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Recensioni


    • Niente di vero tranne gli occhi di Faletti Giorgio


      Ingredienti: alcuni figli di papà uccisi sul tema dei Peanuts, un paio di occhi azzurri come nucleo della trama, due commissari in crisi per districare un’indagine senza sospetti, un filo tra Roma e New York formato da vendette personali, passato che riemerge e colpi di scena. Consigliato: a chi si muove sul confine tra vero-falso, luci-ombre, sempre-mai, a chi ama la psicologia, i gialli e NY.



      Scritto da angebet, martedì 4 dicembre 2018

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    • Mostramiche per sempre. Monster High di Daneshvari Gitty


      Al pubblico più giovane è dedicato Mostramiche per sempre, di Daneshvari Gitty e pubblicato da Nord-Sud edizioni, il primo romanzo che racconta il mondo di Monster High, un liceo in cui studiano degli adolescenti un po' particolari: Cleo de Nile, Draculaura, Frankie Stein, Clawdeen Wolf, Lagoona Blue e molti altri, figli dei più famosi “mostri” della storia del cinema. E' una rilettura ironica, contemporanea e scanzonata di personaggi del filone horror gotico che appartengono all'immaginario comune, da Frankenstein all'archetipo del lupo mannaro, e che siamo ormai abituati a rivedere nelle forme più diverse. Nel caso di Monster High, i giovani protagonisti vivono avventure fantastiche che si intrecciano a situazioni familiari come le uscite con le amiche, i primi amori e la scuola. Continua su http://tim.social/mostramichepersempre



      Scritto da TIMreading, martedì 24 ottobre 2017

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    • Cleo di Brown Helen


      Un libro che racconta la vera storia della sua autrice. Una vita così ricca di emozioni, è facile da riportare sulla carta stampata con successo, trasmettendo ai lettori sensazioni molto forti, indipendentemente dall'estro letterario della scrittrice. Libro semplice ma intenso. 6.5



      Scritto da Fra_paga, sabato 11 febbraio 2017

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    • Benedizione. Trilogia della pianura. Vol. 3 di Haruf Kent


      Nucleo centrale del romanzo è la famiglia di Dad Lewis. Famiglia composta da Dad, condannato a morte da un male incurabile, la moglie Mary, che lo accudisce amorevole e paziente, la figlia Lorraine, che abbandona una relazione fallimentare per tornare a casa ad assisterlo, e Frank, l’ombra di un figlio ripudiato del quale pesa l’assenza. Intorno a loro ruota un mosaico di vite che finiscono per incrociarsi. Tutto si svolge nell’immaginaria Holt, una piccola cittadina del Colorado. La scrittura di Haruf è asciutta ed essenziale. Anche gli aspetti più tragici vengono affrontati con delicatezza e una frugale semplicità priva di retorica. Il dolore non è mai urlato. La fatica di vivere è nell’ordine naturale delle cose. Anche una benedizione non produce sempre effetti positivi. “Che tempo fa oggi là fuori? Ancora troppo caldo? Dicono che verrà a piovere, rispose Lyle. Potrebbe. In effetti sta diventando scuro. Ai contadini non farà piacere, vero papà? disse Lorraine. No, se devono mietere il grano. Per quelli che coltivano mais fa lo stesso. Sembra una specie di benedizione, una benedizione a doppio taglio, disse Lyle. Dad lo guardò. Eh sì. Un sacco di volte le benedizioni non sono andate per il verso giusto.”



      Scritto da Cirodeniro, lunedì 1 agosto 2016

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    • L' L' amica geniale. Vol. 1 di


      Il nostro gruppo lettura ha scelto questo libro per il mese di maggio. È così ci siamo tuffati in questa quadrilogia che così tanto successo ha raccolto. Addirittura in America lo leggono come se fossero i novelli Promessi Sposi. Ecco, io devo dire che tutto questo coinvolgimento, tutta questa passione, tutto questo amore per la Ferrante non li ho provati. Intendiamoci, il libro mi è piaciuto, è molto scorrevole, piacevole, si legge volentieri e per questo proseguirò con il secondo, chiaramente la curiosità di vedere che cosa fanno Lila e Lenù c'è. Però la storia si svolge senza grossi eventi, almeno nel primo libro la vita di queste ragazzine assomiglia a quella di molte altre, a quella che ognuna di noi scavando nel proprio passato, almeno in parte, può ricordare. Il punto focale infatti non sta tanto nella trama quanto nel nodo gordiano che lega le due amiche, nel loro rapporto esclusivo che le fa diventar l'una lo specchio dell'altra, l'una la propaggine dell'altra. Ognuna delle due cresce e migliora attraverso l'altra, pur seguendo destini diversi. Il nucleo centrale sta nella frase con cui Lila si fa promettere da Lenù che lei studierà sempre. Lila non ha potuto farlo, ma come, da ragazzina, studiava da sola, nella scia di Lenù che andava a scuola e anzi diventando più brava, senza sedersi nei banchi, così da adulta non studia più ma desidera che a farlo, anche per lei, sia Lenù perché quel è l'unica strada che le può portare fuori dal rione. Allo stesso modo in cui da piccole avevano provato a prendere il tunnel che le conduceva fuori da quel mondo piccolo, fatto di violenza, di onore da rispettare, di donne troppo sottomesse ai mariti, di padri che alzavano le mani. Dicono che dopo il secondo libro si crea una vera e propria dipendenza ...... Staremo a vedere.



      Scritto da sabrinapamela, martedì 10 maggio 2016

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    • Giò di Brown Helen


      Il titolo originale è "Gatti e figlie": l'imbroglio è nato dai traduttori, che sull'onda del successo di Cleo ci hanno fatto credere che il protagonista fosse Giò. Comunque il libro è spesso noioso: la Brown si crogiola nella convinzione di avere figli superbuoni, superbelli e superintelligenti, e di averli solo lei. Almeno il gatto, nella sua disfunzionalità, è quanto di più umano riesca a descrivere!



      Scritto da flenny, lunedì 22 febbraio 2016

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    • Giuda di Oz Amos


      Giuda è stato il primo libro di OZ che abbia letto. Il titolo a mio avviso non ha voluto essere riferito solo a colui che nell'immaginario collettivo è considerato il traditore per antonomasia, Giuda Iscariota (come in effetti mi sarei aspettata), ma si allarga per racchiudere in senso molto molto esteso le vicende personali e spirituali dei protagonisti, anche di quelli "fisicamente" assenti. 5 anime, quelle dei presenti: Atalia, Shemuel e il vecchio Wald e gli assenti: Abrabanel e Micha. Attraverso uno stile delicato, mai invasivo o sopra le righe, ma efficace nel raggiungere il lettore Oz interconnette sempre armonicamente le varie istanze che risultano fuse in un tutt'uno perfetto che spazia tra i diversi piani narrativi perfettamente collegati tra loro e con il procedere della trama. Se il nucleo voleva e/o doveva essere il diverso e originalissimo punto di vista sulla figura di Giuda, la relazione tra cristianesimo ed ebraismo, senza dimenticare le turbolente "quinte" geo-politiche in cui è collocata territorialmente la vicenda, sono effettivamente riuscita a cogliere ed apprezzare tutti questi aspetti, ma d'istinto sono rimasta maggiormente solleticata e attratta dal lato squisitamente umano della vicenda e ho portato in primo piano i personaggi così eterogenei tra loro apparentemente, ma tutti accomunati dalla stessa solitudine di fondo. 5 esseri viventi che in senso (molto) lato in qualche modo sono stati traditi e/o traditori, ma sempre a prescindere (questo è uno dei concetti che ho rivisitato nella mia forma mentis) dal punto di vista di chi valuta l'azione/reazione e che Oz propone anche col significato di "cambiamento". Il palcoscenico è una casa-scrigno, vero e proprio sancta sanctorum che protegge e opprime i suoi abitanti. Shemuel, giovane studente in crisi di identità che (a mio avviso) si raccapezza con la scena di chiusura "...e domandò a SE STESSO.", carica di significato perchè finale aperto a più interpretazioni. Il vecchio Wald, che cerca disperatamente nelle parole e con le parole di lenire il dolore per il figlio Micha morto orrendamente e della cui fine si sente responsabile. Atalia, ancor giovane vedova di Micha, ammantata di mistero, anima saggia, sensibilissima e sensuale, che per qualche strana alchimia come in un gioco magnetico di poli opposti e non, calamita e nello stesso tempo respinge i giovani maschi di passaggio nella casa, ma anche pragmatica dipendente di un'agenzia di investigazioni che si occupa di indagare sui tradimenti di coppia. Infine Micha il cui agghiacciante destino non può che riportarmi tragicamente alla mente gli estremismi dei nostri giorni e ultimo Abrabanel (padre, parrebbe solo di nome...) di Atalia, voce fuori dal coro e per questo tacciato di tradimento e isolato dai compagni politici.



      Scritto da StefaniaStefy, venerdì 16 gennaio 2015

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    • Ferdydurke di Gombrowicz Witold


      M'ero portato un po' di libri, in vacanza. Ho finito per leggere - e rileggere - solo questo. Folgorante. La bravura di Gombrowicz l'apprezzo finalmente appieno, e il nucleo profondo di "Ferdydurke" non potrebbe essere più attuale. Nelle avventure tragicomiche di Gingio, il conflitto dell'uomo con la propria epoca è messo a fuoco in uno degli aspetti più grotteschi: quello dell'immaturità. La società che infantilizza i propri cittadini, tenendoli per sempre in una condizione "bamboccia", è quella che l'autore ha letto nell'Europa dell'est durante gli anni trenta, ma con tutti i distinguo del caso ne possiamo ravvisare molti tratti anche nella nostra epoca. Il capitolo "Premessa a Filidor foderato d'infanzia", poi, contiene l'analisi più puntuale, attenta e intelligente che io abbia mai letto a proposito dell'arte e dello spazio ad essa riservato dalle società moderne. Un libro meraviglioso.



      Scritto da Kilgore, venerdì 29 agosto 2014

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    • La La mente colorata. Ulisse e l'«Odissea» di Citati Pietro


      Ingredienti: un libro come chiave di lettura di un altro libro, un eroe mitologico dal multiforme ingegno (politropo), un insieme di divinità che osservano, condizionano ed arricchiscono le vicende umane, un nucleo di temi e ideali dell’antichità che ritorneranno in tutta la letteratura mondiale successiva. Consigliato: a chi vuol approfondire da adulto storie e miti dell’infanzia scolastica, a chi vuol esplorare le tante sfumature di un personaggio tanto antico quanto moderno.



      Scritto da angebet, lunedì 21 aprile 2014

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