Massimo Carlotto
Il mistero di Mangiabarche

Le vicende del detective Alligatore alle prese con il rapimento di un avvocato che porta dritto ai movimenti indipendentisti corsi, al banditismo sardo e ai servizi segreti.

Seconda avventura per il personaggio dell'Alligatore (ovvero Marco Buratti), detective "non-violento" che conduce le sue indagini sempre ai margini della legalità e sui cui metodi molti poliziotti avrebbero da ridire. Profondo conoscitore della legge e dei suoi cavilli (tanto ha imparato durante il soggiorno in galera), l'Alligatore si muove tra le pieghe che la legge offre, evitando accuratamente di ricorrere alla polizia e alla magistratura. Animato da una profonda sfiducia negli apparati istituzionali e nelle procedure ufficiali, l'Alligatore non disdegna l'aiuto di personaggi provenienti dal mondo del crimine, per trovare la verità e fare giustizia.
"L'avvocato Siddi è morto? Perché sono stati accusati della sua sparizione tre integerrimi avvocati?"
Per rispondere a queste domande il nostro Alligatore dovrà scontrarsi con trafficanti di droga, banditismo sardo, servizi segreti e fare un'incursione anche fra gli indipendentisti corsi... Non manca nemmeno la donna bella e misteriosa di cui Marco si innamora perdutamente" (Tecla Dozio - Libreria del Giallo).
Come nei libri precedenti, anche qui Carlotto trae ispirazione da fatti veri di cronaca e costruisce la storia basandosi su un accurato studio dei documenti e delle testimonianze, oltre che su una personale conoscenza degli ambienti "noir" e malavitosi da lui descritti, con uno stile duro e ironico, attraversato da un forte impegno politico.

Il mistero di Mangiabarche di Massimo Carlotto
232 pag., Lit. 24.000 - Edizioni e/o (Dal Mondo)

Le prime righe
Il primo raggio di sole riuscì a penetrare il fitto intreccio di rami di pini, lecci secolari e illuminò debolmente la sagoma di un capriolo finemente cesellata sulla culatta di un fucile. L'uomo che lo imbracciava vi batté sopra l'unghia dell'indice per attirare la mia attenzione.
"Se il cervo rappresenta la maestosità e il cinghiale la forza" sussurrò, "il capriolo è il simbolo della grazia e della delicatezza... La caccia a palla per eccellenza, la più difficile ed emozionante, perché si tratta dell'animale più diffidente del bosco: l'udito il suo senso più sviluppato, poi l'olfatto, quindi la vista. Se il frastuono di un aereo lo lascia del tutto indifferente, il "crac" di un ramo spezzato lo mette immediatamente in allarme. I cacciatori devono trovarsi sul luogo scelto per l'appostamento prima dell'alba, avendo cura di mettersi sottovento. Il capriolo appare all'improvviso, come un fantasma nell'incerta luce del mattino, e bisogna decidere nello spazio di un solo secondo se valga la pena di abbatterlo...".
Mi guardò dritto negli occhi, per verificare l'effetto prodotto dalle sue parole. Feci un cenno con la testa. Soddisfatto, l'uomo sfilò da una delle tante tasche della tuta un lungo cannocchiale e lo fissò all'arma con pochi gesti sicuri. Poi vi accostò l'occhio per regolarne la luminosità. Fissò la radura tra la casa e la porcilaia, duecento metri più in basso, ormai completamente rischiarata dal nuovo giorno.
Tolse la sicura, ma poiché nessun mutamento si era prodotto nel paesaggio, si sedette su un masso e si rassegnò ad aspettare. L'atteggiamento apparentemente disteso contrastava con la tensione del volto, espressa dallo sguardo incorniciato di rughe che tradiva la voglia di tirare il grilletto, di assaporare il rumore dello sparo che avrebbe lacerato violentemente il silenzio del bosco. Gli altri cacciatori, altrettanto immobili e silenziosi, erano disposti a semicerchio, per chiudere ogni tentativo di fuga.

© 1997, Edizioni e/o

L'autore
Nato a Padova nel 1956, Massimo Carlotto vive attualmente a Cagliari. È stato protagonista di un controverso caso giudiziario, che ha raccontato nel romanzo d'esordio Il fuggiasco (1995). Il primo romanzo che vedeva protagonista il personaggio del detective Alligatore, La verità dell'Alligatore, verrà pubblicato il prossimo anno nella Série Noir dall'editore Gallimard.



John Fante
Dago Red

Essere italo-americani di seconda generazione significava vivere tutta la vita nel pieno di una forte contraddizione psicologica, in una specie di lunga crisi d'identità, indecisi tra la spinta all'integrazione piena e la difesa della propria radice autentica.

Dago Red, cioè il vino rosso degli immigrati d'origine italiana, perché dago era uno dei molti modi in cui, con un certo disprezzo, si potevano chiamare gli italiani d'America.
I racconti qui raccolti costituiscono le prime vere prove letterarie di Fante. In Dago Red sono riunite tutte le short stories della raccolta del 1940, Dago Red, a parte First Communion, A Wife for Dino Rossi e Altar Boy, già usciti in Italia in un volumetto pubblicato da Sellerio (Una moglie per Dino Rossi, 1988), per cui questo libro è una specie di incunabolo, il preannuncio di tutta una carriera letteraria, il primo seme di una lussureggiante fioritura romanzesca. Il padre burbero muratore spesso senza lavoro, la madre oppressiva, la sorella bigotta, i riti cattolici, le continue frizioni interraziali, l'adorato baseball, le donne sognate, amate e perdute, e la morte: come l'esposizione al rallentatore di tutti i temi che saranno sviluppati poi nei romanzi.

Dago Red di John Fante
Titolo originale dell'opera: Dago Red

Traduzione dall'americano di Francesco Durante
pag. 141, Lit. 22.000 - Edizioni Marcos y Marcos (Gli alianti n. 41)

Le prime righe
Rapimento in famiglia
C'era un vecchio baule nella camera da letto di mamma. Era il più vecchio baule che avessi mai visto, uno di quelli col coperchio arrotondato, come la pancia di un ciccione. Ficcata dentro questo baule, sotto la biancheria del corredo che non si usava mai appunto perché era il corredo; sotto l'argenteria che non si usava mai perché era un regalo di nozze; e sotto ogni sorta di nastri fantasia, bottoni, certificati di nascita; sotto tutto questo c'era una scatola con le foto di famiglia. Mamma non permetteva a nessuno di aprire il baule, e teneva nascosta la chiave. Ma un giorno io la trovai. La trovai nascosta sotto lo zerbino.
Quell'anno, nei pomeriggi di primavera, tornavo a casa da scuola e trovavo mamma che sfaccendava in cucina. Lavorava così tanto che aveva le braccia molli, bianche come argilla disseccata, i capelli secchi e sottili incollati alla testa e gli occhi scavati, grandi e tristi.
La foto! pensavo. Oh, quella foto nel baule!
Quando mia madre non guardava, me la svignavo in camera da letto, chiudevo a chiave e aprivo il baule. C'erano molte foto là dentro, e mi piacevano tutte, ma ce n'era una sola che le mie dita bramavano stringere e i miei occhi non vedevano l'ora di ammirare ogni volta che trovavo mamma conciata in quel modo. Quella foto le era stata scattata una settimana prima di sposare mio padre.

© 1997, Marcos y Marcos

L'autore
John Fante (1909-1983), definito da Charles Bukowski "il narratore più maledetto d'America" scrisse romanzi, racconti e numerose sceneggiature cinematografiche. Fra i suoi libri ricordiamo Chiedi alla polvere, Aspetta primavera, Bandini!, La Confraternita del Chianti, La strada per Los Angeles, Sogni di Bunker Hill, tutti pubblicati da Marcos y Marcos.



Mario Lodi - Alberto Pellai - Vera Slepoj
Cara Tv con te non ci sto più

Questo volume raccoglie la voce di gente comune, madri, padri, educatori, liberi cittadini che hanno qualcosa da dire sulla Tv, sul suo degrado, sul bisogno di cambiamento che deve urgentemente essere promosso all'interno del sistema televisivo.

A parlare stavolta non sono solo gli esperti, ma gli italiani. Le lettere inviate a Mario Lodi a sostegno del suo documento "Una firma per cambiare la Tv" sono la testimonianza di un'Italia civile e consapevole che desidera essere ascoltata come "parte in causa". Un libro che non mostra più gli italiani solo come spettatori passivi in balìa di chi costruisce i palinsesti. I contributi di Alberto Pellai e Vera Slepoj forniscono al lettore una chiara cornice di riferimento grazie alla quale orientarsi e della quale prendere coscienza per divenire parte attiva di un movimento di cittadini che vogliono combattere per una Tv migliore. I dati delle più recenti ricerche, le più interessanti esperienze italiane di "resistenza" al potere televisivo, la descrizione di una vera e propria "sindrome da trauma da video" sono elementi dai quali ciascun lettore potrà (e dovrà) prendere spunto per cambiare le "regole" che oggi governano la Tv non dentro la sua casa, ma anche dentro il sistema televisivo, di cui deve proclamarsi sempre più protagonista. Dopo aver letto questo libro, saranno in molti a dire "Cara Tv, con te non ci sto più".

Cara Tv con te non ci sto più di Mario Lodi, Alberto Pellai, Vera Slepoj
Contiene il questionario-denuncia sul trauma da video.
pag. 232, Lit. 28.000 - Edizioni Franco Angeli

Le prime righe
La Tv mangia i bambini?
30 anni di studi alla ricerca di una risposta (e possibilmente di una soluzione).
di Alberto Pellai

La televisione fa male ai bambini? Saremo costretti fra poco a portare i nostri figli tutti dallo psicologo, per curarli dalla "passività" indotta dalle ore davanti allo schermo? Arriva in Italia, alla vigilia dell'invasione dei canali satellitari europei, il grande dibattito sulla Tv che da vent'anni domina negli Usa. Meglio tardi che mai ed è del tutto inutile dibattere se il Presidente della Repubblica abbia o meno titolo per intervenire. Se oggi è praticamente impossibile far vedere un telegiornale alle venti a un ragazzino senza dovergli contemporaneamente somministrare una dose di calmante (per superare lo choc delle immagini di guerra), una lezione di educazione sessuale (per tradurre senza danni i casi Pacciani, Sabani, Satana e il campionario delle molestie dei quattro suicidi piemontesi), un ripasso di buone maniere (per spiegare alle bambine che non ci si veste e non si scende dalla macchina come fa la principessa Diana) e una lezioncina di medicina (per scongiurare l'effetto-imitazione tanto per le modelle anoressiche quanto per le supergonfiate alla Parietti) vuol dire che il problema esiste. Eccome. Far finta di non vederlo non servirà a nessuno. Proprio chi ama la Tv - davvero - deve mobilitarsi.
Barbara Palombelli, La Repubblica, 20/6/1996
Siamo circondati dalla violenza e ce ne dobbiamo difendere. Viviamo barricati in case dalle porte blindate, giriamo scortati da cani pronti ad assalire chi ci avvicina, coltiviamo sospetto e diffidenza nei confronti di qualsiasi sconosciuto che bussa alla nostra porta. Contemporaneamente, lasciamo che una massa imprecisata di trasmissioni terribilmente violente inondi le nostre case e le nostre menti in un'escalation senza fine di perversione, truculenza, cattiveria. Dobbiamo imparare a prendere coscienza della dimensione di violenza che sempre più connota la nostra vita. Dobbiamo comprendere come essa stia modificando e complicando la nostra esistenza e capire cosa è bene fare non solo per difendercene, ma anche per passare al contrattacco, scegliendo altri valori che si sostituiscano ai disvalori (o non valori) che la cultura dei mass media sta sempre più imponendoci.

© 1997, Franco Angeli s.r.l.

Gli autori
Mario Lodi, maestro elementare, laurea honoris causa in Pedagogia dell'Università di Bologna, ha fondato la cooperativa "Casa delle Arti e del Gioco" finalizzata a potenziare le capacità espressive, creative e logiche di bambini e adulti. È autore di numerosi libri per l'infanzia, tra i quali, sul tema della televisione, La Tv a capotavola.

Alberto Pellai, medico, ricercatore all'Università degli Studi di Milano, si occupa di prevenzione in età infantile. È responsabile di progetti di educazione alla salute nelle scuole e di corsi di formazione per insegnanti e genitori. Ha scritto: Educare alla salute giocando e Il bambino che addomesticò la televisione.

Vera Slepoj, psicoterapeuta è presidente della Federazione Italiana Psicologi e professore a contratto all'Università di Siena. Ha fondato nel 1992 il servizio di Video Help, linea di aiuto telefonico per le famiglie che vogliono parlare dei problemi causati dalla televisione a grandi e bambini. Autrice del libro Capire i sentimenti.



Ben Okri
Io sono invisibile

L'amore va dove c'è amore. E dove c'è amore, l'amore non viene mai perso.

Sette anni di navigazione sui mari di tutti i continenti, decine di città scoperte con gli occhi della speranza, centinaia di mestieri imparati e dimenticati nello spazio di un giorno, migliaia di azioni malvagie colte nell'attimo in cui germogliano dal cuore degli uomini, infinite strade percorse con l'ansia di raggiungere una meta sfuggente, incalzato da un'unica domanda: "Dove sei diretto?" Due, le risposte, una per le orecchie dell'interlocutore, l'altra per il proprio cuore: "Non so dove vado. Viaggio per sapere perché sono invisibile. Sto ricercando il segreto della visibilità". Aveva lasciato i suoi sogni e il suo popolo per cercare un arcano che si perdeva in epoche remote e variopinte e in tradizioni e leggende mai scritte. Poi, quando raggiunse l'isola, "una sonata incantatrice" gli rivelò che era arrivato al termine del cammino. Ma perché il ponte che si apprestava ad attraversare adesso scompariva? Che cosa rappresentavano quelle misteriose forme di luce che fluttuavano nell'aria? Com'era possibile che gli specchi riflettessero anche i pensieri? A chi apparteneva la voce che lo guidava attraverso le meraviglie di quel luogo senza tempo e che lo ammoniva sulla fuggevolezza della felicità? Forse, per rispondere alla moltitudine di quesiti che gli affollavano la mente, doveva solo entrare nella favola che tutti noi "intendiamo vivere ma che abbiamo dimenticato". Giacché gli affetti, i sentimenti e i miti sono le cose che maggiormente ci avvicinano all'eternità: a un'eternità "visibile", profetica e universale come questo fiabesco romanzo.

Io sono invisibile di Ben Okri
Titolo originale: Astonishing the Gods

Traduzione di Mario Monti
pag.141, Lit. 24.000 - Edizioni Bompiani (Le finestre)

Le prime righe
È meglio essere invisibili. Per lui la vita andava meglio quando era invisibile ma, a quel tempo, non lo sapeva. Era nato invisibile. E anche sua madre era invisibile: ecco perché poteva vederlo. Tutta la sua gente era invisibile e viveva una vita felice, lavorando nelle fattorie, alla luce familiare del sole. Per tutti la vita risaliva a secoli invisibili e quanto riecheggiava da quelle epoche variopinte si ritrovava in leggende e complicate tradizioni non scritte, e perciò tramandate a voce. Erano ricordati perché erano vissuti. Crebbe senza contrasti alla luce del sole delle ere mai scritte, e da giovane sognò di diventare un sacerdote. Venne mandato a scuola, dove imparò strane nozioni e bizzarri alfabeti, e dove scoprì che il tempo poteva essere fissato con parole scritte. Fu dai libri che apprese per la prima volta dell'invisibilità. Ricercò se stesso e la sua gente in tutti i libri di storia che lesse e scoprì con caratteristico stupore giovanile di non esistere. Questo lo preoccupò al punto di decidere che, appena fosse stato grande abbastanza, avrebbe lasciato la sua terra per trovare la gente che esisteva veramente, per vedere com'era fatta. Tenne per sé questa recente scoperta della sua invisibilità e presto dimenticò il sogno di diventare un prete. Ma alla fine non dovette aspettare di essere grande abbastanza. Una notte, quando l'oscurità fu tale da rendere sicura la sua invisibilità in tutto l'universo, fuggì di casa, si precipitò al porto più vicino e se la svignò attraverso il mare di smeraldo.

© 1997, RCS Libri & Grandi Opere S.p.A.

L'autore
Ben Okri è nato a Minna, in Nigeria, nel 1955. Ha pubblicato le raccolte di racconti Incidents at the Shrine e Stars of the New Curfew e i romanzi Flowers and Shadows, The Landscapes Within e The Famished Road (La via della fame, Bompiani 1992). Ha vinto il prestigioso Booker Prize, l'Aga Khan Prize for Fiction e il Premio Grinzane Cavour. Attualmente vive a Londra.



Danielle Thomas
Grido di silenzio

"Una travolgente storia d'amore e d'avventura ambientata nello splendore della selvaggia Alaska." - Wilbur Smith

Esiste una terra, ai confini del mondo, in cui candide montagne svettano fino a toccare il cielo, il sole risplende al punto da far dolere gli occhi e i fiumi azzurri scorrono turbolenti e inarrestabili. Questa terra è l'Alaska. Lì Casey e Dursley hanno deciso di trascorrere i pochi giorni che li separano dalle nozze, sperando, forse, che in quel luogo magico e perfetto il tranquillo amore che li unisce possa trasformarsi in passione. E invece il cambiamento sarà molto più radicale. Casey si renderà conto che, nel suo destino, non c'è posto per la quieta e aristocratica esistenza che la attende al suo ritorno in Inghilterra; Dursley si troverà a dover lottare sia contro una natura tanto affascinante quanto ostile, sia contro Hank, la guida locale, figlio autentico di quella natura, vigoroso, magnetico, irresistibile. E le cose si complicano con la presenza di Kit, l'assistente di Hank, costretta ad affrontare l'idea che quest'ultimo non sia l'uomo della sua vita, come lei ha sempre creduto... Così, tra spedizioni di pesca al salmone e pericolosi incontri con imponenti orsi bruni l'avventura e l'amore si fondono, tracciando un percorso imprevisto, in cui i pensieri e le azioni assumono una forza nuova e travolgente, in cui l'unica vera legge è quella del sangue, dell'istinto. E soltanto quando Casey accetterà di ascoltare il "grido di silenzio" di quella che è stata la terra dei suoi antenati, ogni cosa si rivelerà in tutta la sua indiscutibile chiarezza. Ma a quale prezzo? E con quali conseguenze?

Grido di silenzio di Danielle Thomas
Titolo originale Cry of Silence

Traduzione dall'inglese di Fabrizia Villari Gerli, pag. 330, Lit. 30.000 - Edizioni Longanesi & C. (La Gaja Scienza n. 510)

Le prime righe
Gli artigli, affilati e ricurvi come uncini, avevano il colore dell'avorio antico e scavavano in profondità nelle carni del salmone che ancora si agitava convulsamente. Rivoli di sangue tingevano le squame argentee di rosso intenso.
Con poche e rapide mosse l'orso strappò e ingoiò la pelle del salmone e ne estrasse le uova e il cervello, per lui vere prelibatezze; poi lo rivoltò per ridurlo in piccoli pezzi. A un tratto si fermò e sollevò il muso affilato. Gli occhi marroni scrutarono l'erba alta e i cespugli di sambuco che crescevano sulla sponda del fiume; non riuscì a scorgere nulla. La sua vista, a differenza dell'udito e dell'olfatto, non era particolarmente acuta. Annusò di nuovo il vento; poi, infastidito, scosse la testa massiccia e lasciò cadere il salmone. Dopo pochi minuti, la sua mole robusta scivolò silenziosa nel fitto sottobosco, lasciando soltanto un nugolo di insetti a segnarne il passaggio.
Il grizzly era anziano; nel corso degli anni aveva combattuto molte lotte sanguinose per conquistarsi il diritto di montare una femmina e, durante le lunghe ore di luce delle brevi estati, i suoi artigli avevano scavato in profondità nella tundra e fra la ghiaia che ricopriva le rive dei fiumi, alla ricerca di radici e bacche che integrassero una dieta troppo ricca di pesce. Era sempre un'impresa riempire lo stomaco e accumulare il grasso necessario per affrontare il lungo inverno, quando il suolo diventava di ghiaccio e si ricopriva di neve, e il vento, soffiando a settanta chilometri all'ora, faceva scendere la temperatura a meno trenta gradi.
L'orso si fermò in un boschetto di sambuco e rimase immobile come una statua, con le orecchie tese e il muso alto nell'aria per cogliere l'acre odore dell'uomo. Un soffio di vento fece stormire le foglie color verde argento. L'animale, rabbioso, scosse di nuovo la testa massiccia: voleva mangiare il suo salmone, sdraiarsi sul giaciglio di foglie accanto al fiume e dormire, fin quando il brontolio dello stomaco non gli avesse ricordato che era di nuovo giunto il momento di guadare le acque gelide al di sotto delle rapide.

© 1997, Longanesi & C.

L'autrice
Danielle Thomas è nata nello Zambia da genitori inglesi. Laureatasi all'università di Città del Capo, ha svolto l'attività di insegnante per quindici anni, dimostrando una particolare attenzione per i bambini "difficili". Dell'autrice sono stati pubblicati in Italia i romanzi I figli del buio (1992) e Voci nel vento (1994).



21 marzo 1997