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Alain Resnais: una leggenda vivente: un'intervista esclusiva



La sua cinquantennale carriera, sin da Notte e nebbia del 1955, è stata contrassegnata da film che hanno lasciato il segno su intere generazioni di cinefili. Figura cardine della Nouvelle Vague francese, il regista è ancora molto attivo. I suoi film hanno vinto i maggiori premi dei principali festival, alimentando controversie e dibattiti. Con Cuori, nelle sale italiane da pochi giorni, ha ottenuto il Leone d’argento come miglio regia all’ultimo Festival di Venezia ed ecco come, nelle sue parole è nata l’idea e si è sviluppata la realizzazione del film, testimonianza di come Alain Resnais sia ancora oggi un  regista all’avanguardia.



Cuori ha una sceneggiatura davvero bellissima, come è stato il suo primo impatto con questa storia?


Sono un ammiratore di Alan Ayckbourn e delle sue commedie sin dal 1972.
Mi piace come costruisce le trame, come manipola il tempo e la concezione che ha della regia: dà la massima importanza all’immaginazione.
Quel che mi ha colpito quando per la prima volta ho letto il testo di Cuori è stata la costante determinazione dei personaggi a liberarsi dalla solitudine e dagli ostacoli che questa comporta. Il senso di solitudine è irreversibile. Non esiste una cura al desiderio di non essere soli. È l’eterna ricerca della felicità: è facile credere che sia a portata di mano e difficile accettare che si tratti di una creazione della fantasia.


La storia è nata in Inghilterra, ma lei l’ha collocata a Parigi.

Con Cuori, mi sono reso conto che avrei potuto prendere una strada diversa rispetto a Smoking e No Smoking.
In entrambi questi film ho dichiarato il mio amore per l’Inghilterra, e spinto l’attenzione ad estremi da fanatismo, accertandomi che tutto il materiale di scena e i costumi fossero quanto più inglesi possibile; registrando, ad esempio, le campane delle chiese ed il verso dei gabbiani nella cittadina dello Yorkshire che funge da scenario. Questa volta avevamo a che fare con una commedia tipicamente londinese, che poteva però essere ambientata a Parigi. Mi accorsi che l’equivalente parigino della nuova ambientazione londinese era il quartiere di Bercy, in rapida espansione, con la sua luce così particolare, l’Avenue de France e la nuova Bibliothèque Nationale. Inoltre, si tratta di un quartiere che si inserisce a meraviglia in una storia ambientata ai giorni nostri, in cui si parla di agenti immobiliari e dei loro clienti.


Ha dovuto però modificare i dialoghi.


Ho chiesto a Jean-Michel Ribes di scrivere i dialoghi francesi. Mi sembrava che fosse vicino ad Ayckbourn, avevo l’impressione che avrebbe potuto capire come lavorava il suo cervello. Come Ayckbourn, non solo ha scritto numerose commedie, ma è anche un regista fenomenale, dinamico, ed è direttore artistico di un teatro. In Musée haut, musée bas, per fare un esempio, c’è una specie di deriva nella pazzia che possiamo ritrovare anche in Ayckbourn. E mi piace il suo lato alla Alphonse Allais.

Il film nasce come testo teatrale, quali trasformazioni sono state necessarie?

A differenza di Smoking e No Smoking, quando fu necessario comprimere otto commedie in due film, questa volta non potevamo omettere niente. La scrittura è molto scarna. Non appena si perde una riga, se ne percepisce immediatamente la mancanza. La sceneggiatura è estremamente fedele al testo teatrale, ma è tanto francese quanto Ayckbourn è inglese, specialmente nelle sfumature
della lingua quotidiana. Dovevamo trovare un equilibrio delicato: mantenere le emozioni dei personaggi senza però riprodurre la mentalità inglese o imitare il ritmo dell’inglese parlato.


Il film è imperniato sui rapporti tra i vari personaggi: rapporti complessi, a volte anche solo indiretti. Come è riuscito a rendere autentiche queste diverse storie che si intrecciano?

Quando si hanno una cinquantina di scene, alcune delle quali sono molto corte, la sfida consiste nel far capire le eterne interazioni tra i sette personaggi, anche se alcuni di loro non si incontrano mai. Le relazioni tra i personaggi mi fanno pensare alla tela di un ragno drappeggiata tra due cespugli di ginestra spinosa e ricoperta della rugiada della notte. Thierry, Charlotte, Gaëlle, Dan, Nicole, Lionel e Arthur sono come insetti che lottano per sfuggire alla trappola. Ogni volta che uno di loro si muove, lo spostamento si fa sentire anche altrove sulla tela, su qualcuno che tuttavia può non avere nessun legame con chi si è mosso per primo.


Intervista di François Thomas


Biografia di Alain Resnais


Nasce il 3 giugno 1922 a Vannes. Lontano dalle mode e dalle tentazioni commerciali, Resnais ha scelto di girare non molti film, ma tutti di altissima qualità. Con il suo rigore e la sua serietà, domina comunque la scena cinematografica francese attuale, riuscendo a creare una sintesi tra la concezione tradizionale del cinema e le avanguardie. Regista spesso controverso (e censurato), già nel 1958 con Hiroshima mon amour ha diviso la giuria del Festival di Cannes.
Ha iniziato a girare giovanissimo (già a otto anni ha fatto piccoli film a 8 mm), ma crescendo ha coltivato varie passioni, dai fumetti, alla fotografia, alla letteratura popolare. Sua aspirazione per alcuni anni fu quella di diventare libraio, ma anche il mondo dello spettacolo lo attraeva molto. Si iscrive a prestigiose scuole di cinema e in concomitanza gira i primi cortometraggi a 16 mm. 
Si occupa poi per dieci anni di documentari, sia drammatici che leggeri, affermandosi come “filosofo della percezione”, molto collegato alle teorie di Bergson. Il suo approdo al lungometraggio si ha nel 1959 ( a poche settimane dall’uscita de I 400 colpi di Truffaut) con Hiroshima mon amour: già il titolo ne indica il duplice tema, l’esplosione nucleare distruttiva e l’eterno ritorno della passione. Film rivoluzionario tanto quanto il seguente, L’anno scorso a Marienbad (1961), che ha avuto come sceneggiatore Robbe-Grillet.  L’interesse per la psicologia e per la psicoanalisi è al centro dei film seguenti fino a giungere nel 1980 a Mon Oncle d’Amérique, che vede l’applicazione della psicologia genetica al comportamento umano.
Da quell’anno Resnais si affida a un trio di grandi attori a cui offrirà nel corso degli anni delle parti sempre molto interessanti grazie alle quali riusciranno via via a vincere prestigiosi: André Dussollier, Pierre Arditi e Sabine Azéma. L'amore di Resnais per i suoi attore diventa esplosivo in  Smoking-No Smoking: Arditi e Azéma interpretano da soli ben 11 personaggi (vincitore del César come Miglior film nel 1993), adattameno di una pièce teatrale di Alan Ayckbourn, così come per questo suo ultimo film, Cuori.
La costante mescolanza di elementi ironici e quasi comici con una visione tragica e dolorosa della vita  è propria di questo grande regista che, a questo proposito, ha così sottolineato: “Quando inizio a pensare a dei personaggi li vedo un po’ come delle marionette, e ho voglia di metterli in scatole separate come al teatro del Guignol, un Guignol tragico".



Filmografia essenziale


2006 Cuori
2003 Mai sulla bocca
1997 Parole, parole, parole
1993 Smoking/ No Smoking
1989 Voglio tornare a casa
1986 Mélo
1984 L’amour à mort
1983 La vita è un romanzo
1980 Mon oncle d’Amérique
1977 Providence
1974 Stavisky il grande truffatore
1973 L’an 01
1968 Je t’aime, je t’aime - Anatomia di un suicidio
1967 Lontano dal Vietnam
1966 La guerra è finita
1963 Muriel, il tempo di un ritorno
1961 L’anno scorso a Marienbad
1959 Hiroshima mon amour
1955 Notte e nebbia


Cuori: la recensione e i cast

03 gennaio 2007  

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