assolveva anche la funzione di capoarchitetto dell'Egitto, si rabbuiarono come se avessero appena sentito annunciare una catastrofe.
Continuarono per un po' a scrutare attentamente il volto del sovrano con la speranza di scorgervi una traccia d'ironia, poi, come avrebbero raccontato in seguito l'uno dopo l'altro, cercarono di infondersi coraggio ricordando il forse che il faraone aveva proferito a fior di labbra. I tratti di Cheope restavano però impenetrabili, e la loro speranza che si trattasse di una frase pronunciata con leggerezza, di quelle che i giovani monarchi si compiacciono di dire a colazione, si affievolì sempre più. Soltanto poche settimane prima non aveva forse fatto chiudere due dei più antichi templi d'Egitto per ordinare subito dopo di redigere il decreto che proibiva da quel momento agli egizi la pratica dei sacrifici?
Anche Cheope studiava i loro visi. Una luce ironica nel suo sguardo pareva dire: A tal punto, dunque, vi affliggete? Come se si trattasse non della mia piramide, ma della vostra! Oh, Ra, guarda le loro facce già alterate dal servilismo! Che cosa accadrà più avanti, quando sarò invecchiato e diventato più inflessibile?
Senza proferire motto, senza nemmeno degnarli di un'occhiata, si alzò e uscì.
Appena furono soli, gli altri si guardarono con espressione angosciata. Che cosa sta capitando? mormoravano. Quale sventura è mai questa? Un ministro, colto da malore, dovette appoggiarsi al muro della terrazza. Il gran sacerdote aveva le lacrime agli occhi.
Fuori, le spirali di sabbia sollevate dal vento ondeggiavano. I dignitari contemplavano. I dignitari contemplarono con aria smarrita quelle colonne che turbinavano alla conquista del cielo. Se ne stavano cheti; soltanto i loro occhi sembravano dire: Da quale scala salirai fin lassù, amato sovrano? Quando verrà il giorno, come raggiungerai il firmamento per tramutarti in stella al pari di tutti gli altri faraoni? come farai a illuminarci?
Scambiarono poche frasi a bassa voce, poi si separarono. Due di loro andarono a sollecitare un colloquio con Khentkaus, madre del sovrano; un altro corse a ubriacarsi; i più avveduti scesero nei sotterranei che ospitavano gli antichi archivi per consultarsi col vecchio scriba guercio Ipuur.

Per tutto l'autunno non si parlò più della piramide, nemmeno in occasione del ricevimento degli ambasciatori nel corso del quale Cheope, inebriato dalle bevande, si lasciò sfuggire cose che un monarca non dovrebbe pronunciare in presenza di stranieri.
Gli altri cui aveva già confidato il suo proposito nutrivano la speranza che si trattasse soltanto di una burla, e talvolta capitava loro di pensare che fosse di gran lunga preferibile non farvi più allusione, quasi che, non accennando più a quell'idea, essa potesse passare nel dimenticatoio. L'ipotesi contraria era però così terrificante che, giorno e notte, essi non pensavano più ad altro se non al modo di prepararsi a farvi fronte.
Taluni riponevano ancora qualche speranza nella regina madre, dalla quale non giungeva però alcun segno incoraggiante, e intanto la maggior parte di loro proseguivano le ricerche negli archivi.
Più vi s'immergevano, più l'indagine appariva ardua ai loro occhi. Molti papiri erano andati perduti, altri si erano deteriorati, e anche quelli che restavano contenevano brani cancellati o mutili; spesso recavano a margine la scritta per ordine superiore, altre volte non v'era indicazione di sorta.
Per incompleti che fossero, tuttavia, i papiri fornirono ogni sorta di informazioni sull'oggetto delle loro ricerche. Quasi nulla era andato perduto a proposito delle piramidi: i sepolcri originari; le mastabe, che erano state la loro prefigurazione; la storia della prima di esse, della seconda, della quinta; le loro modificazioni successive, l'ampliamento della base, l'aumento dell'altezza; la formula segreta dell'imbalsamazione; i primi tentativi di saccheggio e i piani destinati a impedire simili profanazioni; alcune testimonianze sul trasporto delle pietre, sui blocchi di granito che ostruivano gli accessi; i decreti che innalzavano i maestri di bottega a questo o quel rango; frammenti di calcoli; sentenze di morte; formulazioni incomprensibili o scritte in modo tale che fosse impossibile decifrarle e così via.


© 1997, Longanesi & C.

biografia dell' autore
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Ismail Kadaré, nato nel 1936 ad Argirocastro, in Albania, laureato in lettere all'università di Tirana e poi all'università Gor'kij di Mosca, è giornalista, saggista, poeta ma soprattutto narratore. Dal 1990 risiede in Francia, da tempo suo Paese d'adozione letteraria e, da allora, è considerato il massimo portavoce della cultura albanese nel mondo. Tra i suoi romanzi I tamburi della pioggia, Il generale dell'armata morta, La città di pietra, Il palazzo dei sogni.

bibliografia
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I titoli sono tratti da
Alice CD,
il catalogo su CD-ROM
dei libri italiani
pubblicato da
Informazioni Editoriali.


Di Girolamo Antonella - KadaréIsmail, Albania. Dietro la soglia di pietra, 1995, 80 p., ill., Lit. 15000, EdUP (ISBN: 88-86268-14-9)

KadaréIsmail - Bido Agim, Albania volto dei Balcani. Scritti di luce dei fotografi marubi, a cura di Audisio A., 1996, 136 p., ill., Lit. 35000, "Cahier museomontagna 90" n. 107, Museo Naz. della Montagna (ISBN: 88-85903-63-0)

KadaréIsmail, Aprile spezzato, tr. di Celotto F., 1993, 176 p., Lit. 27000, "Narratori della Fenice", Guanda (ISBN: 88-7746-695-2)

KadaréIsmail, Chi ha riportato Doruntina?, tr. di Bruno F., 1989, 148 p., Lit. 20000, "La Gaja scienza" n. 277, Longanesi (ISBN: 88-304-0892-1)

KadaréIsmail, La città di pietra, tr. di Bruno F., 1996, 219 p., Lit. 14000, "Teadue" n. 417, TEA (ISBN: 88-7819-329-1)

KadaréIsmail, La città di pietra, tr. di Bruno F., 1990, 224 p., Lit. 28000, "La Gaja scienza" n. 324, Longanesi (ISBN: 88-304-0991-X)

KadaréIsmail, La commissione delle feste, tr. di Cezzi F., 1996, 70 p., Lit. 15000, "Lune nuove" n. 6, Besa (ISBN: 88-86730-12-8)

KadaréIsmail, Il crepuscolo degli dei della steppa, tr. di Varca M., 1993, 194 p., Lit. 10000, "Sei reprint.Narrativa", SEI (ISBN: 88-05-05338-4)

KadaréIsmail, Il generale dell'armata morta, tr. di Donaudy A., 1997, 223 p., Lit. 14000, "Teadue" n. 496, TEA (ISBN: 88-7818-135-8)

KadaréIsmail, Il generale dell'armata morta, tr. di Donaudy A., 1982, 221 p., Lit. 15000, "La Gaja scienza" n. 55, Longanesi (ISBN: 88-304-0044-0)

KadaréIsmail - KadaréElena - Agolli Dritero, Narratori albanesi contemporanei, tr. di Cezzi F., 2 ed., 1994, 240 p., Lit. 20000, "Il pianeta scritto" n. 12, Argo (ISBN: 88-86211-33-3)

KadaréIsmail, Il palazzo dei sogni, tr. di Bruno F., 1991, 208 p., Lit. 25000, "La Gaja scienza" n. 350, Longanesi (ISBN: 88-304-1032-2)

KadaréIsmail, La piramide, tr. di Bruno F., 1997, 176 p., Lit. 24000, "La Gaja scienza" n. 534, Longanesi (ISBN: 88-304-1433-6)

KadaréIsmail, I tamburi della pioggia, tr. di Donaudy A., 1981, 238 p., Lit. 18000, "La Gaja scienza" n. 27, Longanesi (ISBN: 88-304-0021-1)

KadaréIsmail, I tamburi della pioggia, tr. di Donaudy A., 1993, 238 p., Lit. 13000, "Teadue" n. 150, TEA (ISBN: 88-7819-281-3)

KadaréIsmail, I Tamburi della Pioggia, tr. di Donaudy A., 1997, 240 p., Lit. 24000, "Scrittori di tutto il mondo", Corbaccio (ISBN: 88-7972-273-5)



18 luglio 1997