Luciano Ballabio
La coppia flessibile
Le relazioni poligame tra libertà e responsabilità

Un saggio sulla monogamia e sulla poligamia, alla ricerca di un equilibrio sereno e consapevole. Un tema di grande attualità in questa società in evoluzione.

L'ideale monogamico, imperniato su un'unica relazione vissuta all'interno di un unico matrimonio che dura per tutta la vita, trova sempre meno conferme nella realtà che conosciamo e soprattutto in quella che si profila nel prossimo futuro. Questa realtà è infatti sempre più contrassegnata dall'assenza e dalla trasgressione del vincolo monogamico, con tutte le disillusioni, le sofferenze e le depressioni connesse all'esperienza dell'adulterio e del tradimento. Che fare dunque per evitare di essere soffocati dalla stagnante immobilità di una stessa relazione monogamica, ma per evitare anche di trovarsi stritolati nelle disordinate maglie di una destabilizzante rete di relazioni poligamiche? Attraverso una riflessione particolare, il libro propone una risposta praticabile e realistica a questo dilemma apparentemente insolubile. Lo sviluppo di una relazione monogamica soddisfacente, creativa e al tempo stesso durevole tra una sola donna e un solo uomo implica oggi l'acquisizione, da parte di entrambi, della capacità di affrontare e di gestire razionalmente ed emozionalmente le relazioni poligamiche, attuali e potenziali, dell'uno e dell'altra.

La coppia flessibile di Luciano Ballabio
Prefazione di Jole Baldaro Verde, postfazione di Anna Del Bo Boffino
pag. 157, Lit. 24.000 - Edizioni Franco Angeli (Le Comete n. 64)

Le prime righe

...e così andavano attraversandosi,
in modo meraviglioso assai,
l'assente e il presente,
irritanti e deliziosi nel loro rimescolio.

Johann Wolfgang Goethe, Le affinità elettive

La prefazione scritta da Jole Baldaro Verde per Donne che cambiano, il libro che ho pubblicato nel 1995, si concludeva con una sfida amichevole, ma al tempo stesso assai impegnativa: "una sfida a chi ha iniziato con Separarsi per amore perché si cimenti nella creazione di un modello che consenta di 'vivere insieme per amore'".
In questo libro, dedicato all'analisi delle relazioni complesse che sussistono tra monogamia e poligamia, è contenuta la risposta, altrettanto impegnativa, a quella sfida.
Un paradosso? Una contraddizione? Una provocazione? Certo, se ci si ferma alla prima impressione suscitata dal titolo di questo nuovo volume, la risposta articolata e meditata che in esso è contenuta può apparire come un'eccentrica bizzarria o, nella migliore delle ipotesi, come un'irrealizzabile utopia.
Ma come? Il presupposto per poter vivere insieme per amore è sempre stato, è e non può che essere una relazione stabile e continuativa tra un solo uomo ed una sola donna. Altro che relazioni poligamiche! Altro che poligamia! Quel presupposto va esclusivamente ricercato proprio nel suo opposto: nella monogamia!
Conclusione ovvia, scontata, perfino banale, ma quanto mai astratta.
Si, astratta perché l'ideale monogamico trova sempre meno conferme nella realtà che conosciamo e soprattutto in quella che si profila nel prossimo futuro: una realtà contrassegnata dall'assenza e dalla trasgressione più che dall'osservanza del vincolo monogamico, con tutte le disillusioni, le sofferenze e le depressioni connesse all'esperienza dell'adulterio e del tradimento.
Questo libro d'altra parte è dedicato a chi non si fida delle prime impressioni e tanto meno delle apparenze. È dedicato a chi non si affida né ai presupposti né ai pregiudizi. E soprattutto è dedicato a chi non si rassegna a subire passivamente, come se si trattasse di un inevitabile destino, le proprie relazioni interpersonali, coniugali, familiari, affettive e sessuali, ma si propone di esserne sempre più protagonista consapevole e responsabile.

© 1997, FrancoAngeli s.r.l.

L'autore
Luciano Ballabio è laureato in Filosofia. Si occupa di Risorse umane, Qualità e Psicologia della Comunicazione, svolgendo attività di consulenza e formazione. Ha già pubblicato numerosi saggi tra cui Separarsi per amore (1988) e Figli miei figli tuoi (1996); in collaborazione con Clotilde Zucchetti e Arianna Ballabio ha firmato una raccolta di storie per bambini dal titolo Fili di Arianna (1993).



Gioconda Belli
Waslala. Memoriale dal futuro

Una storia d'amore e di ricerca spirituale, un lungo viaggio verso l'utopica Waslala, ma anche un libro di avventura, radicato nei grandi temi che contrappongono Nord e Sud del mondo.

Melisandra, una giovane donna che vive insieme con il nonno in riva a un grande fiume, parte alla ricerca della mitica Waslala, un luogo nascosto nella foresta dove, secondo le leggende degli indios del centroamerica, si troverebbe una società nella quale uomini e donne vivono in pace e in sintonia con la natura e dove le arti hanno un ruolo preminente. Insieme alla protagonista viaggiano personaggi assai diversi tra loro: contrabbandieri, trafficanti d'armi, due donne olandesi intenzionate ad adottare un bambino, un giornalista nordamericano di cui Melisandra si innamorerà ben presto. Ognuno di loro insegue un sogno, quello di Melisandra è ritrovare i genitori, scomparsi dopo la sua nascita proprio durante la ricerca di Waslala.
Il viaggio sarà lungo e pieno di insidie: dai pericoli della foresta vergine, alle bande di narcotrafficanti, fino alle scorie radioattive scaricate dai paesi occidentali nei poveri villaggi dell'interno. Per la ragazza si risolverà soprattutto in un viaggio iniziatico, alla scoperta dell'amore e delle proprie origini.

Waslala di Gioconda Belli
Titolo originale dell'opera: Waslala

Traduzione dallo spagnolo di Margherita D'Amico
pag. 384, Lit. 25.000 - Edizioni e/o (Dal Mondo)

Le prime righe
Peccato che andando via da lì non avrebbe potuto portare il fiume con sé, annodato al collo come una stola d'acqua che, tumultuosa e placida, scandisse le stagioni, il corso del tempo.
Quel fiume era la sua memoria. Le bastava guardare la corrente scura eppure luminosa come mercurio liquido, per evocare la storia di tutto ciò che la circondava.
Con lo sguardo percorse il tratto di paesaggio, le acque ancora un po' torbide per la risacca dell'inverno. Davanti all'hacienda il fiume era ampio. Nella corrente isolotti coperti da vegetazione, palme, arbusti e canneti davano l'impressione di una strada che gli alberi si fossero aperti per raggiungere l'altra riva. Il fitto fogliame, i tronchi, i rami aggrovigliati erano, a quell'ora del mattino, avvolti nel biancore misterioso di un cielo basso sopra la terra. Sulla riva opposta, tra le cime più alte, la bruma si sfrangiava in chiome lussureggianti.
Il fiume era confortante, mansueto come un grande animale domestico, ma era anche una creatura mitica: il serpente dalle ali verdi sul cui dorso avrebbe cavalcato molto presto, quando finalmente se ne sarebbe andata per trovare una risposta ai perché che la assillavano dall'infanzia. Ah! Se soltanto si fosse lasciato montare, lei gli avrebbe messo le briglie e insieme si sarebbero aperti un varco verso l'interno del paese. Già si vedeva a cavalcioni. Immaginò la sensazione dell'acqua tra le gambe; il fiume che la sosteneva e la trasportava, la brezza sul viso. Gettò indietro il capo, distese le braccia e, seduta sul molo, si stiracchiò inarcando il corpo.

L'autrice
Gioconda Belli è nata nel 1948 a Managua, Nicaragua. Le sue prime poesie si diffondono negli anni '70, quando inizia il suo impegno politico contro il regime di Somoza. Milita alcuni anni nel Fronte Sandinista, allora clandestino, fino all'esilio in Messico e Costa Rica. Dopo la vittoria sandinista, partecipa attivamente alla vita politica del suo paese, ma nel 1994, a causa di divergenze politiche, esce dal Fronte sandinista con una poesia-documento. Attualmente vive in California. Il suo primo romanzo, La donna abitata (1988) è stato tradotto in otto lingue. Anche Sofia dei Presagi (1990) ha avuto molte traduzioni e ha occupato a lungo i primi posti nelle classifiche dei libri più venduti.



André Brink
La polvere dei sogni

Quando un sogno s'avvera, cosa succede ai vecchi incubi? Si avverano anche loro?

Outeniqua è un posto immaginario e vero nello stesso tempo ed è quello in cui Kristien ha trascorso la sua infanzia e dove, dopo molti anni di esilio a Londra, torna per vegliare la nonna, Ouma Kristina, in punto di morte. È il 1994, pochi mesi prima delle elezioni che porteranno Nelson Mandela al potere. Kristien trova Ouma fisicamente distrutta - la sua meravigliosa e stravagante casa è stata oggetto di un attacco terroristico e lei è rimasta ferita - ma mentalmente vivissima, ossessionata dalla paura di non poter trasmettere alla nipote la storia della famiglia, e con essa del Sudafrica, che per decenni ha custodito nella memoria. Sono storie tratte dalla realtà e dal mito, dalla storia e dalla leggenda; storie che creano sottilmente un'analogia tra le donne della famiglia, in lotta per la propria indipendenza, e il popolo sudafricano.
Ecco allora Kamma/Maria, l'africana, che prima di trasformarsi in albero, fece impazzire d'amore col suo canto i primi coloni. Ecco Lottie, la donna senza ombra, che partorì diciotto figli prima di mettersi a cercarla e sparire. Ecco la donna chiamata Samuel, che dopo aver rischiato di morire strozzata alla nascita dai propri lunghissimi capelli, con quelli stessi strangolerà il marito. Ecco la sua figlia Wilhelmina, la taumaturga, l'unica donna passata alla storia per aver preso parte al Grande Trek, la Grande Migrazione, ufficialmente una calata di missionari e pionieri, nella realtà una lotta feroce di tutti contro tutti. E, ancora, ecco Petronella che profetizzò il diluvio. E Petronella generò Rachel, che fu segregata in cantina perché pazza. Incinta (del padre? del dottore? di un bracciante nero?) partorì Kristina, che tra i molti figli avuti generò Louisa, dotata di uno straordinario talento musicale e morta in un incidente d'auto che forse fu suicidio. Questa era la madre di Kristien, la nipote accorsa da Londra, la ribelle, la fuggitiva, la campionessa dell'anti-apartheid. Kristien ha anche una sorella, Anna, che ha deciso di restare a vivere nel suo paese, si è sposata con un razzista violento e ha messo al mondo molti figli. E i rapporti tra le due sorelle forniscono al romanzo il filo dell'attualità, fino a esplodere nella tragedia finale.

La polvere dei sogni di André Brink
Titolo originale: Imaginings of Sand

Traduzione dall'inglese di Raul Montanari
pag. 409, Lit. 33.000 - Edizioni Feltrinelli (I Narratori/Feltrinelli)

Le prime righe
Prima parte
IL RITORNO

Una ragazza grande, ormai: la stupida frase mi ronza in testa fin dal momento in cui l'aereo è decollato da Heathrow. Il grande ritorno. Tutti questi anni a chiedermi come sarebbe stato; tanti altri ci avevano provato, alcuni accolti da folle tumultuose, fra risa, urla e canti; altri sgattaiolando verso casa lungo vie secondarie. Io no. Il giorno in cui avevo lasciato il paese avevo giurato che sarebbe stato definitivo. E avevo tenuto duro, senza cedere a nessun richiamo della natura. Poi era arrivata la telefonata, e cos'altro avrei potuto fare? Non ero neanche stata a pensarci sopra. Solo adesso che mi è stata assegnata la mia angusta porzione di destino su questo aereo, schiacciata in mezzo a due uomini d'affari in piena espansione - quello alla mia sinistra, vicino al corridoio, lavora nel ramo tessile; l'altro è un ingegnere civile; tutti e due a bere fin dal primo minuto, ciascuno impegnato a superare in furbizia l'altro nel darsi da fare con me (quello vicino al corridoio arriva a sbavarmi nell'orecchio la proposta di svignarcela dentro un gabinetto, alle tre del mattino, mentre l'uomo del finestrino fa finta di dormire e intanto cerca di infilare una mano sotto la mia coperta) - si fa strada in me il pensiero che sto davvero tornando a casa mia. O a qualunque cosa ormai possa passare per casa mia. Ma così deve essere. Ouma Kristina è diversa, lo è sempre stata. E io non ho altra scelta se non obbedire, e non soltanto perché porto il suo nome. (Se avessi fatto un piacere a mio padre e fossi venuta al mondo nei panni di un maschietto - lui era convinto che la seconda volta gli sarebbe andata bene - mi sarei chiamata, in onore di un intero schieramento di suoi antenati, Ludwig Maximilian Joseph Heinrich Schwarzenau an der Glon; quando invece mi vide nascere priva, come la primogenita, dell'appendice che distingue il giusto sesso, si ritirò disgustato e rifiutò di prendere atto dell'accaduto. Fosse dipeso da mia madre, mi sarebbe toccato un nome operistico, Aida o Lucia o Elvira o, chissà, Butterfly; grazie a Dio il senso pratico di Ouma prevalse, come era successo con la mia sorella maggiore, e diventai Kristien, senza troppi svolazzi.)

© 1997, Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano

L'autore
André Brink è nato nel 1935 in Sudafrica. È autore di undici romanzi, tra cui Un'arida stagione bianca (Frassinelli 1989) e La prima vita di Adamastor (Instar Libri 1994). Tre volte vincitore del prestigioso premio letterario sudafricano, CNA Award, è stato anche selezionato due volte per il Booker Prize. I suoi romanzi sono stati tradotti in ventinove lingue. Brink insegna letteratura inglese all'Università di Cape Town.



Aldo Carotenuto
Il fascino discreto dell'orrore
Psicologia dell'arte e della letteratura fantastica

Gli affascinanti rapporti che esistono tra psicologia, fantastico e letteratura

Uno sguardo che coglie nell'atmosfera della propria casa spazi inquietanti ed echi di penose assenze; la facoltà creativa di uno studioso che, degenerando, partorisce mostri; una città immaginaria in cui l'io, tra volti di cari perduti, non distingue più se appartenga ai vivi o ai morti. Specchi che racchiudono mondi paralleli, lenti che trasfigurano lo sguardo, apparizioni, miraggi, porte che separano il quotidiano dal meraviglioso. Una metamorfosi continua che investe i luoghi, gli oggetti, i protagonisti degli eventi narrati. Così Aldo Carotenuto ci inizia al perturbante confronto con un mondo rovesciato, fatto di immagini e simboli che appartengono al prolifico terreno dell'inconscio. Fantasie del mutevole si avvicendano in queste pagine: sono le voci di coloro che hanno creduto nella suggestione del diverso, nell'oscurità che anticipa il desiderio e l'illuminazione, nel fascino discreto dell'orrore. Quell'orrore che nasce dal sentirsi parte di una dimensione incontrollabile sebbene familiare.

Il fascino discreto dell'orrore. Psicologia dell'arte e della letteratura fantastica di Aldo Carotenuto
pag. 380, Lit. 16.000 - Edizioni Bompiani (Saggi tascabili, 84)

Le prime righe
1. L'esercizio della fantasia
Uno sguardo che coglie nell'atmosfera della propria casa spazi inquietanti ed echi di penose assenze; la facoltà creativa di uno studioso che, degenerando, partorisce mostri; una città immaginaria in cui l'io, tra volti di cari perduti, non distingue più se appartenga ai vivi o ai morti.
Specchi che racchiudono mondi paralleli, lenti che trasfigurano lo sguardo, apparizioni, miraggi, porte che separano il quotidiano dal meraviglioso.
Una metamorfosi continua che investe i luoghi, gli oggetti, i protagonisti degli eventi narrati. Un mondo rovesciato dinanzi allo sguardo dell'uomo che non sa se stia effettivamente assistendo alla trasmutazione di tutte le forme o non sia piuttosto la sua mente allucinata a investire il reale di un formidabile delirio. E nel delirio l'inganno dei sensi fa sprofondare la mente nel più cieco arbitrio. Eppure il soggetto della narrazione fantastica ha la peculiarità di conservare sempre, pur nel caos che lo circonda, la lucidità che gli consente di narrarsi e di introdurre noi, suoi interlocutori, all'interno della sua strana esperienza, così che pur instillandoci i suoi stessi dubbi e smarrimenti, pur proiettandoci nelle sue stesse realtà virtuali dove può accadere di tutto, ci permette un sopralluogo e un confronto "guidati":
Certo mi crederei pazzo, assolutamente pazzo, se non fossi cosciente, se non conoscessi perfettamente il mio stato, se non lo sondassi, analizzandolo con una lucidità completa (Maupassant 1887, 245).
Semplice narratore o sconcertato protagonista delle vicende di cui ci mette a parte, egli conserva comunque una capacità di autosservazione, una luce dell'Io, e anche lì dove gli eventi perturbanti narrati ci convincerebbero della sua "follia", la struttura del racconto ce li presenta come reminiscenze appartenenti al passato - tutto è già accaduto, adesso tutto è osservabile col "senno di poi", se ne può tentare una ricostruzione, una ricognizione alla ricerca di un senso.

© 1997, R.C.S. Libri & Grandi Opere S.p.A

L'autore
Aldo Carotenuto, psicoanalista, uno dei maggiori studiosi del pensiero di Jung e della Psicologia della Personalità, è membro della American Psychological Association e presidente dell'Associazione di Psicologia e Letteratura. Professore di Psicologia della Personalità all'Università di Roma, ha scritto oltre venti libri, alcuni dei quali tradotti nelle maggiori lingue europee e in giapponese. Fra le sue ultime opere: Eros e Pathos, La colomba di Kant, Riti e miti della seduzione, La strategia di Peter Pan, Le lacrime del male.



Elisabetta Rasy
Posillipo

Posillipo è la storia di un primo amore che non è un semplice inizio sentimentale, ma la prova più ardua di un difficile rito di passaggio all'età adulta.

Siamo a Napoli, nel lungo e pietrificato dopoguerra degli anni Cinquanta, non una città pittoresca ma una scena magica di luci e suoni, nella quale s'insinuano le ombre lunghe della rovina e del naufragio. Sullo sfondo di una complicata famiglia, tormentata e allegra, nostalgica e precaria, dominata dai ritmi ferrei delle carte da gioco e abbandonata dalla Storia, una bambina è incantata dagli arabeschi fatati e luttuosi che congiungono gli uomini e le donne e dal mistero del loro amore. Un mondo complesso e segreto, sospeso tra fiaba e cruda realtà, nel quale la guiderà una coetanea sensuale e carismatica, Fiammetta, che come accade nell'intimità delle amicizie adolescenziali diverrà lo specchio segreto del suo cuore. Divideranno l'esperienza della perdita, dell'abbandono, dell'esilio - in una Roma polverosa e ostile - infine del ritorno e della violenza della passione amorosa, oscura e indimenticabile, che congeda per sempre il mondo infantile.
Dietro l'apparente liturgia del romanzo familiare, in questo racconto sentimentale e crudele, con la felicità narrativa che nasce da un'inesorabile necessità interiore e con uno stile magistrale in cui si alternano realismo e visione, Elisabetta Rasy disegna la mappa avventurosa di un'insolita iniziazione alla femminilità, ma fa anche risuonare la corda sensibile e significativa in ognuno del lungo e mai concluso congedo dai fantasmi, dai sogni e dagli incubi incantati dell'infanzia.

Posillipo di Elisabetta Rasy
pag.148, Lit. 22.000 - Edizioni Rizzoli (La Scala)

Le prime righe
La notizia che la nave non aveva completato la sua rotta, che non si era ancorata nel porto di New York sbarcando il suo migliaio di passeggeri con la stanchezza l'euforia e la gloria di ogni approdo, arrivò nella città di mare in cui vivevo e in molte altre città del mondo creando lo sgomento che ogni brusca interruzione comporta. La nave affondò il 26 luglio 1956. Alcuni destini furono crudelmente arrestati, altri cambiati. Tra questi il mio, per uno strano incantamento marino che toccò la bambina che ero, sprigionandosi dalle acque scure intorno al faro di Nantucket fino al mio mare azzurro. Non avevo ancora nove anni, ma dell'Andrea Doria fino ad allora ero stata un affezionato passeggero.
M'imbarcavo sulla nave al tramonto, quando dal lungomare la vedevo scomparire verso la notte dietro Capo Posillipo. M'imbarcavo con il cuore, naturalmente, il che vuol dire con la mente delirante e insieme esatta dei bambini. L'Andrea Doria tra la luce del sole calante che inseguiva nella sua rotta e il profilo alto e scuro del promontorio lontano, con i suoi larghi fianchi bianchi, la sua andatura maestosa e placida, era certamente una figura femminile, ma non una qualsiasi sposa del mare. Era femminile com'è femminile il sostantivo famiglia, non per un mero caso grammaticale. Non guardavo allora la nave immaginando chissà quali magnificenti saloni, abiti di lusso, divertimenti, amori. Era, invece, come se la nave fosse vuota - salvo che del mio cuore. O, per meglio dire, di quella parte del mio cuore votata al movimento, all'andare, al non stare, al non aver paura. E spesso succube dell'altra, il tenebroso e pedante cuore terrestre.
La sua fine fu un avvertimento, me ne è testimone il dolore che provai alla notizia del naufragio. Tra i tesori ancora nascosti nella derelitta fortezza in fondo al mare c'è uno scrigno - piccolo, a dimensione di bambina - che mi appartiene, anche se non so più cosa contenga.

© 1997, R.C.S. Libri e Grandi Opere S.p.A.

L'autrice
Elisabetta Rasy vive e lavora a Roma. Ha pubblicato numerosi romanzi e racconti: La prima estasi (1985), Il finale della battaglia (1988), L'altra amante (1990), Mezzi di trasporto (1993) e, con Rizzoli, Ritratti di signora (finalista al Premio Strega 1995); vari saggi di argomento letterario molti dei quali dedicati alla scrittura femminile (La lingua della nutrice, 1978; Le donne e la letteratura, 1984). Vincitrice di numerosi premi letterari, le sue opere sono state tradotte in molti paesi. Collabora a importanti testate giornalistiche tra cui "La Stampa" e "Panorama".



28 marzo 1997