Antonio Caronia - Domenico Gallo
Houdini e Faust
Breve storia del Cyberpunk

Cyberpunk: a metà degli anni Ottanta questo neologismo suonava come una contraddizione in termini, un corto circuito culturale, un ossimoro provocatorio. Punk innestato sulla cibernetica: ovvero la ribellione disincantata e rabbiosa accostata all'uso generalizzato e destabilizzante delle nuove tecnologie. In una manciata di anni il termine s'estende a cerchi concentrici e, dalla connotazione iniziale (il tratto distintivo di un gruppo di giovani scrittori americani di fantascienza), s'allarga sino a comprendere l'uso non convenzionale dei computer, dall'hackeraggio sino al phone-phreaking, spingendosi fino alle frontiere estreme della realtà virtuale e alle creazioni più innovative di una cultura alternativa schizzata rapidamente dall'underground al ciberspazio.
Fino a Houdini e Faust mancava, nel nostro paese, un libro capace di monitorare i segmenti di quelle realtà implose e in continua evoluzione che compongono il pianeta cyberpunk. Antonio Caronia e Domenico Gallo, due specialisti "di frontiera", studiosi di scienza, di tecnologia, letteratura e comunicazioni, colmano questa lacuna in modo brillante ripercorrendo la storia, ormai più che decennale, di questo fenomeno, dai suoi risvolti sociali. Ne scrutano tutte le angolazioni rilevanti: dalle trasformazioni del corpo alle contaminazioni tra naturale e artificiale sino al più vertiginoso e promettente dei territori futuri, quel ciberspazio dove simulazione e realtà, razionalità scientifica e creatività fantastica accostano i loro intricati percorsi. Un libro denso di lucide provocazioni, costruito da un reticolo di fitti riferimenti culturali, capace di far emergere lo spessore di una sfida - quella operata dalle nuove tecnologie della comunicazione - che rappresenta la rivoluzione più profonda di questo secolo che sta per tuffarsi nel terzo millennio.

Houdini e Faust. Breve storia del cyberpunk di Antonio Caronia e Domenico Gallo
pag. 193, Lit. 26.000 - Edizioni Baldini & Castoldi (I Saggi n.95)

Le prime righe
Occhiali a specchio

Il confine tra fantascienza e realtà sociale è un'illusione ottica
Donna Haraway

Fissare il momento preciso in cui avviene il passaggio tra due epoche (la caduta dell'impero romano, la scoperta dell'America) è sempre un'operazione convenzionale, arbitraria, nel migliore dei casi inutile, nel peggiore fuorviante. Né il medievo né l'evo moderno sono nati così, tutt'a un tratto, come Minerva armata dalla testa di Giove. Lo sappiamo bene. Tuttavia, nella vulgata storica e nel nozionismo popolare, queste date simbolo hanno finito per imporsi, perché in fondo fa comodo vedere il complesso e lungo processo della transizione concentrato in un certo attimo. A volte illustri testimoni indulgono a questo vezzo addirittura nel pieno degli eventi: come Goethe, che di fronte all'avanzare delle truppe francesi a Valmy, il 20 settembre 1792, si lasciò andare a una impegnativa affermazione: "Oggi da questo luogo si inizia una nuova era nella storia del mondo". Noi lasceremo volentieri allo storico del futuro l'eventuale datazione dell'atto di nascita convenzionale della società postindustriale (o della post-modernità, o in qualunque modo verrà chiamata nei prossimi secoli l'era successiva a quella moderna). Certo, se fossimo presi da una sindrome goethiana, potremmo prendere in considerazione l'ipotesi di proporre una delle date topiche legate al cyberpunk: il 1984, anno di pubblicazione del romanzo Neuromante, di William Gibson, o il 1985, anno di una storica tavola rotonda alla convention di fantascienza tenutasi ad Austin, Texas, o il 1986, in cui venne pubblicata l'antologia Mirrorshades ("Occhiali a specchio") curata da Bruce Sterling. Può sembrare frivolo identificare un cambio epocale così importante con un fenomeno letterario (e di una letteratura di consumo, poi), o di costume; e non ignoriamo certo che ci sono candidature ben più serie e fondate. Il 1989, per dire quella che viene in mente per prima, l'anno del crollo del muro di Berlino, dell'inizio della dissoluzione dell'impero sovietico, della fine del sistema mondiale bipolare. Tuttavia quel complesso di fenomeni che sono andati sotto il nome di "cyberpunk" contiene, a nostro parere, delle chiavi di lettura molto ricche, a volte illuminanti, per cercare di comprendere le caratteristiche dell'epoca che si apre.

© 1997, Baldini&Castoldi s.r.l.

Biografia degli scrittori
Antonio Caronia, nato nel 1944 è, al di fuori del panorama accademico, uno degli studiosi più originali, degli osservatori più attenti dei fenomeni che ruotano attorno all'impatto sociale e culturale delle nuove tecnologie. Editorialista di "Virtual", collaboratore di "Virus" e, con Daniele Brolli, direttore di "Alphaville", ha pubblicato Nei labirinti della fantascienza (1979), Il cyborg (1985), Il corpo virtuale (1996).

Domenico Gallo, nato nel 1959, laureato in fisica, studioso di storia della scienza, lavora come informatico e si occupa di fantascienza e del rapporto tra scienza, tecnica e società. Narratore, ha pubblicato diversi racconti in antologie italiane. È redattore di "Alphaville".



Ennio Flaiano
Ombre fatte a macchina

Con poche parole, oltre a delineare una differenza fondamentale tra linguaggio scritto e visivo, Flaiano coglie l'essenza dell'espressione filmica, la sua potenzialità simbolica e metaforica, la sua capacità di sintesi.

(dall'Introduzione di Cristina Bragaglia)

Recensioni atipiche quelle di Flaiano: vi prevale l'autore, il suo stile, assai più della preoccupazione di sviscerare un'opera o di fornire una lezione di cinema. Ecco allora che si spiega anche le scelte dei film, non tutti famosi, non tutti di successo, non tutti di valore artistico. Ma in ogni opera recensita c'è un particolare, una scena, un attore che altri non hanno notato e che permette invece allo scrittore di costruire un suo personalissimo discorso sul cinema, lui che al cinema (italiano e internazionale) ha dato tanto nelle vesti di sceneggiatore. La sua ironia sferza i difetti della cinematografia nazionale, la sua competenza fa sì che ci si addentri assieme a lui nei meandri di una creazione, quella di un film, composita e a più voci. Sia che si parli di Fellini o che si argomenti di Mattioli, che si discuta di Orson Welles o che si analizzi Frank Capra, lo sguardo di Flaiano rivela scenari inediti e singolari angolazioni. Brano dopo brano, lo scrittore fa rivivere non soltanto il cinema alla fine degli anni Trenta e nei vivaci anni del primo dopoguerra, ma anche la società che grazie a quel cinema soddisfaceva il suo bisogno di sogni. La raccolta inizia con il saggio che Flaiano scrisse per la rivista "Cinema" nel 1939 e si chiude con alcuni articoli degli anni Settanta: il cinema è molto cambiato, ma lo sguardo flaianeo conserva intatto il suo acume.

Ombre fatte a macchina di Ennio Flaiano, a cura di Cristina Bragaglia
pag. 289 - Edizioni Bompiani

Le prime righe
Le ispirazioni sbagliate
In certe zone turistiche del Nord-America il viaggiatore romantico s'imbatte in curiosi cartelli messi là per avvisarlo che il luogo in cui si trova, data la bellezza del panorama, è adatto a favorirgli l'ispirazione. Questo delicato consiglio, frutto di un falso presupposto della poesia, può darsi incoraggi i timidi pensieri dei turisti ed eviti a questi ultimi il pericolo di abbandonarsi a fantasticherie in luoghi non ritenuti adatti; ma a noi ricorda la volonterosa preoccupazione che anima la maggior parte dei registi quando si pongono il problema di precisare, in un film, il luogo dove avviene l'azione e abbozzano il quadro di una regione, di una città determinata; si può giurare, infatti, come i più se la caveranno, cioè indicando i punti d'ispirazione e affidando ad essi, candidamente, l'incarico di creare un'atmosfera intorno ai personaggi. Questi sbagli in partenza e il loro frequente ripetersi, se non offendessero l'idea del cinema nella sua essenza, intendiamo dire nelle sue tante possibilità di espressione, non sarebbero grave colpa perché, tra le difficoltà che incontra il realizzatore di un film, una delle maggiori deve essere appunto la caratterizzazione del luogo che intende mettere a sfondo della sua vicenda, caratterizzazione che deve armonizzare con i personaggi, la recitazione e non sappiamo quante altre cose: impresa che richiede la mente di un artista, e non sempre questa può esserci.

© 1997, R.C.S. Libri & Grandi Opere S.p.A.

L'autore
Ennio Flaiano nasce a Pescara il 5 marzo 1910; giunge a Roma nel 1922 dove, completati gli studi superiori, si iscrive alla Facoltà di Architettura, senza però mai arrivare alla laurea. Esordisce come narratore nel 1947 col romanzo Tempo di uccidere, cui seguono i volumi Diario notturno (1956), Una e una notte (1959), Il gioco e il massacro (1970), Le ombre bianche (1972); è anche autore di cinque pièce teatrali raccolte nel 1971 col titolo Un marziano a Roma e altre farse. A partire dalla metà degli anni Trenta la sua firma compare su numerosi quotidiani e periodici, nelle rubriche di cronaca, costume, critica teatrale e cinematografica: dal 1933 al 1972 pubblica più di mille articoli. L'esordio nel mondo del cinema avviene nel 1942, a fianco di Romolo Marcellini: negli anni successivi lavora a soggetti e sceneggiature per film di registi quali Fellini, Zampa, Pagliero, Monicelli, Blasetti, Berlanga, Antonioni. Muore a Roma il 20 novembre 1972, lasciando moltissimo materiale inedito. I suoi testi letterari sono raccolti nei due volumi Opere. Scritti postumi (1988) e Opere. 1947-1972 (1990) nella collana Classici Bompiani.



Alessandro Golinelli
La felicità della signora

Un ritratto di donna dolente e spietatamente solidale, preceduto da una citazione: "A questo punto è necessario chiarire la dedizione straordinaria di questa bella e nobile donna, ed ecco in poche parole la storia della sua vita". (Honoré de Balzac)

Loredana, o meglio, La Signora, ha circa sessantacinque anni. È sposata, madre di tre figli (uno più scapestrato, uno decisamente per bene, e uno sfuggente ed enigmatico, irrisolto nei confronti della vita). Un romanzo costruito attraverso brevi capitoli, come gli episodi di un telefilm: in esso scorre la vita della Signora, il suo matrimonio fallito, il tentativo di divorzio presto rientrato, le difficoltà economiche, il rapporto con i figli, l'eterno orrore della vita in una borghesia di provincia perennemente in cerca di riscatto.
Una costellazione di eventi, di storie quotidiane e piccole tragedie che non fanno rumore, descrizioni di sensazioni e sentimenti molto comuni ma non per questo meno interessanti.
Il romanzo è stato definito l'approdo alla maturità di Golinelli narratore.

La felicità della Signora (come un romanzo), di Alessandro Golinelli
pag. 127, Lit. 18.000 - Edizioni il Saggiatore (Biblioteca delle Silerchie n.162)

Le prime righe
Si era svegliata davvero di buon umore. Suo marito dormiva in un'altra stanza già da tredici anni, e lei aveva approfittato delle dimensioni del letto matrimoniale per rotolarsi come una bambina fra le lenzuola profumate.
Si alzò solo perché aveva voglia di caffè. Salì in cucina a prepararlo e sulle scale le venne voglia di cantare, ma ebbe paura di svegliare gli altri.
Guardò l'orologio, era in ritardo, ma non si rimproverò. Bevve e scese di nuovo in camera sua, attraversando la sala e sciabattando sui gradini di marmo grigio.
Poteva scegliere fra otto ante di vestiti, anche se indossava, a periodi, sempre gli stessi e quella mattina decise per uno che la faceva sentire elegante.
Mentre si vestiva udì il marito che saliva le scale e poi la voce di un presentatore TV.
Quell'uomo faceva di tutto per manifestare la sua presenza, anche la mania di tenere la TV continuamente accesa lei la interpretava come una continua invadenza: come se la utilizzasse per segnare il suo territorio, non la guardava neppure. Ma non ebbe voglia di irritarsi per la pubblicità ad alto volume che le feriva le orecchie e volle sorridere del marito deridendone i tic imitati davanti allo specchio.
Si pettinò, aveva i capelli di un rosso tiziano scuro, ma la tinta era vecchia e alla base spuntavano i capelli bianchi - non tutti, qualcuno era ancora del suo nero corvino. Gli occhi grandi, azzurri, arrossati per la lunga dormita, li truccò molto in fretta come al solito: non le piacevano gli specchi, le smentivano l'immagine di sé che utilizzava quotidianamente. Appoggiata alla maniglia della porta dello scantinato, si infilò le scarpe, poi si diresse verso le scale, ma prima entrò in camera del figlio. Dormiva e fece per svegliarlo, ma si ricordò che era domenica e riuscì a frenare il gesto abitudinario.

© 1997, il Saggiatore

L'autore
Alessandro Golinelli è nato a Pisa nel 1963. Vive da anni a Milano, dove ha lavorato in televisione e come giornalista per numerose testate. Deve la sua notorietà alle numerose partecipazioni in qualità di ospite e di opinionista al Maurizio Costanzo Show. Ha scritto i romanzi Basta che paghino (1992), Kurt sta facendo la farfalla (1994) e Angeli (1995).



Cees Nooteboom
Il Buddha dietro lo steccato

Un viaggio nella Bangkok di oggi, travolgente come un fiume in piena, dove la gente sembra "avere il passo più leggero che in tutto il resto del mondo".

Un breve racconto sulla caotica Bangkok dove il protagonista (che è anche il viaggiatore), accompagnato da una voce che lo controlla e lo guida, vuole rendere partecipi delle molteplici "sensazioni" che si vivono in questa città "grande come un paese". Un viaggio più che nei luoghi, nelle immagini, prima fra tutte quella del Buddha, che ritrovi ovunque, quasi a "illuminare" ogni tuo passo. Eccolo sui cruscotti dei taxi, sugli autobus, nei negozi di caramelle. Sono Buddha d'oro, di latta, di legno o tempestati di pietre, mollemente adagiati su un gomito, mille volte più grandi di te, o solo, immaginette dalle molteplici espressioni: sognante, enigmatico, assente, solenne, ridente...
Un continuo tuffarsi in colori sgargianti, profumi intensi, suoni incantevoli, in leggende senza tempo. Ma questo mondo quasi da favola non riesce a nascondere i forti contrasti che caratterizzano la Bangkok di oggi: povertà e ricchezza, antico e moderno, sacro e profano.

Il Buddha dietro lo steccato, di Cees Nooteboom
Titolo originale dell'opera: De Boeddha achter de schutting

Traduzione dal neerlandese di Laura Pignatti
pag. 82, Lit. 18.000 - Edizioni Feltrinelli Traveller

Le prime righe
I due sono in un soi sperduto, lungo le nere acque mortifere di un klong (tra poco spieghiamo tutto). Se il calore si potesse liquefare, sarebbero immersi fino alle caviglie nell'acqua bollente, invece ti sta appiccicato addosso come una cosa stretta e calda. Uno dei due è un viaggiatore, si vede subito. I thailandesi non si portano dietro niente, lui sì. Ha una specie di borsa da postino, ci tiene le sue cianfrusaglie. La carta geografica di Bangkok (Bangkok è un paese), il passaporto (in modo da poter verificare ogni tanto la propria identità), il suo quaderno per appunti rilegato in lino rosso (in cui deve annotare quel viaggio), un po' di questo, un po' di quello, di tutto un poco. È troppo ingombrante, quel tascapane, e dà molto nell'occhio. I poveri che gli passano accanto o stanno graziosamente adagiati per terra (i ricchi viaggiano in automobile) lo guardano con desiderio. Nel soi [via trasversale di una grossa arteria trafficata] la grande città sembra improvvisamente molto lontana. I due sono fermi sotto un albero dal colore verde intenso. Dietro uno steccato di legno cadente si leva una musica incantatrice, una musica thailandese. Parole di misteri, suoni di velluto. L'odore non è buono, da qualche parte c'è una botola aperta sul mondo degli inferi. Il viaggiatore indietreggia un poco perché l'altro gli ha puntato un dito sul petto. Ma... è proprio un dito? Al sole sembra una punta di freccia dorata. E quando le foglie spesse e grasse dell'albero tropicale si spostano davanti al sole, somiglia a un lucido pennino per incidere. O qualcosa del genere. A ogni modo è puntato dritto sul petto del viaggiatore. Ma l'uomo che minaccia in realtà ha un viso simpatico. Facile, tanto non esiste.

© 1997, Feltrinelli Traveller S.r.l.

L'autore
Cees Nooteboom è nato a L'Aia nel 1933. Considerato uno dei maggiori scrittori olandesi, è autore di libri di poesia, resoconti di viaggi e opere teatrali. In italiano sono apparsi Il canto dell'essere e dell'apparire (Iperborea 1991), Rituali (Iperborea 1993), La storia seguente (Feltrinelli 1993), Mokusei (Iperborea 1994) e Verso Santiago (Feltrinelli 1994).



Kathleen Norris
Dakota
Una geografia spirituale

La scelta di riappropriarsi del proprio tempo, di viaggiare in una corsia lenta per poter vivere l'aspetto "contemplativo" della realtà come i marinai, gli agricoltori e i monaci.

Una scrittrice di New York - è l'autrice stessa che racconta in prima persona - professionalmente realizzata e ben inserita nella società metropolitana, decide di rinunciare a tutti gli agi e i vantaggi del mondo consumistico. Si trasferisce nelle Grandi Pianure del West, scarse di risorse e di popolazione, per vivere in un paesetto di 1600 agricoltori, privo di comodità e di vita di relazione.
I disagi delle sconfinate pianure del Dakota, avare di piogge e di alberi, dalle estati calde e ventose e dagli inverni rigidi (l'escursione termica annuale può raggiungere i 60 gradi), e l'incontrollabilità spesso distruttiva dei fenomeni atmosferici le fanno toccare con mano quei limiti umani che le città e i centri commerciali tentano di negare. Ma la scelta radicale e controcorrente di una vita di privazioni permette a Kathleen Norris di considerare finalmente se stessa e gli altri nella giusta prospettiva, e di ritornare a stupirsi e a godere di ogni piccolo dono della natura come un tesoro.
È, quella dell'autrice, la scelta di riappropriarsi del proprio tempo, di viaggiare in una corsia lenta per poter vivere l'aspetto "contemplativo" della realtà - come i marinai, gli agricoltori, appunto, e i monaci - e realizzare quella metamorfosi del cuore che non può aver luogo per coloro che sono immersi negli eventi frenetici e fragorosi delle città.
Le pianure del Dakota, vaste di terra e di cielo e ricche di silenzi, sono vissute dall'autrice nella loro qualità di paesaggio naturale e insieme spirituale, come, per i monaci del IV secolo, era stato il deserto della Cappadocia. E difatti il racconto della Norris, sopprimendo le differenze di tempo e di spazio, intreccia con grazia, sensibilità e fine senso dell'umorismo le opere e i giorni degli agricoltori della contea di Perkins con quelli dei racconti agiografici degli antichi eremiti o dei monasteri benedettini che lei spesso frequenta, legando eventi della cronaca, della storia e del mito.

DAKOTA. Una geografia spirituale, di Kathleen Norris
Titolo originale: Dakota: A Spiritual Geography

Traduzione di Lidia Perria pag. 218, Lit. 22.000 - Edizioni Neri Pozza

Le prime righe
I posti bellissimi
Gli altipiani che rappresentano l'anticamera dei deserti del West svolgono spesso per i loro abitanti la funzione di una prova del fuoco. Come l'angelo di Giacobbe, anche questa regione esige una lotta, prima di elargire la propria benedizione. Potrà accadervi di viaggiare in automobile sulle strade ghiacciate sotto una tormenta di neve, chiedendovi se è il caso di fermarvi per trascorrere la notte in macchina, e di sbucare un attimo dopo dai lembi sfilacciati delle nuvole sotto un cielo limpido, sfavillante di stelle. E allora vi appare chiaro di colpo il senso di quello spettacolo: la terra si è girata verso il centro della galassia, e si vedono molte stelle in più di quelle visibili di solito sul braccio della spirale in cui ci troviamo.
Oppure un arcobaleno doppio dai colori vividi si sposta a oriente, seguendo il violento nubifragio estivo che per poco non vi ha spinti fuori strada: il cielo tempestoso è grigio come una canna di fucile, ma l'orizzonte occidentale è di un tenero color pesca venato di cremisi. Accade spesso che la terra e il cielo del West riescano ad appagare quella che Thoreau definiva "l'esigenza di veder trascendere i limiti umani". La natura, nel Dakota, può tradursi in un'esperienza mistica.
Gli americani che vivono nelle aree urbane e tendono a considerare un deserto la regione delle Grandi Pianure sono sempre più numerosi, ormai oltre il settanta per cento del totale; ma ciò che intendono per deserto, in realtà, è l'assenza di esseri umani. La maggior parte dei visitatori del Dakota percorre le autostrade interstatali, che consentono loro di attraversare la regione a tutta velocità, superando le città principali per raggiungere attrattive turistiche come le Badlands e le Black Hills. Guardando la distesa di terra che separa quei luoghi, si chiedono forse come mai qualcuno possa decidere di vivere in un territorio così sterile, e per giunta amarlo; ma per lo più si annoiano, alzano il volume dello stereo e contano i chilometri che li separano dal mondo civile, distogliendo lo sguardo dal paesaggio.

© 1997, Neri Pozza Editore

L'autrice
Kathleen Norris, autrice di due volumi di poesia, Falling Off (1971) e The Middle of the World (1981), ha ricevuto riconoscimenti dalle fondazioni Guggenheim e Bush. Dakota ha ottenuto nel 1993 il premio New Vision assegnato dai Quality Paperback Book Club e il premio annuale della Society of Midland Authors. La scrittrice vive a Lemmon, nel Dakota del Sud, insieme con il marito, il poeta David Dwyer.



14 marzo 1997