Enzo Biagi
Sogni perduti

Che altro è la speranza se non un sogno fatto da svegli?

I sogni che popolano questo libro non sono quelli dell'autore, quanto quelli di molte donne, più o meno note, che hanno accompagnato la vita di uomini importanti o che son state, loro stesse, "socialmente" significative. Ma queste donne sono state anche compagne delle vite e dei sogni di molti di noi, lettori di quotidiani, spettatori e passivi fruitori di eventi grandi e piccoli che la cronaca politica e dello spettacolo ci ha proposto. Biagi, in questo libro, frutto dei suoi lunghi anni di mestiere e della sua capacità di scoprire che cosa si cela realmente nell'animo umano, ha tracciato il ritratto di donne, che hanno attraversato la vita con un loro sogno: Ria Adenauer e Maria Romana De Gasperi, Maria José di Savoia e Lady Diana, Evita Perón, Anna Magnani e Michèle Morgan, Laura Fermi, Eleonora Giorgi, Anna Ciappina (moglie del bandito Ugo Ciappina), persone la cui vita è stata sconvolta da fatti più grandi di loro. Ma, attraverso la storia di queste donne, note o sconosciute, viene ricostruita un'epoca, un momento della società, uno squarcio di storia spesso illuminante. La tecnica di un grande giornalista, la sua sensibilità, la sua umanità fanno sì che siano sufficienti poche pagine per delinearci un ritratto, poche domande per mettere a nudo un'anima. Dominante nel libro è il tema della memoria, tutto è soggettivo nel ricordo, anche gli eventi storici vengono in parte deformati. Ma quale è la verità? Ed è più importante conoscere la verità dei fatti o l'anima di chi ne è stato protagonista?

Sogni perduti di Enzo Biagi
pag. 242, Lit. 28.000 - Edizioni Rizzoli, (I Libri di Enzo Biagi)

Le prime righe
Due parole
Millenovecento. Esce un libro di uno sconosciuto dottor Sigmund Freud: Interpretazione dei sogni. La medicina ha una nuova specialità, che si chiama psicoanalisi. L'inventore di questa scienza, in una lettera, spiega che "non è un mezzo per farsi benvolere".
Non ho le doti né l'intenzione di dedicarmi a questo esercizio: racconto solo dei fatti - dei risvegli, se volete -, non delle visioni, ma desideri o fantasie cancellati dalla realtà quotidiana.
Molte di queste vicende hanno per protagonisti un uomo e una donna anche perché, come ha detto un poeta: "Questo è il dolore della vita: che per essere felici bisogna essere in due".
Non sempre il lieto fine conclude le trame dell'esistenza; si sa che non c'è romanzo nel bene, e da Adamo ed Eva cominciano le difficoltà: ad Adamo non furono offerte molte opportunità perché scegliesse la sposa, e la coppia non fu probabilmente esemplare nell'educazione della prole.
Il mestiere mi ha permesso di incontrare tanta gente: gaglioffi ed eroi (pochi), fanciulle virtuose e "donne di piacere", ogni contrasto possibile; forse è anche per questo che apprezzo tanto la normalità. Ma tutti hanno lasciato un segno dentro di me: fosse Sabin lo scopritore del siero antipolio, o Kappler, un responsabile delle fosse Ardeatine. Ogni creatura è un mistero. L'errore, ha detto uno scrittore francese, è credere che il medico, l'avvocato o il prete non siano come gli altri. Lo sono. Forse queste pagine lo confermano.

© 1997, Libri & Grandi Opere S.p.A.

L'autore
Enzo Biagi è nato nel 1920 a Lizzano in Belvedere (Bologna). Giornalista e scrittore, tra le sue opere ricordiamo: Un anno, Una vita, La disfatta, "I" come italiani, L'albero dai fiori bianchi, La bella vita (tutte edite da Rizzoli).



Aldo Busi
Nudo di madre
(Manuale del perfetto Scrittore)

"Nessuno nasce scrittore, ma meno ancora lo diventa", perché diventare Scrittori significa slanciarsi come un trapezista sul vuoto della pagina, senza paura, senza reti che tengano.

"Io sono lo Scrittore e conosco il ritmo fisiologico della Scrittura dipanata da quel grido umano costante e inalterato e imprendibile oggi come nella notte dei tempi". E Scrittore lo è davvero Aldo Busi, maestro nell'arte della parola, nell'uso di una lingua che in questo libro riconquista tutta la sua forza di significato, la sua leggerezza e ricchezza. Ma la lingua è anche uno strumento pericoloso, lo Scrittore è un essere pericoloso: "scrivere e amare non è roba da smidollati". Lo Scrittore è temibile in quanto è capace di mettersi a nudo, sa essere l'uomo totale, cioè l'uomo qualunque. La sua pericolosità sociale può essere arginata uccidendolo, o meglio ancora, integrandolo nel contesto, "dove tutto sparisce e si amalgama". L'arte del disvelamento è propria dello scrittore, quasi profeta e Messia, per amore della "parola", all'interno o al margine di questa umanità disprezzata e amata. Denuncia quella di Busi, certo, ma anche irrisione e stravolgimento di tutti i luoghi comuni dell'intellettualità nostrana. E il nostro Scrittore si sente parte, come Dante nel Limbo, di una tradizione letteraria che va ben oltre le generazioni e la storia, la tradizione degli autori dissacranti e "all'indice", quegli scrittori che hanno improntato la propria epoca con la loro opera e anche con la loro vita.
La nostra società mette in primo piano l'aspetto economico dell'opera d'arte, la trasforma in "prodotto". Lo Scrittore deve sottostare alle leggi del mercato? Deve volersi/sapersi vendere?
"Un perfetto cretino può diventare un grande industriale o un grande artista o un grande politico ma nessun perfetto cretino è mai diventato uno Scrittore", questa è la sostanziale differenza: lo Scrittore non può essere veramente costruito, non può essere inventato dal mercato. Un completo rovesciamento di valori: "Ogni volta che vi si presenti l'occasione di essere più tentati dalla vita che dallo scriverne, siate suicidali: il resto viene da sé", perché "la vita è solo una parte della Letteratura, mai viceversa".

Nudo di madre (Manuale del perfetto Scrittore) di Aldo Busi
pag. 158, Lit. 25.000 - Edizioni Bompiani

Le prime righe

"L'arte di sapersi elevare al di sopra del sapere
deve essere di nuovo coltivata".
Robert Musil, L'uomo senza qualità

Il padre, per quanto imperfetto, di un perfetto Scrittore è costituito da tutti gli altri Scrittori che lo Scrittore si sceglie (unico fra gli umani, Egli si sceglie la paternità), ma la madre o è quella o meglio che sia orfano del tutto. La mia è quella.

La mamma ottantaduenne dello Scrittore

Io, che sto andando in piazza: Ti compro un gelatino?
Lei: Oh, un gelatino ci starebbe proprio bene.
Io: Che gusti vuoi, vaniglia, cioccolato, crema? Alla frutta?
Lei: Oh, uno qualsiasi va bene, fuori della merda.

Giochi olimpici di Atlanta, discorsi, majorette, un jumbo che salta per aria con 230 a bordo il giorno dell'inaugurazione, le prime vittorie, le prime medaglie italiane, discorso del Papa su Import, Export e Pace & Sport nel mondo: mia nipote Adele e mia madre davanti al televisore, mia madre sta come sempre lavorando all'uncinetto.
Adele: Un'altra al fioretto! L'Italia ha già vinto un sacco di medaglie! Quante medaglie! Che successo!
Madre, facendo schioccare prima la lingua come se cavasse un turacciolo: Speriamo che così cali il pane.
Adele che gira la testa verso di lei abbandonando le vittorie azzurre al loro vano destino e per sessanta secondi buoni la sta a guardare bocca beante senza essere mai degnata di uno sguardo, imperterrito sul pizzo che lei sta finendo di orlare intanto che fa fuori la retorica di ogni grancassa senza echi nel vero centro del mondo, la lista della spesa e la bot-tega, e nella sua anima di madre, la bocca dello stomaco.


© 1997, R.C.S. Libri & Grandi Opere S.p.A.

L'autore
Aldo Busi è nato nel 1948 a Montichiari (Brescia). È autore dei romanzi: Seminario sulla gioventù, Vita standard di un venditore provvisorio di collant, La Delfina Bizantina, Vendita galline km. 2, Suicidi dovuti, e di numerose altre opere: Sodomie in Corpo 11, Altri abusi, Pâté d'homme (testo teatrale), Pazza (volume con musicassetta), L'amore è una budella, Le persone normali (la Dieta di Uscio), Manuale del perfetto Gentiluomo, Manuale della perfetta Gentildonna, Cazzi e canguri (pochissimi i canguri), Madre Asdrubala (all'asilo si sta bene e si imparan tante cose), Grazie del Pensiero, La vergine Alatiel (che con otto uomini forse diecimila volte giaciuta era).



Michael Crichton
Punto critico

"L'ironia dell'era dell'informazione sta nella rinnovata rispettabilità attribuita all'opinione disinformata"
Dichiarazione di John Lawton, 68 anni, veterano del giornalismo, a un convegno dell'Associazione americana dei giornalisti radiotelevisivi (1995)

"L'aereo aveva superato tutti i collaudi.
Sul volo TPA 545 da Hong Kong a Denver tutto regolare.
Quell'incidente non doveva accadere.
Durante un viaggio aereo tra Hong Kong e Denver i passeggeri si accorgono improvvisamente che non tutto sta andando per il verso giusto: il velivolo entra pericolosamente in stallo sopra il Pacifico e rischia di precipitare. Tre passeggeri perdono la vita, cinquantasei restano feriti, la cabina è praticamente distrutta. Dopo il drammatico atterraggio a Los Angeles inizia un'indagine per scoprire le cause di questo comportamento anomalo. È stato un errore dei piloti oppure un guasto meccanico? Si tratta di un difetto strutturale della carlinga o di un sabotaggio terroristico?
I mass media vogliono scoprire che cosa è realmente successo, a tutti i costi. Ma anche Casey Singleton, responsabile per la verifica qualità della casa produttrice dell'aereo, inizia la sua indagine: ha esattamente una settimana di tempo per scoprire la verità.
I protagonisti di Punto critico si trovano così al centro di un drammatico intrigo, che coinvolge le multinazionali dell'aeronautica, le compagnie aeree, le compagnie d'assicurazione e qualche giornalista senza scrupoli.
Con la maestria che gli riconoscono milioni di lettori in tutto il mondo, Michael Crichton ha scritto un romanzo ricco di sorprese e colpi di scena, che illustra chiaramente i problemi connessi alla sicurezza dei voli civili e denuncia l'invadenza dei mass media nella società contemporanea.

Punto critico di Michael Crichton
Titolo originale: Airframe
Traduzione di Paola Bertante

pag. 446, Lit. 32.000 - Edizioni Garzanti (Narratori Moderni)

Le prime righe
A BORDO DEL TPA 545

Ore 5,18
Emily Jansen tirò un sospiro di sollievo. Quel lungo viaggio in aereo stava per giungere al termine. Dai finestrini filtravano scie di luce mattutina. In braccio a lei, la piccola Sarah, intenta a risucchiare fragorosamente ciò che rimaneva del contenuto del biberon e ad allontanarlo da sé con i pugnetti, strizzò gli occhi per l'improvviso chiarore. "Buono, vero?", le disse Emily. "Okay... oplà...".
Si appoggiò la neonata a una spalla, dandole dei colpetti sulla schiena. La bimba fece un ruttino gorgogliante e si rilassò.
Sul sedile accanto, Tim Jansen sbadigliò, stropicciandosi gli occhi. Aveva dormito tutta la notte, sin dalla partenza da Hong Kong. Emily, invece, non riusciva mai a dormire in aereo; era troppo nervosa.
"'Ngiorno", disse Tim, guardando l'orologio. "Dài, che mancano solo due ore. Si sa niente della colazione?".
"Non ancora", disse Emily, scuotendo il capo. Avevano preso un volo della TransPacific Airlines, un charter da Hong Kong. I soldi risparmiati sarebbero tornati utili per la nuova casa alla University of Colorado, dove Tim avrebbe lavorato come assistente. Il viaggio era stato abbastanza piacevole - erano seduti nelle file davanti - anche se le hostess parevano disorganizzate e i pasti arrivavano in modo irregolare. Emily aveva saltato la cena perché Tim dormiva, e lei non avrebbe potuto mangiare con Sarah in braccio.
Continuava a sorprenderla la trascuratezza dell'equipaggio. Durante il volo avevano lasciato la porta della cabina di pilotaggio sempre aperta. Sapeva che era un'abitudine diffusa tra il personale asiatico, e tuttavia la colpiva sempre come un comportamento sconveniente: troppo informale, troppo rilassato. Di notte i piloti se ne andavano in giro per l'aeroplano, a mettere il naso nelle faccende delle hostess. Proprio in quel momento ne stava uscendo uno, diretto verso la parte posteriore dell'apparecchio. Probabilmente si stava solo sgranchendo le gambe. Era tutto sotto controllo... E di certo non la preoccupava il fatto che l'equipaggio fosse cinese. Dopo aver trascorso un anno in Cina, aveva imparato ad apprezzare l'efficienza e la cura per il particolare caratteristica di quel popolo. Ma, chissà come, l'atmosfera che si respirava su quel volo la rendeva nervosa.

© 1997, Garzanti Editore s.p.a.

L'autore
Michael Crichton è nato a Chicago nel 1942. Tra i suoi romanzi di maggior successo ricordiamo Andromeda, La grande rapina al treno, Congo, Jurassic Park, Sol Levante, Rivelazioni e Il mondo perduto, tutti pubblicati da Garzanti. Ha diretto diversi film e ha ideato la serie televisiva E. R. Medici in prima linea.



Charles Darwin
Castelli in aria
Presentazione di Giorgio Celli

Opinioni e giudizi espressi in forma "minore", meno conosciuti e per questo forse più interessanti, del grande naturalista.

"Secondo Fox i gatti trovano degli uccelli e poi li tengono d'occhio fin quando i piccoli sono abbastanza grandi da poterseli mangiare. Accanto a una casa calda di Shrewsbury c'era un nido di merli, e Hubbersty si accorse che il gatto andava a sorvegliarlo tutti i giorni per vedere come crescevano i piccoli. Se i gatti mangiano davvero gli uccellini, questo è il più curioso caso di ragionamento e di astinenza".
I Taccuini M e N e lo splendido Profilo di un bambino (il figlio Doddy) sono stati pubblicati per la prima volta negli anni Settanta e documentano una tappa decisiva nella ricerca darwiniana sui temi della mente, delle emozioni, dell'espressione e del comportamento. "È un Darwin sconosciuto, agile e rapido". La lettura del "Taccuino" ci immerge improvvisamente in un lavoro di esplorazione, di studio: si partecipa direttamente, giorno per giorno, alla sua ricerca, sottolineata anche dalle improvvise interruzioni, dalla riprese altrettanto improvvise di un tema o un ragionamento affrontato in precedenza.
E si percepisce chiaramente quanto sia stato formativo, importante per lo scienziato, il pensiero del padre (il medico Robert Waring Darwin) e quello del nonno (Erasmus, medico celeberrimo vissuto in pieno Settecento).
Darwin costruisce l'intelaiatura fondamentale di quello che chiama "il mio castello in aria", una teoria unitaria e tutta evolutiva del vivente nelle sue innumerevoli gradazioni: piante, insetti, crostacei, mammiferi. E ovviamente l'Homo sapiens, di cui esplora dapprima il lato meno razionale (il vecchio, il bambino, il "primitivo") o patologico (il malato di mente) per prendere infine d'assalto la cittadella dell'adulto sano, colto e civilizzato, coi suoi tic rivelatori, tutti sempre analizzati col supporto di una ricerca attiva e delle esperienze in particolare fornite dal lavoro decennale del padre.
Una lettura curiosa e interessante destinata non solo agli appassionati di evoluzionismo.

Castelli in aria di Charles Darwin
Presentazione di Giorgio Celli

Postfazione di Gian Arturo Ferrari
Titoli originali M, N Notebooks e A Biographical Sketch of an Infant
Traduzioni di Fiamma Bianchi Bandinelli, Gian Arturo Ferrari e Barbara Continenza
151 pag., Lit. 18.000 - Edizioni Bollati Boringhieri, (Variantine)

Le prime righe
Taccuino M
1838
15 luglio 1838. Mio padre dice che a suo parere i disturbi fisici e l'indole mentale si accompagnano più spesso al colorito che alla forma del corpo. Così il defunto colonnello Leighton somigliava al padre nel corpo, ma alla madre nell'indole fisica e mentale.
Mio padre ha visto innumerevoli casi di persone somiglianti ai genitori anche quando questi ultimi erano morti da tanto tempo che è estremamente improbabile che la somiglianza fosse dovuta all'imitazione. Quando assisteva il signor Dryden Corbet, egli non poteva impedirsi di pensare che stava prescrivendo medicine al padre di questi; e la vecchia signora Harrison, che pure l'aveva sotto gli occhi di continuo, disse che spesso era impressionata da questo fatto. La somiglianza stava in uno strano fremito dei muscoli, nel modo di tenere le mani ecc. Il signor Dryden C. diceva di non riuscire a ricordare suo padre.
Mio padre pensa che le persone deboli di mente, con un'intelligenza inferiore alla media, ricordino molto male cose accadute loro nella prima infanzia. Di questo fatto il signor Dryden C. è un buon esempio, visto che la sua intelligenza è molto scarsa. Egli aveva circa nove anni quando suo padre morì.
L'onnipotenza dell'abitudine si manifesta nel modo di mangiare, non
[...]
C'è il caso del signor Anson che raccontava una storia di caccia (attacchi abituali), che mio padre pensa sia menzionata nella Zoonomia.
Ma se la memoria di una canzone - motivo e parole - può dunque rimanere latente per lo spazio di un'intera vita, senza che se ne abbia la minima coscienza, non è poi così straordinario che la memoria passi da una generazione all'altra, sempre senza alcuna coscienza. Così è degli istinti.

© 1997, Bollati Boringhieri editore s.r.l.

L'autore
La notorietà di Charles Darwin è tale da non richiedere note biografiche vere e proprie. Vogliamo riproporre invece una parte dell'introduzione di Giorgio Celli (entomologo, naturalista e scrittore): "Di solito, quando si nomina Charles Darwin, si pensa subito - è un riflesso condizionato culturale invece che neurologico - alla sua scoperta dell'evoluzione. Anche se, a dire la verità, non è stata tanto questa scoperta a fare la gloria del naturalista [...] Il merito di Darwin, se merito può essere la parola adeguata, è stato quello di individuare il meccanismo che ha retto la grandiosa palingenesi evolutiva". Tra i libri editi in Italia, L'origine della specie, L'origine dell'uomo, Viaggio di un naturalista intorno al mondo, L'espressione delle emozioni nell'uomo e negli animali.



John Grisham
Il partner

Un classico "legal thriller" ambientato in Brasile, ma non solo, tra avvocati, uomini senza scrupoli, Fbi e personaggi molto potenti, tra le maglie di una legge che si può manipolare a piacimento.

L'hanno seguito e spiato per giorni prima di catturarlo. Quella di Danilo Silva sembra essere la vita di un uomo tranquillo e solitario in una cittadina brasiliana al confine col Paraguay. Certo, non la vita di un miliardario, nessun indizio delle fortuna che si presume abbia trafugato. Sembra solo un po' più magro, e con i tratti del volto leggermente cambiati.
Perché Danilo Silva ha un passato diverso. Quattro anni prima si chiamava Patrick Lanigan ed era il partner più giovane di un grande studio legale americano. Aveva una moglie, una figlia e la prospettiva di un brillante futuro, quando, una sera d'inverno, rimase intrappolato nella sua macchina, morendo bruciato in un grave incidente. Da breve distanza, Patrick aveva assistito al suo funerale. Poi era fuggito. Sei mesi più tardi, novanta milioni di dollari erano improvvisamente scomparsi dal conto di una delle banche dello studio legale.
Ora l'hanno trovato, e sono in molti a voler mettere le mani su di lui: Fbi e detective privati ingaggiati da personaggi molto potenti, uomini di legge e nemici che preferirebbero saperlo davvero morto. È l'inizio di una battaglia senza esclusione di colpi, uno scontro in cui è la legge lo strumento per occultare le proprie colpe e l'arma per uccidere.

Il Partner di John Grisham
Titolo originale dell'opera: The Partner

Traduzione dall'americano di Tullio Dobner
427 pag., Lit. 32.000 - Edizioni Mondadori, (Omnibus)

Le prime righe
Lo trovarono a Ponta Porã, una piacevole cittadina brasiliana, a due passi dal Paraguay, in un territorio ancora conosciuto come la Frontiera.
Lo trovarono in un'ombreggiata casa di mattoni in Rua Tiradentes, un ampio viale con una fila d'alberi al centro e ragazzini scalzi che giocano a calcio sull'asfalto rovente.
Lo trovarono solo, per quanto si potè stabilire, anche se negli otto giorni in cui lo avevano sorvegliato di nascosto avevano visto una donna delle pulizie andare e venire nelle ore più disparate.
Lo trovarono che conduceva una vita comoda, ma certo non agiata. L'abitazione era modesta, sarebbe potuta appartenere a qualsiasi commerciante locale. L'automobile era un Maggiolino Volkswagen del 1983, fabbricata a São Paulo insieme a milioni di altre. Era rossa e pulita, lucida da scintillare. La prima fotografia gliel'avevano scattata mentre la incerava dietro il cancello della sua proprietà.
Lo trovarono molto dimagrito, ben sotto i centodieci chili dell'ultima volta in cui era stato visto. Carnagione e capelli erano più scuri, il mento era più squadrato e il naso più appuntito. Impercettibili modifiche al volto. Avevano pagato profumatamente per corrompere il chirurgo di Rio che lo aveva operato due anni e mezzo prima.
Lo trovarono dopo quattro anni di noiose ma puntigliose ricerche, quattro anni di vicoli ciechi, buchi nell'acqua e false segnalazioni, quattro anni di soldi buoni buttati al vento, soldi che sarebbe stato meglio spendere per qualcosa di più proficuo, sembrava.


© 1997, Arnoldo Mondadori Editore s.p.a.

L'autore
John Grisham ha 42 anni e vive nello stato del Mississippi. Laureatosi nel 1981, per nove anni è stato avvocato penalista, ricoprendo all'inizio anche incarichi politici come membro della "Mississippi House of Representatives". Tra i suoi romanzi ricordiamo Il Socio, Il Rapporto Pelican, Il Cliente, L'uomo della pioggia e La Giuria.



Primo Levi
Conversazioni e interviste 1963-1978
a cura di Marco Belpoliti

Parlando dei temi principali della propria vita e del proprio lavoro, Primo Levi si racconta in una serie di interviste e conversazioni con giornalisti, studenti, ricercatori.

A dieci anni dalla scomparsa (11 aprile 1987) la figura di Primo Levi scrittore e uomo suscita ancora enorme interesse, anche nei giovani. Numerosissime sono state le occasioni per ricordarlo: convegni, trasmissioni televisive, riedizioni dei suoi testi e film. In questo contesto Marco Belpoliti ha raccolto in volume le interviste più significative che Levi ha rilasciato dal 1963, l'anno de La tregua, al 1987. L'interesse particolare di questo lavoro sta nel riproporre la figura di Levi nella sua realtà, fuori dal mito. La trascrizione delle interviste, che comprende i commenti degli intervistatori e altri interventi esterni, ripropone lo spirito della situazione, fornendo particolari inediti della personalità dello scrittore, del resto sempre disponibile a rispondere a ogni domanda.
Il libro è strutturato in sezioni. La prima è dedicata alla vita (i ricordi "musicali", il suo lavoro di chimico, la passione per l'alpinismo, Torino, la scrittura). La seconda è incentrata sui libri e sul lavoro di scrittore, con una intervista specifica per ogni opera. La terza alla letteratura, al mestiere di scrittore, alla critica letteraria, alla sua esperienza di traduttore de Il processo di Kafka. Nella quarta vengono riproposte le parole in ricordo del Lager. Infine, nelle sezioni sull'ebraismo e lo Stato d'Israele, sono inclusi alcuni colloqui avvenuti sui temi della politica israeliana dopo l'occupazione del Libano, della Diaspora e dello stato di Israele, del sionismo e sui rischi di un riemergere dell'antisemitismo, tutti temi su cui si possono leggere risposte nette, decise, ancora una volta sintomatiche del suo impegno anche politico e sociale.

Conversazioni. Interviste 1963-1987 di Primo Levi
A cura di Marco Belpoliti
321 pag., Lit. 26.000 - Edizioni Einaudi, (Gli struzzi n.486)

Le prime righe
Il teatrino della memoria

Nel corso della trasmissione radiofonica, l'ospite di turno sceglie la scaletta musicale e commenta i diversi brani con interventi della durata di alcuni minuti.

(La radio trasmette una canzone popolare piemontese).

LEVI Questa canzone s'intitola: O dì-mi ün po', bel giuvu, da lu capè burdà... Traduco: "Giovane, o bel giovane dal cappello bordato / sapreste darmi notizie del mio innamorato?" Devo dire che la memoria che ne ho, il ricordo acustico di questa canzone, non coincide con quello che abbiamo sentito, è leggermente diverso. È una canzone popolare, qui è cantata dal Coro La Grangia e il testo è stato raccolto da Costantino Nigra. Devo dire che la memoria che ne ho non viene per vie colte, per vie erudite. È la canzone di cui ho memoria più lontana. La cantava mia madre a mia sorella e a me quando eravamo bambini e la cantava in una versione diversa; era quella che lei, a sua volta, aveva sentito da sua madre, e sua madre dalla madre di sua madre. Mia madre la canta ancora adesso, l'ha cantata a noi e noi l'abbiamo cantata ai nostri figli; quindi sono ricordi molto lontani, di un tempo in cui la musica meccanica, meccanizzata, la musica dei mezzi di diffusione non aveva ancora fatto irruzione nelle case, ed in cui quindi una canzone poteva veramente costituire l'anima di una casa, di una generazione, anzi poteva essere un filo conduttore fra generazioni.

(La radio trasmette Che farò senza Euridice, da l'Orfeo all'inferno di Offenbach).

LEVI Mentre il primo ricordo è legato a mia madre, che è ancora viva, questo ricordo di Offenbach è legato a mio padre, che è mancato da quasi quarant'anni oramai... da quarant'anni, anzi.


© 1997, Giulio Einaudi editore s.p.a.

L'autore
Primo Levi (Torino 1919-1987) ha già assunto la statura di un "classico" contemporaneo, in Italia e all'estero. Tra le sue opere, ricordiamo: Se questo è un uomo, La tregua, Il sistema periodico, La chiave a stella, Se non ora, quando?, I sommersi e i salvati.

Il curatore
Marco Belpoliti (Reggio Emilia 1954) ha pubblicato L'occhio di Calvino ed è il curatore delle Opere complete di Primo Levi, in preparazione nella "Nuova Universale Einaudi".



Angelo Pezzana
Quest'anno a Gerusalemme
Gli ebrei italiani in Israele
con un saggio storico di Vittorio Dan Segre

Ventisei storie di vita ebraica in Italia e in Israele raccontate dai protagonisti per tutti coloro che si interessano di fascismo, leggi razziali, antisemitismo.

"Nel febbraio del 1948, qualche mese prima della nascita dello Stato d'Israele, Attilio Milano, studioso dell'ebraismo italiano, pubblicò un breve libro intitolato Storia degli ebrei italiani nel Levante. Vi raccontò la vita delle comunità che avevano abbandonato la penisola, nel corso dei secoli, per trasferirsi sulle coste meridionali e orientali del Mediterraneo, ma avevano conservato un forte legame con il loro paese d'origine. La patria storica e culturale di quegli ebrei era l'Italia, di cui avevano conservato la lingua, i costumi, le abitudini gastronomiche, alcuni tratti di stile e di comportamento. Milano parlava di un fenomeno storicamente concluso e terminava il suo libro augurandosi un "seguito" in cui qualcuno avrebbe parlato del contributo degli ebrei italiani alla costruzione dello Stato d'Israele."
Il libro di Angelo Pezzana raccoglie quell'invito ed è la continuazione ideale dell'opera di Attilio Milano. Pezzana ha scelto la forma di documentazione diretta lasciando che le storie fossero raccontate dai protagonisti in prima persona e limitando il suo ruolo a quello di testimone della narrazione. I protagonisti sono inseriti nei più vari contesti sociali: dai kibbutz, alle università, ai laboratori scientifici, alle industrie, al mondo diplomatico, alla pubblica amministrazione. Alcuni di essi sono arrivati in Israele sin dai giorni della sua fondazione, ne sono orgogliosi, si sentono parte integrante della nazione nata da una Palestina ottomana e inglese. Mantengono un ricordo struggente dell'Italia, quella degli anni Trenta, ma sono legatissimi alla loro nuova patria, malgrado tutto, malgrado le "critiche, i dubbi, i risentimenti verso realtà che si vorrebbero diverse". Altri testimoni, più giovani, sono arrivati in Israele in situazioni, momenti e circostanze del tutto differenti, ma sempre in seguito a una scelta ponderata, sia che si basasse su motivazioni sionistiche che religiose.
In ultima analisi il saggio ci consente di conoscere una realtà di cui non si parla frequentemente, ma anche di comprendere le scelte di quegli ebrei italiani che a un certo punto della propria vita si sono sentiti più ebrei che italiani e sono partiti alla ricerca di una nuova identità.
In appendice, un saggio storico di Vittorio dan Segre, che ha vissuto vicende analoghe a quelle degli uomini e delle donne raccontati da Pezzana e che definisce gli "italkìm" (così vengono definiti gli ebrei italiani d'Israele) uno "strano fenomeno di fede, di gloria e di ricerca di sublimazione ideale".

Quest'anno a Gerusalemme. Gli ebrei italiani in Israele di Angelo Pezzana
Con un saggio storico di Vittorio Dan Segre
299 pag., Lit. 32.000 - Edizioni Corbaccio (Collana storica)

Le prime righe
ITZAHQ MINERBI

"ABBIAMO UNO STATO!"

Sono nato a Roma il 3 agosto 1929 da una famiglia che definirei anomala, nel senso che mio padre era un ebreo italiano, di Ferrara, dove si discute se i Minerbi siano arrivati nel XVI secolo o addirittura molto prima, nel XIII, mentre mia madre veniva da Varsavia, padre lituano e mamma di Bialistock. Si sono incontrati a Roma, dove poi si sono sposati nel Tempio maggiore nel 1927. Ebbi quindi esperienze non comuni agli altri bambini italiani. Andare ogni anno a Varsavia dai nonni, parlare il polacco, ma soprattutto essere in contatto con un mondo profondamente religioso, a un livello sconosciuto in Italia. A casa, fin dall'inizio dell'epoca hitleriana, nel '33, capitavano spesso profughi ebrei provenienti dalla Germania. All'età di cinque o sei anni ebbi così una Fräulein tedesca, non perché la mia famiglia fosse tanto abbiente, ma perché era un modo dignitoso di aiutare con qualche lira una persona che ne aveva bisogno. Avevo l'abitudine di rovistare fra le carte di mio padre, che era abbastanza sionista; vi trovai fin dall'inizio molte sollecitazioni ideologiche, che si rafforzarono subito dopo il '38, quando le leggi razziali mi cacciarono dalle scuole italiane. Dovevo andare al liceo Giulio Cesare, avevo dato un esame perché ero avanti di due anni, ma dopo averlo superato seppi che non potevo più iscrivermi. Frequentai allora la scuola media ebraica che nel frattempo si era creata a Villa Celimontana; avendo due anni meno degli altri, mi sentivo molto in soggezione verso le ragazze, che guardavano sempre quelli più grandi di me. In questa atmosfera simpatica, bonacciona, un po' alla romana, tirai avanti fino allo scoppio della guerra mondiale nel '39, quando mia madre decise di andare a Varsavia a prendere i genitori e, possibilmente, i fratelli. Cosa che poté fare grazie a un visto che le fu dato dall'ambasciata tedesca e grazie soprattutto all'autorizzazione ricevuta dal capo della polizia fascista.

© 1997, Casa Editrice Corbaccio s.r.l.

L'autore
Angelo Pezzana è un noto librario torinese e si occupa da sempre di sionismo e di storia d'Israele. Il suo nome è legato anche alla storia del Salone del Libro di Torino. È inoltre il fondatore della Federazione delle Associazioni Italia-Israele. Nel 1996 ha pubblicato la propria autobiografia, Dentro e fuori.



22 maggio 1997