Leonard Cohen
Stranger Music

"Credo che l'unica vera esperienza dell'essere umano sia la sconfitta. Occasionalmente conosciamo un trionfo, raramente solleviamo la testa per salutare una vittoria. La vita è sconfitta, impotenza, ma non annullamento"

da Morte di un cicisbeo:

HO DECISO

"Ho deciso di precorrere di qualche anno la letteratura. Poiché sei arrabbiata, ho deciso di farti infuriare. Vengo contagiato dal veleno delirante del disprezzo, quando mi torturo pensando alle nostre vite e ai vostri lavori. Ho imparato il disprezzo da te. Filisteo implica un vigore che tu non hai. Questo paragrafo non può essere afferato da un pugno di ferro. Lo si capisce immediatamente. Rifugge dal tuo amore. Ha avuto il piacere della tua compagnia. Il mio lavoro è in atto."

Da Suzanne a Bird on the Wire, da Chelsea Hotel (dedicata a Janis Joplin) a Closing Time, le canzoni di Leonard Cohen hanno affascinato più di una generazione, puntando sulla suggestione e la ricchezza del linguaggio in un'epoca di mode passeggere ed esibizionismi rockettari. Questa antologia, curata dallo stesso Cohen, raccoglie il meglio di quasi quarant'anni di poesie, canzoni e brani in prosa.


Stranger Music di Leonard Cohen
Traduzione di Alessandro Achilli
Pag. 513, Lit. 38.000 - Edizioni Baldini & Castoldi (Romanzi e Racconti 95)

La prima poesia

POEM
I heard of a man
who says words so beautifully
that if he only speaks their name
women give themselves to him.

If I am dumb beside your body
while silence blossoms like tumours on our lips
it is because I hear a man climb the stairs
and clear his throat outside our door.

POESIA
Mi è giunta voce di un uomo
che parla in modo così magnifico
che se solo pronuncia il loro nome
le donne gli si offrono.

Se sto muto di fronte al tuo corpo
mentre il silenzio sboccia come tumori sulle nostre labbra
è perché odo un uomo salire le scale
e schiarirsi la gola fuori dalla nostra porta.


© 1997, Baldini&Castoldi s.r.l.

L'autore
Leonard Cohen è nato a Montréal nel 1934. Poeta e scrittore prima ancora che musicista, ha pubblicato il suo primo libro nel 1956, quando era alla McGill University e suonava in un trio country and western chiamato the Buckskin Boys. La sua opera comprende nove raccolte di poesie, due romanzi e una serie di dischi che hanno conosciuto un successo internazionale, tra cui Songs of Leonard Cohen (1968), Songs from a Room (1969), Songs of Love and Hate (1971), Death of a Ladies' Man (1977), Various Positions (1984), I'm Your Man (1988), The Future (1992).



Michael Drosmin
Codice Genesi

Dal Libro dei Libri la luce sulla storia e il futuro dell'uomo

"L'esposizione dei fatti costituisce l'ossatura della storia. Questo libro rappresenta la prima descrizione completa del codice contenuto nella Bibbia, grazie al quale si sono rivelati fatti che si sono verificati migliaia di anni dopo la compilazione della Bibbia."
Queste sono le prime parole di Codice Genesi, un libro che potrebbe sconvolgere il mondo. Uno scienziato israeliano, un matematico, ha fatto una straordinaria scoperta: attraverso una complessa elaborazione elettronica è riuscito a ricostruire un codice che, applicato alla Bibbia, rivela come in essa fossero già indicati eventi che sarebbero accaduto dopo migliaia di anni. La Seconda guerra mondiale, Hiroshima o l'assassinio di Rabin, tutto era già previsto e riscontrabile chiaramente nelle parole del Libro dei Libri.
Drosmin, dopo cinque anni di verifiche e di confronti con scienziati e studiosi di tutto il mondo, e dopo mesi trascorsi al fianco di Rips ha dato alle stampe questo libro che può rappresentare una straordinaria chiave di lettura della storia e del futuro dell'umanità. Come tutto ciò che ha un carattere rivoluzionario, ha anche suscitato tra scienziati e studiosi, polemiche sulla validità delle tesi proposte, o sulla legittimità di simili operazioni. In ogni caso la suggestione del testo è forte, affascinante l'idea di poter conoscere quello che avverrà dalle parole di chi, più di tremila anni fa, diede al "popolo eletto" un libro ispirato direttamente da Dio.


Codice Genesi di Michael Drosmin
Titolo originale: The Bible code
Traduzione di Paolo Lorenzin, Chiara Montani, Maura Vecchietti
Pag. 272, Lit. 29.000 - Edizioni Rizzoli

Le prime righe

Il primo settembre 1994 mi recai in volo in Israele per incontrarmi a Gerusalemme con un amico intimo dell'allora primo ministro Yitzhak Rabin, il poeta Chaim Guri. Gli consegnai una lettera che lui girò immediatamente al primo ministro.
"Un matematico israeliano ha scoperto nella Bibbia l'esistenza di un codice che sembra prevedere in dettaglio fatti avvenuti migliaia di anni dopo la stesura della Bibbia stessa", dichiaravo nella lettera a Rabin.
"La ragione che mi spinge a darle queste notizie deriva dal fatto che nell'unico punto in cui, applicando il codice al testo della Bibbia, si ottiene il suo nome per esteso, le lettere che lo compongono sono attraversate da quelle delle parole "assassino ucciderà". Questo è un fatto di non poca importanza, visto che nella Bibbia sono contenuti in codice l'assassinio di Anwar Sadat e di Robert Kennedy (nel caso di Sadat accompagnato da nome e cognome del suo omicida, data, luogo e il modo in cui l'omicidio è stato compiuto). Credo si trovi in grave pericolo, ma non tale da non poter essere scongiurato."
Il 4 novembre 1995 arrivò la tragica conferma: un colpo di pistola sparato alle spalle da un uomo che si credeva mandato da Dio: l'omicidio che era già lì, annunciato nella Bibbia, tremila anni fa.
L'assassinio di Rabin è la drammatica conferma dell'esistenza del codice biblico, il testo criptato nell'Antico Testamento che predice il futuro.
Il codice è una scoperta del matematico Eliyahu Rips, uno dei massimi esperti mondiali della teoria dei gruppi, campo della matematica su cui si basa la teoria quantistica. È stato verificato da famosi matematici dell'Università di Harvard, di Yale e dell'Università Ebraica.

© 1997, RCS Libri S.p.A.

L'autore
Michael Drosmin è un giornalista investigativo americano che ha lavorato al "Washington Post" e al "Wall Street Journal". È autore fra l'altro, di una biografia di Howard Hughes che è stata bestseller mondiale. Vive e lavora a New York.



Pierre Lévy
Il virtuale



Il virtuale possiede piena realtà in quanto virtuale
GILLES DELEUZE, Differenza e ripetizione

La realtà virtuale corrompe, la realtà assoluta corrompe in modo assoluto
ROY ASCOTT, Prix Ars electronica 1995

Un movimento generale di virtualizzazione investe oggi non solo l'ambito dell'informazione e della comunicazione, ma anche il corpo, il sistema economico, i parametri collettivi della sensibilità e l'esercizio dell'intelligenza. La virtualizzazione si estende persino alle modalità della convivenza, alla costituzione della collettività, del "noi": comunità virtuali, imprese virtuali, democrazia virtuale... Benché la digitalizzazione dei messaggi e l'estensione del cyberspazio svolgano un ruolo fondamentale nell'evoluzione in atto, si tratta di una tendenza di fondo che travalica ampiamente l'informatizzazione.
C'è da temere una derealizzazione generale? Una sorta di sparizione universale come suggerisce Jean Baudrillard? Siamo forse minacciati dall'apocalisse culturale, dalla spaventosa implosione dello spazio-tempo preannunciata, ormai molti anni fa Paul Virilio? Questo libro sostiene un'ipotesi diversa, non catastrofica, e cioè che, nonostante gli indiscussi lati oscuri e terribili, le evoluzioni culturali in atto al volgere di questo secondo millennio indichino un proseguimento dell'ominazione.
Verosimilmente, le evoluzioni tecniche, economiche ed etiche non sono mai state tanto rapide e destabilizzanti. Ora, la virtualizzazione costituisce propriamente l'essenza, la punta di diamante della trasformazione in atto. La virtualizzazione in sé, non è né positiva, né negativa, né neutra. Essa si presenta come il movimento stesso del "farsi altro", eterogenesi dell'umano. Prima ancora di averne timore, di condannarla o viceversa di abbandonarvisi, chiedo che ci si sforzi di sviscerare, di pensare e di capire la virtualizzazione in tutta la sua complessità.
Nel corso del libro vedremo come il virtuale, rigorosamente definito, abbia poco a che fare con il falso, l'illusorio e l'immaginario. Il virtuale non è affatto il contrario del reale, ma un modo anzi di essere fecondo e possente, che concede margine ai processi di creazione, schiude prospettive future, scava pozzi di senso al di sotto della piattezza della presenza fisica immediata.

Dalla Introduzione




Il virtuale di Pierre Lévy
Titolo originale: Qu'est-ce que le virtuel?

Traduzione di Maria Colò e Maddalena Di Sopra
Pag. 149, Lit. 27.000 - Edizioni Raffaello Cortina (Scienza e idee)

Le prime righe
1
CHE COS'È LA VIRTUALIZZAZIONE?
L'ATTUALE E IL VIRTUALE

Consideriamo, innanzitutto, l'opposizione semplice quanto ingannevole di reale e virtuale. Generalmente, la parola virtuale viene utilizzata per significare l'assenza di esistenza pura e semplice, dal momento che la "realtà" implicherebbe una effettività materiale, una presenza tangibile. Ciò che è reale rientrerebbe nell'ordine della presenza concreta ("l'uovo di oggi"), e ciò che è virtuale in quello della "presenza differita" ("la gallina di domani"), o dell'illusione, il che spesso suggerisce un atteggiamento di facile ironia per evocare le diverse forme di virtualizzazione. Come vedremo più avanti, questo approccio contiene una parte considerevole di verità, ma è decisamente troppo rozzo per costituire il fondamento di una teoria generale.
La parola virtuale proviene dal latino medievale virtualis, derivato, a sua volta, da virtus, forza, potenza. Nella filosofia scolastica virtuale è ciò che esiste in potenza e non in atto. Il virtuale tende ad attualizzarsi, senza essere tuttavia passato a una concretizzazione effettiva o formale. L'albero è virtualmente presente nel seme. Volendosi attenere rigorosamente al ragionamento filosofico, il virtuale non si contrappone al reale ma all'attuale: virtualità e attualità sono solo due diversi modi di essere.


© 1997, Raffaello Cortina Editore

L'autore
Pierre Lévy, filosofo, insegna presso il dipartimento Hypermédia dell'Università di Parigi VIII. Tra i suoi lavori ricordiamo Les arbres de connaissances (con Michel Authier, Paris 1992) e, tradotti in italiano, Le tecnologie dell'intelligenza (Bologna 1992) e L'intelligenza collettiva (Milano 1996).



Laura Mancinelli
Il mistero della sedia a rotelle
I casi del capitano Flores

Tra strane clonazioni, numerosi protagonisti dal medesimo cognome Rossi e professori universitari, ancora una volta una Torino "tinta di giallo" in una storia ironica e "sopra le righe" di una autrice "esordiente" nel genere.

Cosa succede se improvvisamente nel Po, ai Murazzi, viene ripescato un cadavere identico a un noto semiologo... ma non si tratta di lui? E se a distanza di poco tempo ne vengono ripescati altri due, identici al primo (e dunque identici al noto semiologo) tranne qualche piccolo, insignificante particolare? E chi è quella figura misteriosa sulla sedia a rotelle che compare regolarmente a ogni rinvenimento e sparisce altrettanto regolarmente? Il commissario Flores deve indagare, anche se andrebbe molto più volentieri in pensione, partendo da pochi indizi minori e risalendo piano piano al "colpevole" (ma colpevole di cosa, se i cadaveri non sono veri cadaveri...?) ricercando nell'ambito del mondo universitario torinese, da "Palazzo Nuovo" al Politecnico. In un crescendo di ironia, una vicenda surreale (in cui in fondo nessuno si stupisce veramente di nulla), che si snoda tra le vie della città e il mondo accademico per sfociare in un finale davvero inaspettato.
Un romanzo che prosegue nella tradizione letteraria dei "giallisti torinesi" da Fruttero e Lucentini, con il loro celeberrimo quanto "umano" commissario Santamaria, a Gambarotta, a Bruno Ventavoli... Laura Mancinelli promette che il personaggio del capitano Flores non morirà con questo libro, ma che lo incontreremo ancora in seguito, in nuove vicende, forse già preannunciate nelle ultime pagine


Il mistero della sedia a rotelle. I casi del capitano Flores di Laura Mancinelli
110 pag., Lit. 13.000 - Edizioni Einaudi, (Einaudi Tascabili. Letteratura n.443)

Le prime righe
Il cadavere dei Murazzi
-Ci sono! L'ho toccato! - Il grido risuonò nella nebbia dei Murazzi, tra una piccola folla di persone che armeggiano con pali e arpioni sulla riva del Po.
-Sei riuscito ad arpionarlo? - chiedeva un'altra voce.
-Mi è sfuggito. Ora ci riprovo. Ma con questa nebbia... accidenti... Più in qua i fari. Non ci si vede niente -. Ci fu un mormorio nella folla, poi qualcuno gridò:
-Là! a sinistra, si vede una macchia scura, dev'essere qualcosa che galleggia. La corrente la sta spingendo verso il ponte. La vedi?
Un faro spostò la sua luce sullo specchio d'acqua verso sinistra, e apparve una massa scura galleggiante alla deriva.
-È troppo lontana. Non riesco ad arpionarla, - disse la prima voce. - Ci vorrebbe una barca.
Si vide nella nebbia la sagoma di un natante staccarsi dalla riva. Sopra stavano tre uomini, uno dei quali al timone. Raggiunsero la massa galleggiante mentre la nebbia si infittiva con il calar della notte. L'agganciarono con l'arpione e la rimorchiarono a riva. Dalla folla ferma sui Murazzi giungevano domande:
-È lui? È quello della telefonata? - Dalla barca nessuno rispondeva. I due uomini che avevano agganciato la massa con gli uncini erano troppo occupati a non lasciarsela sfuggire, mentre il timoniere virava di bordo per evitare la rapida del ponte della Gran Madre di Dio.
Approdarono sullo scivolo delle barche trascinando su la massa scura che avevano agganciata. La rivoltarono. Apparve il volto tumefatto di un uomo illuminato dai fari.

© 1997, Giulio Einaudi editore s.p.a.

L'autrice
Laura Mancinelli, già docente universitaria di filologia germanica, ha pubblicato, tra l'altro, Il fantasma di Mozart, I dodici abati di Challant, Il miracolo di Santa Odilia, Gli occhi dell'imperatore, I tre cavalieri del Graal.



Maja Pflug
Arditamente timida
Natalia Ginzburg
Una biografia di Maja Pflug

"Il mio mestiere è quello di scrivere e io lo so bene e da molto tempo... Se faccio qualunque altra cosa, se studio una lingua straniera, se mi provo a imparare la storia o la geografia o la stenografia o se mi provo a parlare in pubblico o a lavorare a maglia o a viaggiare, soffro... Invece quando scrivo delle storie sono come uno che è in patria."

Natalia nasce a Palermo il 14 luglio 1916, "Il giorno della presa della Bastiglia in via della Libertà!". I genitori erano già anziani, con altri quattro figli, il maggiore dei quali di ben quindici anni più grande di Natalia. Il suo cognome è Levi, quello di una famiglia di banchieri triestini ebrei. Quando la bambina ha solo tre anni, la famiglia si trasferisce a Torino, seguendo il nuovo incarico del padre, con generale disappunto per il clima, le difficoltà e la nostalgia per Palermo, tant'è che Natalia compone la sua prima poesia:
Palermino, Palermino,
Sei più bello di Torino
.

Dopo aver studiato in famiglia tutto l'arco delle elementari (per non rischiare "di prendersi qualche brutto malanno" frequentando la scuola), Natalia si iscrive al Liceo Alfieri, dove vive alcune difficoltà di inserimento in un mondo in cui si stava rapidamente diffondendo il modo di vita fascista. Nel frattempo smette di scrivere poesie (attività che la occupava da anni) per passare ai racconti, i primi di una serie infinita. Ha diciassette anni, quando casualmente conosce un amico di un suo fratello: Leone Ginzburg. Anch'egli di origine ebraica, nato a Odessa nel 1909. Durante gli anni Trenta molti sono i momenti drammatici, gli arresti sia nella famiglia Levi che Ginzburg, ma anche grande l'attività culturale: nel 1933 viene registrata la casa editrice Einaudi, di cui Leone è socio fondatore. Il 12 febbraio 1938, Leone e Natalia si sposano, pochi mesi dopo entrano in vigore le leggi razziali, il 15 aprile 1939 nasce Carlo, il primogenito, poi il 9 aprile 1940, Andrea. Leone Ginzburg viene mandato al confino in Abruzzo dove lo raggiunge la famiglia. Proprio qui, a Pizzoli, Natalia ha l'ispirazione per scrivere il suo primo romanzo La strada che va in città e qui nasce la figlia Alessandra. Dopo l'iniziale entusiasmo per la caduta di Mussolini il 25 luglio, Leone, tornato prima a Torino e poi attivo nella lotta contro il regime, è arrestato il 20 novembre e portato a Regina Coeli. All'alba del 5 febbraio 1944 viene trovato senza vita nella cella. Per Natalia è, ovviamente, una svolta epocale che, assieme alla fine della guerra e alla ripresa della normale attività lavorativa, la porta nella seconda fase della sua vita: quella del suo matrimonio con Gabriele Baldini e dei grandi romanzi, della vita a Roma e dei Premi letterari, dell'impegno politico, eletta deputata come indipendente del PCI, e dell'impegno sociale, fino alla morte, avvenuta l'8 ottobre 1991.


Arditamente timida Natalia Ginzburg. Una biografia di Maja Pflug
Titolo originale: Natalia Ginzburg, eine Biographie

Traduzione di Barbara Griffini
183 pag., Lit. 28.000 - Edizioni La Tartaruga

Le prime righe

Nata in via della Libertà
1916-1921

Il 14 luglio 1916, a Palermo, Lidia Tanzi diede alla luce una bambina: Natalia. "Il giorno della presa della Bastiglia in via della Libertà!" Natalia nacque in estate che, per tutta l'infanzia, rimase la sua stagione preferita: "Mi rallegravo del caldo e delle prime ciliegie... C'erano molte carrozze, e i vetturini cacciavano in testa ai cavalli, d'estate, cappucci di tulle per difenderli dalle mosche. Io dicevo che i cavalli erano 'vestiti da fata'. Ai primi cavalli 'vestiti da fata' mi sentivo felice".
C'era, fra Natalia e i suoi quattro fratelli, una notevole differenza d'età. Il fratello maggiore, Gino, aveva quindici anni più di lei. A volte, quando i genitori parlavano di cosa sarebbe stato di Natalia nel caso fosse successo qualcosa a loro, già anziani, lei rispondeva: "Non preoccupatevi per me, io ho Gino che mi protegge".
Il padre, Giuseppe Levi, era triestino, alto di statura e rosso di capelli. Insieme alla moglie Lidia, di origine lombarda, e ai loro figli abitava nel capoluogo siciliano perché a quell'epoca insegnava anatomia all'università.
Nel 1915 l'Italia entrò in guerra. Giuseppe Levi fu inviato come ufficiale medico nel Carso, vicino a Trieste, e tornava in Sicilia a trovare la famiglia solo durante le rare licenze dal fronte. A Palermo la guerra non si avvertiva molto e Lidia portava i bambini a fare il bagno alla spiaggia di Mondello. Spesso vi incontrava Olga, un'amica della sorella Paola, e Natalia la chiamava "Olga viva" per distinguerla dalla sua bambola, anch'essa chiamata Olga.

© 1997, La Tartaruga edizioni

L'autrice
Maja Pflug è nata nel 1946 a Bad Kissingen. Ha studiato lingue a Monaco, Firenze e Londra. Ha vissuto diversi anni a Roma. Traduce in tedesco da molti anni letteratura italiana, in particolare Natalia Ginzburg, Cesare Pavese, Pier Paolo Pasolini, Fabrizia Ramondino, Rosetta Loy, Grazia Livi, Susanna Tamaro e altri. Nel 1987 ha vinto il Premio Montecchio per la traduzione. Vive a Monaco di Baviera e a Montecastelli Pisano.



27 giugno 1997