Per i più grandi: Marcello Argilli - Silvana Gandolfi
Soledad Cruz Guerra - Tom B. Stone - Donatella Ziliotto



Marcello Argilli
Il fantasma di Trastevere
e altri racconti

Ai bambini che credono ai lupi e ai fantasmi, che vanno in autobus e sognano il motorino, e che amano i libri... anche quelli di storia!

In questa nuova opera Marcello Argilli, con una scrittura rapida e a tratti irriverente, ci propone una serie di racconti che accompagnano i bambini in un viaggio a ritroso nei secoli attraverso la confusione di una grande città caotica dei nostri giorni, in cerca delle tracce che raccontano le leggende e le glorie dell'antica Roma. L'autore ancora una volta propone un libro di forte contenuto educativo - la storia degli antichi romani che i bambini studiano a scuola - per una lettura divertente, in cui le contraddizioni di oggi e gli splendori di ieri danno luogo a una sorta di "commedia degli equivoci" in un crescendo di colpi di scena e di avventure mozzafiato cariche di "suspence".

Questo testo, come tutti i testi della collana Nuovi Ottagoni, si può avere in una versione con caratteri molto grandi per aiutare nella lettura i bambini ipo-vedenti.

Il fantasma di Trastevere e altri racconti di Marcello Argilli
illustrazioni di Giovanni Manna

pag. 72, Lit. 16.000 - Edizioni Fatatrac (I nuovi ottagoni n.14)

Le prime righe
Il fantasma di Trastevere
Un giorno, anzi una notte, un fantasma arrivò a Roma, chiuso in un vecchio armadio, spedito con un Tir da un castello di un paese del Nord Europa. Per la precisione era ancora un fantasmino, un fantasma minorenne, anche se già indossava il regolamentare lenzuolino bianco e si trascinava dietro una catenella di ferro, sia pure di dimensioni ridotte. I genitori, con i quali viveva in quel castello, approfittando della spedizione dell'armadio, lo avevano mandato a perfezionarsi con i fantasmi romani, per i quali gli avevano dato una lettera di presentazione.
Così, quella notte, appena arrivato a Roma, il fantasmino sgattaiolò dal Tir e, non avendo gli indirizzi dei fantasmi romani, volò a cercarli nei luoghi dove riteneva che potessero abitare. Andò al Colosseo, ma nell'ombra di quelle arcate millenarie non ne trovò nessuno. Li cercò tra i ruderi del Foro Romano, nell'antico Castel Sant'Angelo, persino nelle catacombe, ma neanche lì ce n'era la minima traccia.
-Ma dove abiteranno? - si chiedeva. - Evidentemente hanno altre abitudini, diverse dalle nostre. - Quando spuntò l'alba, siccome di giorno non poteva circolare, si rimpiattò nell'ombra della soffitta di un secolare palazzo nobiliare.

© 1997, Fatatrac srl

L'autore
Marcello Argilli è nato e vive a Roma. In gioventù è stato lottatore di greco-romana, paracadutista, contabile ai mercati generali, telefonista in sala stampa, correttore di bozze. Si è laureato in giurisprudenza, pur sapendo che non avrebbe mai fatto l'avvocato né il giudice. Ha viaggiato per il mondo con l'autostop e in jet, ha conosciuto gli ostelli della gioventù e i grandi alberghi. Ammette di aver commesso nella vita molti errori ma di averli poi riconosciuti. Ha pubblicato una quarantina di libri per l'infanzia (14 romanzi e 600 fiabe) tradotti in 18 lingue. Ha diretto pubblicazioni per l'infanzia, scritto soggetti di fumetti e di cartoni animati, centinaia di sceneggiature di programmi televisivi per ragazzi. Un'unica cosa rimpiange di non aver scritto: un'opera teatrale per ragazzi, ma si ripromette di provarci.



Silvana Gandolfi
L'isola del tempo perso

Sei stressato? Troppi impegni compiti doveri? Tutti ti dicono fai questo fai quello? Non sai più chi sei? Fermati! Hai bisogno di una vacanza speciale. Nell'isola del tempo perso.
Un'isola che raccoglie tutto ciò che si perde sulla terra: non solo gli oggetti e le persone ma anche la memoria, la speranza, la pazienza, l'ispirazione, il coraggio e il filo del discorso. Tutti ingredienti di un'avventura che è anche spunto di riflessione su temi importanti come il valore del tempo e la qualità della vita.
Notizie utili sull'isola:
Posizione geografica: sconosciuta
Abitanti: bambini liberi come l'aria, adulti svagati, Cannibali
Fauna e flora: porcospini derelitti, galline e cavalli smarriti. Piante i cui semi vengono trascinati via dal vento. Inspiegabile presenza di mirtilli
Caratteristiche geofisiche: un vulcano attivo, fumarole mefitiche, una palude bianca. Strane nuvole colorate
Risorse naturali: tutto ciò che viene eruttato dal vulcano. Vale a dire, quel che noi perdiamo sulla Terra
Clima: perfetto. Tramonti lunghissimi
Indicazioni per raggiungere l'isola: basta perdersi. Il resto del viaggio viene da sé

L'isola del tempo perso di Silvana Gandolfi
Illustrazioni di Giulia Orecchia

245 pag., Lit. 15.000 - Edizioni Salani (Gl'Istrici n.120)

Le prime righe
La miniera
Sono nata in giugno. Perciò tutte le cose mitiche mi succedono in giugno. È così. Deve essere una legge di natura.
Anche Arianna è nata in giugno. Anche a lei tutte le cose mitiche succedono in giugno. Però lei direbbe 'carine', non mitiche. Arianna non è un'intellettuale. L'intellettuale sono io.
La storia della miniera - che riguarda tutte e due - iniziò, appunto, in una calda giornata di giugno.
Di quella mattina ricordo il sudore sotto le ascelle, l'odore di erba e polvere e - soprattutto - la luce. Trafiggeva il bulbo degli occhi e ti arrivava dritta al cervello facendolo piacevolmente sfrigolare.
Quando, con la mia classe, entrai nella miniera, fui colpita dal contrasto: venendo dal sole, quelle gallerie sembravano fredde come la ghiacciaia di un obitorio e buie come... come...
Come che?
Difficile trovare paragoni azzeccati, specialmente quando ne cerchi uno che ti metta i brividi addosso.

© 1997, Adriano Salani Editore s.r.l.

L'autrice
Silvana Gandolfi è nata a Roma. Dopo aver scritto il suo primo libro per ragazzi è andata a riposarsi in Nepal, dove è stata azzannata al polpaccio da una scimietta, ma dove ha tratto anche l'idea per Pasta di Drago. Trascorre molto tempo a Venezia, città contemplativa, abitata da gatti con gli occhi magici che l'hanno ispirata per Occhio al gatto. Quando suo figlio Luca era bambino, Silvana inventava storie per lui in modo da avere un ottimo pretesto per non cucinare o stirare. Ha scritto novelle, romanzi d'amore, racconti per la radio, ma ora si dedica soprattutto ai libri per bambini.



Soledad Cruz Guerra
Delfín Delfinéro

Quasi tutti i bambini molto piccoli hanno un amico immaginario. Però non capita spesso che questo amico sia un delfino.

Così come non capita a tutti che l'amicizia duri fino alle soglie dell'età adulta, come succede a Maria Candela, una ragazzina cubana che non ha mai visto il mare, ma crede di averne un pezzetto dentro di sé.
E quando Maria Candela incontra Enrique, spera che le starà accanto negli anni futuri come lo è stato il delfino nell'infanzia, e che come lui sarà il suo compagno grande e dolce. Ma non è detto che le aspirazioni di Enrique somiglino a quelle della sua giovanissima innamorata, che sogna una vita diversa, un'avvenire di studi e di indipendenza...

Delfín Delfinéro di Soledad Cruz Guerra
edizione italiana a cura di Bianca Pitzorno
illustrazioni di Grazia Nidasio

pag. 141, Lit. 24.000 - Edizioni Mondadori (Contemporanea)

Le prime righe
Preludio

Arrivò in un disegno, una macchia di colore tutta soffusa d'azzurroviola, che non si riusciva a capire se riflettesse le profondità marine o uno di quei crepuscoli che si tingono di viola cupo nell'ultimo istante prima della scomparsa del sole.
Aveva il corpo arcuato per il salto e sul muso una strana espressione affettuosa che, molti anni dopo, si definì come una certa vocazione alla tristezza, sebbene nei suoi occhietti brillanti aleggiasse l'allegria.
Al suo apparire, la zucca dei miei giochi si trasformò in un cocchio trainato da cavalli, anche se non conoscevo la storia di Cenerentola.

© 1997, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.

L'autrice
Soledad Cruz Guerra è nata a Cuba nel 1952, nel paese di Florida, nella provincia di Camagüey. Era una scolara bravissima. A dodici anni, dopo la morte della madre, dovette andare in collegio e poiché il padre era ammalato e non poteva occuparsi di lei, fu temporaneamente adottata dai genitori di una compagna di scuola.
Fin da piccola aveva la passione di scrivere e quando fu il momento di andare all'Università scelse di laurearsi in giornalismo.
Nel suo Paese è molto nota, sia per il suo lavoro di giornalista (ha anche realizzato numerosi programmi per la televisione e la radio), sia per i suoi libri.
Ha pubblicato una raccolta di poesie intitolata Documentos de la otra, un libro di racconti per bambini, Fabulas por el amor, e due romanzi per ragazzi: Adioses y bienvenidas e Jinete en la memoria.
Tre anni fa il governo cubano l'ha nominata ambasciatrice all'Unesco, e da allora vive a Parigi.



Tom B. Stone
Mostro d'aprile

Pesce d'aprile! È il giorno degli scherzi!
Ma non è affatto divertente lo scherzo che sconvolge Maria. Eccola che vola sui pattini a rotelle nel corridoio della Scuola dell'Orrore. Certo è proibito, ma oggi vale tutto... Uno scontro, una brutta caduta ed ecco che all'improvviso Maria non è più Maria. Si comporta in modo strano, molto strano. Come se avesse un'altra personalità. E anche la feroce, spaventosa direttrice è strana, molto strana. Ma che razza di scherzo è questo?
Le ultime pagine del libro propongono dei giochi e da fare da soli e con gli amici. Un'ultima pagina regala dei "mostruosi" adesivi.

Mostro d'aprile di Tom B. Stone
titolo originale: Graveyard School. April Ghouls'Day
traduzione di Andrea di Gregorio

pag. 111 - Lit. 9.900 - Edizioni Bompiani (La scuola dell'orrore)

Le prime righe
"Fantastici!" esclamò Vickie Wheilson.
"Proprio carini," concordò Stacey Carter.
Maria Medina sorrise. Aveva in mano un paio di rollerblade nuovi. "Ho risparmiato tanto per comprarmeli."
"Bella stupidata," dissentì Polly Hannah.
Vickie, Stacey e Maria si voltarono e fissarono stupite Polly.
Con un gesto un po' altezzoso, Polly si aggiustò i riccioli biondi. Si sistemò la fascia azzurra che faceva pendant con la calzamaglia della stessa tinta. Naturalmente, la calzamaglia si accordava alla perfezione con il vestito a fiori azzurri e rosa firmato Laura Ashley.
Se l'abbigliamento di Polly era tutto coordinato, faceva però a pugni con quello delle altre tre ragazze. Stacey indossava una maglia a girocollo verde e una giacca a vento rossa. I suoi capelli castano scuri erano raccolti in una singola, grossa treccia. Maria aveva scelto una delle magliette da rugby che facevano parte della sua collezione e un giacchino di jeans. La sua frangetta, come al solito, era tutta per aria, e il caschetto di capelli neri le lasciava scoperte le orecchie. Vickie, infine, portava una tuta arancione che non c'entrava nulla con i suoi capelli rossi, dritti sulla testa, né con i minigilet rosa che adorava. Aveva i jeans strappati e i salvapolsi, che portava quando andava sullo skateboard e praticamente in tutte le altre occasioni, erano tutti graffiati. Tutte e tre le ragazze preferivano i jeans ai vestiti e alle calzamaglie.

© 1997, R.C.S. Libri & Grandi Opere S.p.A.




Donatella Ziliotto, Grazia Nidasio
Le bambine non le sopporto

"Quell'anno ero stata rimandata in chimica e la mia famiglia - nonno maestro, mamma professoressa, papà preside - decise che non meritavo di andare in vacanza. Ma io avevo ormai sedici anni e potevo ben guadagnarmi un soggiorno in montagna facendo la vigilatrice alle colonie. Una vacanza? Una fatica mostruosa, con diciotto bambine disgraziate da badare, io che le bambine leziose e lagnose non le sopportavo! Ma poi arrivò Fausta, che non parlava e che per farsi capire muoveva le mani come ali. E l'estate divenne allora quell'estate straordinaria che raccontai alla mia amica Lucilla in queste sei lettere."

Le bambine non le sopporto di Donatella Ziliotto
illustrazioni di Grazia Nidasio

pag. 58, Lit. 12.000 - Edizioni Einaudi Ragazzi (Narrativa n.58)

Le prime righe
Se non stanno buone le metto in ginocchio sul sale

Dalla Colonia, 18 luglio

Cara Lucilla,
volevo fargliela vedere ai miei genitori che cosa mi importava se non mi mandavano in vacanza quest'anno, visto che sono stata rimandata in chimica! Che la montagna me la sarei pagata da me, tanto di vigilatrici alle Colonie del Comune ne cercano sempre. Cosa vuoi che ci voglia a badare a una ventina di bambine: se non stanno buone le metto in ginocchio sul sale. Scherzo (credo). Ad ogni modo è vero che per i bambini non vado proprio matta, e per le bambine in particolare, ma loro andranno matte per me, ne sono sicura.
Ho cominciato male, però. Da morire dalla vergogna. Dovevo portare gli esami perché al Comune fossero sicuri che sono sana, che non sono né tisica né lebbrosa, così avevo una bottiglietta con la pipì e una fialetta con la cacca. Nell'ambulatorio mi sono messa alla finestra ad aspettare al sole. Faceva un caldo terribile, ma sai quanto ci tengo ad abbronzarmi. A un certo punto ho visto che dalla fialetta, che avevo posato al sole su una panca, era saltato il tappo e che il contenuto cominciava a spumeggiare. Per fortuna non avevo ancora incollato l'etichetta col nome sul vetro. Così me ne sono andata con aria disinvolta, abbandonando la mia coppa di champagne.

© 1997, Edizioni EL S.r.l.

L'autrice
Donatella Ziliotto è nata a Trieste e vive a Milano. Ha scritto molti libri, molti ne ha tradotti, e dirige collane di letteratura infantile. Ha vinto anche molti premi e curato trasmissioni televisive per ragazzi.



10 aprile 1997