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Rino Genovese
Tango italiano
"Non sapevo più se ero un abitante di quell'Italia che non avevo mai capito e non conoscevo, e che ora cercavo di guardare da lontano, o di quell'Argentina in cui mi trovavo e in cui mi andavo smarrendo."
Un diario, appunti dall'Argentina, ma pensando all'Italia. La presenza fisica in quel "labirinto" in cui ci si perde e ci si riconosce, e la mente che rielabora la vicenda italiana. In Sicilia, a Palermo, in fondo, la sensazione del viaggio, del sentirsi altrove è ancora più forte. Eppure il desiderio di fermarsi in Argentina, luogo in cui è possibile essere solo attraverso "un esperimento mentale", il sentirsi distanti dall'Italia, così presente nel confronto, è anche la sensazione che oggi, in ogni luogo, si è contemporaneamente lontani e vicini, che si è cittadini di ogni Paese e di nessuno, e anche l'amore per una ragazza è condizionato da questa assoluta estraneità/partecipazione ai luoghi. Attivo socialista da ragazzino, così come l'amica Eva, Rino Genovese è però "italiano". La passione politica maturata da lei che ha attraversato la tragedia delle vicende argentine, è inevitabilmente molto distante dalla sua, abituato, da italiano appunto, a concepire la politica in modo "pragmatico e realistico", incapace di concepire il passaggio "dalla politica al sacro". "L'Italia è in un certo senso un'Argentina senza mito e senza tragedia". Questo rende più difficile forse la comprensione di che cosa sia questa terra di cui, lontano, cerca di capire il senso: un luogo che non vuole essere redento, patria della rivoluzione passiva e del trasformismo, antico e perdurante male italiano.
L'immagine, ricorrente, del labirinto è molto chiarificatrice di quanto l'autore vuole dire. Ci sono due possibili immagini di labirinto: l'intrico di vie da cui è impossibile uscire, che vede al centro il mostro o il nulla oppure il deserto dove tutt'intorno è il nulla e non si è che puntini insignificanti. "Smarrirsi, pedere la direzione è possibile, anzi è probabile, in ambedue i tipi di labirinto", ma nel secondo si è "nullificati a priori". L'Argentina sovrappone le due tipologie, e questo è ciò che attrae e sgomenta.
In conclusione però Genovese decide di mettersi in gioco, di "rischiare questo libro", di assumersi la "responsabilità del dire e dello scrivere", ma di lanciare appunto "un segnale, un grido".
Tango italiano di Rino Genovese
Pag. 151, Lit. 18.000 - Edizioni Bollati Boringhieri (Variantine)
Le prime righe
Sonnambulo a Buenos Aires
Di ritorno da Buenos Aires, mi pare di non esserci ancora stato, di averla solo intravista in un inquieto dormiveglia, questa città letteraria e terribile con i suoi marciapiedi pieni di buche, i cieli di smalto e la coscienza popolata di morti. Eppure non più tardi di quarant'otto ore fa, mi portavo appresso tra il Richmond e il Tortoni la mia tristezza morbida come un guanciale. Non so se l'indolenza aiuti a capire, se sia l'organo della conoscenza presso qualche filosofo sconosciuto, di certo troppo pigro per riuscire a farsi ricordare. Però a me basta per vivere e rivivere.
Da Richmond, seduto dietro l'ampia vetrata, avevo lo sguardo del visitatore di un acquario. Ordinavo un cocktail , uno di quei cocktail gialli di sidro e chissà che altro, con un po' d'ingredientes (olive, tartine, bocconcini di formaggio e salame, involtini di prosciutto e sfoglie fritte); sorseggiavo il cocktail, addentavo la fettina di banana sul bordo del bicchiere, e intanto osservavo il movimento nell'acquario là fuori... Eccoli i pesci grossi e piccoli del menemismo, la signora corpulenta col pullover e la smilza col tailleur; eccoli i bravi neoliberisti nel loro doppiopetto blu con i bottoni dorati, completi di borsa o valigetta, e una piccola tribù di microscopici orientali... Insomma ecco i ricchi, i meno ricchi e i poveri - ma tutti al mio cospetto solo passanti.
© 1997, Bollati Boringhieri editore s.r.l.
L'autore
Rino Evangelisti, nato a Napoli nel 1953, ha già pubblicato per la Bollati Boringhieri, Cuba, falso diario (1993) e il saggio La tribù occidentale (1995).
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