J. G. Ballard
Cocaine Nights

Il rogo di una lussuosa villa sulla spagnola Costa del Sol, un assassino che confessa con sospetta facilità, cinque vittime troppo arrendevoli.

Cocaine Nights, il più recente romanzo dell'autore di Crash, inizia come un classico mistery, ma è solo un trompe l'oeil. Presto, infatti, la posta in gioco diventa molto alta. Gli assolati villaggi residenziali dove il tempo sembra essere abolito, e l'unico rumore quello dei lanciapalle che impegnano giocatori solitari nei campi di tennis, celano infatti un lato oscuro. Droga, film porno fatti in casa, atti di vandalismi e omicidi rituali fanno parte di un inimmaginabile complotto che, contro le apparenze, non tende a minare le basi del cosiddetto vivere civile: casomai, si tratta dell'esatto contrario. Maestro dell'ambiguità, creatore di utopie negative che si sovrappongono in modo inquietante al nostro presente, J. C. Ballard ha trovato l'anello di congiunzione tra giallo e conte philosophique, saggio di antropologia e manuale di guerriglia. E con un aplomb da gentleman britannico, con un controllo dello stile e una capacità di rinnovarsi che gli invidia la maggior parte degli scrittori contemporanei, riesce a dimostrare che la letteratura, ancora oggi, può essere un'arte socialmente pericolosa.

Cocaine Nights di J. G. Ballard, traduzione di Antonio Caronia
Titolo originale: Cocaine Nights

pag. 317, Lit. 30.000 - Edizioni Baldini & Castoldi, (Romanzi e Racconti 86)

Le prime righe
1. Frontiere e vittime
La mia professione è attraversare frontiere. Quelle strisce di terra di nessuno fra due posti di controllo sembrano sempre zone piene di promesse: la possibilità di nuove vite, nuovi profumi, nuovi affetti. Ma al tempo stesso scatenano in me un disagio che non riesco a reprimere. Mentre i doganieri rovistano fra le mie valige, sento che tentano di aprire la mia mente, alla ricerca di un contrabbando di sogni e di memorie proibite. Però c'è anche uno strano piacere nell'essere messo a nudo, e questo è ciò che può aver fatto di me un turista di professione. Mi guadagno da vivere scrivendo dei miei viaggi, ma mi rendo conto che questo è poco più di un travestimento. In realtà i miei bagagli non sono quasi mai chiusi a chiave, come se non vedessero l'ora di essere aperti.
Gibilterra non faceva eccezione, anche se questa volta il mio senso di colpa aveva una certa giustificazione. Ero arrivato da Heathrow col volo del mattino: era la prima volta che atterravo su questa militare, da cui passava il traffico di quest'ultimo avamposto dell'impero britannico. Avevo sempre evitato Gibilterra, con quella sua vaga aria da Inghilterra di provincia rimasta troppo a lungo al sole. Ma stavolta le mie orecchie e i miei occhi da reporter presero presto il sopravvento, e per un'ora esplorai quelle viuzze, con le loro sale da tè fuori moda, i negozi di fotografia, e i poliziotti locali travestiti da bobby londinesi.
Gibilterra, come la Costa del Sol, non faceva per me. Preferisco i lunghi voli a Djakarta o a Papeete, ore e ore di viaggio in club class che mi fanno sentire di avere ancora una destinazione, mi fanno vivere la grande, indistruttibile illusione del viaggio aereo. In realtà ce ne stiamo seduti in un piccolo cinema, a guardare dei film, sfocati come le nostre speranze di scoprire qualcosa di nuovo.

© 1997, Baldini & Castoldi s.r.l.

L'autore
James Graham Ballard, nato a Shangai nel 1930, viene internato nel 1942 dai giapponesi nel campo di Lenghua, da cui uscirà nel 1945: esperienza che racconterà solo molti anni dopo nell'Impero del sole (1984), da cui Spielberg ha tratto un film. Ma quel materiale, filtrato e dissimulato, nutre già i romanzi e i racconti che scrive dalla metà degli anni Cinquanta, dopo il suo trasferimento in Inghilterra nel 1946: Il mondo sommerso (1962), Foresta di cristallo (1966), i racconti di La zona del disastro (1967) e Vermilion Sands (1971) creano una fantascienza unica, attenta alle risonanze interiori e alle catastrofi ambientali. Influenzato dal surrealismo, in contatto con la pop art inglese, esplora più a fondo il rapporto dell'uomo con il "paesaggio mediatico" nella Mostra delle atrocità (1970), da una cui costola nasce Crash (1973), recentemente portato sullo schermo da Cronenberg. Dopo L'isola di cemento (1974), Condominium (1975) e La gentilezza delle donne (1991), affronta in modo personale un genere più vicino al mistery, con Un gioco da bambini (1988), Rushing to Paradise (1995) e questo Cocaine Nights (1996).
Ballard vive a Shepperton, vicino a Londra, dove ha allevato da solo i figli dopo la morte della moglie, nel 1964.



T. Coraghessan Boyle
América

Da una parte della "cortina di tortilla", un'orda di disperati disposti a tutto pur di superare i pochi metri di deserto che li separano dal paradiso dei gringos. Dall'altra, gli americani che difendono il confine. Cittadini armati fino ai denti di pregiudizi e fucili. O anche di buona volontà.

E' il caso a unire un giorno le vite di Delaney Mossbacher e Cándido Rincón: il primo un ecologista illuminato e benestante, il secondo un miserabile immigrato clandestino messicano. Siamo in California. Mossbacher vive in alto, in un comprensorio di case in stile moresco con campi da golf e tennis; Cándido vive in una catapecchia sul fondo del canyon, preda di allagamenti e rovesci in genere. Il loro incontro è uno scontro: Delaney investe Cándido. E lo abbandona sul ciglio della strada, non prima di avergli allungato un biglietto da venti dollari. "Solo venti?" gli chiede scandalizzata la moglie. Senza riuscire a frenare la lingua, Delaney pronuncia le parole che lo condannano:
"Ma era solo un messicano!"
Non si separeranno più, travolti dalla guerra non dichiarata tra ricchi e poveri, tra poveri e poveri e tra ricchi e ricchi; dalla forza della natura californiana, che si ribella ai maldestri tentativi dell'uomo di imbrigliarla.
C'è una regola non scritta nel mondo letterario americano ed è quella che uno scrittore non deve soffermarsi su personaggi estranei al proprio gruppo etnico. Ma Boyle non è tipo da preoccuparsi dei problemi di correttezza politica e anche per questo ha sollevato aspre critiche. Cándido, la cui massima aspirazione pare essere quella di potersi permettere un tacchino per il "Thanksgiving Day", non ne esce meglio di Delaney. Nella tradizione dell'umorismo caustico di Mark Twain e Nathaniel West, l'autore insegna qualcosa di importante sui luoghi comuni del razzismo, e forse lo scenario che dipinge non è distante come sembra da quello di casa nostra.

América di T. Coraghessan Boyle
Titolo originale dell'opera: The Tortilla Curtain
Traduzione dall'americano di Ettore Capriolo
374 pag., Lit. 32.000 - Edizioni Einaudi

Le prime righe
Cercò in seguito di ridurre l'episodio a un'astrazione, a un incidente in un mondo d'incidenti, a uno scontro di forze contrapposte - il paraurti della sua macchina e il corpo fragile, curvo, annaspante di un ometto con la pelle scura e lo sguardo folle - ma ci riuscì solo fino a un certo punto. Quello non era un dato statistico su una tavola attuariale ficcata in qualche cassetto, né un fatto casuale e impersonale. Era capitato a lui, Delaney Mossbacher, Piñon Drive 32, Arroyo Blanco Estates, un umanista liberale con impeccabili precedenti di guidatore e un'auto giapponese lucidata di fresco con targa personalizzata, e lo aveva turbato fino in fondo all'anima. Ovunque guardasse, vedeva quegli occhi iniettati di sangue, il rictus della bocca, i denti marci e l'assurda spruzzata di grigio nei folti baffetti neri - infestavano i suoi sogni, s'inserivano nelle sue ore di veglia come una finestra aperta su un'altra realtà. Vedeva la sua vittima in un album di francobolli all'ufficio postale, riflessa negli immacolati pannelli di vetro quando la doppia porta della scuola elementare di Jordan si chiudeva delicatamente, intenta a fissarlo a tarda sera dall'omelette aux herbes fines nel ristorante Emilio's.
Era successo tutto così in fretta. Stava salendo la strada serpeggiante del canyon con il sedile posteriore pieno di giornali, vasetti di maionese e lattine di Diet Coke per il riciclaggio, e non pensava a niente, assolutamente a niente, quando all'improvviso la macchina era slittata oltre il bordo della strada in un ventaglio di polvere. Evidentemente l'uomo stava accovacciato fra i cespugli come un animale selvatico, come un cane randagio o un gatto a caccia d'uccelli, e all'ultimo momento aveva cercato di attraversare in una folle corsa suicida. C'erano stati uno sguardo stupefatto, un lampeggiare di baffi, una bocca che si afflosciava e si spalancava in un urlo silenzioso, poi la frenata, l'impatto, il picchiettio da marimba dei ciottoli sotto la macchina, e infine la polvere.

© 1997, Giulio Einaudi editore s.p.a.

L'autore
T. Coraghessan Boyle, nato a Peekskill, New York, vive oggi a Santa Barbara, California. Vincitore del PEN/Faulkner Award ha pubblicato sei romanzi e quattro collezioni di racconti. In Italia sono stati tradotti da Bompiani i racconti di Se il fiume fosse whisky e i romanzi L'oriente è l'oriente e Morti di salute.



Grazia Cherchi
Scompartimento per lettori e taciturni
Articoli, ritratti, interviste

Una raccolta di scritti che restituisce l'acume, la profondità, lo spirito polemico di Grazia Cherchi, una personalità che ha segnato trent'anni della vita culturale italiana.

Dalla fine degli anni Settanta, per quasi un ventennio, su quotidiani e periodici Grazia Cherchi ha consigliato e sconsigliato la lettura delle novità o delle riproposte letterarie offerte dall'editoria italiana. E nel corso degli anni i lettori di "Linus", del "Manifesto", di "Panorama", dell'"Unità" - per citare solo alcune delle testate con cui ha collaborato - hanno imparato a conoscere e ad apprezzare lo stile inconfondibile e la passione di giudizio che hanno fatto di lei, per quasi unanime riconoscimento, la donna più autorevole fra quanti si occupano di letteratura italiana. Ma la "passione dei libri" di Grazia Cherchi non si limitava alle recensioni: per anni, infatti, si è esercitata nelle attività di lettrice, di editor, di consulente editoriale.
In questo volume si propone una scelta ampia dei suoi interventi giornalistici, dei ritratti e delle interviste ad amici e grandi scrittori come Volponi, Sereni, Morante, Fortini, Cases, Benni, Tadini, Giudici, Arbasino. Di sezione in sezione La passione dei libri ridisegna il mosaico di una personalità straordinaria, di un "critico militante" attentissimo agli spostamenti progressivi e del costume, alla geometria della società letteraria, ai rapporti fra editoria e critica, fra promozione editoriale e premi letterari, agli autori più giovani, e alla giovinezza che riaccende la comunità dei lettori, libro dopo libro, nell'infinito intrattenimento della letteratura.

Scompartimento per lettori e taciturni. Articoli, ritratti, interviste di Grazia Cherchi
Prefazione di Giovanni Giudici. Introduzione di Piergiorgio Bellocchio. Cura di Roberto Rossi
XVI-285 pag., Lit. 20.000 - Edizioni Feltrinelli, (Universale Economica Feltrinelli n.1431)

Le prime righe
Il lavoro editoriale

Visto non si stampi
Da qualche lustro, e non per hobby, leggo dattiloscritti di narrativa italiana. Dico subito che il mestiere di lettore implica, oltre a una certa propensione al masochismo, anche il carico di una notevole responsabilità morale: forse anche per questo è tra i peggio pagati d'Italia.
Chi manda questi dattiloscritti? Un po' tutti. Infatti, com'è noto, tutti credono di saper scrivere un romanzo. Carta e penna sono di uso generale e, così si crede, la lingua italiana, il cui vocabolario fra l'altro va sempre più comodamente riducendosi. Quindi il tassista come il cardiologo, il commercialista come il portiere prima o poi un romanzo rischiano di scriverlo.
Di qui il flusso ininterrotto di narratori che si abbatte su case editrici e riviste letterarie. L'unica modesta proposta che ho avuto occasione di fare per arginare l'ondata è il razionamento della carta: tot carta pro capite, e deve bastare per tutta la vita.
Per di più oggi, a causa dello "scrittore star" (fotografato, intervistato, televisionato) il settore qui da noi è in espansione. Dura infatti già da un bel po' lo show degli scrittori quarantenni nostrani, e pare inarrestabile la loro promozione anche a giornalisti-costumisti su quotidiani e settimanali. Cosicché l'Italia che scrive invia dattiloscritti e insieme la tacita invocazione: aiutate anche me ad emergere!
Il fatto che rende il tutto vagamente grottesco è che non esista quasi pubblico neanche per gli autori italiani con anzianità di scrittura (così come non è mai esistito, nonostante il baccano sulle piazze, un pubblico della poesia), figuriamoci per le opere prime.
© 1997, Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano

L'autrice
Grazia Cherchi, scomparsa nell'agosto 1995, è stata tra i più vivaci protagonisti della scena culturale italiana, a partire dagli anni Sessanta, quando con un gruppo di amici fondò e diresse i "Quaderni piacentini". Editor e consulente di narrativa, ha firmato rubriche come giornalista. Nel 1991 è apparsa da e/o una sua raccolta di racconti brevi dal titolo Basta poco per sentirsi soli. È anche autrice di un romanzo, Fatiche d'amore perdute, pubblicato da Longanesi nel 1993.



Lidia Ravera
I compiti delle vacanze

State per andare in vacanza, appuntamento sospirato. Meta dell'inverno. Sogno dello stacco. Fuga dal tedio. Principe dei desideri. Siete convinti che non avete aspettato altro: divertimento, distrazione, riposo.
Sono questi i compiti delle vacanze?


L'ozio, il tempo che si distende lentamente, cambiano gli scenari. Anche l'identità? Si è davvero "diversi" in vacanza? Le regole latitano, la tensione si allenta. Si può davvero scartare dai consueti percorsi? Trasgredire l'ordine? Fare pausa? State per andare in vacanza: è davvero meraviglioso? Oppure è un obbligo, un bisogno indotto, un rischio. Vacanza è il vuoto. Si ha tempo per pensare, per fare certi conti, per vedere se ancora siamo capaci di guardare. Sono questi i compiti delle vacanze.
Sono "compiti delle vacanze" questi tre lunghi racconti, tre titoli che sono tre programmi: "Perdere peso", "Scherzare col fuoco", "Prendere le distanze".
Una vacanza a Parigi, una a Ansedonia, una a Boston.
Una figlia e sua madre, un padre e sua figlia, una donna che non diventa madre e allora... Tragedie sfiorate, scenari di straordinaria normalità, il persistere testardo dei toni della commedia, la commedia umana, la pesantezza del ridere, sempre, almeno un po' di tutto.
Questi sono i compiti dello scrittore, in quel territorio della vacanza estrema che è la letteratura: guardare, raccontare, segnalare ai lettori - compagni di viaggio - paesaggi e fantasmi, sogni e percorsi, rischi e pericoli, perché si divertano, rispecchiandosi.

I compiti delle vacanze di Lidia Ravera
pag. 255, Lit.28.000 - Edizioni Mondadori, (Scrittori italiani)

Le prime righe
Perdere peso
"Una madre che non ama i suoi figli è una mostruosità. Una figlia che non ama sua madre, in genere, ha le sue buone ragioni. Io ho le mie, e tu lo sai."
Gliel'ho detto con il tono della nostra vita di tutti i giorni: parliamo sempre a voce piuttosto bassa, siamo gentili e minuziosi, ci offriamo - l'un l'altro - descrizioni ed enumerazioni, siamo capaci di pignolerie infinite. Possiamo classificare insetti e fiori. Sentimenti. Possiamo creare dal niente tipologie umane. Ma ci asteniamo dal formulare giudizi: su noi stessi ci parrebbe poco generoso, sugli altri poco interessante. È con calma, quindi, che ho riposto la lettera in un cassettino accanto al frigorifero, dove teniamo copie delle bollette pagate, buoni sconto, avvisi e cartoline.
"L'hai letta?" mi ha chiesto, inclinandosi un pochino verso di me, come per essere raggiunto prima dalla mia risposta.
"Si, l'ho letta."
"La calligrafia era nitida."
"Probabilmente ha scritto prima una brutta copia. Lo faceva sempre. Una lettera è diretta agli altri, no? E questo la rende accurata. Se scrivesse per sé, non ci sarebbe nemmeno la punteggiatura."
Ha sorriso, annuendo leggermente. Sembra un vecchio quando sorride a quel modo e compie piccoli movimenti con la testa. Trascina anche i piedi nelle pantofole. Lo fa perché è nervoso. Io lo so. Si nasconde dietro un'immagine patetica. Chiede pietà, in un certo senso. La mia vita è finita, la tua no. Quindi ti sono creditore di qualche gesto di coraggio.

© 1997, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.

L'autrice
Lidia Ravera è nata a Torino e vive a Roma. Ha pubblicato opere di narrativa (Porci con le ali, Bambino mio, Bagna i fiori e aspettami, Per funghi, Se lo dico perdo l'America, Voi grandi, Due volte vent'anni, In quale nascondiglio del cuore, Sorelle, Nessuno al suo posto) e una raccolta di articoli (Tempi supplementari). Scrive per il cinema e la televisione, e collabora all'"Unità", "Io donna" e "Gioia".



Bruno Ventavoli
Amaro colf

Un investigatore privato "ammaccato" dalla vita, dal gioco, dalle donne e dai cazzotti, alle prese con un caso complicato nella Torino multietnica.

In una elegante villa della collina torinese, dove la bella Claudia Demostene vive con la sua Ferrari e col bel marito tennista e playboy, è sparita Azzurra, la colf ecuadoriana. I primi sospetti dell'investigatore privato Joe E. Brown, titolare dell'agenzia investigativa Linx-eye, sono per lui, questo marito adultero e fannullone che con le sue molestie ha provocato l'avvicendamento di tredici colf sotto il tetto domestico. Ma l'indagine si allarga a macchia d'olio, in ogni direzione: dagli ovattati circoli della borghesia torinese ai bar brulicanti di vita extra-comunitaria di San Salvario, dalle feste "rave" e dalle discoteche dove le amiche di Azzurra si esibiscono sul cubo alle "cliniche" clandestine per extra-comunitari, dai traffici di organi a quelli non meno mostruosi di bambini. In questo mondo che non gli piace il nostro detective sembra trovare conforto solo sui tavoli da gioco. E il suo inventore, lo scrittore Bruno Ventavoli, pare trovare consolazione a tanta amarezza solo in una scrittura immaginifica, ricca di metafore prese dalla storia della Juventus come da quella (meno seria pensa lui) dell'attualità politica italiana e internazionale.

Amaro colf di Bruno Ventavoli
187 pag., Lit. 24.000 - Edizioni e/o, (Dal Mondo)

Le prime righe
La palla del nero non riuscì a superare il nastro della rete. Sei-tre. Gioco, set, partita. Marivai Washington guardò l'indifferente azzurro del cielo con un sorriso forzato, per dimenticare la fatica sprecata. Aveva ceduto il passo a Richard Krajicek, il primo olandese a conquistarsi Wimbledon. Una finale stracca e noiosa. Interrotta tra volte dalla pioggia. Vitalizzata dal gran deretano nudo di Melissa Johnson che s'era spogliata e aveva corso svelata sull'erba del Centre Court alzando il grembiulino in omaggio al sorridente omaccione nederlandese. Tutto registrato dal mio vecchio grundig su una super high grade VHS pal secam jackin da duecentoquarantaminuti. Feci stop. Deposi il telecomando. E, di fronte alla notte ventura, mi sentii importuno come uno scontrino fiscale.
Pensavo che nessuno sarebbe più venuto a bussare alla porta della Linx-Eye, l'agenzia di investigazioni che stavo tenendo su coi denti e con l'orgoglio, nella Torino cauta d'inizio estate. Erano le sette e mezza passate. Le saracinesche del supermercato sferragliavano per liberare le commesse e il trio di macellai ammiccanti. La sony della vedova Pironti, mia utile vicina d'appartamento, esalava una compilation di ritmi afro. La caparbia pioggia lugliesca non accennava a smettere. E io, strascicando i piedi in un vecchio paio di paterle, mi sentivo crescere dentro la malinconia. Un normale senso di colpa perché avevo votato contro alla ripitturazione dell'ascensore nell'ultima assemblea di condominio. Un ben giustificato rigurgito di incazzatura per il gonzo rilancio della sera prima: tre volte il piatto con una doppia d'assi in mano. Che non avevo saputo difendere dal tris d'otto di Carmine. Perché lui aveva chiesto tre carte. E io non avevo trovato il coraggio di darmi servito. Poi ero andato anche a vedere il suo cìp, senza rilanciare, pur sapendo di perdere. Avevo proprio agito da merlo, come un impiegato di secondo livello al primo giorno di vacanze intelligenti al Taj Mahal.

© 1997, Edizioni e/o

L'autore
Nato nel 1961 Bruno Ventavoli vive e lavora a Torino. Giornalista de La Stampa, traduttore dall'ungherese, ha pubblicato finora altri due romanzi gialli, il primo dal titolo Assassinio sull'Olimpo (Rusconi), seguito da Pornokiller (e/o).



16 maggio 1997