Fabio Fazio & gli amici di Gino
Anima Tour
Gita nei nostri anni Settanta


Un libro "interattivo", un libro gioco, un "amarcord" collettivo: questo volumetto è tutto ciò e qualcosa di più. Un omaggio agli anni Settanta, ai riti, alle mode, alle canzoni e al gergo (dimenticandoci che quelli sono anche gli anni più oscuri e tragici dell'Italia del dopoguerra!) che proprio allora inizia a caratterizzare i giovani, categoria sociale al centro dell'analisi del libro. Si comincia da bambini: cartella in pelo di cavallino, tv dei ragazzi con tanto di Mago Zurlì e di Zecchino d'oro, E poi, a seguire, l'adolescenza e i telefilm americani che l'accompagnano. La moto, le prime "paranoie", la salopette di jeans, gli zoccoli: chi, oggi intorno ai quarant'anni, non si sente intenerire al ricordo di questi abbigliamenti o sentimenti "regolamentari"?
Anche il viaggio in India dei più audaci o semplicemente un campeggio con la canadese Bertoni fanno parte della memoria collettiva di una generazione che sperimenta la libertà e l'autonomia dalla famiglia, dopo generazioni di giovani "sottomessi" e docili.
Il libro ha in chiusura una serie di tabelle, dall'aspetto molto scientifico, in cui sono elencati i titoli delle canzoni, dei film, degli spettacoli o degli sport più in voga in quegli anni.


Anima tour. Gita nei nostri anni Settanta di Fabio Fazio & gli amici di Gino
Pag. 275, Lit. 19.900 - Edizioni Mondadori/Rai-Eri

Le prime righe
Il piccolo mondo di Gino
1ª Lezione
Gino ha appena finito di riordinare la sua cameretta. Tra poco verrà a trovarlo il suo amico Mario. Per l'occasione i soldatini Atlantic sono tornati nella loro scatola, mentre i marines Airfix fanno bella mostra sullo scaffale accanto al mappamondo illuminato.
La cameretta di Gino è molto accogliente, quasi mai in ordine ma sempre pulita e profumata di Pronto e di Polivetro. Ma ciò che più inorgoglisce Gino sono i poster che colleziona da anni e che espone a rotazione nell'unica parete della stanza rimasta libera, sopra l'organo Bontempi e la scrivania a due cassetti in panforte ricoperto. Infatti una parete è occupata dalla porta a vetri smerigliati ricoperta di adesivi, con a fianco il letto Cassina rosso su cui spicca un copriletto arancione a strisce marroni in tessuto stampato; un'altra parete ospita la finestra e il termosifone abbellito da un coccio umidificatore con l'immagine di un Pierrot che piange, mentre l'ultima accoglie la bandiera della squadra del cuore a copertura di una macchia di umidità, lo scaffale con i libri di scuola e l'armadio laccato bianco e rosso che riprende i colori del letto.
Ma ecco finalmente Mario, che ha portato da casa i suoi soldatini: nordisti e sudisti della Baravelli. Che meraviglioso pomeriggio passeranno!


© 1997, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.

Gli autori
Fabio Fazio (Savona 1964), autore e conduttore televisivo. Grazie ad Anima mia ha conosciuto personalmente il capitano Kirk, il comandante Straker e l'Incredibile Hulk.
Gino ha trentasei anni. Sposato e separato, convive oggi con una ex valletta della "Ruota della fortuna" tedesca. Lavora fra gli Stati Uniti e l'Europa.
Pietro Galeotti (Savona 1964), autore telvisivo. Ha militato per una stagione nel Montecavolo Football Club.
Marco Posani (Milano 1959), scrittore a 360°, conosce le bandiere di tutti gli Stati del mondo. E se ne vanta.
Tommaso Labranca (Milano 1962), scrittore (Andy Warhol era un coatto e L'estasi del pecoreccio, Castelvecchi), sa a chi appartiene il braccio del Vim Clorex.
Massimo Martelli (Bologna 1957), autore televisivo e regista.



Rino Genovese
Tango italiano

"Non sapevo più se ero un abitante di quell'Italia che non avevo mai capito e non conoscevo, e che ora cercavo di guardare da lontano, o di quell'Argentina in cui mi trovavo e in cui mi andavo smarrendo."

Un diario, appunti dall'Argentina, ma pensando all'Italia. La presenza fisica in quel "labirinto" in cui ci si perde e ci si riconosce, e la mente che rielabora la vicenda italiana. In Sicilia, a Palermo, in fondo, la sensazione del viaggio, del sentirsi altrove è ancora più forte. Eppure il desiderio di fermarsi in Argentina, luogo in cui è possibile essere solo attraverso "un esperimento mentale", il sentirsi distanti dall'Italia, così presente nel confronto, è anche la sensazione che oggi, in ogni luogo, si è contemporaneamente lontani e vicini, che si è cittadini di ogni Paese e di nessuno, e anche l'amore per una ragazza è condizionato da questa assoluta estraneità/partecipazione ai luoghi. Attivo socialista da ragazzino, così come l'amica Eva, Rino Genovese è però "italiano". La passione politica maturata da lei che ha attraversato la tragedia delle vicende argentine, è inevitabilmente molto distante dalla sua, abituato, da italiano appunto, a concepire la politica in modo "pragmatico e realistico", incapace di concepire il passaggio "dalla politica al sacro". "L'Italia è in un certo senso un'Argentina senza mito e senza tragedia". Questo rende più difficile forse la comprensione di che cosa sia questa terra di cui, lontano, cerca di capire il senso: un luogo che non vuole essere redento, patria della rivoluzione passiva e del trasformismo, antico e perdurante male italiano.
L'immagine, ricorrente, del labirinto è molto chiarificatrice di quanto l'autore vuole dire. Ci sono due possibili immagini di labirinto: l'intrico di vie da cui è impossibile uscire, che vede al centro il mostro o il nulla oppure il deserto dove tutt'intorno è il nulla e non si è che puntini insignificanti. "Smarrirsi, pedere la direzione è possibile, anzi è probabile, in ambedue i tipi di labirinto", ma nel secondo si è "nullificati a priori". L'Argentina sovrappone le due tipologie, e questo è ciò che attrae e sgomenta.
In conclusione però Genovese decide di mettersi in gioco, di "rischiare questo libro", di assumersi la "responsabilità del dire e dello scrivere", ma di lanciare appunto "un segnale, un grido".


Tango italiano di Rino Genovese
Pag. 151, Lit. 18.000 - Edizioni Bollati Boringhieri (Variantine)

Le prime righe
Sonnambulo a Buenos Aires
Di ritorno da Buenos Aires, mi pare di non esserci ancora stato, di averla solo intravista in un inquieto dormiveglia, questa città letteraria e terribile con i suoi marciapiedi pieni di buche, i cieli di smalto e la coscienza popolata di morti. Eppure non più tardi di quarant'otto ore fa, mi portavo appresso tra il Richmond e il Tortoni la mia tristezza morbida come un guanciale. Non so se l'indolenza aiuti a capire, se sia l'organo della conoscenza presso qualche filosofo sconosciuto, di certo troppo pigro per riuscire a farsi ricordare. Però a me basta per vivere e rivivere.
Da Richmond, seduto dietro l'ampia vetrata, avevo lo sguardo del visitatore di un acquario. Ordinavo un cocktail , uno di quei cocktail gialli di sidro e chissà che altro, con un po' d'ingredientes (olive, tartine, bocconcini di formaggio e salame, involtini di prosciutto e sfoglie fritte); sorseggiavo il cocktail, addentavo la fettina di banana sul bordo del bicchiere, e intanto osservavo il movimento nell'acquario là fuori... Eccoli i pesci grossi e piccoli del menemismo, la signora corpulenta col pullover e la smilza col tailleur; eccoli i bravi neoliberisti nel loro doppiopetto blu con i bottoni dorati, completi di borsa o valigetta, e una piccola tribù di microscopici orientali... Insomma ecco i ricchi, i meno ricchi e i poveri - ma tutti al mio cospetto solo passanti.

© 1997, Bollati Boringhieri editore s.r.l.

L'autore
Rino Evangelisti, nato a Napoli nel 1953, ha già pubblicato per la Bollati Boringhieri, Cuba, falso diario (1993) e il saggio La tribù occidentale (1995).



Ennio Martignano - Salvatore Romagnolo - Vittorio Pasteris
Sesto potere
guida per giornalisti, comunicatori aziendali, formatori nell'era di Internet

Un manuale per "addetti ai lavori" della comunicazione che devono necessariamente confrontarsi con le moderne tecnologie digitali, ma anche un saggio per chi cerca un approccio specifico ai meccanismi di questo Sesto Potere.

"Fino a poco tempo fa a scrivere di informatica erano solo specialisti del settore che si rivolgevano a un pubblico piuttosto ristretto di addetti ai lavori. Con l'espandersi del mercato e degli utilizzatori di computer, il libro informatico ha coinvolto lettori sempre più eterogenei e i testi hanno iniziato a diventare meno esoterici per rispondere a esigenze nuove quanto 'reali'. Così pure gli argomenti sono cambiati e l'informatica ha cominciato a diventare una metafora per esprimere idee e contaminazioni inconsuete per le singole discipline. Lo scenario editoriale è divenuto ancor più variegato. Le forme e i contenuti si sono mescolati così da superare generi e linguaggi, fino a originarne di nuovi.
È questo il terreno da cui prende corpo un testo come Sesto Potere, che abita un territorio di confine tra l'informatica, la comunicazione, la sociologia e la psicologia.
Abbiamo cercato di costruire un libro semplice che stesse tra la manualistica, la narrativa e la saggistica divulgativa. Abbiamo anche cercato di renderlo il più possibile leggero evitando, comunque, di semplificare troppo gli argomenti e di banalizzare la complessità e la ricchezza del mondo delle reti multimediali."
(Dalla "Guida al lettore" scritta dai tre autori)


Sesto potere. Guida per giornalisti, comunicatori aziendali, formatori nell'era di Internet di Ennio Martignano, Salvatore Romagnolo e Vittorio Pasteris
VIII, 342 pag., Lit. 32.000 - Edizioni Apogeo

Le prime righe
Storie e visioni
Pesci fuor di rete
C'è un romanticismo sul genere di quello settecentesco nell'amore per la corrispondenza elettronica. Gli autori stessi sono frequentemente dei tardo-romantici che si credono post-moderni.
Autori? Sì. Mi sento più "scrittore" per e-mail che sul WWW e più su quest'ultimo che sulla carta stampata.
Molte liste di messaggistica sono insopportabilmente prolisse: decine, centinaia di messaggi al giorno, che solo i più accaniti riescono a leggere, ma il più delle volte vengono archiviati o cancellati.
Non sempre però.
A volte in rete non arriva posta. Una lettera, magari, non di più.
Si impara presto, però, a sentire gli occhi che leggono e i sentimenti che si animano dentro quel silenzio. Non serve risposta. Sai che si è saputo; sai di essere saputo, anche se non scrivi.
Il mio testo fluisce al di fuori delle gabbie formali.
Conto di incontrare sempre un lettore con una sensibilità diversa.
Non mi attendo nulla da questo scrivere, ma credo in lui.
Non mi interessa più così tanto pubblicare, ma amo sempre di più scrivere, possibilmente per non tornarci più su. Liberarmi in questo modo dei pensieri e delle idee che covano nella mente. Come ogni digestione laboriosa, anche i pensieri meritano un'uscita definitiva dai confini del pensatore...
Ennio Martignago


© 1997, APOGEO - Informatica, Realtà Virtuale, Ciberspazio

Gli autori
Ennio Martignago è psicologo del lavoro e psicoterapista. Si occupa di formazione e apprendimento organizzativo. Attualmente lavora per ENEL S.p.a.
Vittorio Pasteris è consulente e giornalista. È il responsabile dei progetti telematici della SAA di Torino. Autore per apogeo di Internet per chi studia.
Salvatore Romagnolo è giornalista. Lavora presso l'Ufficio Stampa del comune di Torino. Cura per La Stampa una rubrica su Internet e i new media.



Arto Paasilinna
Il mugnaio urlante

Humour, voglia di libertà, originale descrizione di caratteri: una storia ambientata in un nord magico e lontano, quasi mitico, tra villaggi e foreste finlandesi isolati dal mondo e dal tempo.

"Il protagonista della novella (guai a parlare con Paasilinna di romanzi: potrebbe ululare), il mugnaio Gunnar Huttunen, piombato all'improvviso a rompere i delicati equilibri sociali di un villaggio del nord della Lapponia, fra le altre cose che fa ulula. E a volte ulula per ore e con una foga tale da mettere in agitazione tutti i cani di tutti i villaggi nel raggio di centinaia di chilometri...
Il mugnaio Huttunen, diventato tale per aver comprato e restaurato il vecchio mulino delle Rapide della Foce, è un focoso e intemperante giovanottone che sbaglia sempre i tempi delle sue entrate e delle sue battute. Al punto da far convincere quasi tutti che è pazzo. Rimangono affascinati dalla sua verve infaticabile il portalettere Piitisjärvi, incrollabile alcolista che si distilla la grappa da solo e in barba alla legge; e la guardia municipale Portimo, che fa finta di andar dietro le sue tracce quando finirà braccato dalle guardie. Ma soprattutto la bionda e giunonica Sanelma Käyrämö, la consulente orticola che si sposta di campagna in campagna spingendo famiglie di boscaioli e allevatori a dedicarsi alla coltivazione di orti, per migliorare la dieta, scarsamente vitaminica.
E Sanelma, tutta fremente di entusiasmi naturalistici, diventa il grande amore del mugnaio. Per lei ululerà di piacere, per lei si caccerà in pasticci senza ritorno... Ma l'amore tra i due non sarà altro che un gioco di timidi approcci, di paure da parte di lei, di fremiti attese di lui, di cuori in gola, di labbra sfiorate, di mani che non vogliono sciogliersi, di lettere scritte e lasciate in una cassettina segreta, nel bosco. E in fondo, un vero, grande amore. Sanelma farà di tutto per salvare il mugnaio dopo la sua fuga dal manicomio.
È bene non andare oltre. La storia sarà affascinante e imprevedibile, ricca di humor e suspence." (Dalla introduzione di Fabrizio Carbone)


Il mugnaio urlante di Arto Paasilinna
Titolo originale Ulvova mylläri

276 pag., Lit. 26.000 - Edizioni Iperborea

Le prime righe
Parte Prima
IL MULINO DEL FOLLE

Poco dopo le guerre, arrivò nel comune un uomo molto alto che disse di chiamarsi Gunnar Huttunen. Contrariamente a quasi tutti i vagabondi venuti dal Sud, non andò a chiedere lavori di spalatura all'Amministrazione delle Acque, ma comprò il vecchio mulino della Rapide della Foce, sulla riva del Kemijoki. L'operazione fu giudicata folle, dato che il mulino era rimasto inutilizzato fin dagli anni '30 ed era in pessime condizioni.
Huttunen lo pagò e s'installò nel locale adibito ad alloggio. I contadini del vicinato e in particolare i soci della cooperativa molitoria risero a crepapelle di quell'affare. Dicevano che evidentemente la razza dei matti non si era ancora estinta, nonostante la guerra ne avesse fatti fuori parecchi.
La prima estate, Huttunen riparò la sega per assicelle adiacente al mulino, poi, mise un annuncio sulla "Gazzetta del Nord" per informare che eseguiva lavori di segheria su ordinazione. Da allora, tutti i fienili del comune furono coperti con tegole di legno fornite dal mulino della Foce. Le assicelle di Huttunen costavano sette volte meno del cartone bitumato industriale, che d'altronde non sempre si trovava perché i tedeschi avevano incendiato l'intera Lapponia, causando una gran penuria di materiali da costruzione. A volta, si dovevano dare al bottegaio del villaggio fino a sei chili di burro per poter caricare sulla propria carretta un solo rotolo di cartone bitumato. Tervola, il bottegaio, conosceva bene il prezzo della merce.
Gunnar Huttunen misurava quasi uno e novanta. Aveva capelli castani e ispidi, la testa angolosa: mento grande, naso lungo, occhi infossati sotto una fronte alta e dritta. Gli zigomi erano sporgenti, il volto affilato. Le orecchie, anche se grandi, non erano a sventola, ma strettamente incollate alla testa. Si vedeva che da bambino l'avevano sempre messo a dormire con molta attenzione. Non si deve mai lasciare che un bambino, soprattutto se ha delle orecchie grandi, si rigiri da solo nella culla: è la mamma che deve di tanto in tanto girarlo, se non vuole che da grande abbia le orecchie a sventola.

© 1997, IPERBOREA S.r.l.

L'autore
Arto Paasilinna, nato a Kittilä nel 1942, ex guardiaboschi, ex giornalista, ex poeta, è autore-culto in Finlandia, dove ogni suo libro vende più di centomila copie, e molto amato all'estero per il suo originalissimo humour, quella capacità di raccontare ridendo anche le storie più sconcertanti. Tra i titoli pubblicati in Italia: L'anno della lepre, Premio Acerbi 1994 e Il Bosco delle volpi.



Cristina Pennavaja
Il gioco dell'argomentare
Percorso creativo per migliorare lo stile, la scrittura, la vita

Una base teorica e tanti esercizi per arricchire le scelte di stile, le capacità espressive e, in ultima analisi, anche il nostro rapporto con noi stessi e con gli altri.

L'utile volume di Cristina Pennavaja si rivolge a un vasto pubblico e, perciò, utilizza un linguaggio chiaro e preciso, accessibile anche a chi non ha particolari esperienze e competenze linguistiche. Tutti utilizzano il linguaggio come mezzo di comunicazione, tutti desiderano fare arrivare il loro messaggio in modo convincente al destinatario, ma per raggiungere questo scopo spesso, inconsapevolmente, sbagliano. L'insegnamento e le indicazioni che arrivano dal libro guidano il lettore nel complesso mondo della comunicazione, nei suoi risvolti psicologici, nelle sue tecniche e nelle sue procedure. Le "regole strategiche" per convincere un uditorio difficile per esempio possono essere utilizzate da uno studente davanti a una commissione d'esami, da una moglie davanti a un marito troppo esigente e giudicante, da un impiegato davanti ai suoi superiori.
Il possesso delle regole della retorica infatti ci rende "padroni e consapevoli dei meccanismi che mettiamo in moto quando parliamo o scriviamo" e questo permette di acquisire sicurezza psicologica e capacità persuasiva, elementi di sicura utilità per migliorare la qualità della nostra vita.
La seconda parte del libro è dedicata in modo prevalente alla stesura di un testo scritto, e alle tecniche che vi sottendono. Una lettera, una tesi di laurea, un tema in classe, un verbale sono tutte prove che richiedono specifiche regole compositive perché la comunicazione e lo scopo prefisso siano ottenuti.
"Lo stile dovrebbe essere non una questione di linguaggio colto e di letteratura per intellettuali, bensì la traccia del nostro agire nel mondo, l'impronta della nostra intelligenza e sensibilità su coloro che ci ascoltano (oggi o nel futuro)". Questa affermazione della Pennavaja indica con chiarezza lo scopo del libro: la retorica non è tanto un'arte riservata a pochi intellettuali, ma uno strumento d'uso comune che dovrebbe avere la massima diffusione, una possibilità in più per ognuno di esprimersi, di realizzare la propria personalità e di manifestare la propria sensibilità.


Il gioco dell'argomentare di Cristina Pennavaja
Pag. 189, Lit. 28.000 - Edizioni Franco Angeli (Le Comete)

Le prime righe
Maniere e finalità
della comunicazione umana

Vivere bene, in armonia con gli altri e nel rispetto di ciò che desideriamo sia dato a noi stessi, implica una buona comunicazione: chiara, efficace, per quanto possibile non disturbata da fattori che indeboliscono le emozioni e i concetti che vogliamo esprimere. Tutto questo potrebbe sembrare facile, per il fatto che sin da bambini siamo stati educati a parlare, abbiamo seguito lezioni scolastiche e siamo comunque indotti ogni giorno a dare ordini, ascoltare ragioni, rispondere con le argomentazioni che ci sembrano adatte in quel momento. In realtà, invece, comunicare bene è un'operazione semplice solo finché le nostre esigenze sono semplici. Se abbiamo fame possiamo farlo capire a gesti; se invece vogliamo gustare un pranzetto a base di tartufi (buoni, ma non troppo cari), vino portato a casa nostra dall'amico al quale abbiamo fatto un favore (che forse ha dimenticato) e molta allegria (dunque i nostri figli non devono avere musi lunghi, le unghie sporche e la fidanzata scontenta perché noi siamo contrari alla pelliccia di visone)... be', in questo caso una comunicazione pienamente riuscita costa molte energie. Più che energie: ci vuole innanzitutto una buona conoscenza dei meccanismi che in date circostanze producono alcuni risultati in parte prevedibili. In altri termini: ci vuole una buona conoscenza degli effetti (vari e complessi) delle parole che usiamo, delle parole che ci vengono rivolte, del loro significato letterale e di altri significati che esse possono acquistare al variare della situazione.

© 1997, Franco Angeli s.r.l.

L'autrice
Cristina Pennavaja è nata a Roma nel 1947 e vi si è laureata in Filosofia. La passione per gli studi l'ha portata all'Università di Francoforte, dove ha insegnato; a Brema, dove ha conseguito il dottorato in Scienze economiche e sociali; a Cambridge e a Tilburgo, dove è stata ricercatrice. Ha tradotto e scritto importanti saggi di economia politica (Marx, Piero Sraffa, Claudio Napoleoni), psicoanalisi (Imre Hermann), letteratura (Alfred Polgar) e arte (Julio Paz). Docente di letteratura italiana, è narratrice. A Milano dal 1984, insegna a migliorare le abilità di comunicazione, lettura e scrittura argomentativa e "creativa".



4 luglio 1997