Antonio Tabucchi
La testa perduta di Damasceno Monteiro

"Il marziano mi ha incontrato per strada e ha avuto paura della mia impossibilità umana. Come può esistere, ha pensato tra sé, un essere che nell'esistere mette un così grande annullamento dell'esistenza?"
Carlos Drummond de Andrade


Antonio Tabucchi, ovvero l'arte del romanzo. Utilizzando tecniche di vari generi narrativi, il giallo, il pamphlet filosofico, il romanzo civile, ecc., Tabucchi offre un'opera che può soddisfare vari tipi di lettori, da quello più raffinato e sofisticato, a chi cerca invece nella "trama" narrativa il motivo principale di interesse.
"La testa perduta di Damasceno Monteiro" è un falso giallo: ben presto si conoscono assassino e motivazioni del delitto, eppure la strada che porta al disvelamento dell'assassino percorre tappe investigative di vero interesse per il lettore. Protagonista è Firmino, giovane giornalista prestato alla professione dalla letteratura, sua vera aspirazione di vita. La strada che percorre per raccogliere le prove e le testimonianze dell'assassinio, rappresentano un percorso di formazione intellettuale e morale che trasforma lentamente l'opera in vero Bildungsroman. Ma l'evoluzione di Firmino corrisponde anche alla trasformazione della formula narrativa: diventa infatti preponderante la dimensione filosofica e civile. Vero protagonista, non dichiarato, ma indimenticabile per il lettore, diventa così "Loton", l'avvocato, il filosofo, colui che cerca la Grundnorm, la norma base: "È una proposizione normativa, continuò, sta al vertice della piramide del cosiddetto diritto, ma è il frutto dell'immaginazione dello studioso, una pura ipotesi". Un avvocato che, nella quasi immobilità fisica, riesce ad essere attivissimo, grazie all'agilità dell'intelligenza, che è maestro di vita con la sua scelta di essere dalla parte dei deboli, di difendere i loro diritti calpestati da un potere violento e stupido. Per amore di giustizia, per utilizzare ricchezza e potere non contro, ma a favore di chi è marginale e, in genere, da ricchezza e potere, oppresso. La paterna comprensione che dimostra nei confronti del giovane Firmino, non gli impedisce giudizi severi davanti alle ingenuità delle sue affermazioni, soprattutto quando si parla di letteratura. E così la vasta cultura di "Loton" (così gli abitanti di Oporto chiamano l'avvocato, a causa della sua somiglianza con l'attore Charles Laughton) emerge dalle dotte citazioni, sempre così perfettamente inserite nel contesto del libro e del personaggio. Da sottolineare il pretesto narrativo che Tabucchi utilizza, quando, fingendo una imperfetta registrazione, permette al lettore di ricostruire in modo soggettivo, l'arringa finale dell'avvocato, dando solo alcune citazioni da lui fatte in tribunale, con stacchi anche grafici, l'una dall'altra.
Il romanzo si conclude con una speranza: l'ingiustizia che sembrava aver trionfato, forse potrà essere sconfitta, grazie proprio a una "marginale", una prostituta, una delle creature che forse danno senso alla vita di Loton.
La vicenda è collocata a Oporto, una città che, insieme al protagonista, gradualmente il lettore conosce e impara ad amare nel suo essere contemporaneamente "inglese" e "araba", cinica e sensibile, accogliente e ostile.

La testa perduta di Damasceno Monteiro, di Antonio Tabucchi
pag. 239 - Lit. 28.000 - Edizioni Feltrinelli (I narratori)

le prime pagine
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Manolo il Gitano aprì gli occhi, guardò la debole luce che filtrava dalle fessure della baracca e si alzò cercando di non fare rumore. Non aveva bisogno di vestirsi perché dormiva vestito, la giacca arancione che gli aveva regalato l'anno prima Agostinho da Silva, detto Franz il Tedesco, domatore di leoni sdentati del Circo Maravilhas, ormai gli serviva da vestito e da pigiama. Nella flebile luce dell'alba cercò a tentoni i sandali trasformati in ciabatte che usava come calzature. Li trovò e li infilò. Conosceva la baracca a memoria, e poteva muoversi nella semioscurità rispettando l'esatta geografia dei miseri mobili che la arredavano. Avanzò tranquillo verso la porta e in quel momento il suo piede destro urtò contro il lume a petrolio che stava sul pavimento. Merda di donna, disse fra i denti Manolo il Gitano. Era sua moglie, che la sera prima aveva voluto lasciare il lume a petrolio accanto alla sua branda con il pretesto che le tenebre le davano gli incubi e che sognava i suoi morti. Con il lume acceso basso basso, diceva lei, i fantasmi dei suoi morti non avevano il coraggio di visitarla e la lasciavano dormire in pace.
-Che fa El Rey a quest'ora, anima in pena dei nostri morti andalusi?
La voce di sua moglie era pastosa e incerta come di chi si sta svegliando. Sua moglie gli parlava sempre in geringonça, un miscuglio di lingua dei gitani, di portoghese e di andaluso. E lo chiamava El Rey.
Rey di una bella merda, ebbe voglia di replicare Manolo, ma non disse niente. Rey di una bella merda, certo, una volta sì che era il Rey, quando i gitani erano onorati, quando la sua gente percorreva liberamente le pianure dell'Andalusia, quando fabbricavano monili di rame che vendevano nei villaggi e il suo popolo vestiva di nero con nobili cappelli di feltro, e il coltello non era un'arma di difesa in tasca, ma solo un gioiello d'onore fatto d'argento cesellato. Quelli sì, erano i tempi del Rey. Ma ora? Ora che erano costretti a vagare, ora che in Spagna gli rendevano la vita impossibile, e in Portogallo, dove si erano rifugiati, forse ancora di più, ora che non c'era più possibilità di fabbricare monili e mantiglie, ora che dovevano arrangiarsi con piccoli furti e accattonaggio, che cazzo di Rey era lui, il Manolo? Il re di una bella merda, si ripeté. Il municipio gli aveva concesso quel terreno pieno di cartacce al margine della cittadina, alla periferia delle ultime villette, lo aveva concesso proprio come un atto di carità, ricordava bene la faccia del funzionario comunale che firmava la concessione con un'aria condiscendente e insieme di commiserazione, dodici mesi di concessione a un prezzo simbolico, e che il Manolo se lo ricordasse, il municipio non si impegnava a costruire le infrastrutture, acqua e luce nemmeno a parlarne, e per cacare che andassero nella pineta, tanto i gitani c'erano abituati, così concimavano il terreno, e attenzione, perché la polizia era al corrente dei loro piccoli traffici e teneva gli occhi bene aperti.
Re di una bella merda, pensò Manolo, con quelle baracche di cartone coperte di zinco che durante l'inverno scoppiavano di umidità e durante l'estate erano forni. Le grotte di Granada asciutte e linde della sua infanzia non esistevano più, quello era un campo profughi, anzi, un campo di concentramento, si disse il Manolo, re di una bella merda.

© 1997, Giangiacomo Feltrinelli Editore

biografia dell'autore
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Antonio Tabucchi è nato a Pisa il 23 settembre 1943. Ha compiuto gli studi nella sua città natale, laureandosi in lettere; con una tesi sul "Surrealismo in Portogallo", perfezionatosi alla Normale, attualmente insegna Lingua e Letteratura portoghese all'Università di Siena e si dedica alla sua attività di romanziere e saggista. Notevole la sua opera di traduttore e critico della figura e dell'opera del poeta portoghese Fernando Pessoa di cui è uno dei principali studiosi in Italia. Divide il suo tempo fra Roma, Genova, e la sua casa di Vecchiano, il paese della campagna pisana che ha fatto da sfondo al suo primo romanzo, "Piazza d'Italia" (1975), con cui ha vinto il Premio L'inedito (1975). Nel 1971 ha curato un'antologia di poeti portoghesi, "La parola interdetta". Con "Sostiene Pereira" ha vinto il Premio Viareggio-Repaci nel 1994 e nello stesso anno il Premio Campiello e, nel 1995, il Prix Européen Jean Monnet.

bibliografia
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I titoli sono tratti da
Alice CD,
il catalogo su CD-ROM
dei libri italiani
pubblicato da
Informazioni Editoriali.


Barrias José- Tabucchi Antonio, Tempo, 1992, 36 p., ill., Lit. 40000, Colpo di Fulmine

Barrias José- Tabucchi Antonio, Tempo, 1992, 36 p., ill., Lit. 50000, "Testimonianze", Colpo di Fulmine

Tabucchi Antonio, L'angelo nero, 3 ed., 1991, 160 p., Lit. 20000, "I narratori" n. 414, Feltrinelli (ISBN: 88-07-01414-9)

Tabucchi Antonio, L'angelo nero, 1993, 160 p., Lit. 10000, "Universale economica" n. 1253, Feltrinelli (ISBN: 88-07-81253-3)

Tabucchi Antonio, Un baule pieno di gente. Scritti su Fernando Pessoa, 1990, 160 p., Lit. 18000, "Impronte" n. 80, Feltrinelli (ISBN: 88-07-05080-3)

Tabucchi Antonio, I dialoghi mancati, 2 ed., 1988, 70 p., Lit. 10000, "Impronte" n. 58, Feltrinelli (ISBN: 88-07-05058-7)

Tabucchi Antonio, I dialoghi mancati-Il signor Pirandello èdesiderato al telefono-Il tempo stringe, 1993, 80 p., Lit. 8000, "Universale economica" n. 1234, Feltrinelli (ISBN: 88-07-81234-7)

Tabucchi Antonio, Donna di Porto Pim, 1996, 92 p., Lit. 22000, "Il mare" n. 20, Sellerio di Giorgianni (ISBN: 88-389-1269-6)

Tabucchi Antonio, Donna di Porto Pim, 9 ed., 1983, 96 p., Lit. 12000, "La memoria" n. 71, Sellerio di Giorgianni (ISBN: 88-389-0233-X)

Tabucchi Antonio, Il filo dell'orizzonte, 3 ed., 1991, 112 p., Lit. 9000, "Universale economica" n. 1146, Feltrinelli (ISBN: 88-07-81146-4)

Tabucchi Antonio, Il filo dell'orizzonte, 1991, 112 p., Lit. 12000, "I narratori" n. 328, Feltrinelli (ISBN: 88-07-01328-2)

Tabucchi Antonio, Il gioco del rovescio, 2 ed., 1991, 176 p., Lit. 12000, "Universale economica" n. 1174, Feltrinelli (ISBN: 88-07-81174-X)

Tabucchi Antonio, Il gioco del rovescio e altri racconti, 2 ed., 1988, 176 p., Lit. 18000, "I narratori" n. 354, Feltrinelli (ISBN: 88-07-01354-1)

Tabucchi Antonio, Notturno indiano, 15 ed., 1984, 124 p., Lit. 14000, "La memoria" n. 93, Sellerio di Giorgianni (ISBN: 88-389-0255-0)

Tabucchi Antonio, Notturno indiano, 10 ed., 1989, 92 p., Lit. 18000, "Il castello" n. 18, Sellerio di Giorgianni (ISBN: 88-389-0581-9)

Tabucchi Antonio, Notturno indiano. Per le Scuole, a cura di Dolfi A., 1996, VI-152 p., Lit. 16000, "La pratica della lettura", SEI (ISBN: 88-05-02456-2)

Tabucchi Antonio, Piazza d'Italia. Favola popolare in tre tempi, un epilogo e un'appendice, 1996, 152 p., Lit. 11000, "Universale economica" n. 401, Feltrinelli (ISBN: 88-07-81401-3)

Tabucchi Antonio, Piazza d'Italia. Favola popolare in tre tempi, un epilogo e un'appendice, 1993, 152 p., Lit. 23000, "I narratori" n. 458, Feltrinelli (ISBN: 88-07-01458-0)

Tabucchi Antonio, Piccoli equivoci senza importanza, 5 ed., 1991, 160 p., Lit. 10000, "Universale economica" n. 1075, Feltrinelli (ISBN: 88-07-81075-1)

Tabucchi Antonio, Piccoli equivoci senza importanza, 6 ed., 1986, 160 p., Lit. 16000, "I narratori" n. 306, Feltrinelli (ISBN: 88-07-01306-1)

Tabucchi Antonio, Requiem, tr. di Vecchio S., 1994, 144 p., Lit. 10000, "Universale economica" n. 282, Feltrinelli (ISBN: 88-07-81282-7)

Tabucchi Antonio, Requiem, a cura di Mariani F., 1993, 112 p., Lit. 12000, "Narrativa scuola Feltrinelli/Loescher", Loescher (ISBN: 88-201-0231-5)

Tabucchi Antonio, Requiem un'allucinazione, tr. di Vecchio S., 1992, 144 p., Lit. 23000, "I narratori" n. 433, Feltrinelli (ISBN: 88-07-01433-5)

Tabucchi Antonio, Sogni di sogni, 2 ed., 1992, 90 p., Lit. 10000, "La memoria" n. 267, Sellerio di Giorgianni (ISBN: 88-389-0864-8)

Tabucchi Antonio, Sostiene Pereira, a cura di Ferraro B., 1995, VII-167 p., Lit. 15000, "Il passo del cavallo", Loescher (ISBN: 88-201-0394-X)

Tabucchi Antonio, Sostiene Pereira. Una testimonianza, 1996, 216 p., Lit. 12000, "Universale economica" n. 381, Feltrinelli (ISBN: 88-07-81381-5)

Tabucchi Antonio, Sostiene Pereira. Una testimonianza, 1994, 208 p., Lit. 27000, "I narratori" n. 461, Feltrinelli (ISBN: 88-07-01461-0)

Tabucchi Antonio, Il teatro portoghese del dopoguerra, 1976, 128 p., ill., Lit. 15000, "L'evento teatrale", ABETE

Tabucchi Antonio, La testa perduta di Damasceno Monteiro, 224 p., Lit. 28000, "I narratori", Feltrinelli (data di pubblicazione prevista: Marzo 1997)

Tabucchi Antonio, Gli ultimi tre giorni di Fernando Pessoa. Un delirio, 1994, 64 p., Lit. 12000, "La memoria" n. 325, Sellerio di Giorgianni (ISBN: 88-389-1056-1)

Tabucchi Antonio, I volatili del Beato Angelico, 4 ed., 1987, 96 p., Lit. 10000, "La memoria" n. 162, Sellerio di Giorgianni (ISBN: 88-389-0441-3)



4 aprile 1997