Katherine Vaz
Mariana

"E' necessario amare come la monaca portoghese, con quell'anima ardente della cui natura appassionata ci viene testimonianza nelle sue lettere"

Stendhal


Il libro si apre con il quadro di una ragazzina allegra e vivace, una ragazzina che sta per affrontare la vita con gioia, con il pensiero dell'amore e della felicità come promessa del futuro, anche se intorno a lei, il suo Paese, il Portogallo è attraversato dalla guerra. La sua allegria, le speranze d'amore vengono però bruscamente interrotte dall'ordine del padre: Mariana deve andare in convento, la sorella maggiore sposerà il ragazzo, Rui, da lei amato, quasi ancora per gioco.
I primi anni del convento non sembrano pesarle molto, certo c'è tanta vitalità in questa ragazza, tanta voglia di vivere che non trova spazio in un convento, con le sue regole, le ore e i minuti scanditi ogni giorno, nello stesso modo, dalle preghiere e dai riti della vita in comunità. Nascono però anche amicizie, rapporti di stima e di rispetto con alcune suore che la Vaz ci presenta come donne colte e sensibili. Anche i rapporti familiari, soprattutto col giovane e esuberante fratello Baltazar proseguono in modo caldo e sereno. Poi, all'improvviso, esplode, in modo del tutto incontenibile, la passione. È bastato uno sguardo, il sentirsi scelta, destinata da sempre a quell'uomo. E così in un attimo Mariana sente che non le importa più niente di tutto ciò che la circonda: vuole vivere fino in fondo quell'amore, senza reticenze, senza paure, credendosi ingenuamente superiore ad ogni male, godendo quasi di una particolare immunità dal dolore e dal peccato. Quella felicità così intensa, che le impedisce di dormire, di mangiare, di temere il giudizio del mondo, però all'improvviso è annientata. La superficialità del capitano francese, l'imposizione delle regole da rispettare, la lasciano nel più assoluto abbandono. Ma questo non significa per Mariana la fine dell'amore, che è invece per lei una scelta definitiva, di tutta la vita, una specie di fede assoluta, che negli anni della sofferenza, del martirio cercato e liberamente scelto, si trasformerà in esperienza spirituale, quasi mistica, di certo totalizzante.
Scrive Mariana al suo capitano lettere d'amore e di passione, vibranti energia vitale e incrollabile fiducia nella forza dell'amore, ricevendo in risposta poche e formali parole e infine un commiato. Da quel momento la decisione è presa: "patirò per il resto della vita", scrive nella sua ultima lettera e sarà così davvero.
Quelle lettere, così intense, sono poi usate dal capitano per mondane conversazioni nei salotti parigini, finché non diventano addirittura un "affare", un caso letterario, uno scandalo editoriale.
Tradotte in più lingue saranno, nei secoli, esempio di amore e di trasgressione, diventeranno un "classico" della letteratura portoghese, ma all'epoca di Mariana, nel Seicento non saranno pubblicate in portoghese, per il veto della potente famiglia della suora.
La meschinità di Noël, l'oggetto d'amore, non incrina minimamente il valore di testimonianza "estrema" della giovane suora. Sarà lei stessa (chi era preposto a farlo aveva deciso di non infierire) a stabilire le pena da subire e la durata della sua espiazione: per trent'anni si autoinfliggerà penitenze e privazioni, ledendo il suo fisico, non certo il suo spirito.
Se il personaggio della Monaca di Monza, facile accostare questa figura a Mariana, trasmette soprattutto l'idea di peccato, pur con tutte le giustificazioni del caso, la giovane suora portoghese invece appare solo vittima, in parte di un'epoca, ma soprattutto della grettezza di un uomo ed emana dalla sue lettere vitalità, coraggio, energia vitale e un'indomabile assoluta passione.

Mariana di Katherine Vaz
Traduzione di Susanna Basso e Grazia Giua
Pag. 375, Lit. 30.000 - Edizioni Rizzoli (La Scala)

le prime pagine
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Quando Mariana era troppo agitata per dormire, contava gli angeli. Suo padre le aveva insegnato che ogni bambino in Portogallo stava imparando a farlo.
"Sono tempi pericolosi", diceva Papai. "Gli angeli veglieranno su di te nei momenti in cui non posso farlo io. Tu preoccupati del mondo dell'aldilà, che a quello di qua ci penso io."
Quando il padre non c'era, Mariana contava le ore, che erano rotonde e del colore dell'aria, come orologi invisibili. E quando quel loro essere prive di faccia le diventava insopportabile, fingeva di poterle infilare una dietro l'altra per farne collane di cielo.
A volte Mariana avrebbe voluto strillare: "Parlate! Ditemi della guerra!"
Le ore si sarebbero allungate a forma di denti digrignanti per darle la loro risposta: "La guerra ha bordi aguzzi, e ci sta mangiando vive".
Il cielo non poteva proprio fare a meno di rispondere a Mariana, che aveva occhi color delle foglie appena staccate dal ramo, di quel verde, quel verde vivo e brillante, che avvinghia chiunque lo veda. Aveva membra snelle e brune come giovani virgulti. I suoi capelli erano lunghi e scuri, e lei se li attorcigliava intorno alle dita ogni volta che una ciocca le cadeva sugli occhi. Aveva gambe e braccia ben tornite, una fronte spaziosa, zigomi prominenti e ampie labbra immobili, rosso geranio, che facevano di lei una bambina dai tratti straordinariamente ben definiti.
Un pomeriggio, nel sorprendere alcuni ragazzi che infastidivano il fratellino Baltazar perché lei e la sua famiglia appoggiavano la lotta per la libertà, afferrò un liuto che i genitori tenevano nel salone e si precipitò fuori ad attaccare i molestatori.
"Lasciate stare mio fratello! Lasciatelo stare!" gridava. All'inizio questi furono troppo sorpresi per reagire, e lei continuò a colpirli con lo strumento finché non lo ruppe sulla schiena del ragazzo più grosso, e neppure allora si fermò fin quando le corde non si attorcigliarono alla cassa di risonanza distrutta. I ragazzi fuggirono e, quando le urlarono degli improperi, lei li derise perché non si erano resi conto che quella bravata aveva fatto di loro degli sconfitti, e per giunta grotteschi.
Quando la madre le chiese perché avesse rotto il liuto anziché usare uno dei bastoni in cortile, lei spiegò che il liuto era bello mentre un bastone non era niente, e l'arma per difendere Baltazar doveva essere bella.
Alla timida proposta di sua madre, "Forse riusciamo a trovare qualcuno che lo faccia tornare come nuovo", Mariana reagì battendo i piedi e facendo un putiferio; disse che il liuto era meglio come rottame, perché così forniva la prova evidente delle sue attenzioni per il fratello.
Non volle permettere che fosse riparato.
Quel silenzio e quell'aspetto straziato dello strumento rendevano anche degno omaggio alla guerra d'indipendenza, spesso discreta e invisibile quanto le ore a forma di orologio. Papai era solito dire a Mariana: "Aspetta. Osserva". La Spagna aveva governato il Portogallo per sessant'anni ma, quando ancora gli spagnoli stavano combattendo la guerra dei trent'anni contro la Francia, il Portogallo aveva approfittato dell'occasione per dichiarare la propria indipendenza. Papai aveva convinto molti nobili locali ad accettare la nomina di uno dei loro a re dei ribelli. Il re spagnolo era un impostore. "Aspettate e vedrete", diceva Papai con veemenza, come se l'attesa fosse un atto di risolutezza anziché di pazienza. "Al momento è tutto tranquillo, ma quando gli spagnoli si stancheranno di combattere contro i francesi, allora rivolgeranno l'attenzione su di noi e cercheranno di annientarci. Un uomo che ha intenzione di vincere - e io ho intenzione di vincere - dev'essere lungimirante e sistemare ogni cosa prima della battaglia finale." Le sorti di ciascuno erano precarie, ma la guerra imponeva a ogni uomo di fare tutto ciò che era in suo potere.
Papai scorrazzava a cavallo in ogni dove, ispezionando le terre della corona portoghese ribelle. Il grano aveva dato un raccolto eccezionale, e Papai provvedeva a farlo trasportare alle macine che aveva fatto impiantare sul fiume Guadiana, lungo il tratto meridionale del confine con la Spagna, dove veniva trasformato in gallette per sfamare i soldati portoghesi.
Contrattava sull'acquisto dei migliori stalloni da mandare nei possedimenti che il re portoghese dei ribelli gli aveva donato in ringraziamento per il suo zelo e la sua audacia. I soldati portoghesi avevano bisogno dei cavalli migliori d'Europa.
Nessuno al suo servizio veniva punito, a meno che non lo meritasse.
Niente gli avrebbe impedito di creare il suo morgadio, quel terreno inalienabile che Mariana descriveva come un "piccolo regno".
Certe volte la ragazzina si fermava sulla proprietà di famiglia e meditava sui piani di suo padre, fino a quando l'ultimo dei suoi pensieri surriscaldati non sfumava.


© 1997, RCS Libri

biografia dell'autrice
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Katherine Vaz, 40 anni, di origine portoghese, è considerata una delle scrittrici più interessanti che si siano affacciate sulla scena letteraria americana negli ultimi anni. È autrice di un romanzo, Saudade, e ha pubblicato diversi racconti su importanti testate quali The New York Times e The Washington Post ottenendo prestigiosi premi letterari. È Associate Professor di letteratura inglese all'Università della California.



13 giugno 1997