Peter Høeg
La donna e la scimmia

Una storia d'amore imprevedibile stimola la ricerca di libertà di Madelene e la sopita volontà di riscatto da una civiltà ormai irrecuperabile. Il ritratto di una donna diventata improvvisamente coraggiosa grazie alla compagnia di una scimmia davvero speciale.

In questo romanzo i temi della tutela ambientale, della difesa degli animali, della teoria dell'evoluzionismo, sino alla ricerca di un senso nella vita dell'uomo, sono trattati attraverso le vicende di una storia d'amore.
Madelene Mortensen è una giovane donna ricca, viziata, abituata a vivere in quel mondo particolare che l'alta borghesia e l'aristocrazia riserva ai suoi membri. Alcolizzata, con i nervi a pezzi e l'assenza di ogni volontà propositiva, isolata dal resto del mondo e partecipe della vita sociale solo in occasione di feste e ricevimenti, ricorda alcuni personaggi femminili del Francis Scott Fitzgerald di "Tenera è la notte" o "Gli ultimi fuochi". Nel suo mondo chiuso e monotono entra un giorno una scimmia (chiamata Erasmus) portata nel loro giardino dal marito, Adam Burden, studioso di animali, da anni desideroso di ricoprire la carica di direttore del Nuovo Giardino Zoologico di Regent's Park, e arrivata in Inghilterra sulla nave Arca (un nome non casuale). Ma qualcosa incomincia a insospettire Madelene sulla vera identità di questo animale, non proprio una scimmia comune... Le sue ricerche la porteranno a scoprire alcune verità imbarazzanti per il marito e a instaurare con Erasmus un dialogo che si trasformerà presto in un rapporto più intenso e profondo.
Entrambi sono "vittime" di Adam , sono soggetti a una mentalità occidentale crudele e spietata per cui tutto è possibile per il successo, anche imprigionare e torturare una scimmia umanoide o trattare una persona, una donna, come un animale "da compagnia", da tenere isolato in una "gabbia dorata". Il loro rapporto ha inizio proprio per questa realtà comune.
Tra vicende quasi grottesche, alcuni colpi di scena e situazioni esasperate, in un crescendo di azioni sempre più serrate, il romanzo si conclude in un modo inaspettato (che naturalmente non vogliamo svelare), non positivo per l'umanità ma aperto comunque alla speranza.

La donna e la scimmia di Peter Høeg
Titolo originale dell'opera: Kvinden og Aben

Traduzione di Bruno Berni
pag. 238, Lit. 29.000 - Edizioni Mondadori (Omnibus)

le prime pagine
------------------------
Una scimmia si stava avvicinando a Londra. Era rannicchiata su una panca, nel pozzetto di una barca a vela, sottovento. Aveva gli occhi chiusi e una coperta sulle spalle, e anche così, raggomitolata, faceva sembrare l'uomo seduto di fronte a lei più piccolo di quanto non fosse.
L'uomo, in quel periodo, si chiamava Bally, e nella sua vita ormai c'erano solo due cose che gli andavano a genio: il momento in cui arrivava in una metropoli e il momento in cui ripartiva. Perciò si alzò, si avvicinò al parapetto e rimase lì, in piedi, a guardare la città. Fu il primo e l'ultimo errore di quel viaggio.
La sua distrazione contagiò l'equipaggio. Il timoniere inserì il pilota automatico, il mozzo andò a poppa lasciando il castello di prua ed entrambi si diressero verso il parapetto. Era la prima pausa di tranquillità dopo cinque giorni di navigazione, e i tre uomini contemplarono in silenzio le luci della periferia che, come lucciole, danzavano scivolando di fianco alla barca e scomparivano a poppa.
Durante la notte si era alzato il vento. La superficie del Tamigi era increspata da strisce di spuma e la barca, che aveva il vento in poppa, oltre alla vela maestra aveva alzato anche un grande fiocco. Era un rischio, ma Bally aveva sperato di arrivare mentre faceva ancora buio.
Capì che non ci sarebbe riuscito. C'era un mutamento nell'aria: l'alba primaverile si adagiava sulle case come un drappo grigio. Bally si ricordò della scimmia e si voltò.
L'animale aveva aperto gli occhi e si era chinato in avanti. Aveva posato una mano sul piccolo interruttore del quadro comandi che regolava il pilota automatico.
Bally teneva sempre sul ponte gli animali che trasportava perché sapeva che altrimenti avrebbero potuto morire di mal di mare, e non aveva mai avuto motivo di pentirsene. Erano legati alla sagola di salvataggio, non soffrivano il freddo e ricevevano un milligrammo di sedativo per chilo di peso due volte al giorno. Viaggiavano immersi in una sorta di dormiveglia, senza una chiara percezione di ciò che li circondava.
Probabilmente, pensò, con la rapidità con cui talvolta si riesce a pensare in un tempo troppo breve per agire, ora avrebbe dovuto cambiare metodo.
In ritardo, ma solo di un attimo, rispetto alla mano della scimmia, il pilota automatico girò la prua della barca di pochi gradi decisivi. L'imbarcazione beccheggiò goffamente su un'onda corta e piatta. Poi strambò.
In quell'istante la scimmia guardò dritto verso i tre uomini.
Molti anni prima Bally aveva scoperto che la vita era una serie di repliche sempre più insipide, un panorama scialbo dove anche gli esseri umani erano solo una ripetizione. Sapeva benissimo che la sua ostinazione nel cercare il contatto con gli animali per certi versi non era estranea al vago piacere che provava nell'esercitare il proprio potere su un organismo di rango inferiore. Ora la sua visione del mondo veniva messa in discussione. I gesti della scimmia erano precisi e misurati, ma non era questa la cosa peggiore. La cosa peggiore, che Bally non avrebbe mai dimenticato anche se durò solo una frazione di secondo, fu ciò che vide nei suoi occhi.
Non aveva parole per descriverlo: in quel momento nessuno sarebbe stato in grado di farlo. Ma forse lo si sarebbe potuto definire come l'esatto opposto di automatico.
L'albero maestro dell'Arca era alto diciassette metri, la superficie della randa era più di quarantacinque metri quadrati, quindi il movimento fu troppo veloce per poterlo seguire con gli occhi. I tre uomini percepirono soltanto una leggera inclinazione e uno schiocco, simile a uno sparo, quando il boma strappò due sartie d'acciaio a babordo. Poi furono gettati nelle acque del Tamigi.
Con un lamento di cuscinetti sottoposti a una sollecitazione eccessiva il pilota automatico si adeguò alla nuova posizione e rettificò la rotta. Con la sua velocità di dodici nodi, più due nodi di corrente favorevole, l'Arca continuò a navigare verso Londra, con la scimmia come unico passeggero.

© 1997, Arnoldo Mondadori Editore s.p.a.

biografia dell'autore
------------------------

Peter Høeg è nato in Danimarca nel 1957. Il suo libro più noto è Il senso di Smilla per la neve, bestseller internazionale pubblicato in numerosi paesi tra il 1993 e il 1994 e da cui è stato tratto recentemente un film. Ma la sua carriera è iniziata nel 1988 con il romanzo Rappresentazione del XX secolo, coronato da un grande successo nei paesi scandinavi.

bibliografia
------------------------

I titoli sono tratti da
Alice CD,
il catalogo su CD-ROM
dei libri italiani
pubblicato da
Informazioni Editoriali.


Hoeg Peter, La donna e la scimmia, 1997, Lit. 30000, "Omnibus stranieri" n. 701, Mondadori (ISBN: 88-04-42081-2)

Hoeg Peter, I quasi adatti, 1995, Lit. 30000, "Omnibus stranieri", Mondadori (ISBN: 88-04-40769-7)

Hoeg Peter, Il senso di Smilla per la neve, tr. di Berni B., 1994, 456 p., Lit. 32000, "Omnibus stranieri", Mondadori (ISBN: 88-04-38438-7)

Hoeg Peter, Il senso di Smilla per la neve, 1996, Lit. 15000, "Oscar bestsellers" n. 707, Mondadori (ISBN: 88-04-41383-2)



18 aprile 1997