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Recensioni


    • Il Il lavoro culturale di Bianciardi Luciano


      Ogni volta che ti leggo, penso che basterebbe cambiare numeri e date e si potrebbe dire che l’hai scritto ieri. Triste. Tragicamente triste. Significa che non è cambiato niente. Cerco riparo nella tua ironia per addolcire i pensieri. Ma poi non ce la fo. Sale la rabbia e lo sconforto. Oddio, forse qualcosa è cambiato. Il lavoro culturale è diventato mercato, la politica ha perso identità. Gli stereotipi, invece, son sempre quelli. Come vedi, qualcosa è rimasto. Il peggio. Compresa la precarietà. /// E andiamo avanti, in questo paese sghembo, dove tutti scrivono e pochi leggono. E dicevi bene tu: “Forse il numero degli scrittori è pari a quello degli analfabeti, e fors’anche il problema dell’analfabetismo si potrebbe risolvere imponendo a ciascun autore di insegnare a leggere a un analfabeta, servendosi del suo libro inedito come di un sillabario.” Nessuno l’ha fatto. /// P.S. Non preoccuparti, passata la rabbia si torna a sognare e a tentare di costruire un mondo migliore.



      Scritto da Patricija, mercoledì 3 gennaio 2018

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