Carmen Iarrera e Federico Zeri
Mai con i quadri

"C'è qualcosa di morboso in fondo anche alla più nobile delle anime. E anche in fondo all'anima dei più nobili."

Nella Roma degli antiquari, delle antiche famiglie nobili, degli alti prelati, dei docenti universitari e degli arrivisti viene commesso un delitto, un delitto imprevedibile, inimmaginabile. Nel corso di un rinfresco organizzato nella chiesa di San Giacinto alle Fontanelle in occasione della fine dei restauri di un affresco del XV secolo (opera di un artista tra Antoniazzo Romano e Melozzo da Forlì), viene trovata assassinata Isabella De Gherarducci, titolare della cattedra di Storia dell'Arte all'Università La Sapienza di Roma. L'impressione è grande, il coinvolgimento di personaggi altolocati è imbarazzante, la scena del delitto, il ripostiglio della chiesa, è sconveniente...
Dell'indagine sono incaricati Ferdinando Merulla, un maresciallo dei carabinieri vicino alla pensione, indebolito nel corpo ma non nell'anima da una vecchia ferita subita nel corso di uno scontro a fuoco in Barbagia, e il procuratore per le indagini preliminari Corrado Blasi, uomo intransigente, incapace di intimorirsi di fronte a personaggi anche di alto calibro. Le loro domande, le ricerche, l'esperienza, la consultazione dell'Iconologia del Ripa li porterà a scoprire risvolti incredibili in tutta la storia: a partire dal vero nome e dalla famiglia d'origine della vittima, non così nobile come voleva far intendere, dal poco chiaro ambiente in cui vivono gli amici della morta (principesse, antiquari, esponenti dell'alta finanza), alla vera natura degli "expertise", a un raro quadro del '600 che...
Dalla collaborazione tra una scrittrice e un esperto d'arte è nato un giallo tutto italiano, una storia narrata con garbo, senza mai "calcare la mano" sugli aspetti più truculenti, ma ricreando con attenzione ai particolari un ambiente: un romanzo che descrive soprattutto uno spaccato della società romana, quella società romana che Federico Zeri ben conosce.

Mai con i quadri di Carmen Iarrera e Federico Zeri
198 pag., Lit. 25.000 - Edizioni Longanesi & C., ("La gaja scienza" n.533)

le prime pagine
------------------------

Un alito tiepido di vento si insinuò tra le esili colonnine di marmo del chiostro di San Giacinto alle Fontanelle e catturò in sé il sospiro di sollievo di don Celestino.
Il compito inconsueto che gli era stato affidato era stato piuttosto arduo per un pretino come lui, così fresco di anni e di voti, ma l'energico entusiasmo aveva egregiamente supplito alla sua inesperienza. Tutto stava andando alla perfezione.
Certo che, quando cinque mesi prima il padre superiore l'aveva preso da parte e con fare pacato gli aveva comunicato che lui, proprio lui, era stato chiamato a Roma per fare da segretario al vecchio parroco di una delle più celebrate chiese della Città Eterna, il suo animo fremente proteso ai sacri compiti del sacerdozio mai avrebbe potuto immaginare che il suo primo, rilevante incarico sarebbe stato quello di organizzare un cocktail.
Ma le vie del Signore sono infinite, pensò don Celestino scrutando la fascia di mosaici di porfido e oro che correva sotto l'architrave del chiostro duecentesco, come per individuare lì la trama del Suo disegno, e non spettava certo a lui chiedersi se dovessero proprio passare attraverso tartine al salmone e Negroni.
Una voce cristallina sovrastò il brusìo che veniva dalla sala del refettorio e lo riportò bruscamente ai suoi doveri. Don Celestino si sistemò automaticamente le pieghe della tonaca, varcò una delle tre arcate gotiche decorate da lussureggianti trionfi di garofani e azalee bianche che si aprivano sul chiostro, e rientrò nel refettorio.
Questo era uno stanzone grande, rettangolare, che per decenni o forse per secoli era stato tenuto in nessun conto, tanto da essere divenuto magazzino degli addobbi e ricettacolo d'ogni cosa, ma sulla cui parete appena un anno prima, del tutto casualmente, era stato scoperto un enorme affresco.
L'affresco era del xv secolo e si era miracolosamente salvato, insieme al prezioso chiostro medioevale, dai rifacimenti barocchi voluti dal cardinal Ottoboni alla fine del Seicento che avevano cancellato in tutta Roma gran parte delle opere d'arte dei secoli precedenti.
Raffigurava il miracolo evangelico della moltiplicazione dei pani e dei pesci, e mostrava tutti i caratteri di un artista tra Antoniazzo Romano e Melozzo da Forlì. Al momento del rinvenimento era talmente danneggiato che il parroco don Maida aveva avuto il suo bel da fare per trovare un mecenate disposto a sborsare col sorriso sulle labbra i danari necessari per il restauro.
L'aveva infine trovato nella persona della principessa Papazzurri, assidua alle sue prediche domenicali e indiscussa guida mondana delle numerose dame della nobiltà di Roma. Era appunto il restauro dell'affresco che si stava così mondanamente celebrando quel dorato pomeriggio romano di metà ottobre. Ed era stata appunto la voce cristallina della principessa a scuotere don Celestino dalle sue riflessioni.
Bastava uno sguardo alla sala per rendersi conto che era lei, più che l'affresco, la vera festeggiata di quel cocktail. Alta, snella di quella snellezza che viene da generazioni e generazioni di chi non si è mai dovuto piegare al lavoro e non ha mai saputo la differenza tra il cibo quotidiano e quello della domenica, spiccava composta e sorridente tra la gente che faceva a turno per sciamarle intorno.
Il suo vestito di taglio perfetto aveva gli stessi toni chiari dell'affresco e faceva sembrare un po' troppo candide le corbeilles di garofani bianchi appositamente scelti per rendere omaggio ai monaci che secoli prima si erano aggirati in quelle stanze.
Bianchi erano anche i cinque capelli che spiccavano sulla sua tempia destra tra la gran massa lucente e castana e che le conferivano un tocco di principesca nonchalance per gli inesorabili danni del tempo. Solo il suo fido parrucchiere Alessandro sapeva quanta accortezza e quanta cura ci volessero per isolare ogni quindici giorni quei cinque capelli, e sempre quei cinque, dal rituale impacco della tinta.
Accanto a lei, a ricevere gli omaggi col benevolo sorriso che si addice ad un vecchio parroco, c'era don Maida.
Don Celestino appoggiò le spalle alla parete e rimase a contemplare la scena da lontano, un po' appartato e ancora incredulo perché quelle mosse pacate, quell'aria soddisfatta e naturale che il parroco e la principessa andavano sfoggiando non avrebbero mai lasciato supporre l'ansia febbrile che li aveva invasi durante l'organizzazione del ricevimento.
Lui, nato e cresciuto nella piccola città costiera di Terracina e poi chiuso tra le mura di un seminario nei dintorni di Frosinone, aveva assistito soltanto, e molti anni prima, ai modesti preparativi per il matrimonio di una sua cugina, che pure gli erano sembrati eccessivi e astrusi. Ora, catapultato nel cuore mondano della nobiltà nera, aveva dovuto fare appello a tutta la sua obbedienza e a tutta la sua umiltà per non mostrare meraviglia davanti all'impegno e alla tensione che avevano divorato il suo parroco e la principessa nei giorni dei preparativi.


© 1997, Longanesi & C.

biografia degli autori
------------------------

Carmen Iarrera, giornalista, ha scritto due romanzi di spionaggio, Guantanamera e Jihad 1999, entrambi editi da Mondadori, inoltre è traduttrice e autrice di fumetti, sceneggiature, originali radiofonici e programmi televisivi. Ha pubblicato anche molti racconti gialli vincendo, tra l'altro, il premio Mystfest Gran Giallo Cattolica per il miglior racconto di spionaggio. E' membro della International Association of Crime Wristers e di Sisters in Crime.

Federico Zeri, nato a Roma nel 1921, vive nella sua casa-biblioteca di Mentana, dove conduce con ostinazione la sua battaglia per la difesa e contro il degrado del patrimonio artistico. Recentemente nominato Accademico di Francia, è autore di decine di importanti saggi.

bibliografia
------------------------

I titoli sono tratti da
Alice CD,
il catalogo su CD-ROM
dei libri italiani
pubblicato da
Informazioni Editoriali.


Zeri Federico - Bertelli Carlo - Lindsey Opie John, Arte e sacralità Salvaguardia e tutela, a cura di Momo S., 1995, 84 p., ill., Lit. 16000, "Conservazione" n. 29-30, SEMAR (ISBN: 88-7778-016-9)

Zeri Federico, Il cannocchiale del critico, 1993, 122 p., ill., Lit. 15000, "Tea arte" n. 5, TEA (ISBN: 88-7819-299-6)

Zeri Federico - Frugoni Settis Chiara, Il cantiere di Giotto, a cura di Zanardi B., 1996, 416 p., ill., Lit. 250000, Skira (ISBN: 88-8118-037-5)

Zeri Federico, La collezione Federico Mason Perkins, 156 p., ill., Lit. 80000, "Testimoni dell'arte", Allemandi (ISBN: 88-422-0119-7)

Zeri Federico, Confesso che ho sbagliato, 1996, 171 p., ill., Lit. 15000, "Teadue" n. 465, TEA (ISBN: 88-7818-091-2)

Zeri Federico, Confesso che ho sbagliato. Ricordi autobiografici, 1995, 176 p., ill., Lit. 26000, "Il Cammeo" n. 293, Longanesi (ISBN: 88-304-1274-0)

Zeri Federico, Dietro l'immagine. Conversazioni sull'arte di leggere l'arte, 1990, 276 p., ill., Lit. 16000, "Tea arte" n. 1, TEA (ISBN: 88-7819-192-2)

Zeri Federico, Dietro l'immagine. Conversazioni sull'arte di leggere l'arte, 1987, 280 p., ill., Lit. 35000, "I grandi libri" n. 142, Longanesi (ISBN: 88-304-0771-2)

Zeri Federico, Due dipinti, la filologia e un nome. Il maestro delle tavole Barberini, 1995, 126 p., ill., Lit. 22000, "Tea arte" n. 10, TEA (ISBN: 88-7819-704-1)

Zeri Federico - Luzi Mario, Firenze, 1994, 208 p., ill., Lit. 130000, Cantini Octavo Franco (ISBN: 88-8030-003-2)

Zeri Federico, I francobolli italiani. Grafica e ideologia dalle origini al 1948, 1993, 88 p., Lit. 12000, "Nugae" n. 43, Il Nuovo Melangolo (ISBN: 88-7018-213-4)

Zeri Federico, Giorno per giorno nella pittura. Vol. 4: Il Cinquecento, 336 p., ill., Lit. 170000, "Testimoni dell'arte", Allemandi (ISBN: 88-422-0476-5)

Zeri Federico, Giorno per giorno nella pittura. Scritti sull'arte dell'Italia centrale dal Trecento al primo Cinquecento. Vol. 2: La Toscana, 1990, 524 p., ill., Lit. 200000, "Archivi di storia dell'arte", Allemandi (ISBN: 88-422-0280-0)

Zeri Federico, Giorno per giorno nella pittura. Scritti sull'arte dell'Italia centrale e meridionale al primo Cinquecento. Vol. 3: L'italia centrale, 1992, 504 p., ill., Lit. 200000, "Archivi di storia dell'arte", Allemandi (ISBN: 88-422-0354-8)

Zeri Federico, L'inchiostro variopinto, 1985, 288 p., ill., Lit. 30000, "Il Cammeo" n. 108, Longanesi (ISBN: 88-304-0592-2)

Zeri Federico, Mai di traverso. Storie e ricordi di quadri, di libri, di persone, 1982, 294 p., ill., Lit. 20000, "Il Cammeo" n. 39, Longanesi (ISBN: 88-304-0193-5)

Zeri Federico - Campagna Cicala Francesca, Museo regionale di Messina, 160 p., Lit. 40000, "Musei.Cataloghi", Novecento (ISBN: 88-373-0172-3)

Zeri Federico, Orto aperto, 1990, 304 p., ill., Lit. 38000, "I grandi libri" n. 157, Longanesi (ISBN: 88-304-0978-2)

Zeri Federico, Orto aperto, 1993, 303 p., ill., Lit. 20000, "Tea arte" n. 3, TEA (ISBN: 88-7819-444-1)

Zeri Federico, La percezione visiva dell'Italia e degli italiani, 1989, XV-64 p., ill., Lit. 50000, "Saggi", Einaudi (ISBN: 88-06-11631-2)

Zeri Federico, Pinacoteca di Brera. Addenda e apparati generali, 1997, 300 p., ill., Lit. 150000, "Musei e gallerie di Milano", Electa (ISBN: 88-435-5813-7)

Zeri Federico, Pittura e Controriforma, 1997, 192 p., ill., Lit. 35000, Pozza (ISBN: 88-7305-579-6)

Zeri Federico - Rossi Francesco, La raccolta Morelli nell'accademia Carrara, 1987, 312 p., ill., Lit. 100000, Silvana (ISBN: 88-366-0189-8)



27 giugno 1997