Giuseppe Culicchia
Bla Bla Bla

Tragedy or comedy?
Probably publicity...
LEFTFIELD,
LEFTISM,
OPEN UP


E se un giorno uno di noi scegliesse la libertà assoluta, abbandonando tutto e tutti?
Se uno di noi, improvvisamente, senza una ragione, rifiutasse le sicurezze e le frustrazioni, gli affetti e le incomprensioni, il lavoro e il divertimento forzato?
Il protagonista di Bla Bla Bla decide di perdersi nel flusso della metropoli, nel caos ruvido della realtà. Intraprende un viaggio alla scoperta del lato oscuro del mondo dove viviamo, verso il buio dove sprofondano le illusioni.
Come un urlo, come un lungo mormorio solitario, come un fiotto di sangue, la sua voce racconta la propria silenziosa e allucinata ribellione.
Con la sua scrittura tesa e implacabile, senza il bisogno di esibire credenziali letterarie, lontanissimo da una cultura pulp falsamente sovversiva, Giuseppe Culicchia rivela la sua parentela con i ribelli vagabondi, gli arrabbiati metropolitani e gli anarchici non riconciliati che hanno attraversato il nostro secolo.

Bla Bla Bla di Giuseppe Culicchia
pag. 129, Lit. 18.000 - Edizioni Garzanti

Le prime righe
1.
Bla bla bla e bla bla bla e bla bla bla, mi perfora la sua voce entrando nei bagni dell'ennesimo centro commerciale, una specie di filodiffusione in grado di trasmettere 24 ore su 24, e intanto che aspetto di vederla riemergere guardo intorno a me gli altri uomini, assicuratori, venditori, allibratori, o magari becchini, postini, cecchini, immoti in attesa delle loro donne, assicuratrici, venditrici, allibratrici, o forse becchine, postine, cecchine, chissà; tutti abbiamo un'aria distrutta, annoiata, stanca, vestiti come siamo da maschi bianchi adulti occidentali in vacanza durante la stagione estiva, polo kaki pantaloni kaki scarpe kaki, i sacchetti kaki del reparto abbigliamento appesi a un arto, quelli kaki del settore alimentari sotto l'altro, addestrati dall'infanzia a ostentare indifferenza, ma inalanti ed esalanti ormai soltanto disperazione, incapaci di funzioni vitali se non per sussultare al passaggio delle prime ragazzine con le gambe di fuori, due dodicenni niente male, labbra sangue tette a punta culi alti, pensare che a quest'ora dovremmo saperlo, novantanove volte su cento si tratta di una fregatura, l'ultima che ci siamo presi proprio adesso sta sgocciolando e caso strano la centesima non transita mai, non è mai transitata né mai transiterà: così, sparite tra la folla di prodotti le false adolescenti, torniamo a controllare gli anni che se ne vanno d'acciaio o di plastica attorno ai nostri polsi, quasi che fosse normale fare finta di niente, le lancette dovessero girare in tondo per sempre e davvero potessimo permetterci di stare immobili di fronte a dei servizi igienici, senza contare che queste dovrebbero essere le nostre vacanze, chissenefrega se nel frattempo il sistema solare sta esplodendo, siamo qua per riposarci e divertirci, abbiamo sgobbato un anno intero per esserne degni a sufficienza...

© 1997, Garzanti Editore S.p.A.

L'autore
Giuseppe Culicchia è una delle voci più autentiche della narrativa italiana degli anni Novanta. I suoi romanzi Tutti giù per terra (1994, da cui Davide Ferrario ha tratto l'omonimo film) e Paso Doble (1995), entrambi pubblicati da Garzanti e più volte ristampati, sono stati tradotti in Francia, Germania, Olanda, Grecia, Spagna.



Lorenza Foschini
Inchiesta sui misteri di fine millennio

Una fitta rete di misteri sembra avvolgere la fine di millennio che stiamo vivendo, come se all'avvicinarsi del fatidico Duemila l'umanità fosse di nuovo preda delle inquietudini, delle paure e di quel senso d'incertezza che l'avevano assalita alle soglie dell'Anno Mille.

Il mistero è l'ignoto che circonda non solo le ultime frontiere della scienza, ma anche quei fenomeni che la scienza si rifiuta di prendere in considerazione (o per i quali la scienza non ha risposte da offrire). Il libro riprende e approfondisce le indagini che Lorenza Foschini ha condotto nel corso della sua fortunata trasmissione televisiva: ogni capitolo è un viaggio, in compagnia di specialisti di diverse discipline, nei misteri ancora da svelare attorno alla struttura e alle funzioni del cervello, all'origine della vita, alla natura del tempo e all'inizio e alla fine dell'universo; ma è anche il rendiconto di esperienze straordinarie, raccontate dalla viva voce dei protagonisti. L'inchiesta non ha lo scopo di dimostrare che tutte queste esperienze sono vere: ma a essere vere sono le storie dei protagonisti, e proprio per questo ci coinvolgono e ci emozionano. Un bambino americano riesce davvero a condurre un'esistenza normale dopo l'operazione che, per salvarlo da una terribile forma di epilessia, lo ha privato di un emisfero cerebrale; una ragazza italiana crede davvero di essere la reincarnazione di una giovane ebrea francese deportata durante la Seconda guerra mondiale; le vite dei veggenti di Medjugorje non sono più le stesse da quando sono cominciate le apparizioni; i seguaci della setta del Tempio solare davvero credevano nella possibilità di raggiungere un'esistenza superiore attraverso la morte. Sono queste e le altre stupefacenti storie narrate nel libro a rivelarci quante e quanto grandi siano le zone d'ombra che lambiscono la nostra vita e a ricordarci che anche noi, quando meno ce lo aspettiamo, potremmo trovarci faccia a faccia con il mistero.

Inchiesta sui misteri di fine millennio di Lorenza Foschini
pag. 224, Lit. 26.000 - Edizioni RAI ERI Rizzoli

Le prime righe

Un'anima di neuroni
Animula vagula, blandula,
hospes comesque corporis,
quae nunc abibis in loca
pallidula, rigida, nudula,
nec, ut soles, dabis iocos

"Piccola anima smarrita e soave compagna e ospite del corpo, ora t'appresti a scendere in luoghi incolori, ardui e spogli ove non avrai più gli svaghi consueti."
Così scriveva l'imperatore Adriano, l'imperatore saggio e filosofo, preparandosi alla morte. Ad Adriano, che usava pensare in greco, il passaggio nell'aldilà appariva come un distacco dell'anima immortale dal corpo caduco: un'anima, un'entità pensante, che gli avrebbe permesso di discendere nell'Ade "a occhi aperti", secondo l'espressione di Marguerite Yourcenar.
Ma che cos'è l'anima e dove si trova?
Ancora oggi il problema è oggetto di discussione e non sembra affatto risolto. La filosofia antica e medievale aveva considerato l'anima come il fondamento della vita, delle sensazioni e delle attività psichiche, entità autonoma e separata dal corpo che rappresentava il suo strumento. Aristotele aveva distinto un'anima vegetativa, per il controllo di funzioni come la nutrizione e la riproduzione, un'anima sensitiva per il controllo delle sensazioni e del movimento, e un'anima intellettiva alla base delle operazioni psichiche e mentali. Per secoli si dibatté su dove fosse situata, e molti indicarono il cuore come sede in particolare delle nostre emozioni. Se questo fosse vero, dal 1967, anno in cui Christian Barnard trapiantò per la prima volta un cuore umano, vi sarebbero in circolazione alcune migliaia di uomini nel cui petto sarebbe stata trapiantata l'anima di un'altra persona.
In realtà, abbiamo la prova che questi individui non cambiano minimamente la loro personalità, ma mantengono intatta l'unità della loro esperienza cosciente. Fu Cartesio, nel Seicento, a definire con chiarezza il concetto che l'anima presiedeva alle funzioni psichiche ed era legata alla struttura cerebrale e di questo tutta la scienza successiva non ha più dubitato.

© 1997, Rai-Eri, Roma / R.C.S. Libri & Grandi Opere S.p.A.

L'autrice
Lorenza Foschini, giornalista, laureata in storia e filosofia, ha per lungo tempo condotto l'edizione principale del TG2. È stata per quattro anni vaticanista della stessa testata. Attualmente è autrice e conduttrice di "Misteri. Indagini scientifiche di fine millennio": la trasmissione, giunta alla terza edizione, è da quest'anno in prima serata su Raitre.



Saga di Hrafnkell

A partire dal XII secolo, gli islandesi, dice Borges, "scoprono il romanzo, l'arte di Cervantes e di Flaubert, senza che il resto del mondo se ne accorga".

È da un divieto infranto che prende l'avvio la storia. Hrafnkell, uno dei grandi godi dell'Islanda del decimo secolo, ha consacrato il suo bene più prezioso, il cavallo Frayfaxi, al dio Freyr, giurando di uccidere chiunque lo cavalcherà. "Chi avverte non castiga", dirà ad Einarr, abile e valoroso vicino che prende a servizio come pastore: di tutti gli altri cavalli potrà far l'uso che vuole, ma per nessun motivo al mondo, pena la morte, dovrà montare Freyfaxi. Proibizione che naturalmente, come è sempre in tutti i miti e le fiabe, non verrà rispettata. E non importa se è il cavallo stesso a indurlo "in tentazione" e se è solo per ritrovare le pecore del padrone che Einarr cede: Hrafnkell lo uccide. E per la prima volta il capo nobile quanto spietato che non ha mai accettato di pagare alcun risarcimento per gli omicidi e i torti commessi, offre a Thorbjörn, padre di Einarr, un più che generoso compenso per la morte del figlio. Ma Thorbjörn rifiuta; non vuole risarcimenti, vuole giustizia, vuole vedere Hrafnkell condannato dall'Althing, fargli causa e riuscire dove nessun altro è mai riuscito: a sconfiggere la sua arroganza, la sua sicurezza d'impunità.
Scritta verso la fine del XIII secolo, la Saga di Hrafnkell appartiene alle cosiddette "Saghe degli Islandesi" che raccontano fatti legati all'epoca della colonizzazione, le storie delle prime grandi famiglie che hanno scelto l'esilio piuttosto che la sottomissione alla monarchia norvegese. Ma lo sguardo dell'autore è rivolto al suo tempo, alle lotte che imperversavano nell'Islanda del Milleduecento, alle "manovre politiche" dietro le quinte del potere, alle indispensabili alleanze coi potenti che deve trovare chi vuol far valere i propri diritti: neppure le sofisticate procedure giuridiche che regolano l'amministrazione della giustizia, che danno alla saga il fascino del prezioso documento storico, impediscono che sia la vendetta e la legge del più forte a governare la società.

Saga di Hrafnkell. Godi-del-Dio-Freyr
Titolo originale Hrafnkelssaga Freysgoda

Traduzione dall'islandese e cura di Maria Cristina Lombardi
pag. 99, Lit. 14.000 - Edizioni Iperborea

Le prime righe
Qui comincia la saga di Hrafnkell
Fu al tempo del re Araldo Bellachioma, figlio di Hálfdan il Nero, figlio di Gudrödr il re cacciatore, figlio di Hálfdan il generoso di doni ma non di cibo, figlio di Eynsteinn Fretr, figlio di Oláfr il taglialegna re degli Svedesi, che un uomo di nome Hallfredr giunse con la sua nave a Breiddalr in Islanda. Breiddalr è a sud del distretto di Fljótsdalr. Sulla nave c'erano anche la sua donna e suo figlio Hrafnkell che allora aveva quindici anni, era promettente e molto dotato.
Hallfredr si costruì una fattoria. Nel corso dell'inverno morì una serva straniera che si chiamava Arnthrúdr, e da allora quel posto ha preso il nome di Arnthrúdarstadir. In primavera Hallfredr trasferì la sua dimora a nord, oltre l'altopiano, e si stabilì nella zona che si chiama Geitdalr.
Una notte sognò che un uomo veniva da lui e diceva:
"Tu stai lì a giacere, Hallfredr, ignaro del pericolo. Trasferisci la tua casa a occidente oltre Lagarfljót. La tua buona fortuna è tutta là."
Svegliatosi, Hallfredr si trasferì oltre il fiume Ramgá a Tunga, luogo che da allora ha preso il nome di Hallfredarstadir, e vi rimase fino alla vecchiaia. Ma un verro e un caprone non andarono con lui; e, proprio lo stesso giorno in cui Hallfredr partì, una frana cadde sugli edifici e le due bestie morirono. È per questo che da allora quel luogo si chiama Geit-dalr.

© 1997, Iperborea S.r.l.




Catherine Spaak
Oltre il cielo

"Vorrei che voi tutti foste gnostici, giungeste cioè a un livello di esperienza dove accadono cose al di là delle parole, dove il linguaggio viene lasciato alle spalle, una distanza misurabile in anni luce, là dove non è affatto possibile concettualizzare ciò che sperimenti..."
OSHO


Nina è figlia di una serva e, davanti al mondo, lei stessa è qualcosa di non molto diverso. Ma, nonostante le umiliazioni che le sono imposte dall'universo alto-borghese nel cui cerchio si trova a vivere, la sua vita è colma di cose meravigliose, che nessuna ricchezza avrebbe mai potuto assicurarle. Sin dall'infanzia, Nina è stata visitata da piccoli svenimenti, visioni, estasi, trance. Su di lei si abbattono gonfie onde di sensazioni, da cui si lascia portare. Le accade così di correre a perdifiato sopra "ghiacci incorrotti"; di perdersi in "tramonti arroventati"; di vedere i colori delle note, come Arthur Rimbaud i colori delle vocali; di sperimentare, senza bisogno di droghe, le percezioni che in altri sono provocate dall'oppio; di penetrare sino all'interno di "un granello di polvere" e poi di dilatarsi "fin dopo le montagne" e "oltre il cielo"...
Queste esperienze che cancellano ogni confine tra interno ed esterno la rendono saggia, forte, sagace e pietosa. Nina non giudica, non ha nozione del male e non lo riscontra in sé; il suo piacere si accorda con quello altrui, senza né danno, né restrizioni dettate dalla morale (parola di cui fatica a cogliere il senso).

Oltre il cielo di Catherine Spaak
pag. 174, Lit. 27.000 - Edizioni Mondadori

Le prime righe
Mi chiamo Nina, ho vent'anni. Stasera ho deciso che non parlerò mai più. Scelgo il silenzio naturalmente, non per incapacità di vivere. Per nostalgia dell'angelo sublime intravisto altrove. Ero molto piccola quando persi i sensi - la nozione del tempo reale - la prima volta. Fu una sorta d'iniziazione; nel dormiveglia giunsi in un altro mondo, un luogo sicuro, assolato e calmo nel quale vidi venirmi incontro - con la sua aureola di splendore e dolcezza - un angelo di luce. Mi sfiorò la fronte e subito in me regnò il silenzio, un silenzio molto diverso da quello che, a volte, si fa sulla terra, e sentii vibrare un cuore sotto la neve. Il chiasso allontana gli angeli e deprezza l'amore. Per questo io non voglio fare rumore, e dunque entrerò nelle parole come il filo sottile di seta unisce ogni punto cucito o ricamato, abbraccerò ciascuna lettera assegnandole il colore che le appartiene, accarezzerò con la lingua le virgole, sfiorerò coi polsi tutti gli accenti e trastullerò i trattini in grassetto con i polpastrelli, come facevo con i pezzi di domino d'ebano e madreperla abbandonati sul tavolo tondo tappezzato di panno verde: il tavolo da gioco della signora Loup.
Mi danza nel petto qualcosa che non so dire; mi possiede senza che possa parlarne. Non potrei definire quella lenta voluttà che pigia forte sugli zigomi, batte sulla nuca e poi, accecandomi, bianca, m'attraversa; viene da quell'altro mondo. Non vi sono parole per dire di quella folgorante bellezza: se dette, si è già fuori dal fato. Per la vacuità di tutte le sillabe - simili a note che il musicista col suo strumento può fare a pezzi - farò silenzio in me, offerta al manifestarsi del sublime.

© 1997, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.

L'autrice
Catherine Spaak è nata a Parigi. Trasferitasi in Italia nel 1960, ha girato come protagonista una settantina di film, molti dei quali diretti da grandi registi, tra cui ricordiamo: La voglia matta di Luciano Salce, La parmigiana di Antonio Pietrangeli, Il sorpasso di Dino Risi, L'armata Brancaleone di Mario Monicelli, La matriarca di Pasquale Festa Campanile. Per il teatro ha interpretato due commedie musicali: Promesse, promesse di Neil Simon e Cyrano di Edmond Rostand. Giornalista dal 1970, ha collaborato con il "Corriere della Sera", "Amica", "Anna", "Tv Sorrisi e Canzoni" e altre testate. Autrice e conduttrice del talk-show di Rai 3 "Harem" (nove edizioni) e nel '96 di "Pascià", prima di questo libro ha pubblicato 26 donne, (Mondadori, 1984), Da me (Bompiani, 1994), Un cuore perso (Mondadori, 1995).



Arnulf Zitelmann
Non mi piegherete
Vita di Martin Luther King

Dopo Martin Luther King la società non è stata più la stessa: non solo la società Americana, ma quella mondiale. E il rapporto tra bianchi e neri, anche se è ancora difficile e costellato di problemi irrisolti, dovrà ormai sempre "fare i conti" con le sue parole.

Quella di Martin Luther King è una vita che bisogna continuare a raccontare. Arnulf Zitelmann lo fa con semplicità e rigore fondendo biografia, storia, leggenda. Torna così a giganteggiare, imponente e limpida, una delle figure nodali del nostro secolo, con la sua eredità morale e politica ancora intatta per le generazioni future.
Dall'infanzia privilegiata fra i neri benestanti di Atlanta alla lotta di cui è stato saldissima guida spirituale, dalle contraddizioni in seno al Movimento dei diritti civili dei neri al Nobel per la pace, sino al proiettile che, nel 1968, lo colpì a morte (e di cui ancora non si conosce definitivamente la fonte), emerge il carattere dell'uomo, la sua esemplarità. Zitelmann mette a fuoco il personaggio e la scena nazionale e internazionale in cui si è mosso, scena che ha visto destarsi quel "I have a dream", quel sogno che nessuno mai piegherà.

Non mi piegherete. Vita di Martin Luther King di Arnulf Zitelmann
Titolo dell'opera originale: Keiner Dreht Mich Um. Die Lebensgeschichte des Martin Luther King

Traduzione dal tedesco di Barbara Griffini
pag. 158, Lit. 12.000 - Edizioni Feltrinelli (Universale Economica Feltrinelli/Onde)

Le prime righe
Nel dicembre del 1957 Martin Luther King attraversò la sala dell'aeroporto di Atlanta. King e il suo accompagnatore bianco, Harris Wofford, futuro consigliere di Kennedy per la pace nel mondo, si stavano dirigendo verso i bagni ed entrarono nel locale con l'insegna "uomini". L'inserviente nero picchiettò col dito sulla spalla del pastore e lo ammonì: "È vietato l'accesso alla gente di colore!". King continuò imperturbabile. "I bagni per la gente di colore sono dall'altra parte della sala", lo informò il sorvegliante. King si tirò su la lampo, si voltò e chiese: "Non mi dirà che ogni volta che le scappa esce da qui e corre dall'altra parte del salone?". L'inserviente annuì: "Sissignore, è quello il posto per noialtri di colore". Martin Luther King lasciò la toilette insieme a Wofford e osservò: "Prima dello sciopero degli autobus la maggior parte della gente di Montgomery si comportava allo stesso modo".
Dieci anni dopo quel giorno di dicembre, Martin Luther King non mira più soltanto all'integrazione degli americani neri nella società dei bianchi. Punta più in alto, si considera il "tamburino" in marcia per la giustizia, la pace e la verità. "I progetti dei negri vanno al di là della problematica razziale e affrontano l'ingiustizia sociale, ovunque la si possa incontrare", così si esprime adesso. Nel dicembre del 1967 King si trova nel pieno della pianificazione della sua "città dei poveri", che dovrebbe essere eretta nel quartiere governativo di Washington con assi di legno, bidoni di latta e cartoni. King l'ha progettata come città integrata, dove dovrebbero alloggiare indiani, neri, bianchi e messicani provenienti da tutte le parti del paese, per mostrare alla nazione più ricca la miseria dei suoi quaranta milioni di indigenti. Il pastore nero avrebbe voluto vivere insieme a loro in quella città di rifiuti. I suoi primi abitanti dovevano trasferirsi nell'aprile del 1968 sull'area verde tra i ministeri e la Casa Bianca.

Prima che la Marcia dei poveri potesse mettersi in moto, Martin Luther King fu assassinato. Un paio di settimane prima della sua morte dichiarò nella chiesa di Ebenezer, ad Atlanta: "Non vi lascerò denaro. Non vi lascerò sfarzo né lusso. Ma desidero lasciarvi una vita di impegno".

© 1997, Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano

L'autore
Arnulf Zitelmann (1929) si laurea in filosofia e teologia a Marburg e a Heidelberg. Pastore evangelico, insegnante di religione in un liceo classico di Darmstadt, ora dedica la sua vita a scrivere. La sua opera (numerosi romanzi d'avventura a sfondo storico e biografie di Lutero, Kant e Müntzer) è stata premiata con il Friedrich-Bödecker-Preis e il Grossen Preis der Deutschen Akademie für Kinder- und Jugendliteratur.



24 aprile 1997