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Recensioni


    • Mendel dei libri di Zweig Stefan


      L’io narrante, sorpreso da un improvviso scroscio di pioggia si rifugia nel Caffè Gluck di Vienna. Lo stesso locale in cui, vent’anni prima, conobbe il signor Jacob Mendel. Mendel dei libri. Li conosceva tutti, i libri, anche se tutti, non li aveva letti. La sua non era solo passione, era amore, era fedeltà assoluta. Nel locale tutto è cambiato. Nessuno fra il personale ricorda un signor Mendel. Nessuno tranne la custode della toilette, la signora Sporschill. 52 pagine e un pezzettino che racchiudono la vita di un uomo votato ai libri, la tragedia della prima guerra mondiale, dei suoi orrori. Quando la guerra finisce il mondo non è più lo stesso. Nemmeno Mendel sarà più lo stesso. Per colpa della guerra, per colpa del mondo. Per colpa degli uomini dei quali a lui non è mai importato nulla. Jankeff Mendel, piccolo ebreo di Petrikau, nella Polonia russa. Mendel che per non fare il servizio militare, aveva passato clandestinamente la frontiera russa e da allora viveva a Vienna. Mendel che non aveva mai pensato di dover chiedere la cittadinanza austriaca. A che scopo? Lui non si era mai occupato di certe cose. Lui si occupava di libri. Il resto non aveva importanza. La vita si spezza così come si spezzano gli occhiali. Questa non è solo la storia di un amore fedele per i libri. Questa è la storia della libertà rubata, dei diritti calpestati. La storia di un uomo che si sentiva cittadino del mondo in un mondo dove si tessevano velenose ragnatele che avrebbero soppresso negli anni a venire un numero incalcolabile di vite. È la storia della storia che si ripete col succedersi delle generazioni, e che ancora non è riuscita a insegnare che la libertà e l’accettazione delle diversità sono valori universali e assoluti e fintanto che non lo avremo capito, tutti i Mendel passati e futuri avranno la la vita spezzata così come si spezzano gli occhiali. Ecco. Tutto questo 52 pagine e un pezzettino. Poi ho chiuso il naso nel libro e sono rimasta un po’ a respirarlo.



      Scritto da Patricija, martedì 12 novembre 2013

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