Anna Oliverio Ferraris
Il terzo genitore
Vivere con i figli dell'altro

Per affrontare meglio uno dei momenti più difficili nella costituzione di nuove famiglie: il rapporto con i figli non propri.

Nelle famiglie che si costituiscono tra partner separati o divorziati le matrigne e i patrigni delle favole lasciano il posto a una nuova figura non facile da impersonare, quella del "terzo genitore". Ma qual è il ruolo di questa nuova figura familiare? Come può trovare un'identità senza usurpare quella del genitore separato? Dove inizia e dove finisce la sua libertà di intervento? Come deve agire di fronte a un bambino o un adolescente che non ne vuol sapere di lui (o lei) o che, al contrario, si trova talmente bene nella nuova famiglia da suscitare il risentimento dei genitori "veri"? È possibile riuscire a superare i conflitti, le gelosie, le reciproche diffidenze?
A queste domande rispondono gli uomini e le donne che, in questo libro, hanno accettato di parlare della propria esperienza. Le loro storie familiari, casi di usuale quotidianità, rivelano quanto siano complesse le dinamiche delle "nuove" famiglie: non esistono regole universali per farle funzionare ma ci sono errori che si possono evitare, soprattutto nella prima fase, quella di un difficile rodaggio in cui ognuno guarda l'altro con sospetto e possiede desideri e aspettative che nessuno può soddisfare.

Il terzo genitore di Anna Oliverio Ferraris
pag. VIII-201, Lit. 26.000 - Edizioni Raffaello Cortina (Le conchiglie)

Le prime righe
INTRODUZIONE
"Ma come! tuo padre non viene in vacanza con te?!"
"No, viene, ma può fermarsi soltanto due giorni. È molto impegnato, lavora, lui..."
Il patrigno di Marica diventa rosso per la collera ma Sandra, prevenendo una bufera, allunga la mano e gli stringe il polso: "Marica, perché non vai a finire i compiti?" suggerisce per cercare di interrompere sul nascere un diverbio in cui la figlia, come spesso avviene, rinfaccerebbe al patrigno di vivere sugli alimenti che il proprio padre passa alla moglie e a lei.
Dinamiche come questa sono frequenti tra le figlie adolescenti e il partner della moglie, compagno o nuovo marito che sia. Spesso una bambina può accettare la presenza di un nuovo uomo quando è piccola, ma altrettanto spesso con l'adolescenza i rapporti possono divenire tesi e cancellare un periodo di convivenza che sembrava procedere con una certa tranquillità. Il caso di Marica, come quello di altri bambini, adolescenti e adulti che devono trovare una nuova collocazione nell'ambito di una famiglia mista - composta cioè da un genitore biologico e dal suo nuovo partner eventualmente con i suoi figli -, è uno dei tanti casi che si affacciano sulla scena delle nuove famiglie, sempre più frequenti al giorno d'oggi, da quando cioè la società ha accettato un'evoluzione dei legami familiari.
Sino a qualche decennio fa, infatti, la famiglia, unita o disgregata che fosse, legata da vincoli affettivi o lacerata da dissidi e confronti anche violenti, continuava comunque a restare "integra" negli anni: non era soltanto la mancanza del divorzio a "tenere unite" le famiglie, ma anche una tradizione culturale che si è consolidata nell'Ottocento; tradizione che considerava la famiglia come una istituzione che non poteva essere sciolta che dall'eventuale morte di uno dei genitori.

© 1997, Raffaello Cortina Editore

L'autrice
Anna Oliverio Ferraris insegna Psicologia dell'età evolutiva all'Università "La Sapienza" di Roma ed è autrice di numerosi saggi, tra i quali si possono citare Crescere. Genitori e figli di fronte al cambiamento (1992), Tv per un figlio (1995), Zone d'ombra. Storie di normale psicopatologia (1996).



Jean-Pierre Gattégno
Transfert pericoloso

"Il debole sottoposto alla psicoanalisi sempre s'incanaglisce"
J. Lacan

Antoine Rivière è uno psicoanalista affermato, ha molti pazienti danarosi che gli permettono un alto tenore di vita, ha pubblicato diversi articoli scientifici meritando una notorietà crescente e la stima dei colleghi.
Ha un solo problema: ha accettato Edouard Berg come paziente. Quando si accorge dell'errore, è troppo tardi. La trappola è già scattata. Perché anche lo psicoanalista segue, come un poliziotto, le sue procedure d'indagine. Inoltre, come il medico o il confessore deve mantenere il segreto professionale. E allora, quando Edouard Berg gli racconta di aver ucciso la moglie, si tratta della verità oppure sono solo i sogni e le fantasie di una mente turbata?
Se non risolve rapidamente il dilemma, rischia di diventare complice di un assassino, o di finire sotto accusa.
Da questo romanzo il film di Francis Girod con Daniel Auteuil e Anne Parillaud

Transfert pericoloso di Jean-Pierre Gattégno
Titolo originale: Neutralité Malveillante
traduzione di Idolina Landolfi
pag. 176, Lit. 22.00 - Edizioni Garzanti

Le prime righe
"Continui".
L'invito si poneva come il più neutro e il più discreto possibile.
Ma non conseguì un effetto immediato.
"Se sapesse...", riprese Lisa un momento dopo. "Vorrei tanto che mi toccasse... che le sue mani scorressero sul mio corpo...".
Indubbiamente Lisa era senza sorprese.
Poche banalità, solo per riscaldarsi, del tipo: "La portiera continua a razzolare nella mia cassetta postale... Il direttore mi tratta malissimo... Il vigile non ha sentito ragioni...", e poi passammo alle cose serie. Lisa si girò leggermente sul fianco. Il respiro le si fece affannato, cominciò a gemere piano, potevo osservare quasi geograficamente il crescere della pulsione.
Quindi l'appello alla lussuria, di solito seguito da un lungo silenzio.
"Con quei capelli biondi, gli occhi azzurri e la fossetta sul mento", disse, "Avrà un successo pazzesco. Mi fa pensare...".
Kirk Douglas, forse? Con gesto rapido mi ravviai una ciocca che mi era caduta sugli occhi. Lisa non terminò la frase, si chiuse in una sorta di mutismo ostinato, quasi malevolo.
"A chi?".
La domanda la spiazzò.
"Che vuole che le dica? Una cosa è certa: non mi toccherà, lurido impotente! Ci sono uomini che pagherebbero per mettermi una mano sul culo...".
S'interruppe e subito corresse:
"Non tutti... Ce ne sono alcuni... Bisognerebbe pagarli per questo... E poi, non c'è nulla di meno sicuro".
Un lungo gemito ci portò allora dritti a Henri e alla interminabile storia del loro matrimonio.

© 1997, Garzanti Editore s.p.a.

L'autore
Jean-Pierre Gattégno è professore di letteratura francese. Ha pubblicato due romanzi, Transfert pericoloso (1992) e La notte del professore (1994).
Da Transfert pericoloso il regista Francis Girod ha tratto il film con Daniel Auteuil, Patrick Timsit e Anne Parillaud.



Raul Montanari
Sei tu l'assassino
L'ultimo giallo possibile

"Per qualche istante fissò gli occhi opachi e decomposti dritti in faccia al signor Goodfellow, con uno sguardo intenso e doloroso; pronunciò più lente, ma chiare e distinte, le parole: 'Sei tu l'assassino!' e poi, come se fosse completamente soddisfatto, crollò oltre il bordo della cassa e cadde in pezzi, tremando tutto, sopra la tavola".

Edgar Allan Poe, "Sei tu l'assassino"

"Pare che il gruppo dell'Oulipo abbia recentemente costruito una matrice di tutte le possibili situazioni poliziesche e abbia trovato che rimane da scrivere un libro in cui l'assassino sia il (...)"

Umberto Eco, Postille al "Nome della rosa"

La soluzione più impensabile, l'unica finora mai escogitata, l'unica irripetibile: il giallo in cui l'assassino è il lettore.

Sei tu l'assassino di Raul Montanari
pag. 123, Lit. 18.000 - Edizioni Marcos y Marcos

Le prime righe
Lo sguardo che cammina
1. Alba
Quella mattina Alessandro Allievi uscì dai propri sogni di colpo, con un sussulto e un gemito soffocato.
Allungò la mano verso la massa grigia del comodino. Riusciva appena a vederlo, nella penombra. Afferrò la sveglia elettronica e illuminò il quadrante: le sei in punto.
Con un sospiro, si lasciò ricadere supino. Mancava un'ora e mezza al momento di alzarsi per andare al lavoro, e il danno era fatto; adesso riaddormentarsi sarebbe stato difficile, forse anche inutile. Già, tanto valeva andare a farsi un caffè. La giornata cominciava male.
Sua moglie mugolò e cambiò posizione voltandosi verso la finestra - prima doveva averla disturbata, muovendosi. Prese un profondo respiro e gemette nel sonno:
"No... gli occhi no, non..."
Gli occhi. I suoi occhi? Stupito, Alessandro rimase in ascolto, trattenendo il fiato senza accorgesene, ma lei non disse più nulla.
Allora girò piano la testa e la spiò. Chissà cosa stava sognando? Le lenzuola in disordine, tirate e ammonticchiate, marcavano l'avvallamento della vita facendo risaltare il rilievo della spalla e del fianco, e visto così il corpo della donna somigliava alla sagoma disegnata sul segnale stradale che annuncia una serie di saliscendi. Per un attimo rammentò quella sensazione piacevolmente angosciosa, quando l'automobile si tuffa verso il basso mentre il corpo sembra partire per la tangente e volare via, senza più peso.
Gli venne voglia di seguire con la mano il contorno di quelle curve. Fece per toccarla, ma qualcosa glielo impedì, e l'inizio del sorriso invisibile che gli si era dipinto in faccia sfumò nel buio. La sera prima avevano avuto una discussione violenta... Non era stato un sogno, quello.

© 1997, Marcos y Marcos

L'autore
Raul Montanari (1959) ha pubblicato i romanzi Il buio divora la strada (Leonardo 1991) e La perfezione (Feltrinelli 1994, 1996; premio Linea d'Ombra 1995), oltre a numerosi racconti su riviste, quotidiani e antologie narrative. Da anni si occupa anche di teatro e cinema. Ha tradotto per i maggiori editori italiani dalle lingue classiche (Sofocle, Seneca) e dall'inglese (Gurganus, Styron, Greene, P. Roth, Brink, Cormac McCarthy fra gli altri).
Vive a Milano.



Sapphire
Push
La storia di Precious Jones

"Mi anno bocciata a dodici anni perche o fatto una bambina con mio papa."
Con il suo linguaggio illetterato e sconnesso, Claireece Precious Jones racconta la sua storia...


Precious ha sedici anni ma ne dimostra almeno 30, è nera, povera e grassa. A scuola, dove si reca testardamente ogni giorno, è oggetto degli scherzi cattivi dei compagni per la sua mole e perché è rimasta indietro nelle classi. Tutti la credono ritardata e si disinteressano a lei finché non si accorgono che è incinta e la puniscono con l'espulsione. Precious è incinta, per la seconda volta, di suo padre: a dodici anni ha messo al mondo una bambina Down frutto dell'incesto. Sua madre non è da meno: gelosa, la schiavizza abusando a sua volta sessualmente di lei. Ma Precious, pur semianalfabeta, è intelligente, curiosa, percettiva: la sua ostinazione a continuare gli studi è in qualche modo dettata dalla coscienza che l'istruzione è la chiave per sfuggire alla violenza e all'emarginazione, e ciò che la renderà visibile al mondo, non più "una macchia di unto nero da lavare via".
Precious entra in una scuola sperimentale. Ora, i suoi compagni sono ragazzi come lei, reietti, vittime di abusi, problematici; ora, circondata di affetto e attenzioni, può recuperare la sua innocenza, l'infanzia che non ha avuto. E la sua insegnante, Miss Rain, finalmente la tratta come un essere umano, le insegna a leggere e a scrivere incitandola a tenere un diario. È l'inizio di un inferno, ma anche di una redenzione: le prime, incerte parole che Precious faticosamente mette insieme via via compongono un quadro di indicibile violenza e povertà, ma nello stesso tempo materializzano sogni, sentimenti e desideri. Precious spinge fuori la sua voce come ha spinto per far nascere i suoi figli: spinge fuori il suo vero io e riprende il controllo della propria vita, anche se la vita che ha di fronte potrebbe essere breve.
E la voce potente e poetica di Sapphire, l'autrice, spinge la storia in profondità dentro la mente di chi legge questo sorprendente romanzo.
Una voce che dà corpo al ghetto di Harlem più di un rap, che scuote e disturba con la onestà e il suo realismo, che incanta per lo stile vibrante e originale di chi usa esprimersi in poesia.

Push. La storia di Precious Jones di Sapphire
Titolo originale: Push
traduzione di Massimo Bocchiola
pag. 173, Lit. 24.000 - Edizioni Rizzoli (La Scala)

Le prime righe
Mi anno bocciata a dodici anni perche o fatto una bambina con mio papa. E stato nel 1983. Fuori da scuola per un anno. Mia filia cia la sindome di Down. E ritardata. Avevo perso anche un anno in seconda, quando avevo sette anni, perché non sapevo leggere (e mi facevo ancora la pipi adosso). Dovrei fare il pen ultimo anno delle superiori così lanno prossimo faccio lultimo e mi diplomo. Invece no. Faccio il primo.
Mi anno sospeso di scuola perché ero in cinta ma non e mica giusto. Io non avevo fatto niente!
Mi chiamo Claireece Precious Jones. Non so perche vi racconto queste cose. Forse perche non so fino dove arrivo con la storia, e neanche se e propio davvero una storia e perche raconto; e ne anche se incomincero dalinizio o dadesso adesso o fra due settimane. Fra due stetimane? Si puo fare cuello che vuoi quando parli o quando scrivi, none come la vita che puoi fare solamente quello che fai. Certi raccontano una storia che non a senso e non e vera. Io invece diro cose buonsensate e vere, altrimenti checazzo serve? Non ne contano gia fintroppo di balle e di cazzate oggi come oggi?
Allora ochey, è giovedì venticuatro settembre 1987 e passo nel corridoio. Sto bene o unbuon profumo - di fresco e di pulito. Fa caldo, ma anche se facaldo io non mi toglio la giaccha di pelle, seno magari mela perdo ome la rubano. Estate indiana, dice Mister Wicher. Chisa perche la chiama cosi? Vuol dire che fa caldo, trenta gradi, come in estate. E in cuesto palazzo dimerda non ce un filo, ma propio neanche un filo, di aria condisionata.

© 1997, R.C.S. Libri e & Grandi Opere S.p.A.

L'autrice
Ramona Lofton, in arte Sapphire (Zaffiro), nasce nel 1950 in una base militare della California dove il padre prestava servizio come ufficiale. Inizialmente decisa a diventare medico, Sapphire coltiva anche una irresistibile vocazione per la danza: trasferitasi a New York in piena era hippie e new age (che le ispirerà lo pseudonimo artistico con cui è più nota), lavora dapprima come ballerina topless e nel frattempo comincia la sua carriera artistica di artista versatile: pubblica le sue prime poesie su riviste femministe, scrive per il teatro, si diploma in danza moderna al City College. Ma anche il suo impegno nel sociale si fa sempre più concreto: lavora presso un centro di assistenza ai bambini e, dopo un master al Brooklyn College, per dieci anni insegna a leggere e a scrivere nelle scuole di Harlem e del Bronx. Da questa esperienza scaturisce la materia del suo primo romanzo Push, che segue la raccolta di poesie American Dreams, accolta dalla critica come "uno dei migliori debutti degli anni Novanta".



Zuenir Ventura
Viva Rio
Reportage da una città divisa

"Viva Rio" deve suonare come un augurio e come un allarme. Così si chiama un movimento di cittadini che vogliono dire basta a violenza e qualunquismo, per una nuova Rio de Janeiro.

Rio de Janeiro, 1993: otto meninos de rua uccisi nella favela della Candelaria, ventuno persone innocenti massacrate in quella di Vigário Geral. Due stragi che portano alle estreme conseguenze una situazione ormai insostenibile. Gli autori dello sterminio non sono barbari "bandidos", bensì dei poliziotti coinvolti nel traffico di droga.
Uno "strappo" di violenza, di incomprensione, di degrado morale e civile, divide in due la grande metropoli brasiliana. E ogni giorno che passa questa spaccatura sembra allargarsi, senza speranza. Se la sterminata "città di terra" delle bidonville tende a chiudersi sempre più in se stessa, in quel vuoto lasciato dallo stato e prontamente riempito dalla malavita, l'opinione pubblica della "città d'asfalto" comincia a corteggiare l'ipotesi di una "soluzione finale", che accantoni il problema della povertà e del crimine con l'apartheid e l'emarginazione totale. Per non dire con l'annientamento.
Ma dalle due parti si levano voci diverse, portatrici di un messaggio diverso: mentre Caio Ferraz, giovane sociologo figlio della favela, porta avanti con eroica determinazione il suo sogno di pace nei luoghi colpiti dalla strage, la parte più attiva della società civile - giornalisti, impresari, commercianti, operai e liberi professionisti - si organizza nel movimento "Viva Rio" per contrastare il clima di ostilità della "città d'asfalto", la corruzione della polizia e della giustizia, la criminalità dilagante.
Zuenir Ventura, reporter in bilico tra questi due mondi che cercano di incontrarsi, accompagna per dieci indimenticabili mesi la vita della favela di Vigário Geral. Entra nelle case, ascolta i racconti dei vecchi, partecipa ai giochi dei bambini, tiene d'occhio i traffici malavitosi di banditi e poliziotti, condivide con i giovani "funkeiros" i rave party e la disperazione di vivere ai margini, di non avere futuro.

Viva Rio. Reportage da una città divisa di Zuenir Ventura
Titolo originale: Cidade partida
Traduzione dal portoghese di Adelina Aletti
pag. 179, Lit. 15.000 - Edizioni Feltrinelli (Universale Economica Feltrinelli/Onde)

Le prime righe
Vigário In concert Geral
Vigário Geral viveva il suo primo sabato di allegria dopo la strage. Alle cinque del pomeriggio le strade sterrate ardevano per il calore e il viavai. Molte cose mi avrebbero impressionato in quella prima visita oltre all'ostentata presenza dei trafficanti e delle loro armi micidiali; una routine alla quale, nei dieci mesi successivi, superato lo shock iniziale, mi sarei abituato. A mezz'ora dalla Zona Sud, a trenta chilometri dal centro di Rio, entravo in un altro mondo.
Raggiungere quella favela pianeggiante richiede uno sforzo inatteso. Quarantacinque gradini da salire e scendere. Una passerella riceve il visitatore sul lato asfaltato e lo porta a nove metri di altezza, sopra la ferrovia, depositandolo dall'altra parte, in un piccolo largo che serve da ingresso. I due alti muri che, isolando la ferrovia, tagliano il rione a metà, contribuiscono a dare l'impressione che la popolazione viva confinata. Alla favela ci si arriva anche in macchina, da Parada de Lucas, ma quel giorno era ancora rischioso per gli estranei.
La prima persona conosciuta a comparire fu Caio Ferraz, capo del Mocovige - Movimento comunitario di Vigário Geral. Imbrattato di vernice, scamiciato, le spalle bruciate dal sole, aveva trascorso la giornata con i bambini a preparare la festa della sera, Vigário In Concert Geral, una manifestazione organizzata per sollevare il morale della comunità tuttora scioccata. Doveva lavarsi, vestirsi, e mettersi una cravatta per fare il testimone di nozze. Suo fratello, Rogério, era venuto a prendermi al giornale per la mia prima visita.
Ci trovavamo, noi tre, nell'Antônio Mendes, la via principale della favela. A destra, al 12, il bar, chiuso, dove furono uccisi sette operai. Di fronte, al 13, la casa cinta dall'alto muro nella quale vivevano gli otto evangelici sterminati dagli invasori.

© 1997, Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano

L'autore
Laureato in lettere moderne, professore universitario e giornalista da quasi quarant'anni, Zuenir Ventura lavora al "Jornal do Brasil", uno dei principali quotidiani brasiliani. Ha scritto 1968: o ano que não terminou (1968: l'anno che non è ancora finito), che in Brasile ha avuto un grandissimo successo. Vive e lavora a Rio de Janeiro.



18 aprile 1997